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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Inviato il:

10 Agosto 2026

Francesco Vigorelli

Infrastrutture nel ferrarese: idrovia, autostrade. Il treno no.

Il Po è in secca. Oltre 100 comuni tra Piemonte e Lombardia sono già in emergenza idrica, alcuni riforniti con le autobotti. Il cuneo salino risale, ormai a 25 chilometri dalla foce. Non c’è abbastanza acqua per gli acquedotti, figuriamoci per farci passare una nave. E noi investiamo 170 milioni di euro nell’Idrovia ferrarese: una via d’acqua che dovrebbe collegare il Po Grande, attraverso il Boicelli e il Po di Volano, a Porto Garibaldi. Settanta chilometri, per farci passare — secondo i politici, non i tecnici — natanti fino a 110 metri di lunghezza e 11 di larghezza. Navi di queste dimensioni, su un fiume in secca.

Chi ci crede? Un’idrovia in scala più “contenuta” potrebbe avere un senso: magari per piccoli trasporti commerciali locali, per valorizzare il territorio dal punto di vista turistico. Ma qui si parla d’altro. Nel frattempo, altri 280 milioni per la terza corsia dell’autostrada Bologna-Ferrara. Più asfalto, più traffico. Lo sappiamo da decenni: ogni corsia in più attira nuovo traffico e in pochi anni la congestione torna quella di prima. Anche stavolta, però, con qualche centinaio di milioni spesi in più.

Diranno che sono fondi vincolati, non spostabili sul ferro. Vero — ma quei finanziamenti sono arrivati insistendo, per vent’anni, come per l’Idrovia e l’autostrada. Sul treno, quell’insistenza è mancata. Per arrivare con i mezzi pubblici al più importante polo turistico della provincia — i Lidi di Comacchio — servono da 1 a 2 ore di corriera dalla stazione di Ferrara. E se ti vuoi portare la bici sulla costa e sul Delta? Lasciala a casa. Turismo lento? Noleggiala lì. Non è un caso isolato: alcuni tra i maggiori comuni della provincia — Cento, Comacchio e Copparo — così come importanti siti produttivi e aree manifatturiere, non hanno alcun collegamento ferroviario con il capoluogo. Per raggiungerli servono l’auto, o una corriera — e le merci viaggiano su camion, con costi più alti, più traffico pesante e più inquinamento. Che il treno sia la scelta più conveniente — ambientalmente ed economicamente — lo sanno tutti, o quasi. Tranne, a quanto pare, chi decide le priorità. E infatti continuiamo a investire in strade e autostrade, con il plauso di quasi tutte le forze politiche, delle associazioni di categoria, della Camera di Commercio locale.

C’è anche la Cispadana, da sempre citata come priorità, ferma da anni per problemi amministrativi. Le eccezioni ci sono. Nei territori della provincia, a Cento come a Comacchio, c’è già chi chiede le tratte ferroviarie. In Romagna, non lontano da noi, Confindustria Romagna, Legacoop e altre associazioni di categoria, insieme ai sindacati, hanno firmato un appello congiunto per portare l’alta velocità ferroviaria nel loro territorio. Bastano questi esempi o ne servono altri?

“Forse” è necessario rivedere le priorità infrastrutturali nel ferrarese.


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