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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Tag: estense.com

Smog, l’interrogazione senza risposta: La Comune incalza l’Amministrazione

Inquinamento oltre i limiti, divieti al traffico e controlli poco chiari: dopo oltre tre mesi il gruppo consiliare denuncia il silenzio del Comune sull’applicazione delle ordinanze Pair

Ferrara continua a fare i conti con una qualità dell’aria critica e con un’interrogazione consiliare rimasta senza risposta. È quanto denuncia il gruppo consiliare La Comune, che il 31 ottobre 2025 aveva presentato un atto formale rivolto al sindaco, al presidente della Giunta e all’assessore alle Politiche Sociali sulla base delle ordinanze Pair (Piano Aria Integrato Regionale).

Nel documento si evidenziava, sulla base delle rilevazioni ufficiali, “una situazione complessivamente problematica, con livelli di inquinanti atmosferici che superavano in maniera significativa i limiti previsti dalla normativa vigente”. In particolare, i dati relativi a PM10 e ozono indicavano “sforamenti in un numero consistente di giornate, 98, e una qualità dell’aria, secondo il rapporto redatto da Arpae per l’anno 2024, mediocre o scadente”.

Un quadro allarmante anche dal punto di vista sanitario. L’inquinamento atmosferico, ricorda La Comune citando fonti internazionali, è “molto dannoso per la salute”: secondo Iarc e Oms provoca “oltre 3 milioni di decessi prematuri ogni anno nel mondo”, alcuni dei quali legati a patologie tumorali. A livello locale, uno studio del 2021 stima che “a Ferrara, se si rispettassero i limiti e le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per le concentrazioni di PM 2.5, si potrebbero evitare ogni anno tra le 142 e le 213 morti premature”.

Alla luce di questi dati, e considerando che “il trasporto su strada è una fonte significativa di inquinanti (PM10, O3, NOx)”, le ordinanze Pair prevedono a Ferrara, per gli anni 2023-2026, il divieto di circolazione dei veicoli diesel Euro 4 o inferiori dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria 8.30–18.30, su tutta l’area del centro abitato.

Proprio sull’effettiva applicazione di queste misure si concentrava l’interrogazione: La Comune ha chiesto “quanti controlli e quante sanzioni sono state emesse e quanto è stato incassato” per le ordinanze Pair 2023 e 2024, oltre a sapere “se l’assessore ritiene il numero di controlli e sanzioni congruo rispetto al numero di autovetture circolanti” soggette ai divieti.

A febbraio 2026, però, “sono trascorsi oltre 3 mesi senza che l’Amministrazione abbia risposto all’interrogazione”, una situazione che il gruppo definisce “in aperta violazione del regolamento, che impone un termine di 30 giorni”, nonostante i ripetuti solleciti.

Nel frattempo, i dati più recenti confermano il persistere del problema. In base ai bollettini Arpae e alle ordinanze comunali, fino a gennaio 2026 si contano “complessivamente circa 11-13 giornate di allerta smog effettiva”, concentrate soprattutto nel mese di gennaio. Dopo un primo episodio a dicembre 2025, le misure sono tornate in vigore dal 13 al 19 gennaio 2026 per sette giorni consecutivi, e poi nuovamente dal 22 al 23 gennaio.

Per La Comune, tutto questo rafforza la necessità di fare chiarezza: “Riteniamo importante una verifica dell’applicazione delle restrizioni imposte dalle ordinanze comunali e dell’efficacia di tali misure”.

Grattacielo. Zonari: “Il Comune intende assumersi le proprie responsabilità?”

La consigliera de La Comune di Ferrara ha presentato un question time all’amministrazione

Anna Zonari (La Comune di Ferrara) ha presentato un question time “per chiedere all’Amministrazione comunale di chiarire formalmente se la situazione determinata dalle ordinanze di inagibilità del Condominio Grattacielo e le conseguenze che ne sono derivate configurino una responsabilità pubblica in capo al Comune oppure una questione di natura privatistica”.

Una richiesta che, secondo la consigliera, “nasce da una evidente contraddizione istituzionale che non può più essere ignorata”. “Da un lato – spiega -, infatti, l’Amministrazione comunale ha più volte dichiarato, anche in sede consiliare, che la vicenda sarebbe riconducibile a rapporti tra privati e che, proprio per questo, non sarebbe necessario attivare misure straordinarie di competenza comunale”.

“Dall’altro lato – prosegue -, il Prefetto ha ritenuto necessario convocare per il giorno 4 febbraio un ‘Tavolo Tecnico di Coordinamento – Interventi di supporto socio-economico a favore dei nuclei familiari sfollati dall’edificio Grattacielo’, con l’invito alla partecipazione di una pluralità di soggetti istituzionali e sociali, tra cui: Regione Emilia-Romagna (Politiche abitative), Comune di Ferrara, Questura di Ferrara, Diocesi di Ferrara-Comacchio, Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna, Ufficio Scolastico Territoriale di Ferrara, Azienda Usl di Ferrara, Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile, Agenzia Regionale per il Lavoro – Centro per l’Impiego di Ferrara, Acer Ferrara, Associazione Bancaria Italiana – Commissione regionale Emilia-Romagna, associazioni di categoria (Confartigianato, Cna Confcommercio-Ascom, Confesercenti), associazioni del settore immobiliare (Fiaip, Fimaa, Anama), organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil), enti del terzo settore e del volontariato (Caritas, Croce Rossa, Csv Ferrara, associazione Viale K), nonché gestori di servizi pubblici essenziali (Hera, Enel Distribuzione)”.

