Skip to main content

La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

admi2 | 17 Mag 2024

PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO A FERRARA: RISPETTARE IL REFERENDUM, DIFENDERE I BENI COMUNI

1. Il tema della ripubblicizzazione del servizio idrico torna a essere attuale anche a Ferrara. Infatti, sulla base di un provvedimento regionale del 2021, peraltro di assai dubbia legittimità costituzionale, tutte le scadenze delle concessioni del servizio idrico integrato sono state prorogate alla fine del 2027. A quell’epoca, dunque, anche le attuali concessioni per la provincia di Ferrara andranno in scadenza. Per quanto riguarda il servizio idrico integrato, il nostro territorio è servito da Hera nei Comuni di Ferrara, Argenta, Bondeno, Cento, Masi Torello, Mirabello, Poggio Renatico, Portomaggiore, Sant’Agostino, Terre del Reno, Vigarano e Voghiera, mentre CADF opera nei Comuni di Codigoro, Comacchio, Copparo, Fiscaglia, Goro, Jolanda di Savoia, Lagosanto, Mesola, Ostellato, Riva del Po e Tresignana. Hera SpA è una grande multiutility quotata in Borsa, con una suddivisione societaria per il 45,8% pubblica e per il 54,2% privata. Serve una popolazione di circa 250.000 abitanti, mentre CADF è una SpA a capitale totalmente pubblico, di proprietà dei Comuni in cui gestisce il servizio idrico e serve una popolazione di circa 100.000 abitanti in provincia di Ferrara (che diventano circa 200.000 nel periodo estivo).

2. Alla fine del 2027 il servizio idrico integrato in tutta la provincia di Ferrara potrà essere di nuovo reso pubblico. Questo risponde innanzitutto all’imprescindibile esigenza democratica di rispettare l’esito referendario del 2011, quando la maggioranza assoluta dei cittadini italiani si espresse per la ripubblicizzazione dell’acqua. Laddove il servizio è stato privatizzato sono cresciute le tariffe e diminuiti investimenti e occupazione. Soprattutto si è perso di vista il significato di bene comune, nonché le finalità di un servizio pubblico fondamentale come quello idrico: praticare politiche volte al risparmio e alla preservazione della risorsa acqua, e rispondere alle esigenze della collettività. Queste finalità sono state sostituite da un imperativo: massimizzare profitti e dividendi da distribuire ai soci. Nel periodo 2010-2019, in termini cumulativi e per tutti i servizi forniti, Hera SpA ha realizzato più di 2 miliardi di euro e distribuito dividendi per circa 1,3 miliardi. di euro.

3. L’ipotesi che avanziamo è quella di costituire una nuova CADF, alla quale affidare direttamente la gestione del servizio idrico per tutto il territorio provinciale. Peraltro, la scelta del gestore unico è obbligata dalle modifiche legislative introdotte nel 2014: si tratta di decidere se mettere a gara per la gestione del servizio l’intero territorio provinciale, o se costituire una società mista pubblico-privata o a capitale totalmente pubblico cui affidare il servizio. Il costo, o meglio l’investimento necessario per dare vita alla nuova CADF, sarebbe decisamente abbordabile: oltre all’innalzamento del capitale sociale della nuova azienda (che può essere decisamente limitato), vanno riconosciuti al gestore uscente – quindi ad Hera SpA per quanto riguarda i Comuni serviti – i costi sostenuti per gli investimenti realizzati ma non ancora completamente ammortizzati. Una cifra che può sembrare consistente: tenendo però conto del fatto che gli ammortamenti futuri (dunque anche quelli da restituire ad Hera) verranno coperti dagli introiti delle tariffe riscosse, sarà limitata al costo dell’anticipo acquisito, con la dovuta asseverazione, da un istituto di credito. Quest’ultima voce di costo potrebbe essere azzerata, o perlomeno fortemente ridotta, se la Regione approvasse la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Rete per l’Emergenza Climatica e Ambientale dell’Emilia-Romagna (RECA) e da Legambiente regionale, sottoscritta da più di settemila cittadini e attualmente all’esame dell’Assemblea Legislativa regionale, proposta che prevede la copertura dei costi degli interessi a fronte dell’affidamento della gestione idrica a una SpA a capitale totalmente pubblico (in house) per poter affrontare il subentro al momento della scadenza della concessione.

4. Risulta evidente che la ripubblicizzazione è un processo complesso, non affrontabile in termini di slogan, soprattutto se lo si vuole gestire, com’è giusto che sia, attraverso una modalità partecipata, che coinvolga i lavoratori che producono il servizio, gli utenti e le organizzazioni/realtà sociali che li rappresentano. Il tema della gestione partecipata è fondante per la costituzione della nuova azienda pubblica. Si potrebbe prendere come riferimento l’esperienza condotta a Reggio Emilia tra il 2012 e il 2014, in cui si diede vita a un tavolo partecipato con Provincia, sindaci e realtà economiche e sociali del territorio, compreso il Comitato locale per l’acqua pubblica. Il primo impegno preso da quel Tavolo è stato quello di realizzare un piano industriale economico e finanziario su cui basare la scelta della ripubblicizzazione. Il processo è stato poi bloccato con un provvedimento ‘scandaloso’ inserito nella legge Finanziaria per il 2015, ma quello schema è ancora più che valido. Il modello del tavolo partecipato potrebbe essere riproposto sul territorio ferrarese già a partire dalla prossima legislatura, con la consapevolezza che soltanto una volontà politica determinata e la partecipazione attiva di cittadinanza e società potrà portarci al risultato prefissato.