Spostamento del mercato del lunedì: intervento di Anna Zonari nel Consiglio Comunale del 26 gennaio 2026
Mozione su mantenimento del mercato del lunedì nel centro storico di Ferrara e riapertura del confronto con gli operatori del commercio su area pubblica
Il testo dell’intervento di Anna Zonari in Cosiglio Comunale il 26 gennaio 2026
Il caso del mercato del lunedì è l’ennesima dimostrazione di un’amministrazione che governa Ferrara senza ascoltare chi la città la vive e la lavora ogni giorno.
Lo spostamento del mercato storico da Piazza Travaglio all’Acquedotto non è frutto di confronto, ma di una scelta autoritaria, calata dall’alto, costruita nei palazzi e non con i portatori di interesse.
Gli ambulanti non sono pacchi da spostare solo perché le loro attività hanno le ruote: sono lavoratrici e lavoratori che tengono vivo il centro, contrastano la desertificazione commerciale, creano economia, sicurezza e socialità.
E lo fanno sulla loro pelle, attraverso un lavoro fisicamente impegnativo: sotto il sole, sotto la pioggia, al freddo dell’inverno e con orari che iniziano quando la città dorme.
Non è una posizione ideologica, né isolata: anche la Commissione Europea individua nei mercati urbani uno degli strumenti fondamentali per contrastare lo spopolamento e la desertificazione dei centri storici.
I mercati storici svolgono una funzione insostituibile di attrazione e coesione sociale, in particolare per le fasce più anziane della popolazione, generando flussi che non si esauriscono nell’area mercatale ma che coinvolgono l’intero centro storico.
Chi va al mercato, infatti, usufruisce anche delle altre attività commerciali presenti, con un beneficio diretto per l’economia complessiva del centro.
Questa analisi è confermata anche dallo Studio sul commercio locale ferrarese realizzato dall’Università di Ferrara, in collaborazione con il Comune e Confesercenti, presentato il 18 dicembre 2024, che evidenzia come i mercati settimanali siano indicati dai cittadini come una delle principali occasioni che stimolano gli acquisti e la frequentazione del centro.
Lo stesso studio restituisce però anche un quadro di forte difficoltà del commercio locale: una larga parte degli esercenti intervistati percepisce un peggioramento della situazione negli ultimi anni, confermando l’esistenza di una crisi strutturale che non può essere scaricata solo sugli operatori.
Si configura così un evidente cortocircuito nell’azione della Giunta: si commissionano e presentano studi che dimostrano il ruolo centrale dei mercati nella vitalità del centro storico e poi si assumono decisioni che vanno nella direzione opposta.
Quando le decisioni politiche ricadono sulla vita e sul lavoro di centinaia di persone e delle loro famiglie, ignorare i dati e gli studi significa assumersi una responsabilità politica precisa.
Anche i dati ANVA–Confesercenti parlano chiaro: negli ultimi dieci anni in Italia è scomparsa un’impresa su cinque del commercio su area pubblica, mentre in Emilia-Romagna il calo è ancora maggiore, superando il 30 per cento, a dimostrazione di una crisi strutturale del settore, che dipende da diversi fattori tra cui l’aumento dei costi di gestione e la concorrenza sempre più sbilanciata della grande distribuzione organizzata.
Grande distribuzione organizzata che a Ferrara, negli ultimi decenni, è cresciuta in maniera incontrollata.
Infatti, Ferrara presenta una delle più elevate concentrazioni di GDO addirittura a livello europeo, con uno squilibrio competitivo che ha colpito duramente il piccolo commercio e il commercio ambulante.
E proprio per questo è legittimo chiedere conto delle scelte politiche fatte anche dalle Giunte Fabbri e della coerenza tra quanto si dichiarava e quanto è stato fatto.
Dov’è, colleghi di maggioranza, la lotta alla grande distribuzione organizzata, che era cavallo di battaglia di diversi di voi quando non eravate al governo della città?
Finita la campagna elettorale avete votato con grande solerzia nuovi supermercati, senza fare troppe domande.
Dov’è oggi quella amministrazione che ha vinto le elezioni dicendo di sentire le grida di dolore degli esercenti del centro storico?
L’abbiamo vista perdersi nell’aumento delle vetrine sfitte in tutta la città e soprattutto proprio in quel centro storico che aveva detto di voler rilanciare.
Era proprio il Sindaco Fabbri a sostenere che il mercato dovesse rimanere nel centro storico, per preservarne la tradizione e la funzione sociale, contrastando piani che ne prevedevano lo spostamento in aree periferiche.
Su questi temi, la coerenza conta, ed è mancata.
E soprattutto conta il metodo.
Piazza Travaglio è mercato da più di cent’anni.
È sempre stato il fulcro che portava economia nel centro città, attraverso vie come Porta Reno e San Romano, oggi abbandonate e prive di un’identità commerciale che non si è voluta curare in questi anni.
