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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Tag: estense.com

Grattacielo. Zonari: “A quanti è stato assegnato un alloggio Erp?”

La consigliera de La Comune porta al prossimo Consiglio comunale un question time dopo aver avuto risposte “poco soddisfacenti” all’interrogazione di marzo

Anna Zonari (La Comune) torna sull’affaire Grattacielo. Dopo l’interrogazione presentata lo scorso marzo rispetto alla quale spiega di “non aver avuto risposte soddisfacenti”, la consigliera chiede nuovamente, attraverso un question time, “per quanti nuclei sia stata disposta l’assegnazione temporanea di alloggi Erp, a seguito della valutazione effettuata dai servizi sociali”.

Nel caso in cui questo strumento non sia stato attivato vorrebbe sapere quali sono i motivi.

Nell’interrogazione Zonari chiedeva “se, a seguito delle ordinanze sindacali che hanno determinato l’inagibilità degli edifici del complesso “Grattacielo”, i servizi sociali abbiano effettuato una valutazione della sussistenza di condizioni di emergenza abitativa ai fini dell’applicazione dell’art. 3 del Regolamento ERP e quali siano stati gli esiti di tale valutazione”.

Nel question time che si dovrebbe discutere nel Consiglio comunale del prossimo 7 maggio torna invece a far notare come “il Regolamento comunale per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, all’articolo 3 (‘Situazioni di estrema emergenza abitativa’), prevede che il Dirigente responsabile del Servizio competente, previa valutazione dei Servizi socio-sanitari che attesti la situazione di grave emergenza abitativa, disponga l’assegnazione temporanea di alloggi ERP”.

Aggiunge anche che nello stesso articolo è individuata “tra le condizioni di emergenza abitativa, l’intervenuta dichiarazione di inagibilità o inabitabilità dell’alloggio, nonché altri eventi che abbiano determinato in via d’urgenza l’impossibilità di continuare ad utilizzare gli immobili ad uso abitativo”.

Eventi. La Comune: “La destra ripropone il solito schema trito e ritrito”

Intervento di Anna Zonari nel quale sostiene che la destra tenti di spostare il dibattito “su un terreno artefatto e fuorviante”

In queste settimane il dibattito sugli eventi in centro storico prosegue, ma la destra, come spesso accade, tenta di spostarlo su un terreno artefatto e fuorviante.

L’assessore Marco Gulinelli ripropone il solito schema, trito e ritrito: una contrapposizione tanto semplice quanto strumentale tra, da un lato, una sinistra che vorrebbe una città “sotto una campana di vetro”, immobile, triste e spenta, e dall’altro un’Amministrazione che, con i concerti, la renderebbe viva, attrattiva, giovane e dinamica.

È una rappresentazione che non descrive la realtà, ma serve a evitare il confronto nel merito delle scelte. In questo senso, il richiamo che in questi giorni è stato fatto anche da voci autorevoli sul valore e sulla tutela del centro storico coglie un punto fondamentale: Ferrara non è uno spazio neutro, ma un contesto fragile che richiede grande attenzione e responsabilità.

Non è solo una questione di concerti, ma di occupazione dello spazio pubblico a fini di fatto privatistici, che a volte anche per settimane sottrae luoghi simbolici alla città e ne oscura il valore. Proprio per questo, il tema non può essere affrontato con slogan, ma con strumenti adeguati e scelte amministrative coerenti.

A questa operazione si aggiunge un’ulteriore forzatura: l’intervento pubblico di Michele Lecci che, pur operando in un ruolo di comunicazione istituzionale per il Sindaco di Ferrara, utilizza i propri canali per produrre contenuti esplicitamente politici, in modo quantomeno poco opportuno alla luce del ruolo che ricopre.

Il riferimento di Lecci al grande concerto organizzato a Genova dalla sindaca Silvia Salis, insieme agli apprezzamenti espressi da Michele de Pascale nel corso della sua recente presenza a Ferrara, viene utilizzato per costruire un racconto funzionale a mettere in evidenza contraddizioni interne al Pd che, a livello locale contesta l’Amministrazione sugli eventi, mentre altrove promuove scelte analoghe. Contraddizioni che esistono e che sarebbe sbagliato negare, ma che vengono utilizzate in modo strumentale per evitare di rispondere nel merito delle scelte amministrative assunte a Ferrara.

Come La Comune di Ferrara continuiamo a ribadire, con coerenza, che gli eventi vanno bene, ma devono essere progettati nei luoghi adeguati, rispettando criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Devono essere accompagnati da procedure trasparenti e da un confronto corretto con gli organi di tutela.

