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Sergio Foschi
Come sia possibile distruggere promettenti iniziative con la cattiva gestione, … e smettiamo di dire che è colpa dei “NIMBY”
N.I.M.B.Y, come è noto è l’acronimo dell’espressione inglese “Not In My Back Yard”, che si traduce letteralmente in italiano con “Non nel mio cortile”.
Leggiamo da Google che il termine descrive “un comportamento o un atteggiamento di protesta da parte di comunità locali o cittadini nei confronti della realizzazione di opere pubbliche, impianti o infrastrutture di interesse generale (come discariche, inceneritori, centrali elettriche, linee ferroviarie, pale eoliche, ecc.) all’interno del proprio territorio”.
Chi assume un atteggiamento NIMBY spesso riconosce l’utilità o la necessità dell’opera a livello generale, ma si oppone fermamente alla sua costruzione nelle immediate vicinanze della propria abitazione per timore di effetti negativi sulla salute, sull’ambiente o sul valore degli immobili.
Il comportamento “NIMBY” viene spesso, ingiustamente, travisato come opportunista quando nella realtà spesso deriva da atteggiamenti irresponsabili delle amministrazioni che per calcolo, interesse o incompetenza non gestiscono nel modo corretto i progetti che sono chiamati a governare nel pubblico interesse.
Tale cattiva gestione dei progetti inoltre è spesso la causa di danni considerevoli allo sviluppo dei territori oltre che creare una diffusa perdita di credibilità nei confronti dell’ordine costituito e dello stesso governo del Paese.
Riportiamo di seguito una breve storia di due progetti, nell’ambito della transizione ambientale, che si trascinano da diversi mesi con prese di posizione di contrasto da parte della popolazione nei confronti di obiettivi e di modalità di gestione considerati negativi per i territori.
Si tratta di progetti di transizione ambientale previsti in alcune località di piccole dimensioni di due comuni della nostra regione, Ferrara e Forlì, che trovano l’opposizione delle cittadinanze per gli obiettivi e per la cattiva gestione manifestata da parte delle amministrazioni, con il rischio del fallimento delle operazioni e dello svilimento delle finalità dei progetti stessi.
Nel Comune di Ferrara è prevista la costruzione di un impianto di biometano (gas 100% rinnovabile e pulito, ottenuto dalla depurazione e raffinazione del biogas ottenuto utilizzando rifiuti organici urbani – FORSU – , scarti agricoli, deiezioni animali o residui agro-industriali.)
Nel Comune di Forlì è prevista la costruzione di un impianto BESS – acronimo di Battery Energy Storage System – (un grande sistema di accumulo di energia elettrica basato su batterie ricaricabili, che immagazzina l’energia in eccesso, spesso prodotta da fonti rinnovabili intermittenti come il solare o l’eolico, quando la produzione supera la richiesta e la rilascia nei momenti di maggiore richiesta o quando la produzione cala).
Impianto di biometano
Leggiamo ne “La Nuova Ferrara” dell’11 agosto scorso che la Consigliera comunale e presidente del gruppo civico la Comune di Ferrara, Anna Zonari, segnala che “il Comune di Ferrara ha negato a una residente del Comitato dei cittadini di Denore l’accesso alle planimetrie aggiornate dell’impianto di biometano ApisFe1, nonostante nell’agosto 2025 sia stata approvata una variante al progetto originario tramite Procedura Abilitativa Semplificata (Pas)”.
Il diniego sarebbe stato motivato con la tutela di presunti segreti industriali ed è stato portato dalla residente davanti al Difensore Civico regionale che, pur dichiarando il ricorso tardivo, ha comunque ricordato che un impianto di biometano è un’opera di interesse pubblico, la cui documentazione progettuale può avere piena rilevanza civica e ha invitato l’Amministrazione a valutare un accesso quantomeno parziale.
