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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

5 Febbraio 2026

ANNA ZONARI: UNA RIFLESSIONE SULLA NOTA STAMPA DELL’ASSESSORA COLETTI

La nota stampa dell’assessora Coletti, diffusa tramite Cronaca Comune dopo l’incontro di ieri in Prefettura, è una buona occasione per fermarsi un attimo e chiedersi: che cosa sta davvero dicendo? A chi sta parlando? E quale idea di città sta raccontando?

Al tavolo convocato dalla Prefettura si sono seduti 27 soggetti, tra cui Regione, Comune, servizi sociali, Caritas, Curia, associazioni di categoria, sindacati, banche, gestori dei servizi, volontariato.
Si sono riuniti per una ragione precisa: gestire, insieme, le conseguenze dello sgombero delle Torri A, B e C del Grattacielo, che coinvolge circa 500 persone costrette a lasciare casa per motivi di sicurezza.
Era un tentativo, doveroso, di fare sistema per evitare che questa vicenda si trasformi in una crisi sociale di grandi proporzioni.

Eppure l’assessora scrive di “non comprendere quale sia l’oggetto del tavolo”.
Questo significa una cosa sola: non riconoscere che quello che sta succedendo appartiene alla città,. Significa ribadire che non entra nel suo orizzonte, non la riguarda davvero.
Poi dice di “non capire il ruolo dei 27 soggetti invitati”.
Ma se attorno a un tavolo siedono così tante realtà diverse, non è per confusione. È perché il problema è grande, complesso, e nessuno può affrontarlo da solo.

Definisce “inappropriato” parlare di “sfollati”.
Ma quando una persona riceve un’ordinanza, deve lasciare casa, non può rientrare e deve arrangiarsi a cercare un altro posto dove vivere, che parola bisognerebbe usare?
Ricorda che “erano ben consapevoli da anni delle criticità”.
È una frase pesante e permette di guardare al nocciolo della sua visione.
Perché sposta il discorso dalla responsabilità collettiva alla colpa individuale.
Come a dire: in fondo lo sapevate, ve la site cercata e quindi ve la dovete cavare da soli. Tutti. Senza distinzioni.
Indipendentemente dal fatto che solo 35 appartamenti su 189 sono stati inadempienti.

Afferma che il fatto di abitare al grattacielo non rende tutti fragili.
È vero.
Ma oggi molte persone stanno diventando fragili proprio perché stanno perdendo casa, stabilità, sicurezza, serenità.
Non essendosene occupata veramente non può evidentemente saperlo. Basterebbe chiederlo alle associazioni che se ne stanno occupando.

E conclude: “Il Comune continuerà ad assicurare il proprio impegno a favore delle persone realmente fragili”.
Come se essere costretti a lasciare casa da un momento all’altro non fosse già, di per sé, una fragilità.

Messa insieme, questa sequenza di frasi racconta una visione precisa.

Una visione che sembra più da militante leghista che da amministratrice.

Ma la vita vera è diversa.
La vita vera è fatta di persone che oggi non dormono bene la notte.
Di bambine e bambini (il 10% dei residenti ha meno di 10 anni) che non sanno se riusciranno a restare vicino alla propria scuola e ai propri amici.
Di anziani che non hanno più energie per ricominciare da capo con spirito ed energia.
Di lavoratori e lavoratrici che nel frattempo devono fanno conti ogni giorno con il lavoro, spesso pendolari, spesso con i turni di notte.

Noi crediamo che amministrare una città significhi partire da qui.
Dal prendersi cura dei problemi prima che diventino tragedie.
Dallo stare lì, dove questi drammi si stanno compiendo, con tutta la fatica di farlo senza la principale Istituzione della città a coordinare e orientare.

Non abbiamo soluzioni magiche.

Ma sappiamo da che parte stare.

Dalla parte di chi oggi chiede solo una cosa semplice:
non essere lasciato solo.