Le criticità emerse in queste settimane non sono opinioni, ma fatti: il coinvolgimento tardivo della Soprintendenza, che si limita a una “presa d’atto”; l’uso intensivo e prolungato di spazi pubblici di pregio, con una compressione significativa della loro fruizione; il disturbo arrecato ai residenti, che a fronte di eventi protratti e ripetuti lamentano la compromissione del diritto al riposo e alla mobilità; le criticità legate a sicurezza, accessibilità e impatti ambientali.

Questo è il merito. Ed è su questo che chiediamo risposte. Per questo abbiamo depositato una mozione che introduce strumenti concreti di valutazione preventiva e monitoraggio degli impatti dei grandi eventi. Il resto è propaganda. Ferrara non ha bisogno di slogan. Ha bisogno di regole, trasparenza e responsabilità. E su questo continueremo a insistere.

De Pascale e l’”assist” a Fabbri. Zonari: “Nessun confronto neanche col Pd”

La consigliera de La Comune critica la presenza del presidente della Regione Emilia-Romagna e il suo sostegno al Battiti Live Spring in piazza Trento e Trieste

Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, finisce al centro delle critiche per la sua partecipazione al Battiti Live Spring di domenica in piazza Trento e Trieste. A sollevare il caso è Anna Zonari, consigliera comunale de La Comune di Ferrara, che accusa il presidente di non aver consultato preventivamente le forze politiche locali, nemmeno quelle appartenenti al suo stesso partito (il Partito democratico), secondo quanto scrive Zonari.

La presa di posizione arriva con una lettera inviata lunedì 23 marzo a De Pascale, con cui Zonari esprime “sincero sconcerto” per le dichiarazioni di sostegno all’evento pronunciate dal presidente dal palco. Secondo la consigliera, la sua presenza è avvenuta ignorando un contesto cittadino segnato da un confronto acceso, sia in Consiglio che nella società civile, sulle modalità organizzative degli eventi musicali in centro storico.

Nel mirino delle critiche ci sono in particolare le scelte legate alla gestione degli spazi pubblici, alla loro temporanea privatizzazione, ai profili autorizzativi e al rapporto con gli organi di tutela, tutti temi che nelle ultime settimane hanno alimentato un dibattito politico e pubblico molto acceso.

Zonari sostiene che l’intervento di De Pascale abbia avuto un “effetto distorsivo“, contribuendo a rafforzare una narrazione semplificata e legittimando decisioni amministrative che restano al centro di contestazioni puntuali. Una posizione che, secondo la consigliera, appare ancora più significativa alla luce del mancato confronto con i rappresentanti del territorio, inclusi quelli della stessa area politica del presidente.

Nella lettera viene inoltre richiamata la gestione di altre vicende cittadine, come quella del Grattacielo, indicata come esempio delle difficoltà dell’attuale amministrazione nel tutelare l’interesse pubblico. Un passaggio che amplia la critica, inserendo l’episodio del ‘concertone’ in un quadro più generale di criticità amministrative.

Per Zonari quella del presidente non può essere considerata una semplice presenza istituzionale o promozionale, ma un vero e proprio intervento politico che ha ignorato un conflitto cittadino aperto. Una scelta che, sottolinea, rischia di alimentare la distanza tra cittadini e istituzioni e di indebolire la fiducia nella partecipazione democratica.

“È una scelta sbagliata nel metodo e nel merito – conclude Zonari – che segna un precedente preoccupante rispetto al ruolo che la Regione dovrebbe esercitare nei territori“.

“Ferrara non è un’area di sosta per grandi eventi”

Zonari (La Comune) chiede al Comune di valutare gli impatti dei concertoni in città che “arricchiscono pochi privati a fronte di costi ambientali e sociali pagati dalla collettività”

“Questa mozione non è contro gli eventi, né contro la vitalità culturale della città”. Lo precisa la consigliera comunale Anna Zonari (La Comune di Ferrara) presentando una mozione che chiede all’amministrazione di introdurre protocolli di valutazione ambientale per i grandi eventi organizzati in città.

Negli ultimi anni, sottolinea Zonari, Ferrara ha registrato un aumento significativo di eventi e spettacoli organizzati da soggetti privati, spesso sostenuti da contributi economici del Comune o delle società partecipate. Manifestazioni di grandi richiamo si svolgono sempre più frequentemente in luoghi simbolo come Piazza Ariostea, piazza Trento e Trieste, la Darsena e il Parco Urbano.

Secondo la consigliera, però, a fronte delle risorse pubbliche impiegate, il ritorno economico e sociale per la città “appare oggi discutibile”, mentre risultano evidenti le criticità ambientali e i disagi per i residenti del centro storico.