Zonari considera “molto positivamente” questa iniziativa del prefetto Massimo Marchesiello, che ringrazia “perché ha assunto un ruolo di coordinamento indispensabile di fronte a una situazione complessa e che richiede risposte integrate, come sosteniamo dal primo giorno”. La convocazione di un tavolo interistituzionale “di questa ampiezza non è un atto neutro: è il riconoscimento che la situazione ha assunto una dimensione pubblica e necessita di un intervento coordinato tra più livelli istituzionali e sociali”.

“Le ordinanze di sgombero – aggiunge -, adottate ai sensi dell’articolo 54 del Testo Unico degli Enti Locali, hanno comportato l’allontanamento forzato di centinaia di cittadini dalle proprie abitazioni per ragioni di sicurezza. Si tratta di provvedimenti autoritativi del Comune, che producono conseguenze dirette e profonde sulla vita delle persone coinvolte”.

“Con questo question time non chiedo dichiarazioni di principio né annunci generici – conclude Zonari -, ma una risposta chiara e scritta su un punto fondamentale: il Comune intende assumere come propria responsabilità pubblica le conseguenze delle ordinanze che ha adottato, oppure continua a considerarle una questione privata? Da questa qualificazione discendono scelte, atti e responsabilità che non possono restare nell’ambiguità”.

Sfollati del grattacielo, Zonari chiede soluzioni abitative oltre l’emergenza

Dopo l’incendio alla Torre B, 65 persone ancora al Palapalestre. La consigliera del gruppo La Comune di Ferrara: “Le condizioni proprie dell’emergenza non possono protrarsi a lungo”

Arriva in Consiglio comunale un’interrogazione urgente sull’emergenza abitativa seguita all’incendio della Torre B del grattacielo di via Felisatti 5, che ha reso necessaria l’evacuazione di circa 200 persone. A presentarla è la consigliera Anna Zonari, presidente del gruppo consiliare La Comune di Ferrara, che chiede al sindaco e alla giunta di chiarire quali misure l’Amministrazione intenda adottare nella fase successiva alla prima accoglienza.

Nel testo dell’interrogazione si ricorda che, a seguito del rogo, “si è resa necessaria l’evacuazione di circa 200 persone” e che una parte di queste “non ha potuto trovare autonoma sistemazione ed è attualmente ospitata presso il Palapalestre di via Tumiati, adibito a struttura comunale di accoglienza emergenziale”. L’ordinanza sindacale dell’11 gennaio dispone inoltre “il divieto di utilizzo della Torre B del grattacielo” per consentire l’esecuzione delle opere di ripristino, da realizzarsi entro 30 giorni.

Secondo la consigliera, tuttavia, i tempi e le condizioni rendono necessario andare oltre la gestione della prima emergenza. Attualmente al Palapalestre risultano ospitate 65 persone, “tra cui tre nuclei familiari con minori (con un bimbo malato) e una giovane donna con ridotta mobilità”, per le quali “le condizioni di accoglienza non appaiono adeguate”. L’interrogazione evidenzia inoltre che “le condizioni di accoglienza proprie della prima emergenza, pur necessarie nella fase immediatamente successiva all’evento, devono considerarsi per loro natura temporanee” e non idonee a protrarsi nel tempo.

Tra le criticità segnalate figurano anche i rischi sanitari legati al periodo influenzale, la promiscuità degli spazi, la presenza significativa di donne e l’inadeguatezza dei servizi igienici, “concepiti per un utilizzo occasionale e non per una permanenza continuativa”. Viene inoltre indicata la possibile utilità di un supporto di mediazione culturale, vista la presenza di persone con background linguistici differenti.

Nel comunicato che accompagna l’atto, Zonari spiega che “l’atto nasce dalla necessità di fare chiarezza sulle misure che l’Amministrazione intende adottare nella fase successiva alla prima emergenza”, sottolineando che “le condizioni proprie dell’emergenza non possono protrarsi a lungo, soprattutto in presenza di nuclei familiari con minori e di persone con limitazioni motorie”.

L’interrogazione richiama anche le dichiarazioni del sindaco Alan Fabbri, che ha annunciato un impegno del Comune nel supportare gli sfollati nella ricerca di soluzioni alternative attraverso il mercato privato degli affitti. Ma la consigliera mette l’accento su una fascia di persone spesso esclusa dagli interventi ordinari: coloro che “pur non rientrando ordinariamente in condizioni di disagio sociale, si trovano, a seguito dello straordinario evento in atto, nell’impossibilità di sostenere autonomamente i costi di una sistemazione abitativa alternativa”.

