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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Inviato il:

16 Gennaio 2026

Francesco Vigorelli

Tra legge di Bilancio e aumenti vari: benvenuti nel 2026

Cronaca di quarantotto ore tra rincari quotidiani, lavoro che si allunga e certezze che si accorciano, e molto altro ancora

Ieri sono uscito di buon’ora. Sono bastate quarantotto ore per immaginare come sarà il 2026.

Prima il tagliando dell’auto: 350 euro. A seguire, sosta al distributore per il pieno (68 euro); l’addetto, quasi scusandosi, mi spiega che ora pesa l’allineamento delle accise deciso a inizio anno. Rientrato a casa, decido di sbrigare alcuni pagamenti al computer: il bollo auto, quest’anno, è aumentato da 221 a 241 euro. Venti euro in più per la stessa identica macchina. L’assicurazione non è da meno: costa altri 30 euro in più, per garanzie accessorie.
Mentre ero in casa, è arrivato il corriere e ho scoperto che hanno aggiunto 2 euro di contributo fisso sulle spedizioni. Così, per arrotondare…
Questa mattina ho accompagnato un amico a Padova: nel frattempo hanno aumentato anche i pedaggi autostradali. Di poco, certo. Anche qui, per arrotondare

Il momento critico arriva quando, con il mio amico, parliamo di lavoro e pensioni. Dipendente pubblico, è piuttosto arrabbiato: si è visto spostare più avanti l’accesso alla pensione anticipata.
Dovrà lavorare più a lungo e, come ringraziamento, ricevere la liquidazione ancora più tardi di chi è uscito l’anno scorso. Ha anche capito che il tasso di rivalutazione sarà più penalizzante, con l’effetto di ridurre ulteriormente l’importo reale della sua pensione futura.
Qualcuno gli ha detto che questi cambiamenti servono per tenere i conti dell’INPS in ordine. Chissà se hanno penalizzato solo le nostre o anche le loro pensioni?

Alla radio il giornalista citava i dati previsti per il 2025 sulla pressione fiscale, tra il 42,4 e il 42,8%, risalita ai massimi degli anni Duemila, e quelli della produzione industriale, che continua a mostrare un trend negativo, arrivando a circa 34 mesi di flessione.
Parlava anche della produttività del lavoro italiana, rimasta sostanzialmente ferma, con una crescita media annua intorno allo 0,2–0,3% negli ultimi trent’anni, contro l’1,2–1,5% della media UE. Un dato che ci rende sempre meno competitivi.
Citava infine il PIL che, nelle previsioni, dopo lo stentato +0,5% del 2025, anche per quest’anno non dovrebbe superare lo 0,8%, nonostante l’apporto dei fondi del PNRR.

Sull’evasione fiscale — circa 100 miliardi l’anno — lo stesso giornalista commentava l’intervista di un ministro che diceva che chi evade lo fa perché le tasse sono troppo alte e che quindi bisogna aiutarli con un condono o una sanatoria.
E per aiutarli a pagare? Si parla di nuove rateizzazioni molto lunghe, nove o dieci anni, a condizioni favorevoli: certo più leggere di quelle che molti cittadini affrontano con mutui e prestiti, comprese quelle che il mio amico paga sul suo mutuo.
Ma come? Non esistono già strumenti e incentivi per sostenere chi è davvero in difficoltà? È evidente a tutti che continuare con condoni e sanatorie significa premiare i furbi e incoraggiare l’evasione.
Davanti a questa logica, il mio amico, diviso tra amarezza e rabbia, spegne la radio e rimane in silenzio.

Anche la moglie è infuriata: contava su Opzione Donna, pur accettando un forte taglio dell’assegno, per stare vicino alla madre novantenne. Con la sostanziale abolizione della misura, è rimasta incastrata al lavoro anche lei.
Come se non bastasse, il figlio — ricercatore all’Istituto Italiano di Tecnologia — non sa nemmeno se gli rinnoveranno il contratto, visti i tagli ai fondi per la ricerca. Sta valutando l’offerta di un istituto di ricerca tedesco che gli garantirebbe un compenso superiore di oltre il 50%.

Famiglia serena. Stato soddisfatto.

Però ci hanno detto che le cose vanno bene, che le tasse sono diminuite, che l’occupazione è aumentata e che l’Italia non ha mai goduto di una considerazione così alta all’estero.

Va tutto bene e non me ne sono accorto…

Lo sa anche lui che non è solo colpa della Meloni. Ma perché raccontare tutte quelle favole? Questo davvero non lo capisce.
Ci stanno dicendo che bisogna mantenere un atteggiamento positivo: dovremo lavorare un po’ di più, pagare un po’ di più e ricevere un po’ di meno. L’importante è non fare troppe domande.
Conta la salute… ah già, hanno tagliato anche quella.


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