“Affinché un possibile vantaggio economico non rischi di compromettere il capitale naturale e storico che rende Ferrara una meta attrattiva – spiega Zonari – diventa urgente valutare i reali benefici per la città, anche alla luce degli impatti ambientali e sociali e della qualità della vita dei residenti”.

Tra i problemi evidenziati nella mozione ci sono la pressione antropica sui suoli, l’inquinamento acustico, le vibrazioni sugli edifici storici, la produzione di rifiuti e le difficoltà nella gestione della sicurezza quando migliaia di persone si concentrano in spazi limitati. Questioni che, secondo La Comune di Ferrara, diventano ancora più rilevanti considerando che il centro storico è inserito nel patrimonio Unesco.

La mozione propone quindi l’introduzione di una “Verifica di Assoggettabilità” preventiva per i grandi eventi: scatterebbe per manifestazioni con più di 10 mila partecipanti, oppure oltre i 5mila con una densità superiore a 1,5 persone per metro quadrato. La verifica servirebbe a stabilire se sia necessario attivare una Valutazione di impatto ambientale (VIA) o una Valutazione di incidenza ambientale semplificata.

Il documento chiede inoltre di coordinare i piani di sicurezza con lo studio degli impatti ambientali, di attivare monitoraggi fonometrici h24 con stop alle emissioni sonore entro la mezzanotte e di introdurre per gli organizzatori una relazione obbligatoria sulla vulnerabilità del sito, con analisi su calettamento delle aree verdi, vibrazioni su monumenti e facciate storiche e disturbo all’avifauna nei periodi sensibili.

Tra le proposte anche l’introduzione di una fideiussione ambientale, proporzionata all’affluenza prevista, da utilizzare esclusivamente per il ripristino delle aree eventualmente danneggiate, e la pubblicazione dei dati ambientali prima, durante e dopo gli eventi per garantire trasparenza.

“Ferrara non può essere considerata una semplice scenografia o un’area di sosta per grandi eventi che arricchiscono pochi privati a fronte di costi ambientali e sociali pagati dalla collettività”, conclude Zonari.

L’obiettivo della mozione, spiega la consigliera, è promuovere “un modello di sviluppo equilibrato che valorizzi Ferrara senza consumarla, capace di coniugare turismo e cultura con la tutela dell’ambiente, della sicurezza e della qualità della vita dei cittadini”.

Smog, l’interrogazione senza risposta: La Comune incalza l’Amministrazione

Inquinamento oltre i limiti, divieti al traffico e controlli poco chiari: dopo oltre tre mesi il gruppo consiliare denuncia il silenzio del Comune sull’applicazione delle ordinanze Pair

Ferrara continua a fare i conti con una qualità dell’aria critica e con un’interrogazione consiliare rimasta senza risposta. È quanto denuncia il gruppo consiliare La Comune, che il 31 ottobre 2025 aveva presentato un atto formale rivolto al sindaco, al presidente della Giunta e all’assessore alle Politiche Sociali sulla base delle ordinanze Pair (Piano Aria Integrato Regionale).

Nel documento si evidenziava, sulla base delle rilevazioni ufficiali, “una situazione complessivamente problematica, con livelli di inquinanti atmosferici che superavano in maniera significativa i limiti previsti dalla normativa vigente”. In particolare, i dati relativi a PM10 e ozono indicavano “sforamenti in un numero consistente di giornate, 98, e una qualità dell’aria, secondo il rapporto redatto da Arpae per l’anno 2024, mediocre o scadente”.

Un quadro allarmante anche dal punto di vista sanitario. L’inquinamento atmosferico, ricorda La Comune citando fonti internazionali, è “molto dannoso per la salute”: secondo Iarc e Oms provoca “oltre 3 milioni di decessi prematuri ogni anno nel mondo”, alcuni dei quali legati a patologie tumorali. A livello locale, uno studio del 2021 stima che “a Ferrara, se si rispettassero i limiti e le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per le concentrazioni di PM 2.5, si potrebbero evitare ogni anno tra le 142 e le 213 morti premature”.

Alla luce di questi dati, e considerando che “il trasporto su strada è una fonte significativa di inquinanti (PM10, O3, NOx)”, le ordinanze Pair prevedono a Ferrara, per gli anni 2023-2026, il divieto di circolazione dei veicoli diesel Euro 4 o inferiori dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria 8.30–18.30, su tutta l’area del centro abitato.

Proprio sull’effettiva applicazione di queste misure si concentrava l’interrogazione: La Comune ha chiesto “quanti controlli e quante sanzioni sono state emesse e quanto è stato incassato” per le ordinanze Pair 2023 e 2024, oltre a sapere “se l’assessore ritiene il numero di controlli e sanzioni congruo rispetto al numero di autovetture circolanti” soggette ai divieti.