Da qui le domande rivolte al sindaco e alla giunta: se il Comune stia valutando o abbia già avviato “l’attivazione di convenzioni temporanee con alberghi, residence o altre strutture ricettive”, con una copertura diretta o parziale dei costi, e se ritenga opportuno definire fin da ora “un quadro di intervento che tenga conto anche dell’eventualità di un prolungamento dei tempi di rientro”.

Grattacielo: “Dalle brande alla strada, l’emergenza non finisce il 18 gennaio”

Anna Zonari (La Comune di Ferrara) richiama il Comune a garantire soluzioni temporanee reali per gli sfollati dalle torri della città

Quello che sta emergendo in queste ore era, purtroppo, facilmente prevedibile. E infatti la mia interrogazione depositata ieri non appare “profetica”: appare fondata.

Apprendiamo che il tavolo della Prefettura, con una riunione di ieri (martedì 13 gennaio, ndr), ha deciso che il Palapalestre, allestito per la prima accoglienza, verrà chiuso entro il 18 gennaio. Formalmente è la fine della fase di emergenza. Ma sostanzialmente il messaggio rischia di essere un altro: l’emergenza pubblica finisce qui, da ora diventa un problema individuale.

Il punto è semplice: la chiusura del Palapalestre non coincide con la fine dell’emergenza. I tempi di rientro non sono certi, e tutto lascia pensare che possano essere molto più lunghi dei 30 giorni stimati nell’ordinanza dello scorso 11 gennaio, anche perché lo scenario si sta allargando, non restringendo: non solo Torre B, ma interrogativi pesanti anche sulla Torre A e sull’intero complesso, che comprende anche la Torre C (in molti non ci fanno caso, ma tra la torre A e la torre B di 20 piani, ce n’è una terza di 10 piani).

Non so stimare di quante centinaia di persone stiamo parlando. Faccio i conti della serva: 200 gli sfollati dalla torre B; se si rendesse necessario dichiarare inagibili anche la torre A e C, potrebbero aggiungersi 300 persone e in totale andiamo a 500!!

In questa situazione, il Comune continua a dire che darà “supporto nella ricerca” di alloggi sul mercato privato e rimanda allo Sportello Unico per i casi di particolare fragilità. Ma così si copre solo una parte del problema!
Si riduce l’emergenza a un problema assistenziale, non abitativo, ignorando la fascia “grigia”, che non va in carico ai servizi sociali, ovvero lavoratori poveri, affittuari, famiglie con un solo reddito.

Esiste una fascia ampia di persone e famiglie che non sono in carico ai servizi sociali nell’ordinario, ma che nello straordinario non possono permettersi un secondo affitto o una sistemazione alternativa per settimane o mesi.

Scaricare il problema sul mercato privato in una città dove esiste già una emergenza abitativa e dove i prezzi nel mercato libero sono alle stelle, suona molto come “Rangev”!

Non è in discussione la natura privata dell’immobile: è in discussione la gestione pubblica di uno sfollamento di queste dimensioni, in un contesto di criticità note da anni.

L’emergenza non finisce con lo smontaggio delle brande. Finisce quando si garantiscono soluzioni dignitose, sostenibili e realistiche alle persone coinvolte.

Mi rimane un dubbio molto spinoso: se in quel grattacielo non abitasse una percentuale così alta di popolazione migrante, non fosse da anni il simbolo del degrado cittadino, questa emergenza verrebbe gestita allo stesso modo?

Ripropongo allora quello che già ho detto nella interrogazione depositata ieri (martedì 13 gennaio, ndr): serve che il Comune si assuma la responsabilità di garantire soluzioni temporanee reali.

Attivando subito convenzioni con strutture ricettive e soluzioni abitative temporanee, con criteri trasparenti e limitati nel tempo, per tutte le persone che non possono rientrare a casa e non sono in grado di sostenere da sole un secondo alloggio.

Parallelamente, serve aprire un tavolo pubblico sul futuro dell’intero complesso del grattacielo (Torri A, B e C), perché è evidente che non siamo di fronte a un’emergenza di pochi giorni, ma a un problema strutturale che richiede scelte coraggiose e non rinviabili.

Tagli alla ricerca e contraddizioni della politica tra annunci, ordini del giorno e scelte di Bilancio

Un ordine del giorno “riparatore” non cancella i tagli alla ricerca previsti dalla legge di Bilancio.
Tra annunci rassicuranti, atti parlamentari privi di effetti concreti e scelte di bilancio già approvate, le contraddizioni della politica emergono con particolare evidenza. A Ferrara, per l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e per l’Università queste incoerenze si traducono in conseguenze reali.

Si dice spesso che la politica è l’arte del possibile, ovvero la capacità di ottenere il miglior risultato raggiungibile date le circostanze. Ma questa definizione di realpolitik rischia di trasformarsi in un alibi quando il “possibile” coincide con la contraddizione. La politica non può creare la realtà, certo, ma non può neppure fingere di non esserne responsabile.

