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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Giuliana Andreatti


Ho 65 anni e un figlio di 32.
Sono nata a Iolanda di Savoia, paese della Bassa Ferrarese, da genitori contadini legati alla terra,
alle consuetudini di quella realtà e alle esigenze di una famiglia abbastanza numerosa, famiglia in
cui la richiesta, per una figlia femmina, di voler continuare a studiare era considerato un capriccio e
non un’esigenza.

Sono arrivata a Ferrara da molto giovane. Ho cercato autonomia, non senza sofferenza, trovando
lavori presso privati. Allora era più semplice di adesso, o forse ci si adattava con maggiore facilità.

Ho conseguito il diploma di maturità per l’insegnamento nelle scuole d’infanzia; ho trovato impiego
nelle scuole statali e nei nidi e scuole d’infanzia comunali con incarichi a tempo determinato.
Nello stesso ambito, ho partecipato a molti concorsi indetti da diverse Amministrazioni Pubbliche
della Provincia di Ferrara (e non) per un posto di ruolo, ma stranamente mi classificavo sempre
prima tra gli esclusi. Ho lavorato presso Enti pubblici, nei centri estivi come animatrice, presso l’USL
in qualità di personale di sostegno e di inserviente in strutture ospedaliere. Mi sono iscritta alla
facoltà di Pedagogia a Bologna, ma non ho potuto proseguire. Ho conseguito l’attestato di ADB nel
primo corso regionale abilitante a questa professione, che mi ha permesso di essere assunta a
tempo indeterminato presso il Servizio Sociale di Ferrara, prima in strutture assistenziali e poi sul
territorio.

L’acquisizione di numerose idoneità e certificati di servizio mi hanno offerto l’opportunità di
entrare di ruolo presso l’allora Ministero di Grazia e Giustizia (che mi ero illusa fosse una ‘botte di
ferro’) negli Uffici Giudiziari di Ferrara, dove sono rimasta, con un breve spostamento di sede per
un triennio al Tribunale di Siena, fino al pensionamento. Fare l’impiegata era pur sempre un lavoro,
ma meno coinvolgente dal punto di vista emozionale rispetto ai lavori precedenti, detti anche ‘di
confine’ e ai tempi poco supportati.

Mi sono avvicinata ideologicamente a movimenti di sinistra e femministi: sono stata iscritta a
Rifondazione Comunista, e per alcuni anni ho fatto parte del C.D.A. della struttura per anziani di via
Ripagrande allora presieduta da Carmen Capatti, una donna che ancora stimo molto per il suo
protagonismo nelle battaglie per i diritti sociali.

A metà dell’anno 2000, insieme a un gruppo di famiglie desiderose di seguire stili di vita sostenibili
e di relazione, ho dato vita a un Gruppo di Acquisto Solidale, conoscendo aziende che producevano
prodotti biologici e condividendone i principi, rivolti a una alimentazione sana e consapevole e al
rispetto dell’ambiente. Sempre in forma collettiva, nel 2010 ho partecipato alla realizzazione del
progetto di Orto Condiviso Nuova Terraviva, in una vasta zona verde nel cuore della città, con lo
scopo di condividere un tratto di vita divertendosi ma anche lavorando sodo, studiando e
applicando con impegno e scrupolo il metodo biologico, sinergico e biodinamico, nel rispetto della
terra. L’esperienza è durata circa otto anni ed è tristemente naufragata a causa del cambio di
gestione di quest’area della città, che dovrebbe essere restituita alle cittadine e ai cittadini
ferraresi.

Parallelamente al progetto dell’Orto Condiviso, e interessata alle comunità abitative per un vicinato
solidale, ho seguito gli incontri dell’associazione “Solidaria”, che promuove l’idea del Cohousing, un
laboratorio di sperimentazione sociale ed ecologica, dove l’interesse collettivo viene prima
dell’interesse individuale. Il Cohousing è nato nel 2015: non ne sono inquilina ma credo in una
Amministrazione che metta in agenda queste forme di coabitazione.
Attualmente sono volontaria della Biblioteca Popolare Giardino, una bellissima sfida di
autogestione, condivisa e dal basso, di offerte e opportunità culturali per gli abitanti del quartiere
GAD e non solo.

Dal 2021 sono attivista dell’equipaggio di terra ferrarese di “Mediterranea Saving Humans”: qui ho
conosciuto Anna Zonari, che ne è coordinatrice: un’altra donna coraggiosa che ammiro e stimo
moltissimo. Cerco di fare la mia parte nei confronti dei bambini, delle donne, degli uomini ai quali
è negato, oltre al diritto di movimento, anche il diritto di esistere, in quanto colpevoli di essere nati
nella parte ‘sbagliata’ del mondo.