A febbraio 2026, però, “sono trascorsi oltre 3 mesi senza che l’Amministrazione abbia risposto all’interrogazione”, una situazione che il gruppo definisce “in aperta violazione del regolamento, che impone un termine di 30 giorni”, nonostante i ripetuti solleciti.

Nel frattempo, i dati più recenti confermano il persistere del problema. In base ai bollettini Arpae e alle ordinanze comunali, fino a gennaio 2026 si contano “complessivamente circa 11-13 giornate di allerta smog effettiva”, concentrate soprattutto nel mese di gennaio. Dopo un primo episodio a dicembre 2025, le misure sono tornate in vigore dal 13 al 19 gennaio 2026 per sette giorni consecutivi, e poi nuovamente dal 22 al 23 gennaio.

Per La Comune, tutto questo rafforza la necessità di fare chiarezza: “Riteniamo importante una verifica dell’applicazione delle restrizioni imposte dalle ordinanze comunali e dell’efficacia di tali misure”.

Grattacielo. Zonari: “Il Comune intende assumersi le proprie responsabilità?”

La consigliera de La Comune di Ferrara ha presentato un question time all’amministrazione

Anna Zonari (La Comune di Ferrara) ha presentato un question time “per chiedere all’Amministrazione comunale di chiarire formalmente se la situazione determinata dalle ordinanze di inagibilità del Condominio Grattacielo e le conseguenze che ne sono derivate configurino una responsabilità pubblica in capo al Comune oppure una questione di natura privatistica”.

Una richiesta che, secondo la consigliera, “nasce da una evidente contraddizione istituzionale che non può più essere ignorata”. “Da un lato – spiega -, infatti, l’Amministrazione comunale ha più volte dichiarato, anche in sede consiliare, che la vicenda sarebbe riconducibile a rapporti tra privati e che, proprio per questo, non sarebbe necessario attivare misure straordinarie di competenza comunale”.

“Dall’altro lato – prosegue -, il Prefetto ha ritenuto necessario convocare per il giorno 4 febbraio un ‘Tavolo Tecnico di Coordinamento – Interventi di supporto socio-economico a favore dei nuclei familiari sfollati dall’edificio Grattacielo’, con l’invito alla partecipazione di una pluralità di soggetti istituzionali e sociali, tra cui: Regione Emilia-Romagna (Politiche abitative), Comune di Ferrara, Questura di Ferrara, Diocesi di Ferrara-Comacchio, Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna, Ufficio Scolastico Territoriale di Ferrara, Azienda Usl di Ferrara, Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile, Agenzia Regionale per il Lavoro – Centro per l’Impiego di Ferrara, Acer Ferrara, Associazione Bancaria Italiana – Commissione regionale Emilia-Romagna, associazioni di categoria (Confartigianato, Cna Confcommercio-Ascom, Confesercenti), associazioni del settore immobiliare (Fiaip, Fimaa, Anama), organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil), enti del terzo settore e del volontariato (Caritas, Croce Rossa, Csv Ferrara, associazione Viale K), nonché gestori di servizi pubblici essenziali (Hera, Enel Distribuzione)”.

Zonari considera “molto positivamente” questa iniziativa del prefetto Massimo Marchesiello, che ringrazia “perché ha assunto un ruolo di coordinamento indispensabile di fronte a una situazione complessa e che richiede risposte integrate, come sosteniamo dal primo giorno”. La convocazione di un tavolo interistituzionale “di questa ampiezza non è un atto neutro: è il riconoscimento che la situazione ha assunto una dimensione pubblica e necessita di un intervento coordinato tra più livelli istituzionali e sociali”.

“Le ordinanze di sgombero – aggiunge -, adottate ai sensi dell’articolo 54 del Testo Unico degli Enti Locali, hanno comportato l’allontanamento forzato di centinaia di cittadini dalle proprie abitazioni per ragioni di sicurezza. Si tratta di provvedimenti autoritativi del Comune, che producono conseguenze dirette e profonde sulla vita delle persone coinvolte”.

“Con questo question time non chiedo dichiarazioni di principio né annunci generici – conclude Zonari -, ma una risposta chiara e scritta su un punto fondamentale: il Comune intende assumere come propria responsabilità pubblica le conseguenze delle ordinanze che ha adottato, oppure continua a considerarle una questione privata? Da questa qualificazione discendono scelte, atti e responsabilità che non possono restare nell’ambiguità”.