È questa la sensazione che resta dopo i tagli decisi dal Governo nella recente legge di Bilancio. Tra questi, i fondi destinati alla ricerca subiscono una riduzione che colpisce direttamente l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT): meno risorse per i laboratori, maggiore precarietà per i ricercatori e ridotte possibilità di sviluppo per i progetti già avviati. A ciò si aggiungono il blocco parziale del turnover per le università e gli enti pubblici di ricerca, che di fatto impedisce l’assunzione di nuovi ricercatori per sostituire chi va in pensione, e il taglio al Fondo per i Medicinali Innovativi, con ricadute dirette sulla ricerca farmacologica e clinica di nuova generazione.

Preoccupa, inoltre, il mancato rifinanziamento di fondi strutturali sufficienti a coprire il “gap finanziario” che si creerà alla fine del PNRR. Il rischio è che migliaia di ricercatori, assunti con contratti a termine legati ai progetti europei, restino senza prospettive, innescando una nuova “fuga di competenze” verso l’estero.

In questo scenario appare quasi paradossale leggere sulla stampa locale e nazionale dell’approvazione di un ordine del giorno, presentato da un parlamentare della stessa maggioranza di Governo, che impegna l’esecutivo “a valutare l’opportunità di reintegrare la dotazione inizialmente prevista per il finanziamento dell’IIT, fiore all’occhiello della ricerca italiana”
.
Per Ferrara, queste scelte sono tutt’altro che marginali, soprattutto per l’impatto sul Centro di Neurofisiologia Traslazionale dell’IIT attivo presso l’Università di Ferrara (UNIFE), punto di riferimento internazionale per lo studio di tecnologie innovative per la salute e l’integrazione tra ricerca di base e applicazioni cliniche.

Qui emerge una contraddizione difficile da ignorare: che credibilità può avere una dichiarazione di intenti promossa dalla stessa maggioranza che ha appena approvato quegli stessi tagli?
Un ordine del giorno non è una decisione vincolante: non stanzia risorse e non corregge i bilanci.
Quando si parla di ricerca, si parla di strutture, competenze e persone. Gli ordini del giorno non tengono aperti i laboratori e non sostituiscono i finanziamenti strutturali. È, piuttosto, un esercizio di autoassoluzione, utile a mostrare consapevolezza del problema senza però assumersi la responsabilità delle scelte compiute.

La politica può anche essere l’arte del possibile, ma non dovrebbe mai diventare l’arte dell’incoerenza.
Servono scelte coerenti, assunte con chiarezza e responsabilità.

Francesco Vigorelli

Ex Caserma, La Comune: “Ignorato il sapere dell’Università di Ferrara”

La consigliera Zonari denuncia in commissione l’esclusione del Dipartimento di architettura dal percorso sul Pozzuolo del Friuli

“La partecipazione non può avere tempi biblici né ridursi a una semplice raccolta di opinioni”. Con queste parole la consigliera Anna Zonari de La Comune è intervenuta nella commissione consiliare di martedì 13 gennaio sull’iter relativo all’ex Caserma Pozzuolo del Friuli e all’ex Cavallerizza, denunciando con forza “le gravi criticità” del cosiddetto “percorso partecipato” promosso dal Comune di Ferrara.

Al centro della presa di posizione, un’area che tra il 2022 e il 2023 è stata terreno di un acceso conflitto politico. Da una parte il progetto Fe.Ris, “fondato su nuova edificazione, consumo di suolo e forte centralità degli investimenti privati”; dall’altra la richiesta, avanzata dai centinaia di cittadine e cittadini, associazioni e movimenti, di tutelare un bene comune e di avviare una rigenerazione orientata alla pubblica utilità, alla sostenibilità ambientale e alla qualità urbana, attraverso “un vero processo di progettazione partecipata”.

Dopo la bocciatura del progetto Fe.Ris in Consiglio comunale, ricorda Zonari nella nota stampa, due delibere approvate nel 2023 hanno impegnato sindaco e giunta ad attivare un percorso partecipativo aperto anche alla cittadinanza. Un passaggio “largamente atteso” e sollecitato per mesi anche dai presìdi settimanali della società civile sotto il Municipio. “Proprio perché era così atteso – ha sottolineato la consigliera – quel percorso avrebbe dovuto essere costruito con chiarezza, trasparenza e un reale coinvolgimento dei cittadini nelle scelte. Nulla di tutto questo è avvenuto”.

Secondo quanto emerso in commissione, infatti, “è stato confermato quello che avevamo già capito chiaramente leggendo la relazione: è stata realizzata una indagine preliminare per raccogliere proposte, attese e visioni da parte di alcuni portatori di interesse. Cosa ben diversa da un progetto partecipato”.

