Ex Caserma, La Comune: “Ignorato il sapere dell’Università di Ferrara”
La consigliera Zonari denuncia in commissione l’esclusione del Dipartimento di architettura dal percorso sul Pozzuolo del Friuli
“La partecipazione non può avere tempi biblici né ridursi a una semplice raccolta di opinioni”. Con queste parole la consigliera Anna Zonari de La Comune è intervenuta nella commissione consiliare di martedì 13 gennaio sull’iter relativo all’ex Caserma Pozzuolo del Friuli e all’ex Cavallerizza, denunciando con forza “le gravi criticità” del cosiddetto “percorso partecipato” promosso dal Comune di Ferrara.
Al centro della presa di posizione, un’area che tra il 2022 e il 2023 è stata terreno di un acceso conflitto politico. Da una parte il progetto Fe.Ris, “fondato su nuova edificazione, consumo di suolo e forte centralità degli investimenti privati”; dall’altra la richiesta, avanzata dai centinaia di cittadine e cittadini, associazioni e movimenti, di tutelare un bene comune e di avviare una rigenerazione orientata alla pubblica utilità, alla sostenibilità ambientale e alla qualità urbana, attraverso “un vero processo di progettazione partecipata”.
Dopo la bocciatura del progetto Fe.Ris in Consiglio comunale, ricorda Zonari nella nota stampa, due delibere approvate nel 2023 hanno impegnato sindaco e giunta ad attivare un percorso partecipativo aperto anche alla cittadinanza. Un passaggio “largamente atteso” e sollecitato per mesi anche dai presìdi settimanali della società civile sotto il Municipio. “Proprio perché era così atteso – ha sottolineato la consigliera – quel percorso avrebbe dovuto essere costruito con chiarezza, trasparenza e un reale coinvolgimento dei cittadini nelle scelte. Nulla di tutto questo è avvenuto”.
Secondo quanto emerso in commissione, infatti, “è stato confermato quello che avevamo già capito chiaramente leggendo la relazione: è stata realizzata una indagine preliminare per raccogliere proposte, attese e visioni da parte di alcuni portatori di interesse. Cosa ben diversa da un progetto partecipato”.
Nel mirino anche la gestione del sapere tecnico e scientifico prodotto in città. Forti critiche sono state rivolte alla mancata valorizzazione del lavoro svolto negli anni dal Dipartimento di architettura di Unife, impegnato da tempo su temi legati alla città, alle mura e ad aree come l’ex Caserma attraverso progetti, ricerche, laboratori e pubblicazioni. “Perché il sapere prodotto a Ferrara, sulla città di Ferrara, viene ignorato? E perché si è scelto di affidare l’incarico al Consorzio Futuro in Ricerca, che a sua volta ha incaricato una professoressa del Politecnico di Torino proprio per garantire ‘neutralità’?”.
Una scelta che, per La Comune, ha un chiaro significato politico: escludere il Dipartimento di Architettura dalle decisioni sulla rigenerazione urbana “svuota di senso il ruolo della conoscenza pubblica nel governo della città”, soprattutto quando il sapere universitario viene “evocato senza essere realmente integrato in un percorso chiaro e pubblico”.
Infine, il nodo della trasparenza. Nessuna presentazione pubblica dei risultati, nessuna restituzione alla cittadinanza. La relazione finale è stata resa disponibile “solo dopo una richiesta di accesso agli atti, perché?”, si chiede La Comune.
“Possiamo concludere dicendo che il mandato politico c’era ed è stato disatteso. A maggior ragione serve avviarlo ora, perché quel mandato è ancora vivo. Disatteso, ma vivo”. E il fatto che il Comune non sia proprietario dell’area, conclude la consigliera, “non è un alibi per sottrarsi alla partecipazione, ma la condizione stessa che rende necessario promuovere un percorso di progettazione partecipata, per esercitare fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo pubblico”.