Sfollati del grattacielo, Zonari chiede soluzioni abitative oltre l’emergenza

Dopo l’incendio alla Torre B, 65 persone ancora al Palapalestre. La consigliera del gruppo La Comune di Ferrara: “Le condizioni proprie dell’emergenza non possono protrarsi a lungo”

Arriva in Consiglio comunale un’interrogazione urgente sull’emergenza abitativa seguita all’incendio della Torre B del grattacielo di via Felisatti 5, che ha reso necessaria l’evacuazione di circa 200 persone. A presentarla è la consigliera Anna Zonari, presidente del gruppo consiliare La Comune di Ferrara, che chiede al sindaco e alla giunta di chiarire quali misure l’Amministrazione intenda adottare nella fase successiva alla prima accoglienza.

Nel testo dell’interrogazione si ricorda che, a seguito del rogo, “si è resa necessaria l’evacuazione di circa 200 persone” e che una parte di queste “non ha potuto trovare autonoma sistemazione ed è attualmente ospitata presso il Palapalestre di via Tumiati, adibito a struttura comunale di accoglienza emergenziale”. L’ordinanza sindacale dell’11 gennaio dispone inoltre “il divieto di utilizzo della Torre B del grattacielo” per consentire l’esecuzione delle opere di ripristino, da realizzarsi entro 30 giorni.

Secondo la consigliera, tuttavia, i tempi e le condizioni rendono necessario andare oltre la gestione della prima emergenza. Attualmente al Palapalestre risultano ospitate 65 persone, “tra cui tre nuclei familiari con minori (con un bimbo malato) e una giovane donna con ridotta mobilità”, per le quali “le condizioni di accoglienza non appaiono adeguate”. L’interrogazione evidenzia inoltre che “le condizioni di accoglienza proprie della prima emergenza, pur necessarie nella fase immediatamente successiva all’evento, devono considerarsi per loro natura temporanee” e non idonee a protrarsi nel tempo.

Tra le criticità segnalate figurano anche i rischi sanitari legati al periodo influenzale, la promiscuità degli spazi, la presenza significativa di donne e l’inadeguatezza dei servizi igienici, “concepiti per un utilizzo occasionale e non per una permanenza continuativa”. Viene inoltre indicata la possibile utilità di un supporto di mediazione culturale, vista la presenza di persone con background linguistici differenti.

Nel comunicato che accompagna l’atto, Zonari spiega che “l’atto nasce dalla necessità di fare chiarezza sulle misure che l’Amministrazione intende adottare nella fase successiva alla prima emergenza”, sottolineando che “le condizioni proprie dell’emergenza non possono protrarsi a lungo, soprattutto in presenza di nuclei familiari con minori e di persone con limitazioni motorie”.

L’interrogazione richiama anche le dichiarazioni del sindaco Alan Fabbri, che ha annunciato un impegno del Comune nel supportare gli sfollati nella ricerca di soluzioni alternative attraverso il mercato privato degli affitti. Ma la consigliera mette l’accento su una fascia di persone spesso esclusa dagli interventi ordinari: coloro che “pur non rientrando ordinariamente in condizioni di disagio sociale, si trovano, a seguito dello straordinario evento in atto, nell’impossibilità di sostenere autonomamente i costi di una sistemazione abitativa alternativa”.

Da qui le domande rivolte al sindaco e alla giunta: se il Comune stia valutando o abbia già avviato “l’attivazione di convenzioni temporanee con alberghi, residence o altre strutture ricettive”, con una copertura diretta o parziale dei costi, e se ritenga opportuno definire fin da ora “un quadro di intervento che tenga conto anche dell’eventualità di un prolungamento dei tempi di rientro”.

Grattacielo: “Dalle brande alla strada, l’emergenza non finisce il 18 gennaio”

Anna Zonari (La Comune di Ferrara) richiama il Comune a garantire soluzioni temporanee reali per gli sfollati dalle torri della città

Quello che sta emergendo in queste ore era, purtroppo, facilmente prevedibile. E infatti la mia interrogazione depositata ieri non appare “profetica”: appare fondata.

Apprendiamo che il tavolo della Prefettura, con una riunione di ieri (martedì 13 gennaio, ndr), ha deciso che il Palapalestre, allestito per la prima accoglienza, verrà chiuso entro il 18 gennaio. Formalmente è la fine della fase di emergenza. Ma sostanzialmente il messaggio rischia di essere un altro: l’emergenza pubblica finisce qui, da ora diventa un problema individuale.

