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Andrea Musacci
Tanti soldi pubblici, danni ambientali e zone rosse: Ferrara “occupata” per Vasco Rossi
MEGACONCERTI. Il 5 e 6 giugno la città di Ferrara sarà letteralmente invasa da 120mila persone in occasione dei concerti di Vasco Rossi. Ma al di là delle luci, a rimetterci sono le casse comunali, la vita e il benessere di cittadine e cittadini, le risorse naturalistiche e la dignità della città

Chiunque viva Ferrara nel tempo libero, può dire che la nostra è tutt’altro che una città morta: che ci si concentri sull’ambito culturale in senso ampio, su quello artistico – in tutte le sue espressioni – o più ludico, sportivo e naturalistico, innumerevoli sono le iniziative quotidiane. Al contrario, una certa narrazione ideologica dominante negli ultimi anni, vuole convincerci che senza i grandi concerti Ferrara sarebbe un luogo morto. È anche grazie a questa nenia (ben manovrata da chi amministra la città) che da anni si giustificano grandi eventi musicali con un impatto devastante a livello naturalistico (nel caso soprattutto del Parco Urbano), della tutela del centro storico UNESCO (si vedano piazza Ariostea e piazza Trento e Trieste) e in generale sulla vita delle persone che a Ferrara ci abitano. Se sommiamo i concerti di marzo, quelli imminenti di Vasco, il Ferrara Summer Festival e il Buskers Festival privatizzato (con i rispettivi tempi preparatori e di smontaggio), circa 5 mesi in un anno vedono la nostra città invasa e occupata da manifestazioni espressioni della logica dominante di estrattivismo urbano che avvantaggia pochissimi – già benestanti – commercianti e i grandi investitori esterni.
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ToggleZONE ROSSE E TELECAMERE
Ma veniamo al presente, con il doppio concerto di Vasco Rossi al Parco Urbano “G. Bassani” il 5-6 giugno che richiameranno circa 120mila persone. Di queste, il 67% proverrà dal territorio nazionale fuori regione, il 12% da Ferrara e provincia e il 18% dall’Emilia-Romagna (esclusa la provincia di Ferrara), mentre il restante 3% dall’estero. Il 5 maggio è partito un time led in via Modena che tramite countdown ci ricorda questo evento molto impattante sotto diversi aspetti. Per il palco, la scorsa settimana sono arrivati 36 bilici (grandi tir) oltre a quelli coi componenti della produzione. Sette i km di reti metalliche a delimitare l’area. Il Piano per la viabilità inizierà a inizio del 5 giugno e terminerà alle ore 7 del 7, oltre 50 ore di inferno per le cittadine e i cittadini ferraresi, in cui la città sarà suddivisa in tre aree – rossa, arancione e gialla – all’interno delle quali saranno applicate specifiche limitazioni alla circolazione. In quella rossa non sarà possibile accedere con le auto e comprenderà le aree limitrofe all’area del concerto, ossia: via Porta Catena, nel tratto compreso tra via Gustavo Bianchi e via Bacchelli; via Canapa; via Bacchelli, nel tratto da via Canapa all’ingresso della piscina comunale.Chiuso il tratto di Mura e di sottomura tra via Tumiati e via Gramicia. E l’intero perimetro che abbraccia la zona rossa sarà costantemente monitorato da ben 19 telecamere di sicurezza, su 170 totali installate.
MACCHINE NEL CIMITERO
Un luogo sacro può diventare parcheggio?A Ferrara, sì. Come già successo per il Ferrara Summer Festival, fra i parcheggi messi a disposizione e anzi consigliati, vi è quello di via Borso: si tratta del parcheggio interno all’area della Certosa. Uno sfregio alla sacralità del luogo, ai defunti e ai loro cari. E a proposito di mobilità, sarà complicata per le tante lavoratrici e lavoratori che avranno serie difficoltà a muoversi e a parcheggiare in tutta l’area urbana.
