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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

INTERVENTO DEL 16/2/2026 SUL DOCUMENTO UNICO DI PROGRAMMAZIONE, DUP 2026/2028

Il Documento Unico di Programmazione è il documento che racconta che idea di città ha un’amministrazione, quali priorità sceglie, quali problemi considera centrali e quali, invece, lascia sullo sfondo. Nel DUP non troviamo solo numeri e progetti: troviamo una visione, esplicita o implicita, del futuro di Ferrara.

Non esistono letture neutrali del DUP: tutti lo leggiamo da un punto di vista.
Il mio è quello della visione che La Comune di Ferrara ha di città: una città che vorremmo investisse prima di tutto nelle persone, con particolare attenzione a quelle più fragili, attenzione al lavoro di qualità, ai servizi pubblici, all’istruzione, alla cura dell’ambiente e alla partecipazione democratica.

Vorremmo una città che metta al centro il diritto alla casa e il diritto all’educazione, che consideri il patrimonio pubblico e i servizi essenziali come un bene comune da rafforzare, non da esternalizzare o indebolire.
Una città che utilizzi le risorse pubbliche per ridurre le disuguaglianze, contrastare lo spopolamento, attrarre giovani e famiglie, e costruire opportunità durature, non interventi episodici.
Una città che affronti la crisi climatica come una priorità, orientando urbanistica, mobilità, energia, biodiversità in modo coordinato e coerente.

Premesso questo, per ragioni di tempo, mi limiterò, ad alcuni nodi che considero strategici.
Questa proposta di DUP propone una lettura della realtà economica e sociale troppo ottimistica.
Si parla di crescita, di attrattività, di consolidamento.
Ma viviamo in un contesto segnato da stagnazione, salari bassi, lavoro povero e precario,  difficoltà diffuse per famiglie, giovani e imprese.
I principali indicatori economici e demografici restano fragili: la città invecchia, perde popolazione in età lavorativa, fatica ad attrarre nuove energie e vede emigrare i giovani.
Ferrara rischia di diventare una città “di passaggio”, poco abitabile e poco capace di trattenere capitale umano.
Di fronte a questo quadro, servono scelte coraggiose e lungimiranti.
Nel DUP, invece, troviamo obiettivi, alcuni anche condivisibili, ma pochi strumenti realmente trasformativi.

Imprese, Polo Chimico, innovazione

Sul piano economico, il DUP parla di attrattività e sviluppo, ma senza una vera strategia industriale di medio-lungo periodo.
Gli stanziamenti per il sostegno alle imprese restano limitati e frammentati, legati soprattutto a bandi episodici, senza un disegno complessivo sulle filiere produttive da rafforzare.

In questo contesto, il Polo Chimico rappresenta una risorsa strategica nazionale, non solo per l’occupazione diretta, ma per il potenziale di ricerca, sperimentazione e sviluppo industriale legato alla transizione ecologica.
Il DUP lo descrive correttamente come una realtà importante, ma non lo inserisce dentro una vera politica industriale.
Manca un progetto pubblico-privato strutturato che punti a trasformare il Polo in un hub della chimica sostenibile, dei materiali avanzati, dell’economia circolare, collegato in modo stabile all’università, ai centri di ricerca e alla formazione.

Lo stesso vale per il rapporto tra università, start-up e imprese.
Ferrara dispone di competenze scientifiche e formative di qualità, ma fatica a tradurle in impresa, occupazione qualificata e innovazione diffusa.
Alcune iniziative esistenti sono positive, ma restano episodiche.

Manca un’infrastruttura permanente per l’innovazione: incubatori ed acceleratori stabili, spazi di co-ricerca, fondi locali per il trasferimento tecnologico, reti strutturate con il sistema produttivo.
Senza questo ecosistema, i giovani formati qui continuano ad andarsene, portando altrove competenze che potrebbero rafforzare il territorio.
E senza trattenere capitale umano, nessuna città può dirsi davvero attrattiva.

Per essere attrattiva, una città deve puntare anche sul Diritto alla casa

Nel DUP si riconosce l’importanza dell’ERP l’ Edilizia Residenziale Pubblica, del recupero degli alloggi, della rigenerazione.
Ma nel bilancio restano limitate le risorse comunali strutturali, molte meno dell’anno scorso.
Molti interventi dipendono da fondi straordinari e bandi.
Manca un investimento stabile sulla manutenzione diffusa, sull’efficientamento energetico, sul recupero sistematico degli alloggi vuoti.
Il diritto alla casa nel DUP non diventa una priorità sociale.
In una città dove affitti e precarietà abitativa crescono, questo è un problema serio perché con la mancanza di alloggi a costi calmierati, viene a mancare uno dei principali punti di attrattività.

 

Altro tema decisivo: la mobilità.

Nel DUP si richiamano PUMS, piste ciclabili, Zone 30, sicurezza stradale.
Ma manca un piano organico di trasformazione.
La Missione Trasporti vede gli investimenti calare fortemente dopo il 2026.
Il trasporto pubblico resta fragile.
Non vediamo una strategia su tariffe, frequenze, collegamenti con le frazioni, integrazione bici-treno-bus.
La mobilità sostenibile non è solo fare piste ciclabili: è poter progressivamente muoversi senza auto, perché diventa più vantaggioso lasciarla a casa.
Nel DUP e nel bilancio non troviamo nemmeno una voce specifica dedicata alla redazione e all’attuazione del Biciplan, cioè dello strumento fondamentale per pianificare in modo organico la mobilità ciclabile.