Nel mirino anche la gestione del sapere tecnico e scientifico prodotto in città. Forti critiche sono state rivolte alla mancata valorizzazione del lavoro svolto negli anni dal Dipartimento di architettura di Unife, impegnato da tempo su temi legati alla città, alle mura e ad aree come l’ex Caserma attraverso progetti, ricerche, laboratori e pubblicazioni. “Perché il sapere prodotto a Ferrara, sulla città di Ferrara, viene ignorato? E perché si è scelto di affidare l’incarico al Consorzio Futuro in Ricerca, che a sua volta ha incaricato una professoressa del Politecnico di Torino proprio per garantire ‘neutralità’?”.

Una scelta che, per La Comune, ha un chiaro significato politico: escludere il Dipartimento di Architettura dalle decisioni sulla rigenerazione urbana “svuota di senso il ruolo della conoscenza pubblica nel governo della città”, soprattutto quando il sapere universitario viene “evocato senza essere realmente integrato in un percorso chiaro e pubblico”.

Infine, il nodo della trasparenza. Nessuna presentazione pubblica dei risultati, nessuna restituzione alla cittadinanza. La relazione finale è stata resa disponibile “solo dopo una richiesta di accesso agli atti, perché?”, si chiede La Comune.

“Possiamo concludere dicendo che il mandato politico c’era ed è stato disatteso. A maggior ragione serve avviarlo ora, perché quel mandato è ancora vivo. Disatteso, ma vivo”. E il fatto che il Comune non sia proprietario dell’area, conclude la consigliera, “non è un alibi per sottrarsi alla partecipazione, ma la condizione stessa che rende necessario promuovere un percorso di progettazione partecipata, per esercitare fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo pubblico”.

 

“Una società è sicura quando garantisce diritti fondamentali”

La Comune di Ferrara parla di ciò che dovrebbe essere sicurezza a suo modo di vedere, in aperto contrasto con quello dell’amministrazione di Ferrara

“Una società è sicura quando garantisce diritti fondamentali: casa, lavoro, salute, istruzione”. La Comune di Ferrara interviene per spiegare la propria visione di sicurezza in chiaro contrasto con quella dell’attuale amministrazione di Ferrara che ha fatto delle recinzioni e dell’interventismo della Polizia Locale il suo mantra.

A ridurre le tensioni, il disagio e creare fiducia reciproca è, secondo La Comune, “la giustizia sociale”. “Dove c’è equità – spiegano riprendendo un articolo pubblicato sul loro sito il 25 dicembre -, c’è meno paura. Dove c’è inclusione, c’è meno conflitto”.
“L’inclusione – proseguono – significa accesso reale alle opportunità, riconoscimento delle differenze, partecipazione attiva.
Le comunità inclusive sono più resilienti, più capaci di affrontare le crisi, più unite nel prevenire il crimine e la violenza.
L’insicurezza nasce spesso dal sentirsi esclusi, invisibili, abbandonati”.
Rimanendo generica e senza mai attaccare direttamente l’amministrazione di Ferrara il gruppo politico guidato da Anna Zonari ragiona sulla parola “sicurezza” nel dibattito pubblico dove “è quasi sempre associata a controllo, sorveglianza, ordine pubblico e repressione del crimine”. Una visione che definiscono “parziale” e che “rischia di oscurare le radici profonde dell’insicurezza”. Radici individuate nella povertà, nell’emarginazione e nella disuguaglianza. “La sicurezza civile — quella che riguarda la vita quotidiana delle persone — non si costruisce con più pattuglie e inferriate, ma con più giustizia”.

Genitorialità, Zonari interroga la giunta: “Servizi davvero nuovi o già esistenti?”

Secondo la consigliera de La Comune di Ferrara le misure annunciate dall’assessora Coletti sarebbero attività attive da anni e presentate oggi come inedite

I servizi di sostegno alla genitorialità presentati dall’assessora Coletti sono nuovi o in continuità rispetto alle stesse attività svolte da un decennio dal Comune di Ferrara?

In estrema sintesi è questa la domanda che La Comune di Ferrara presenta, attraverso un’interrogazione, all’amministrazione del Comune di Ferrara.

“Negli ultimi giorni – scrive la consigliera Anna Zonari – l’assessora Coletti ha annunciato, attraverso la stampa locale e alcune pagine social istituzionali, l’attivazione di presunti ‘nuovi’ servizi a sostegno della genitorialità, in particolare le attività di supporto alla genitorialità in carcere e l’istituzione di un elenco comunale di baby-sitter”.

“Per come vengono presentati – prosegue -, tali interventi appaiono come servizi nuovi e inediti, quando in realtà il sostegno alla genitorialità in carcere e i servizi di orientamento per baby-sitter sono attività svolte dal Comune di Ferrara da almeno un decennio, costruite nel tempo attraverso il lavoro di operatrici e operatori comunali, attraverso il Centro per le Famiglie, i Centri Bambini e Famiglie, l’Informa Famiglie, con personale qualificato, convenzioni e una precisa impostazione educativa”.

Ecco dunque che, secondo la consigliera, “presentarli oggi come ‘nuovi’ significa cancellare il lavoro svolto in passato e appropriarsi politicamente di servizi già esistenti, che erano direttamente erogati dal Comune e inseriti stabilmente nelle politiche pubbliche per le famiglie”.

