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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

28 Gennaio 2026

La Comune di Ferrara: ecco cosa bisogna fare. Contestazioni e proposte sull’emergenza “Grattacielo” dopo il Consiglio Comunale del 26 gennaio 2026

PARTE I – LE NOSTRE CONTESTAZIONI

1. Una narrazione strumentale e stigmatizzante per giustificare l’assenza di governo
Nel dibattito pubblico e istituzionale avvenuto in consiglio comunale è stata costruita dalla maggioranza una narrazione che non corrisponde alla realtà: si è sostenuto che l’opposizione volesse ignorare il rischio o lasciare le persone in una situazione di pericolo, e si è descritto il provvedimento come un atto di coraggio isolato, contrapposto a un presunto immobilismo altrui.

Allo stesso tempo, una parte della comunicazione ha contribuito a rappresentare le persone evacuate come una categoria indistinta e problematica, quando in realtà si tratta di famiglie, lavoratrici e lavoratori, anziani, studenti, bambine e bambini, molti dei quali pienamente in regola e parte attiva della comunità cittadina.

Questa narrazione serve a semplificare e polarizzare, ma non aiuta a governare l’emergenza. Al contrario, oscura i problemi reali e giustifica l’assenza di una risposta pubblica strutturata, scaricando responsabilità e alimentando stigma.

2. Un rischio noto da anni, affrontato solo dopo l’incendio
I problemi di sicurezza del grattacielo sono documentati da anni nei verbali dei Vigili del Fuoco. Gli ultimi verbali risultano sostanzialmente identici a quelli di due anni fa.
Non si può quindi sostenere che le ordinanze siano conseguenza di nuove prescrizioni: esse arrivano solo dopo il principio di incendio nella torre B, che ha portato il sindaco a ritenere inevitabile l’evacuazione per garantire l’incolumità delle persone.

Le amministrazioni che si sono succedute hanno adottato un atteggiamento attendista, anche perché una parte significativa degli interventi era già stata effettuata. Come dichiarato dal sindaco in Consiglio comunale, 134 appartamenti su 168, pari all’80%, risultavano in regola. Questo dato conferma che le criticità erano note, circoscritte e conosciute da tempo.

Se il rischio era conosciuto da anni e non vi erano strumenti efficaci per intervenire sul 20% di proprietari inadempienti, la responsabilità dell’Amministrazione era programmare per tempo un’evacuazione graduale e governata, preparando le persone coinvolte e dando loro il tempo necessario per individuare soluzioni abitative alternative, invece di intervenire solo dopo aver corso il rischio di una tragedia.

3. Con le ordinanze di evacuazione e inagibilità, la responsabilità non è più privata ma pubblica
Governare un’evacuazione non significa limitarsi a firmare un’ordinanza, ma prevedere cosa accade il giorno dopo: dove vanno le persone, per quanto tempo, con quali risorse e con quali tutele. Come chiarito dall’articolo 54 del TUEL, quando è in gioco l’incolumità pubblica la responsabilità del Sindaco non si esaurisce nell’adozione del provvedimento, ma richiede un’azione attiva di tutela e di governo dell’emergenza.

4. Responsabilità pubblica significa governare, non sostituirsi ai privati
Non si chiede che il Comune diventi proprietario, amministratore o manutentore di un immobile privato, né che si faccia carico delle inadempienze di quel 20% di proprietari che non ha messo in regola gli appartamenti. Si chiede che l’Amministrazione assuma fino in fondo la responsabilità pubblica che deriva dalle ordinanze di evacuazione e inagibilità che ha firmato.
Questo non significa sostituirsi ai privati, ma esercitare il proprio ruolo di governo quando è in gioco la sicurezza delle persone.
In una fase emergenziale, questo ruolo consiste nel coordinare le risposte, tutelare le persone coinvolte e garantire soluzioni adeguate, mettendo in campo una regia pubblica capace di tenere insieme sicurezza, supporto e diritti fondamentali.

5. Dichiarare che la risposta è “privata” significa scaricare l’emergenza sul volontariato
Quelle 40 persone che, alla chiusura del Palapalestre, dopo soli sei giorni dall’incendio, sotto la pioggia e con sacchi e valige in mano, sarebbero rimaste per strada se non si fosse fatto avanti il volontariato, sono l’emblema di una gestione emergenziale priva di una regia pubblica.
E questo non può essere un vanto per le istituzioni, è un campanello d’allarme. Il volontariato non deve mai sostituire l’intervento pubblico. Il volontariato integra, sostiene, accompagna: ma non può diventare la risposta strutturale a un’emergenza che riguarda centinaia di persone. Quando accade, significa che il Pubblico rifiuta le proprie responsabilità e che diritti fondamentali vengono affidati alla buona volontà dei singoli.

