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La Comune di Ferrara > ANNA ZONARI SINDACA

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Ventinove ottobre duemilatrenta

Mario, se vi ricordate, è la Guardia di quartiere. Anche se a me quel  “Guardia” mi pare una roba del 1930, non del 2030. Mi fa pensare al poliziotto cattivo che insegue Charlie Chaplin e non lo becca mai. Invece Mario è contento di chiamarsi “guardia”, e non agente, o poliziotto, vigile, tutore dell’ordine. Mi spiega, mica sono qua a far delle multe, sono una guardia e prima di tutto guardo, e giro per le strade della zona che mi è stata assegnata, che sarebbe poi il vecchio Quartiere Giardino che dal 1 gennaio 2028 è tornato a chiamarsi “Giardino”.

Cosa faccio? Quello che deve fare una guardia: guardare e salvaguardare. Cammino, giro, saluto, mi fermo a parlare, anche solo sue chiacchiere. Soprattutto ascolto. I cittadini hanno sempre un mucchio di cose da dirmi, lamentele e desideri. Informazioni importanti, ma queste mi scusi sono riservate, ma anche cose piccole, che manca un cartello, che quattro lampioni si sono bruciati, che un gruppo di ragazzi fa troppo casino, che un tipo molesta le ragazze. Ascolto e prendo nota, poi riferisco al mio superiore, se è il caso parlo direttamente con  l’Assessore alla Sicurezza e al Benessere Urbano.

Entro in tutti i locali, nei bar, nei negozi, quelli degli italiani, dei cinesi, dei tunisini, degli africani. Anche solo per un saluto. Ho cambiato anche barbiere, sotto il Grattacielo ci sono tre ragazzi arabi bravissimi e vado da loro. Una volta al mese, mi piacciono i capelli corti, avere un aspetto ordinato, tranquillo, non voglio fare il Serpico come Al Pacino. Ma cosa stavo dicendo? Già, i miei barbieri tunisini. Ho anche imparato una trentina delle loro parole. Entro e saluto nella loro lingua, e li chiamo per nome. Mi sorridono, si vede che gli fa piacere,

Strano, non mi era mai capitato di parlare con un poliziotto contento di fare il poliziotto. E tutta questa pace? Io ero rimasto al GAD del degrado, con la camionetta dei militari in mimetica. Chi è l’autore del miracolo?  Saluto un gruppo di anziani assiepati dentro l’ombra incerta del chiosco ed esco coraggiosamente sotto il solleone di questo fine ottobre. Direzione Castello. Questa Ferrara del 2030 continua a stupirmi, è l’ora di punta e in Viale Cavour vedo molte meno auto di quelle che ricordavo. Ci sono invece dei piccoli bus, silenziosi, color giallo limone. Ne vedo 4 abbastanza vicini, 2 appena più lontano, altri 2 o 3 all’altezza del Palazzo delle Poste. Si muore dal caldo, un passaggio mi farebbe comodo ma non ho il biglietto.

Alla fermata (già, anche le fermate si sono moltiplicate) ci sono tre ragazzi con lo zaino e una signora anziana con il sacchetto di una piccola spesa. Il biglietto? chiedo alla signora. Lei mi guarda, sembra non capire. Interviene uno dei ragazzi e mi spiega che i biglietti del bus sono stati “aboliti”. Dice proprio così, aboliti. “C’è la tessera settimanale che costa 10 euro, serve per i turisti e i visitatori. Per i cittadini c’è la tessera mensile 20 euro. E quella annuale 80 euro.”.  Per fare la tessera è semplicissimo, la compri direttamente sul bus alla macchinetta, col bancomat. Quindi Ferrara è diventato il paese di cuccagna, dico  al ragazzo, viaggiare con i mezzi pubblici costa poco o niente. Ma il mio interlocutore è informatissimo: “Guardi che il sistema funziona a meraviglia, il numero delle corse in autobus è quadruplicato, mentre le auto in circolazione sono la metà.”.

Saliamo tutti cinque sul piccolo bus giallo limone, faccio la tessera alla macchinetta, mi siedo vicino ai ragazzi. Ho un’altra cosa da chiedere, importante, chi è il Sindaco Superman autore di quel miracolo urbano?  E faccio un’altra scoperta: a Ferrara non c’è un Sindaco, ce ne sono due.

(2 Continua)

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