Per questo ha deciso di depositare un’interrogazione consiliare: “Per chiarire se si tratti di una reale continuità dei servizi o di una riorganizzazione che comporta un cambiamento nel modello di gestione, attraverso una esternalizzazione dei servizi stessi e per quale motivo siano stati presentati come servizi inediti del Comune di Ferrara”.

Zonari (La Comune), mozione contro lo spostamento del mercato

La consigliera impegna l’amministrazione a “sospendere il trasferimento del mercato del lunedì fuori dal centro storico”

Dall’intervento ai fatti. Anna Zonari (La Comune di Ferrara) ha presentato una mozione nella quale chiede di mantenere il mercato del lunedì, “il principale mercato settimanale della provincia”, in centro storico e di riaprire il confronto con gli operatori del commercio su area pubblica.

Zonari impegna il sindaco e la giunta a “sospendere il trasferimento del mercato del lunedì fuori dal centro storico, evitando decisioni irreversibili che rischiano di compromettere la sopravvivenza del mercato stesso; mantenere il mercato del lunedì nel centro storico, riconoscendone il valore economico, sociale e identitario per la città di Ferrara; riaprire immediatamente un tavolo di confronto con le rappresentanze degli ambulanti, valutando seriamente la proposta di collocazione nell’area già utilizzata per il mercato del venerdì; coinvolgere la cittadinanza attraverso strumenti di consultazione pubblica sulle scelte che riguardano i mercati e l’uso degli spazi urbani; definire una strategia complessiva di tutela e rilancio del commercio su area pubblica, coerente con gli obiettivi di rigenerazione del centro storico e di equilibrio tra grande distribuzione e commercio di prossimità”.

La consigliera de La Comune ricorda che “il commercio su area pubblica rappresenta un presidio economico, sociale e culturale fondamentale per la vitalità dei centri storici”. Nella mozione riprende dunque molte della argomentazioni già portate nell’intervento pubblicato il giorno precedente alla protocollazione del documento avvenuto il 31 dicembre.

Nota infatti come “secondo i dati Anva – Confesercenti, negli ultimi dieci anni in Italia è scomparsa un’impresa su cinque del commercio su area pubblica, mentre in Emilia-Romagna il calo supera il 30%, a dimostrazione di una crisi strutturale del settore non imputabile agli operatori; studi di Confesercenti e Istat evidenziano come la desertificazione commerciale dei centri urbani sia strettamente correlata alla perdita di mercati e commercio di prossimità, con effetti negativi su sicurezza, vivibilità e attrattività turistica; la Commissione Europea, attraverso le strategie per le ‘città compatte e sostenibili’, riconosce i mercati urbani come strumenti chiave per contrastare lo spopolamento dei centri storici e la dipendenza dalla grande distribuzione”.

Fa quindi presente che “Ferrara presenta già oggi un’elevata concentrazione di Grande Distribuzione Organizzata, con uno squilibrio competitivo che penalizza fortemente il piccolo commercio e il commercio ambulante” e che “lo spostamento del mercato del lunedì dall’area centrale a piazza XXIV Maggio (zona Acquedotto) comporterebbe: un allontanamento dai flussi pedonali e commerciali consolidati; una prevedibile riduzione delle presenze e del fatturato degli operatori; un aumento delle criticità legate a traffico e congestione in un’area già fragile; un ulteriore indebolimento del centro storico, in contrasto con le politiche di rigenerazione urbana dichiarate dall’Amministrazione”.

Ricorda infine che gli operatori del commercio hanno presentato una proposta alternativa che ritiene “concreta e sostenibile” ma che questa “non risulta essere stata adeguatamente presa in considerazione”.

Taglio fondo qualità dell’aria. La Comune sarcastica: “Un ringraziamento al Governo”

La civica attacca il governo per la riduzione del 75% dei fondi destinati alla riduzione dell’inquinamento

“Un ringraziamento al Governo da parte di tutti i ferraresi che ogni anno muoiono a causa dell’inquinamento dell’aria per il taglio in finanziaria al 75% dei fondi per la qualità dell’aria”.

Le critiche alla manovra finanziaria, una delle più turbolente degli ultimi anni, arrivano anche da Ferrara con La Comune che ha pubblicato una vignetta corredata da un articolo di LifeGate che ricorda come il fondo verrà tagliato.

Si tratta di una critica mossa al governo di Giorgia Meloni già da diverso tempo, il 10 dicembre scorso ne parlava Mauro Ravarino su Il Manifesto, ma ora, con la legge approvata in Senato, i giochi sono praticamente fatti. Sebbene sia necessario un ulteriore passaggio alla Camera, è orami certo che quello approvato a Palazzo Madama sia il testo definitivo.

Ravarino l’ha definita “una scure che si abbatte sulle speranze di respirare aria più pulita in Pianura Padana” mentre Legambiente nota il paradosso: “Proprio ora, mentre questi segnali indicano una tendenza positiva, che il Governo sceglie di lasciare soli e senza risorse i territori più complicati del Paese. Una scelta miope, che espone l’Italia a nuove procedure d’infrazione europee, a ulteriori sanzioni onerose e riduzioni dei fondi strutturali europei e, soprattutto, a un pericoloso arretramento nella tutela della salute pubblica”.

