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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Inviato il:

5 Febbraio 2026

Francesco Vigorelli

Altro che riforma: pensioni più lontane e assegni più leggeri. E altro che superamento della «Fornero».

Mentre l’età pensionabile sale e l’uscita anticipata si allontana, l’importo del cedolino rischia di farsi più basso. Resta, infine, il nodo delle liquidazioni posticipate.

All’indomani della Legge di Bilancio 2026, un amico – dipendente pubblico – mi ha chiesto un parere, – sopravvalutando le mie conoscenze in materia.
Con le vecchie regole pensava di poter lasciare il lavoro tra pochi anni; oggi voleva capire cosa sarebbe cambiato per lui e per sua moglie, che ancora sperava in Opzione Donna.
Nella confusione di norme scritte male e poco comprensibili per i non addetti ai lavori, ho provato a spiegargli non gli annunci, ma i fatti. Preparare una sintesi non è stato facile.

La Fornero resta in vigore e l’adeguamento alla speranza di vita è confermato.
In base alle proiezioni attuali, dal 1° gennaio 2027 la pensione di vecchiaia sale a 67 anni e 1 mese, per uomini e donne, destinata a diventare 67 anni e 3 mesi dal 1° gennaio 2028/2029.
Anche per la pensione anticipata aumentano i requisiti contributivi: 42 anni e 11 mesi dal 2027, che diventeranno 43 anni e 1 mese nel 2028/2029, un anno in meno per le donne, rispettivamente 41 anni e 11 mesi e 42 anni e 1 mese.

Piccolo inciso: con l’incremento dell’età pensionabile sono oltre 55.000 i lavoratori già in esodo e che adesso rischiano, senza nuove norme di “salvaguardia”, di trovarsi senza reddito e senza pensione.

Fine delle uscite flessibili.
Senza la proroga di Quota 103 e Opzione Donna, chi non ha maturato i requisiti entro il 2025 si scontra con un brusco “scalone” previdenziale. Senza nuovi interventi, l’accesso alla pensione per questi lavoratori si allontana, riportando tante persone sotto il regime della “Fornero”.

La situazione colpisce soprattutto chi ha carriere discontinue e le donne, accentuando le differenze di genere e di reddito nelle pensioni.

Per i dipendenti pubblici, tra i più penalizzati, permane il pesante ritardo nell’erogazione del Trattamento di Fine Servizio (TFS) o Trattamento di Fine Rapporto (TFR). La liquidazione richiede spesso anni a causa di vincoli di finanza pubblica, nonostante i ripetuti richiami della Corte Costituzionale.

Restano inoltre in vigore le “finestre mobili”: l’attesa per la decorrenza dell’assegno può arrivare a 9 mesi nel 2026 e a 12 mesi nel 2028. È, di fatto, un innalzamento dell’età pensionabile non dichiarato, mascherato da norma tecnica, che costringe a lavorare quasi un anno in più pur avendo già maturato il diritto.

A questo si aggiunge il taglio delle aliquote di rendimento, con riduzioni dell’assegno fino al 15% per molte categorie. Il risultato è chiaro: uscire dal lavoro è sempre più difficile, incerto e meno conveniente, in aperto contrasto con le promesse elettorali.

Realtà verso “Chiacchere”.
Alla fine mi sono reso conto che la mia nota era complicata, con troppi termini tecnici: il mio amico non l’avrebbe mai letta tutta.
Così l’ho riscritta e semplificata:
Inutile girarci attorno: le promesse elettorali sono una cosa, i fatti un’altra. La Manovra 2026 conferma la “Fornero”, alza l’età per andare in pensione, riduce le uscite anticipate, taglia gli assegni futuri e allunga i tempi per incassare la liquidazione.

Il mio amico mi ha guardato sorpreso. Ha provato a ribattere ricordando le promesse di Salvini e della Lega, condivise anche dalla Meloni, sentite tante volte in TV e lette sui giornali:
Azzereremo la Fornero
La sostituiremo con Quota 41
Fino al celebre:
Spernacchiatemi se non lo facciamo.

Poi ha scosso la testa.
È rimasto un attimo in silenzio, con l’aria di chi non ha più bisogno di spiegazioni, ma solo di buona memoria per quando sarà l’ora.


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