“Ai cittadini di Villanova di Denore viene negato di sapere cosa sta cambiando, letteralmente sotto casa loro – dichiara Zonari – ma i cittadini hanno diritto di conoscere con certezza quali cambiamenti avvengono rispetto ai progetti iniziali. Qui nessuno è mai venuto a spiegare niente, su quella che secondo qualcuno diventerà una delle più grandi centrali di biomerano d’Europa.
Queste le richieste: le planimetrie di progetto aggiornate, la comunicazione di inizio lavori relativa alla variante approvata con la Pas del 26 agosto 2025 e le tempistiche previste, per il collaudo delle opere, comprese le rotatorie stradali, e per l’entrata in esercizio dell’impianto.
Zonari rinnova infine un invito, che il Comune di Ferrara e la Società ApisFe1 non hanno mai raccolto in questi anni: un momento di presentazione pubblica del progetto, delle sue modifiche e del suo stato di avanzamento, aperto alla comunità della frazione.
“Non è mai stato organizzato un confronto pubblico serio con chi vive accanto ad un impianto di queste dimensioni.
E’ tempo che questo confronto avvenga”.
Impianto BESS
Leggiamo ne “Il Resto dl Carlino” del 2 agosto scorso della durissima presa di posizione del Comitato dei cittadini di Malmissole, Poggio e Durazzanino, con un senso di rabbia, frustrazione e ingiustizia dopo la riunione della Commissione consiliare ‘speciale’ dedicata ai progetti delle nuove centrali elettriche previste nella zona, in aggiunta a un impianto di biometano e alla centrale elettrica di Terna.
Il comitato, guidato dall’ex campione motociclista Loris Reggiani, – un palmares di 8 vittorie e 41 podi in 173 gare tra Yamaha, Suzuki e Aprilia – ha espresso “tutto il proprio sdegno e incredulità” per “la totale indifferenza e impreparazione delle nostre istituzioni verso la propria comunità”.
Secondo i cittadini, quasi nessuna delle osservazioni presentate dal Comitato è stata trattata e si è preferito invece “esporre i progetti da un punto di vista tecnico/legale in maniera superficiale, senza un reale approfondimento sui rischi della salute di noi abitanti e sull’impatto irreparabile di queste centrali, con l’unico chiaro elemento emerso è come si sia tenuto conto esclusivamente dei diritti di pochi privati, a discapito delle famiglie“.
Loris Reggiani ha aggiunto un commento personale: “Ho assistito allibito: sembrava un’assemblea studiata a tavolino per paventare una trasparenza che invece non c’è mai stata. È stato uno sterile gioco allo scaricabarile mentre sembravano tutti, o quasi, d’accordo sull’avanzamento dei progetti”.
“Avevamo mandato le nostre osservazioni con ampio anticipo perché tutti avessero il tempo di prepararsi a dare risposte consapevoli ed esaurienti” e teme, addirittura, che le abbiano “buttate nel cestino”.
Infine Loris Reggiani, lamenta il mancato dialogo col sindaco: “La legge prevede che sia il primo responsabile della salute pubblica ma, al momento, non ha mai voluto confrontarsi con noi. Siamo riusciti a parlare col governatore De Pascale ma non con lui”.
Non c’è nulla da aggiungere anche perché tante situazioni simili sono presenti in altre parti del Paese.
Calcolo politico, interesse di parte e incompetenza sembrano essere le componenti principali della gestione della cosa pubblica, con la cittadinanza che viene tenuta a parte o semplicemente evitata anche quando il suo apporto potrebbe essere essenziale, ci saranno delle brutte sorprese quando si arriverà al monitoraggio tramite la raccolta e l’analisi dei dati dei progetti realizzati6 con6 i miliardi di euro del PNRR, … è una questione anche di scarsa democrazia e smettiamo di dire che è colpa dei NIMBY.
Credo che il reale problema non sia classificare alcune proteste o comitati di cittadini come NIMBY, ma far si che l’attivismo locale per propri interessi particolari si trasformi in una sensibilità e attivismo per il bene comune