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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Quale casa per il volontariato a Ferrara? Anna Zonari interviene al Consiglio Comunale del 16 dicembre 2025

Nel Consiglio Comunale del 16 dicembre 2025 non solo è stata bocciata la mozione presentata dalla minoranza per chiedere la proroga alla cessazione del comodato ad uso gratuito della Casa del Volontariato, ma abbiamo assistito all’umiliazione del volontariato.
Nemmeno una parola da parte dell’assessora Coletti, che si è anche assentata per parte dell’ intervento di Anna Zonari, riportato qui integralmente.

Le domande finali a nostro avviso erano le più importanti e quelle che rimangono totalmente inevase.

Lavoro al Centro Servizi per il Volontariato dal 1997.
Per questo, da quando si è iniziato a parlare dello spostamento del CSV e della Casa del Volontariato, ho evitato di esprimermi pubblicamente e, dopo questo intervento, mi asterrò dal voto. Il mio intervento è espressione mia personale e non è in alcun modo attribuibile alla governance del CSV.
In questi quasi trent’anni ho conosciuto centinaia di volontari e associazioni. È questo che fanno i CSV in tutta Italia: sostengono il volontariato con servizi gratuiti: formazione, consulenza, supporto alla progettazione, logistica, perché il volontariato è una risorsa enorme, ma anche fragile.
È per questo che, già nei primi anni ’90, lo Stato riconobbe la necessità di tutelarlo, dando vita ai Centri Servizi per il Volontariato (la Legge Quadro 266/1991).
A Ferrara il CSV nasce nel 1997, ma è dopo il sisma del 2012 che prende forma la Casa del Volontariato. Molte associazioni, come noi, avevano perso la sede e, da quella ferita, è nato uno spazio condiviso: 400 metri quadri in via Ravenna 52, al primo piano della ex scuola Bombonati, sopra la Contrada di San Giorgio, a due passi dalla ex Cattedrale della città.
Uno spazio dove convivono decine di associazioni, spesso piccole, che fanno moltissimo con pochissime risorse. Associazioni che operano ogni giorno, in modo libero e gratuito, mettendo a disposizione il proprio tempo libero: una sera dopo il lavoro, un pomeriggio la settimana, una mattina donata agli altri. È un tessuto fondamentale per la coesione sociale della nostra città.

Per questo il volontariato ha bisogno di luoghi adatti e non tutti i luoghi lo sono: per garantire una convivenza come quella in atto servono stanze ampie (non uffici), spazi in cui riunirsi, formarsi, svolgere attività, spazi accessibili e possibilmente centrali.
La Casa del Volontariato ha sempre funzionato molto bene: nessun problema di convivenza, uno spazio riconosciuto, centrale, facilmente raggiungibile, aperto non solo alle associazioni e ai volontari, ma ai gruppi di auto mutuo aiuto, ai cittadini, ai volontari, ai giovani, ai servizio civilisti, ai soggetti più fragili, alle stesse enti locali con cui collaboriamo stabilmente.
Oggi, senza una chiara motivazione, ci viene chiesto di spostare questo cuore pulsante in un’altra sede: l’ex Coldiretti in via Bologna 637, ancora in ristrutturazione, lontana dal centro e difficilmente accessibile per molte persone.
Le associazioni lo hanno detto chiaramente nell’appello sottoscritto da circa cento organizzazioni: quella distanza è “incolmabile” per chi frequenta la Casa del Volontariato.
Perchè incolmabile? Cosa significa davvero?
Significa che per molte persone quel trasferimento ha un costo.
Vuol dire mezz’ora in più per andare e mezz’ora in più per tornare.
Vuol dire meno tempo da dedicare al volontariato, perché il tempo libero è sempre poco, prezioso, spesso sottratto alla famiglia, al riposo, agli altri interessi personali.
Vuol dire anche spendere di più: in trasporti, in carburante, in biglietti dell’autobus.
E parliamo di un volontariato che, nella maggior parte dei casi, non riceve risorse, ma le mette.

Un volontariato in cui è spesso facile tirare fuori soldi di tasca propria.
Anche da qui che si vede tutta la forza e, insieme, la fragilità del volontariato.
È forte perché nasce dalla scelta libera delle persone e dalla passione per il prossimo e per il bene comune.
Ma è fragile perché vive di equilibri sottili: di tempi incastrati, di energie limitate, di presenze che basta poco per perdere.
Quando rendiamo più difficile l’accesso, quando allontaniamo i luoghi, non stiamo solo spostando uno spazio: stiamo infragilendo un sistema delicato, che andrebbe al contrario sostenuto, come dice la legge.
Arrivo però al nodo politico: PERCHE’?
Perché spostare un’esperienza che funziona?
Le motivazioni emerse in questi mesi dalla Giunta sono state vaghe e contraddittorie: si è parlato di spazi più belli in Via Bologna, di contrasto al degrado.
Ma davvero si può decidere dall’alto cosa è meglio per chi vive quotidianamente quei luoghi a prescindere da quello che ne pensano i volontari e le associazioni interessate?
E come si può parlare di contrasto al degrado indebolendo un presidio sociale centrale, che ogni giorno fa prevenzione, inclusione, ascolto?

Tra le motivazioni emerse nei mesi, ad un certo punto, si è parlato anche di dare 400 metri quadri in più alla contrada di San Giorgio che ne ha già 400 al piano terra.
Ma non posso credere che una iniquità del genere possa essere la motivazione reale.
Sgomberare decine di associazioni per affidare ad una sola associazione 800 metri quadri.
Sarebbe da non credere… e farebbe davvero pensare…
Ad oggi, manca una cosa fondamentale: un progetto alternativo.
non è mai stato presentato un piano chiaro che dica: “lasciate via Ravenna perché qui realizzeremo qualcosa di ancora più utile alla comunità”.
Non c’è una comparazione tra costi e benefici sociali.

Non c’è un’analisi sull’accessibilità per le persone fragili.
Non c’è stata una vera coprogettazione con il Terzo Settore, come auspica il Codice del Terzo Settore.
C’è solo, nei fatti, una decisione unilaterale.
Io credo che questa assenza di motivazioni sia grave:
per chi lavora e fa volontariato in quella Casa,
per chi la frequenta,
ma anche per l’immagine di questa città.
Il messaggio che passa è che il volontariato è importante finché fa comodo.
E questo è un messaggio profondamente sbagliato.
Lo dico con chiarezza:
se esiste un progetto migliore, serio, dimostrabile, presentatelo. Qui. Oggi. Al Consiglio e alla città.
Perché un’Amministrazione che ha buone ragioni non ha paura di dirle.
È il silenzio che è sospetto.

 

 

18 Dicembre 2025

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