Eppure Ferrara è conosciuta come la Città delle biciclette.
Un Biciplan non è un documento formale: è ciò che consente di coordinare infrastrutture, sicurezza, manutenzione, comunicazione, integrazione con il trasporto pubblico.
Nel 2025 il Comune di Ferrara ha dovuto restituire fondi ministeriali che aveva ricevuto proprio per realizzarlo e alla mia interrogazione in cui chiedevo delucidazioni in merito, l’assessore mi rispose che il problema era dovuto ad una temporanea mancanza di risorse organizzative e di personale.
Ora, a distanza di tempo, constatiamo che il problema non è stato superato e del Biciplan ancora non vi è traccia.
Questo è un segnale preoccupante. Perché significa che, anche su un tema dove Ferrara potrebbe essere un modello nazionale, manca ancora una capacità di pianificazione integrata..

Servizi educativi

Nel DUP troviamo la decisione di trasformare gli attuali appalti in concessioni, secondo modelli di partenariato pubblico-privato. Un ulteriore passo verso l’esternalizzazione di un settore fondamentale.
Cambiamento introdotto dopo aver recepito, si sostiene, i risultati di un percorso di analisi con la metodologia Value for money che ha consentito di comparare vari modelli di gestione dei servizi educativi.
Documento che nonostante le mie ripetute richieste di accesso agli atti, ad oggi non mi è ancora stato possibile visionare. Mancanza di trasparenza che considero grave e che segnalerò agli organi competenti. E motivo per il quale, oggi, sono costretta non ad una valutazione nel merito ma ad una valutazione ideologica.

I servizi per l’infanzia non sono un mercato.
Sono un diritto.
Sono una infrastruttura sociale decisiva per l’uguaglianza, per l’occupazione femminile, per l’attrattività della città.
Affidarli a logiche di concessione significa: meno controllo pubblico, più pressione economica sui gestori, rischi sulla qualità educativa, incertezza sulle condizioni di lavoro.
Se vogliamo una Ferrara che attragga giovani e famiglie, qui dobbiamo investire direttamente, non arretrare.
Questo DUP, invece, pare l’anticamera di ulteriori esternalizzazioni. Spero di essere smentita.

Verde urbano

Nel DUP si parla correttamente di resilienza climatica, forestazione urbana, contrasto alle isole di calore, tutela della biodiversità.
Anche il Vicesindaco ha, nei mesi scorsi, annunciato la volontà di dotare Ferrara di un vero Piano del Verde e della Biodiversità.
Ed è un obiettivo giusto, che noi condividiamo in pieno e che collocherebbe anche Ferrara nel solco delle città che hanno fatto del Piano del Verde un asse strategico di governo urbano.
Oggi sappiamo, e lo dicono ISPRA, Ministero dell’Ambiente, comunità scientifica internazionale, che un Piano del Verde non è un documento estetico: è uno strumento di salute pubblica, di adattamento climatico e di riduzione delle disuguaglianze urbane.
Serve per pianificare le alberature in funzione delle temperature e della qualità dell’aria, che ricordiamo è tra le peggiori in Europa, per ridurre l’impatto delle ondate di calore, per proteggere il suolo, per creare corridoi ecologici, per migliorare concretamente la qualità della vita nei quartieri più fragili.

A Ferrara, però, restiamo ancora al livello delle intenzioni.
Nel DUP non troviamo una programmazione concreta, con tempi, risorse e strumenti definiti, per la realizzazione di questo piano.
Motivo per il quale ho presentato una risoluzione.
Nel bilancio di previsione, il cosiddetto “progetto foresta urbana” vale circa 50 mila euro all’anno.
Con queste cifre si fanno interventi puntuali, apprezzabili, ma non una vera politica urbana.
Il verde continua ad essere trattato come elemento accessorio, di decoro, non come infrastruttura essenziale per la salute.

PNRR

Il PNRR è stato un’opportunità importante. 100 milioni di euro.
Ma spesso vediamo la riqualificazione degli immobili, come “contenitori” senza una chiara progettualità sui contenuti.
Chi userà questi spazi?
Con quali funzioni?
Con quali costi di gestione?
Con quale personale?
Senza risposte, il rischio è spendere soldi per cattedrali nel deserto.
Il principio alla base della rigenerazione urbana è che prima si progetta, poi si ristruttura, non viceversa.

Infine, la partecipazione
Nel DUP si parla di co-progettazione e co- programmazione, ma mancano strumenti strutturali: bilanci partecipativi, assemblee di quartiere, monitoraggi pubblici.
I cittadini restano spettatori. E spesso anche i portatori di interesse.
Lo abbiamo visto in modo evidente con lo spostamento del mercato in zona acquedotto nonostante 114 su 120 ambulanti non fossero d’accordo, per legittimi motivi.
Questo è un esempio concreto, non l’unico, ma l’ultimo, di come le decisioni vengano assunte senza un reale coinvolgimento.

Senza partecipazione non c’è comunità.
E senza comunità non c’è futuro.

Per tutte queste ragioni, il mio voto sarà contrario.

16 Febbraio 2026

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