GRATTACIELO: L’EMERGENZA NON FINISCE IL 18 GENNAIO
Quello che sta emergendo in queste ore era, purtroppo, facilmente prevedibile. E infatti la mia interrogazione depositata ieri non appare “profetica”: appare fondata.
Apprendiamo che il tavolo della Prefettura, con una riunione di ieri, ha deciso che il Palapalestre, allestito per la prima accoglienza, verrà chiuso entro il 18 gennaio. Formalmente è la fine della fase di emergenza. Ma sostanzialmente il messaggio rischia di essere un altro: l’emergenza pubblica finisce qui, da ora diventa un problema individuale.
Il punto è semplice: la chiusura del Palapalestre non coincide con la fine dell’emergenza. I tempi di rientro non sono certi, e tutto lascia pensare che possano essere molto più lunghi dei 30 giorni stimati nell’ordinanza dello scorso 11 gennaio, anche perché lo scenario si sta allargando, non restringendo: non solo Torre B, ma interrogativi pesanti anche sulla Torre A e sull’intero complesso, che comprende anche la Torre C (in molti non ci fanno caso, ma tra la torre A e la torre B di 20 piani, ce n’è una terza di 10 piani).
Non so stimare di quante centinaia di persone stiamo parlando. Faccio i conti della serva: 200 gli sfollati dalla torre B; se si rendesse necessario dichiarare inagibili anche la torre A e C, potrebbero aggiungersi 300 persone e in totale andiamo a 500!!
In questa situazione, il Comune continua a dire che darà “supporto nella ricerca” di alloggi sul mercato privato e rimanda allo Sportello Unico per i casi di particolare fragilità. Ma così si copre solo una parte del problema!
Si riduce l’emergenza a un problema assistenziale, non abitativo,
ignorando la fascia “grigia”, che non va in carico ai servizi sociali, ovvero lavoratori poveri, affittuari, famiglie con un solo reddito.
Esiste una fascia ampia di persone e famiglie che non sono in carico ai servizi sociali nell’ordinario, ma che nello straordinario non possono permettersi un secondo affitto o una sistemazione alternativa per settimane o mesi.
Scaricare il problema sul mercato privato in una città dove esiste già una emergenza abitativa e dove i prezzi nel mercato libero sono alle stelle, suona molto come “Rangev”!
Non è in discussione la natura privata dell’immobile: è in discussione la gestione pubblica di uno sfollamento di queste dimensioni, in un contesto di criticità note da anni.
L’emergenza non finisce con lo smontaggio delle brande. Finisce quando si garantiscono soluzioni dignitose, sostenibili e realistiche alle persone coinvolte.
Mi rimane un dubbio molto spinoso: se in quel grattacielo non abitasse una percentuale così alta di popolazione migrante, non fosse da anni il simbolo del degrado cittadino, questa emergenza verrebbe gestita allo stesso modo?
Ripropongo allora quello che già ho detto nella interrogazione depositata ieri: serve che il Comune si assuma la responsabilità di garantire soluzioni temporanee reali.
Attivando subito convenzioni con strutture ricettive e soluzioni abitative temporanee, con criteri trasparenti e limitati nel tempo, per tutte le persone che non possono rientrare a casa e non sono in grado di sostenere da sole un secondo alloggio.
Parallelamente, serve aprire un tavolo pubblico sul futuro dell’intero complesso del grattacielo (Torri A, B e C), perché è evidente che non siamo di fronte a un’emergenza di pochi giorni, ma a un problema strutturale che richiede scelte coraggiose e non rinviabili.
Anna Zonari