Il punto è semplice: la chiusura del Palapalestre non coincide con la fine dell’emergenza. I tempi di rientro non sono certi, e tutto lascia pensare che possano essere molto più lunghi dei 30 giorni stimati nell’ordinanza dello scorso 11 gennaio, anche perché lo scenario si sta allargando, non restringendo: non solo Torre B, ma interrogativi pesanti anche sulla Torre A e sull’intero complesso, che comprende anche la Torre C (in molti non ci fanno caso, ma tra la torre A e la torre B di 20 piani, ce n’è una terza di 10 piani).

Non so stimare di quante centinaia di persone stiamo parlando. Faccio i conti della serva: 200 gli sfollati dalla torre B; se si rendesse necessario dichiarare inagibili anche la torre A e C, potrebbero aggiungersi 300 persone e in totale andiamo a 500!!

In questa situazione, il Comune continua a dire che darà “supporto nella ricerca” di alloggi sul mercato privato e rimanda allo Sportello Unico per i casi di particolare fragilità. Ma così si copre solo una parte del problema!
Si riduce l’emergenza a un problema assistenziale, non abitativo, ignorando la fascia “grigia”, che non va in carico ai servizi sociali, ovvero lavoratori poveri, affittuari, famiglie con un solo reddito.

Esiste una fascia ampia di persone e famiglie che non sono in carico ai servizi sociali nell’ordinario, ma che nello straordinario non possono permettersi un secondo affitto o una sistemazione alternativa per settimane o mesi.

Scaricare il problema sul mercato privato in una città dove esiste già una emergenza abitativa e dove i prezzi nel mercato libero sono alle stelle, suona molto come “Rangev”!

Non è in discussione la natura privata dell’immobile: è in discussione la gestione pubblica di uno sfollamento di queste dimensioni, in un contesto di criticità note da anni.

L’emergenza non finisce con lo smontaggio delle brande. Finisce quando si garantiscono soluzioni dignitose, sostenibili e realistiche alle persone coinvolte.

Mi rimane un dubbio molto spinoso: se in quel grattacielo non abitasse una percentuale così alta di popolazione migrante, non fosse da anni il simbolo del degrado cittadino, questa emergenza verrebbe gestita allo stesso modo?

Ripropongo allora quello che già ho detto nella interrogazione depositata ieri (martedì 13 gennaio, ndr): serve che il Comune si assuma la responsabilità di garantire soluzioni temporanee reali.

Attivando subito convenzioni con strutture ricettive e soluzioni abitative temporanee, con criteri trasparenti e limitati nel tempo, per tutte le persone che non possono rientrare a casa e non sono in grado di sostenere da sole un secondo alloggio.

Parallelamente, serve aprire un tavolo pubblico sul futuro dell’intero complesso del grattacielo (Torri A, B e C), perché è evidente che non siamo di fronte a un’emergenza di pochi giorni, ma a un problema strutturale che richiede scelte coraggiose e non rinviabili.

Tagli alla ricerca e contraddizioni della politica tra annunci, ordini del giorno e scelte di Bilancio

Un ordine del giorno “riparatore” non cancella i tagli alla ricerca previsti dalla legge di Bilancio.
Tra annunci rassicuranti, atti parlamentari privi di effetti concreti e scelte di bilancio già approvate, le contraddizioni della politica emergono con particolare evidenza. A Ferrara, per l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e per l’Università queste incoerenze si traducono in conseguenze reali.

Si dice spesso che la politica è l’arte del possibile, ovvero la capacità di ottenere il miglior risultato raggiungibile date le circostanze. Ma questa definizione di realpolitik rischia di trasformarsi in un alibi quando il “possibile” coincide con la contraddizione. La politica non può creare la realtà, certo, ma non può neppure fingere di non esserne responsabile.

È questa la sensazione che resta dopo i tagli decisi dal Governo nella recente legge di Bilancio. Tra questi, i fondi destinati alla ricerca subiscono una riduzione che colpisce direttamente l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT): meno risorse per i laboratori, maggiore precarietà per i ricercatori e ridotte possibilità di sviluppo per i progetti già avviati. A ciò si aggiungono il blocco parziale del turnover per le università e gli enti pubblici di ricerca, che di fatto impedisce l’assunzione di nuovi ricercatori per sostituire chi va in pensione, e il taglio al Fondo per i Medicinali Innovativi, con ricadute dirette sulla ricerca farmacologica e clinica di nuova generazione.

Preoccupa, inoltre, il mancato rifinanziamento di fondi strutturali sufficienti a coprire il “gap finanziario” che si creerà alla fine del PNRR. Il rischio è che migliaia di ricercatori, assunti con contratti a termine legati ai progetti europei, restino senza prospettive, innescando una nuova “fuga di competenze” verso l’estero.