I segnali citati dall’associazione si riferiscono a tutte le regioni che affacciano sulla principale pianura italiana che è anche una delle aree più inquinate d’Europa.

Basti pensare che giovedì 18 e venerdì 19 dicembre il bollettino sulla qualità dell’aria di Arpae indicava bollino rosso in tutte le città capoluogo di provincia della Regione Emilia Romagna.

Le ordinanze del sindaco arrivano, specialmente in periodo invernale, settimanalmente per ridurre la possibilità di accesso alla città ai mezzi più inquinanti nel tentativo di ridurre la presenza di Pm10 e Pm2,5 nell’aria.

Legambiente, nel criticare i tagli, fa notare che, secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, in Europa sono state 238mila le vittime del Pm2,5 e di queste 43mila in Italia. Definisce quindi “irragionevole” la scelta dello Stato di passare da un finanziamento previsto di circa 300milioni a meno di 100.

“Un vero e proprio ‘furto di risorse’ – scrive Legambinete – ai danni dei territori già più colpiti dall’inquinamento atmosferico e che più avrebbero bisogno di essere sostenuti. Senza finanziamenti adeguati, il rischio è che molte delle azioni previste per i prossimi anni vengano ridimensionate o addirittura cancellate, con conseguenze gravi sia per la salute delle persone sia per il percorso di allineamento dell’Italia agli standard europei”.

Casa del Volontariato: bocciata proroga e trasferimento in viale IV Novembre

Respinta la mozione proposta dalle opposizioni. Anna Zonari (La Comune di Ferrara): “Perché spostare qualcosa che sta funzionando?”

Il volontariato sospeso su un filo teso tra centro e periferia. È stata respinta con 16 voti contrari su 25 la mozione con cui i gruppi consiliari di minoranza avevano richiesto una proroga all’utilizzo della sede del Csv “Terre Estensi” in via Ravenna 52 e il ricollocamento della stessa in viale IV Novembre.

La mozione, come ha spiegato il consigliere Davide Nanni (Pd), nasce da un’urgenza: la scadenza, fissata al 31 dicembre, della concessione che consente al Csv e alle associazioni che animano la Casa del Volontariato di utilizzare in comodato gratuito il primo piano dell’immobile comunale di via Ravenna.

Scadenza che, ha dichiarato Nanni, è imminente ma che non tiene in considerazione la mancanza di un’alternativa agibile nel breve termine: “È opportuno ricordare fin da subito che la proposta di sede alternativa per la casa del volontariato, fatta anche pubblicamente dall’Amministrazione comunale, ovvero l’ex sede Coldiretti di via Bologna 637, per cui è stato speso 1 milione di euro all’epoca dell’acquisto e per cui è stato stanziato a bilancio un ulteriore milione e 70mila euro per le spese di rifunzionalizzazione, è ancora in ristrutturazione”.

Da qui la proposta delle opposizioni di destinare le attività della Casa del Volontariato all’immobile di proprietà della Regione e temporaneamente assegnato dal Comune al Centro per l’Impiego collocato tra viale IV Novembre e via Ortigara, proposta suggestionata anche dalle 97 realtà associative firmatarie di un appello che si oppone al trasferimento in via Bologna.

La scelta dell’ex sede Coldiretti, infatti, non è stata ritenuta idonea in primis per la sua lontananza dal centro cittadino: “Molti cittadini che usufruiscono dei servizi delle associazioni abitano e vivono nella cerchia muraria o nella sua prossimità – ha dichiarato il consigliere Enrico Segala (Pd) -. È chiaro che la sede in periferia è più comoda per chi viene da fuori, ma è più comoda per chi viene dalla zona sud: chi viene dalla zona nord impiegherà mezz’ora o quaranta minuti per raggiungerla”.

Non bastano le ragioni addotte dall’Amministrazione e dalla risoluzione proposta dal consigliere Stefano Perelli (Lega) sull’ottimo collegamento ai mezzi di trasporto: “Se basiamo l’accesso in base agli autobus siamo già in difetto – ha spiegato Segala – perché la maggiore parte degli incontri sono spesso serali, e sappiamo che l’11 non arriva più a una certa ora. Come fanno certi utenti a tornare a casa dopo le riunioni?”

A sostegno della mozione, Segala ha proposto esempi di coloro che vivono l’associazionismo e che sarebbero svantaggiati dallo spostamento della Casa del volontariato in via Bologna: “Molti gruppi tutelano e aiutano persone fragili – ha proseguito il dem -: ci sono fragilità diverse ma dobbiamo considerare che ci sono alcune fragilità, penso a chi soffre di disagio psichico, che non si muovono in macchina o che non riescono a prendere un autobus. Se la sede va in via Bologna hanno già detto che non andranno più alle attività”.