Quando un luogo ha questa storia e questa funzione, il modo in cui si decide conta quanto la decisione stessa e non può prescindere dal coinvolgimento non solo di chi nel mercato lavora, ma anche dei cittadini che lo frequentano e degli altri commercianti del centro storico. Esiste uno studio di fattibilità sull’impatto che lo spostamento del mercato avrebbe sulle altre attività commerciali del centro storico, sui cittadini e sugli operatori economici? No, non esiste.
Quando si interviene su lavoro c’è un obbligo politico preciso: concertare, non imporre.
Quando si interviene sui mercati e sul commercio su area pubblica, il coinvolgimento delle associazioni degli ambulanti non può essere facoltativo: è il luogo politico naturale della concertazione e della programmazione, e ignorarlo significa svuotare di senso qualsiasi scelta sul centro storico.
Invece qui abbiamo assistito alla solita messa in scena: qualche incontro di facciata, poi avanti comunque, ignorando chi diceva chiaramente che quel progetto non funziona.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: solo 6 adesioni su 120.
Un fallimento politico, così bisogna chiamarlo.
114 operatori su 120 hanno rifiutato la sperimentazione. Questo dato racconta una compattezza straordinaria e anche un grande coraggio da parte degli ambulanti.
Coraggio, perché questo rifiuto è maturato in un clima di forte incertezza, alimentato da comunicazioni che appaiono come una vera e propria pressione, se non una minaccia, rispetto alle conseguenze amministrative della mancata adesione, arrivando a evocare persino la sospensione della licenza.
Su questo punto serve chiarezza.
Non è oggi chiaro cosa comporti, per i 114 ambulanti che non hanno aderito, il rifiuto della sperimentazione.
Per questo invito formalmente l’Assessora a chiarire in quest’Aula se esistano o meno conseguenze amministrative per chi legittimamente non partecipa a una sperimentazione che non ha condiviso.
Il rifiuto di spostarsi in Piazza XXIV Maggio non è un capriccio, ma nasce dalla convinzione che quest’area non sia idonea a svolgere la funzione di mercato del lunedì, anche a fronte delle agevolazioni proposte – come il dimezzamento del canone unico patrimoniale – poiché lo spostamento comporterebbe un allontanamento dai flussi pedonali e commerciali consolidati, una prevedibile riduzione delle presenze e del fatturato degli operatori, un aumento delle criticità legate al traffico e alla congestione in un’area già fragile e un ulteriore indebolimento del centro storico, in aperto contrasto con le politiche di rigenerazione urbana dichiarate dall’Amministrazione.
Per questo chiediamo di sospendere il trasferimento del mercato del lunedì fuori dal centro storico e di mantenerlo nel cuore della città, riconoscendone il valore economico, sociale e identitario.
Chiediamo soprattutto la riapertura immediata di un vero tavolo di confronto con le rappresentanze degli ambulanti, non una passerella ma un percorso reale di concertazione, che valuti seriamente anche le proposte alternative avanzate dagli operatori.
Chiediamo inoltre che il Comune attivi immediatamente gli strumenti che già esistono, a partire dagli hub urbani, abbandonando la logica degli interventi a spot e inserendo le politiche sui mercati e sul commercio all’interno di una visione strutturata di medio e lungo periodo per la città.
Oggi non manca più nemmeno l’alibi degli strumenti: esistono gli hub urbani, esistono fondi regionali.
Eppure, anche qui, dopo conferenze stampa e una commissione consiliare tenutasi oltre un anno fa, si è lasciato che tutto si fermasse, facendo morire queste opportunità prima ancora che potessero nascere.
Gli hub sono stati formalmente riconosciuti dalla Regione a giugno 2025 e da allora non si è fatto nulla, se non ripetere che bisognava “attendere la Regione”, soprattutto per le risorse.
Oggi sappiamo invece che il primo bando regionale uscirà a fine gennaio, con tempi molto stretti per presentare progetti che, peraltro, non avranno finanziamento automatico ma andranno a graduatoria, sulla base della qualità delle proposte.
Ad oggi, per quanto è dato sapere, non risulta alcuna convocazione formale, né alcun percorso di coprogettazione avviato con i portatori di interesse.
Eppure le attività mercatali rientrano pienamente nelle funzioni degli hub: la normativa regionale prevede persino che un hub possa essere costruito attorno a un mercato, andando oltre la sola area mercatale.
In un momento di crisi strutturale del commercio su area pubblica, l’hub – insieme alle associazioni di categoria – dovrebbe essere il luogo naturale di confronto per costruire una strategia di rilancio di ampio respiro.
Non servono risorse immediate: basterebbe attivare un tavolo di lavoro che, finché ragiona, progetta e programma, non costa nulla, se non tempo, visione e volontà politica.