In questo scenario appare quasi paradossale leggere sulla stampa locale e nazionale dell’approvazione di un ordine del giorno, presentato da un parlamentare della stessa maggioranza di Governo, che impegna l’esecutivo “a valutare l’opportunità di reintegrare la dotazione inizialmente prevista per il finanziamento dell’IIT, fiore all’occhiello della ricerca italiana”
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Per Ferrara, queste scelte sono tutt’altro che marginali, soprattutto per l’impatto sul Centro di Neurofisiologia Traslazionale dell’IIT attivo presso l’Università di Ferrara (UNIFE), punto di riferimento internazionale per lo studio di tecnologie innovative per la salute e l’integrazione tra ricerca di base e applicazioni cliniche.

Qui emerge una contraddizione difficile da ignorare: che credibilità può avere una dichiarazione di intenti promossa dalla stessa maggioranza che ha appena approvato quegli stessi tagli?
Un ordine del giorno non è una decisione vincolante: non stanzia risorse e non corregge i bilanci.
Quando si parla di ricerca, si parla di strutture, competenze e persone. Gli ordini del giorno non tengono aperti i laboratori e non sostituiscono i finanziamenti strutturali. È, piuttosto, un esercizio di autoassoluzione, utile a mostrare consapevolezza del problema senza però assumersi la responsabilità delle scelte compiute.

La politica può anche essere l’arte del possibile, ma non dovrebbe mai diventare l’arte dell’incoerenza.
Servono scelte coerenti, assunte con chiarezza e responsabilità.

Francesco Vigorelli

Ex Caserma, La Comune: “Ignorato il sapere dell’Università di Ferrara”

La consigliera Zonari denuncia in commissione l’esclusione del Dipartimento di architettura dal percorso sul Pozzuolo del Friuli

“La partecipazione non può avere tempi biblici né ridursi a una semplice raccolta di opinioni”. Con queste parole la consigliera Anna Zonari de La Comune è intervenuta nella commissione consiliare di martedì 13 gennaio sull’iter relativo all’ex Caserma Pozzuolo del Friuli e all’ex Cavallerizza, denunciando con forza “le gravi criticità” del cosiddetto “percorso partecipato” promosso dal Comune di Ferrara.

Al centro della presa di posizione, un’area che tra il 2022 e il 2023 è stata terreno di un acceso conflitto politico. Da una parte il progetto Fe.Ris, “fondato su nuova edificazione, consumo di suolo e forte centralità degli investimenti privati”; dall’altra la richiesta, avanzata dai centinaia di cittadine e cittadini, associazioni e movimenti, di tutelare un bene comune e di avviare una rigenerazione orientata alla pubblica utilità, alla sostenibilità ambientale e alla qualità urbana, attraverso “un vero processo di progettazione partecipata”.

Dopo la bocciatura del progetto Fe.Ris in Consiglio comunale, ricorda Zonari nella nota stampa, due delibere approvate nel 2023 hanno impegnato sindaco e giunta ad attivare un percorso partecipativo aperto anche alla cittadinanza. Un passaggio “largamente atteso” e sollecitato per mesi anche dai presìdi settimanali della società civile sotto il Municipio. “Proprio perché era così atteso – ha sottolineato la consigliera – quel percorso avrebbe dovuto essere costruito con chiarezza, trasparenza e un reale coinvolgimento dei cittadini nelle scelte. Nulla di tutto questo è avvenuto”.

Secondo quanto emerso in commissione, infatti, “è stato confermato quello che avevamo già capito chiaramente leggendo la relazione: è stata realizzata una indagine preliminare per raccogliere proposte, attese e visioni da parte di alcuni portatori di interesse. Cosa ben diversa da un progetto partecipato”.

Nel mirino anche la gestione del sapere tecnico e scientifico prodotto in città. Forti critiche sono state rivolte alla mancata valorizzazione del lavoro svolto negli anni dal Dipartimento di architettura di Unife, impegnato da tempo su temi legati alla città, alle mura e ad aree come l’ex Caserma attraverso progetti, ricerche, laboratori e pubblicazioni. “Perché il sapere prodotto a Ferrara, sulla città di Ferrara, viene ignorato? E perché si è scelto di affidare l’incarico al Consorzio Futuro in Ricerca, che a sua volta ha incaricato una professoressa del Politecnico di Torino proprio per garantire ‘neutralità’?”.

Una scelta che, per La Comune, ha un chiaro significato politico: escludere il Dipartimento di Architettura dalle decisioni sulla rigenerazione urbana “svuota di senso il ruolo della conoscenza pubblica nel governo della città”, soprattutto quando il sapere universitario viene “evocato senza essere realmente integrato in un percorso chiaro e pubblico”.