Anche la posizione strategica di viale IV Novembre è stata addotta come motivazione per collocarvi la sede del Csv, non solo perché vicina a parcheggio e stazione, ma anche perché si porrebbe come presidio di legalità nella complessa zona Gad: “Sono le associazioni di cittadini e volontariato la prima linea della tutela” ha concluso Segala.

Anche la consigliera Anna Zonari (La Comune di Ferrara), che lavora al Centro dal 1997 – e per questo astenutasi dalla votazione – ha sostenuto la necessità di mantenere la sede in via Ravenna: “In un’epoca in cui è difficile la convivenza, qui hanno trovato modo di convivere dal ’97 senza uno screzio decine di associazioni che condividono 400 metri quadrati. La casa del volontariato ha una situazione logistica adatta alle attività che vi sono svolte”.

“Oggi senza una chiara motivazione ci viene chiesto di spostare questo cuore pulsante in via Bologna 637 – ha proseguito Zonari -. Perché spostare qualcosa che sta funzionando? Chiedo all’assessora Coletti, che purtroppo è uscita e mi dispiace perché vuol dire che non ascolta, che venga qui e spieghi ai cittadini il perché viene trasferito questo posto, qual è il progetto alternativo?”

Una risposta a Zonari ha provato a suggerirla il consigliere Leonardo Fiorentini (Civica Anselmo) in base a un accesso agli atti sull’immobile di via Bologna: “Acquistato l’immobile c’era il problema di riempirlo. Ecco perché da due anni si sta cercando ostinatamente qualcuno che occupi quei locali”.

Infine, una provocazione alle opposizioni: “Ascolto un silenzio che urla dall’altra parte”.

Via libera al nuovo impianto fotovoltaico a Gaibanella

Zonari: “Da parte del Comune è stato richiesto come compensazione l’1% sui ricavi , ma è una quota minima”

Sempre più vicina la realizzazione dell’impianto fotovoltaico a Gaibanella. All’esame del consiglio comunale ferrarese è arrivata la variante urbanistica di esproprio per costruire, su un terreno privato, una cabina di sezionamento, che consentirebbe la connessione del futuro impianto alla rete elettrica. Via libera da parte dei consiglieri di maggioranza e voto di astensione dell’opposizione.

Il passaggio in aula della delibera è stato accompagnato dalla notizia che “Arpae, a cui spettava l’iter autorizzativo dell’impianto, ha concluso la conferenza dei servizi dando responso positivo”, ha dichiarato l’assessore Stefano Vita Finzi Zalman durante la seduta.

“Da parte del Comune è stato richiesto come compensazione l’1% sui ricavi derivanti dall’impianto – ha evidenziato Zonari, della civica La Comune – ma è una quota minima, di circa 7 mila euro all’anno, che bisognerebbe negoziare, a fronte delle dimensioni dell’impianto, 11,5 ettari, e del fatto che per almeno 20 anni non ci sarà produzione agricola su quel suolo”.

“Sommando tutte le richieste – ha commentato Buriani, del Partito democratico – di costruzione di impianti si configura una riduzione della produzione agricola, dovuta alle centinaia di ettari di terreno che vanno perdute. Ambientalmente sono interventi lodevoli, ma a lungo andare possono creare danni all’economia locale”.

Ad addossare al centro-sinistra le responsabilità di una crescente diffusione nel territorio di impianti di questo tipo è stato il vicesindaco Alessandro Balboni: “Tutta questa opposizione fa parte del governo regionale. Una Regione che ha una programmazione molto ambiziosa rispetto ai target di giga prodotti da fotovoltaico. Delle due l’una: o la transizione energetica è un obiettivo importante e tutti gli enti cooperano, oppure non si può avere atteggiamento incoerente e ondivago di fronte ai procedimenti che passano da quest’aula”.

Poi Balboni è andato ulteriormente all’attacco: “Spesso questi interventi non godono di popolarità da parte della popolazione, posso capire che l’opposizione possa esserne stimolata, ma stop al gioco delle tre carte. Ex dirigenti apicali di una forza oggi all’opposizione occupano ruoli importanti per una realtà che a livello provinciale è molto attiva nel settore. Penso che al loro interno sarebbe necessario un confronto”.

I consiglieri di minoranza hanno criticato lo sfruttamento del territorio provinciale per la costruzione di impianti a energia rinnovabile a fronte di compensazioni e benefici insufficienti per le comunità locali.

“Non nascondiamoci dietro all’atto dovuto”, ha puntualizzato Marchi, del Movimento 5 stelle. “Il Comune dovrebbe prendersi il tempo per valutare l’opportunità di questo impianto a Gaibanella. Altrimenti come a Villanova con la rotatoria, autorizzare questa variante vorrà dire prendersi la responsabilità di tutto ciò che ne seguirà”.

“Chi oggi si astiene non ha nulla contro la costruzione di impianti fotovoltaici – ha sottolineato Fiorentini, della civica Anselmo – ma ha qualche perplessità sul fatto che invece di riempire i tetti del già costruito, si continui in questa ricerca affannosa del terreno agricolo”.