 

PARTE II – LE NOSTRE PROPOSTE

1. Solo assumendo la responsabilità pubblica è possibile attivare misure straordinarie

La situazione che si è aperta con l’evacuazione del grattacielo non è un’emergenza di pochi giorni e non può essere affrontata con risposte frammentarie o lasciate all’iniziativa dei singoli. È un’emergenza abitativa complessa, che non si risolverà in pochi giorni e che richiede misure straordinarie attivabili solo attraverso una piena assunzione di responsabilità pubblica.
Questo significa coinvolgere tutti i livelli istituzionali necessari: richiedere alla Regione l’intervento della Protezione Civile, valutare la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza al Ministero competente, e attivare una regia pubblica stabile.
In questo senso, il tavolo già aperto in Prefettura può essere reso permanente, rafforzato e allargato, coinvolgendo AUSL, ACER, volontariato e Terzo settore e tutti i soggetti istituzionali competenti.
Non un luogo di confronto occasionale, ma uno strumento operativo di governo della crisi, capace di tenere insieme sicurezza, soluzioni abitative temporanee e tutela dei diritti delle persone coinvolte.

2. Sospensione dei mutui e congelamento degli affitti

Molte delle persone evacuate continuano a pagare un mutuo o un affitto per un’abitazione che oggi è inagibile, mentre devono sostenere contemporaneamente i costi di una sistemazione alternativa. Questa situazione è economicamente insostenibile e rischia di produrre nuove fragilità sociali.

Per questo è necessario attivare interlocuzioni immediate con gli istituti di credito e con i proprietari, al fine di ottenere la sospensione dei mutui e il congelamento degli affitti per tutta la durata dell’inagibilità. Se per rendere possibili queste misure è necessario ricorrere a strumenti straordinari, inclusa la dichiarazione dello stato di emergenza, occorre farlo senza esitazioni.

Garantire queste tutele non è un privilegio, ma una misura di equità indispensabile per evitare che un’emergenza di sicurezza si trasformi in una crisi economica e sociale per centinaia di famiglie.

3. Garanzie pubbliche per l’accesso al mercato degli affitti

Per molte delle persone evacuate, accedere al mercato degli affitti è estremamente difficile, a causa dei costi elevati, delle richieste di garanzie sproporzionate e delle discriminazioni che colpiscono in particolare i cittadini immigrati. Per questo è necessario attivare strumenti di garanzia pubblica, non solo comunali ma anche regionali e statali, capaci di ridurre il rischio per i proprietari e rendere sostenibili i contratti di locazione.

Fondi di garanzia, fideiussioni pubbliche, contributi temporanei all’affitto, accordi con le associazioni dei proprietari e forme di mediazione istituzionale sono strumenti che possono essere messi in campo per favorire soluzioni abitative stabili e dignitose, evitando che l’emergenza si traduca in esclusione abitativa.

4. Uno sportello e un numero dedicati per l’emergenza abitativa straordinaria

È necessario attivare un numero di telefono e uno sportello dedicati, con competenze adeguate a una situazione straordinaria come quella che si è determinata con l’evacuazione del grattacielo. Gli strumenti ordinari non sono sufficienti: oggi il SSUI – lo Sportello Sociale Unico Integrato – non ha modificato i propri orari di apertura e, fuori orario, è disponibile solo una segreteria telefonica. Anche quando ci si rivolge allo sportello, spesso la risposta è che non è possibile intervenire.

Questo non è una responsabilità degli operatori, ma il limite di un sistema pensato per l’ordinaria amministrazione. La maggior parte delle persone evacuate non rientra nelle condizioni di ordinaria “fragilità” che danno accesso alla presa in carico dei servizi sociali, ma si trova in una condizione di straordinaria fragilità, determinata da un evento improvviso e indipendente dalla propria volontà.
Proprio per questo è necessario attivare misure straordinarie e strumenti dedicati.

5. Tutelare bambine e bambini e garantire la continuità scolastica

Tra le persone evacuate dal grattacielo ci sono decine di bambine e bambini: circa il 10% dei residenti ha meno di 10 anni e frequenta scuole del quartiere o comunque non lontane dalla propria abitazione. L’emergenza abitativa non può tradursi in una rottura improvvisa dei percorsi educativi e delle reti di relazione costruite nel tempo.

Per questo è necessario che le soluzioni abitative temporanee tengano conto della continuità scolastica, evitando spostamenti che costringano le famiglie a cambiare scuola o ad affrontare tempi e distanze incompatibili con la vita quotidiana. Questo richiede un coordinamento tra Comune, scuole, servizi educativi e famiglie, con l’obiettivo di tutelare il diritto all’istruzione e alla stabilità dei più piccoli.

6. Utilizzare gli strumenti ERP già previsti per le emergenze abitative

Esistono già strumenti normativi pensati per far fronte a situazioni di estrema emergenza abitativa, che possono e devono essere utilizzati anche in questo caso. In particolare, l’articolo 3 del Regolamento per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica prevede interventi straordinari in presenza di dichiarazioni di inagibilità o di eventi che rendano urgente l’impossibilità di continuare a utilizzare un’abitazione.

L’applicazione di questi strumenti consentirebbe assegnazioni temporanee di alloggi ERP, senza modificare i criteri ordinari né penalizzare chi è in graduatoria. Si tratta di misure già previste dall’ordinamento, pensate proprio per evitare che emergenze improvvise si traducano in esclusione abitativa.

Utilizzare gli strumenti ERP esistenti significa assumersi la responsabilità pubblica dell’emergenza, senza inventare nuove soluzioni e senza scaricare sui singoli cittadini il peso di una situazione che non dipende da loro.