Infine, il nodo della trasparenza. Nessuna presentazione pubblica dei risultati, nessuna restituzione alla cittadinanza. La relazione finale è stata resa disponibile “solo dopo una richiesta di accesso agli atti, perché?”, si chiede La Comune.

“Possiamo concludere dicendo che il mandato politico c’era ed è stato disatteso. A maggior ragione serve avviarlo ora, perché quel mandato è ancora vivo. Disatteso, ma vivo”. E il fatto che il Comune non sia proprietario dell’area, conclude la consigliera, “non è un alibi per sottrarsi alla partecipazione, ma la condizione stessa che rende necessario promuovere un percorso di progettazione partecipata, per esercitare fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo pubblico”.

 

“Una società è sicura quando garantisce diritti fondamentali”

La Comune di Ferrara parla di ciò che dovrebbe essere sicurezza a suo modo di vedere, in aperto contrasto con quello dell’amministrazione di Ferrara

“Una società è sicura quando garantisce diritti fondamentali: casa, lavoro, salute, istruzione”. La Comune di Ferrara interviene per spiegare la propria visione di sicurezza in chiaro contrasto con quella dell’attuale amministrazione di Ferrara che ha fatto delle recinzioni e dell’interventismo della Polizia Locale il suo mantra.

A ridurre le tensioni, il disagio e creare fiducia reciproca è, secondo La Comune, “la giustizia sociale”. “Dove c’è equità – spiegano riprendendo un articolo pubblicato sul loro sito il 25 dicembre -, c’è meno paura. Dove c’è inclusione, c’è meno conflitto”.
“L’inclusione – proseguono – significa accesso reale alle opportunità, riconoscimento delle differenze, partecipazione attiva.
Le comunità inclusive sono più resilienti, più capaci di affrontare le crisi, più unite nel prevenire il crimine e la violenza.
L’insicurezza nasce spesso dal sentirsi esclusi, invisibili, abbandonati”.
Rimanendo generica e senza mai attaccare direttamente l’amministrazione di Ferrara il gruppo politico guidato da Anna Zonari ragiona sulla parola “sicurezza” nel dibattito pubblico dove “è quasi sempre associata a controllo, sorveglianza, ordine pubblico e repressione del crimine”. Una visione che definiscono “parziale” e che “rischia di oscurare le radici profonde dell’insicurezza”. Radici individuate nella povertà, nell’emarginazione e nella disuguaglianza. “La sicurezza civile — quella che riguarda la vita quotidiana delle persone — non si costruisce con più pattuglie e inferriate, ma con più giustizia”.

Genitorialità, Zonari interroga la giunta: “Servizi davvero nuovi o già esistenti?”

Secondo la consigliera de La Comune di Ferrara le misure annunciate dall’assessora Coletti sarebbero attività attive da anni e presentate oggi come inedite

I servizi di sostegno alla genitorialità presentati dall’assessora Coletti sono nuovi o in continuità rispetto alle stesse attività svolte da un decennio dal Comune di Ferrara?

In estrema sintesi è questa la domanda che La Comune di Ferrara presenta, attraverso un’interrogazione, all’amministrazione del Comune di Ferrara.

“Negli ultimi giorni – scrive la consigliera Anna Zonari – l’assessora Coletti ha annunciato, attraverso la stampa locale e alcune pagine social istituzionali, l’attivazione di presunti ‘nuovi’ servizi a sostegno della genitorialità, in particolare le attività di supporto alla genitorialità in carcere e l’istituzione di un elenco comunale di baby-sitter”.

“Per come vengono presentati – prosegue -, tali interventi appaiono come servizi nuovi e inediti, quando in realtà il sostegno alla genitorialità in carcere e i servizi di orientamento per baby-sitter sono attività svolte dal Comune di Ferrara da almeno un decennio, costruite nel tempo attraverso il lavoro di operatrici e operatori comunali, attraverso il Centro per le Famiglie, i Centri Bambini e Famiglie, l’Informa Famiglie, con personale qualificato, convenzioni e una precisa impostazione educativa”.

Ecco dunque che, secondo la consigliera, “presentarli oggi come ‘nuovi’ significa cancellare il lavoro svolto in passato e appropriarsi politicamente di servizi già esistenti, che erano direttamente erogati dal Comune e inseriti stabilmente nelle politiche pubbliche per le famiglie”.

Per questo ha deciso di depositare un’interrogazione consiliare: “Per chiarire se si tratti di una reale continuità dei servizi o di una riorganizzazione che comporta un cambiamento nel modello di gestione, attraverso una esternalizzazione dei servizi stessi e per quale motivo siano stati presentati come servizi inediti del Comune di Ferrara”.