TANTI SOLDI PUBBLICI SPESI
In un’epoca storica dove cittadine, cittadini ed enti locali si lamentano – giustamente – per i pochi soldi per i servizi primari, l’Amministrazione comunale di Ferrara ha deciso di stanziare 1 milione e 200mila euro per il doppio concerto di Vasco Rossi.
Nel Consiglio comunale dello scorso 24 novembre, l’Assessore Fornasini giustifica la Variazione di Bilancio n. 159/2025 come «trasferimento alla Fondazione Teatro Comunale» in quanto «soggetto attuatore e organizzatore delle attività logistiche e operative connesse alla realizzazione dei grandi eventi individuati dalla cabina di regia». Cioè i due maxi concerti di Vasco Rossi: nel bilancio della Fondazione questa voce si chiama “Progetto Vasco Rossi” e rientra negli “Eventi di Sistema”. È la terza voce più grande del Bilancio Preventivo 2026 della Fondazione (approvato lo scorso 29 dicembre): il 20,67% del totale, dopo “Servizi artistici” e “Personale”. Nella sua Relazione, il Collegio dei Revisori «prende atto che, rispetto al preventivo 2026 il contributo Comunale aumenta passando da euro 2.641.601,59 a euro 3.800.000». 1milione e 200mila euro in più, appunto, quasi metà dell’intero avanzo libero dell’ente, che ammonta a poco più di 3,1 milioni di euro. Lo scorso marzo, Italia Nostra – Ferrara scrive al Presidente della Provincia Daniele Garuti, e per conoscenza alla Regione: «lo stanziamento di una somma così ingente non si spiegherebbe se non con l’intenzione di realizzare nuove strutture non temporanee nell’area del parco a servizio di grandi manifestazioni concertistiche».
Inoltre, in questi 3milioni e 800mila euro non sono contati i “Costi eventi di sistema”, pari a 1 milione e 500mila euro, contributo straordinario dato dal Comune alla Fondazione Teatro Comunale: «L’importo ricomprende i costi relativi agli “eventi di sistema” per cui la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara viene individuata come “soggetto organizzatore/attuatore”». Questi eventi sono “Battiti Live Tour Spring” (600mila euro, dirà l’Assessore Fornasini nella seduta del Consiglio Comunale del 16 marzo), il Ferrara Summer Festival e la Festa del Corriere della sera di inizio maggio. Insomma, un totale di 2,7 milioni di euro dati dal Comune alla Fondazione Teatro Comunale solo per i concerti di Vasco e gli altri tre eventi. Soldi che l’Amministrazione Comunale toglie alle vere necessità della nostra comunità, come ad esempio alle tante famiglie che non trovano un alloggio a prezzo calmierato, compresi gli sfollati del Grattacielo, in una città dove il diritto alla casa – con l’invasione degli universitari fuori sede e le conseguenti speculazioni – è sempre più un miraggio. Lo scorso 15 maggio, la consigliera comunale Anna Zonari ha denunciato come «esistono 28 alloggi ERP immediatamente assegnabili e che con circa 475mila euro potrebbero essere recuperati ben 88 alloggi ERP oggi inutilizzati».
LE BATTAGLIE DEI CITTADINI
Ma anche una parte delle cittadine e di cittadini combatte contro le violazioni dei concerti di Vasco. Una lotta iniziata nel 2023 in occasione del concerto di Bruce Springsteen proprio al Parco Urbano: nel marzo di 3 anni fa, Italia Nostra – Ferrara scrive alla provincia, e per conoscenza a Regione e Soprintendenza: risultando che il Parco Bassani «sia tuttora tutelalo come “zona di particolare interesse paesaggistico-ambientale” (art. 19) dal Piano Paesistico Regionale e come parte delle reti ecologiche di primaria importanza nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, chiede se lo svolgimento nel parco della manifestazione sopra richiamata sia compatibile con la normativa di tutela del Piano Paesistico Regionale e Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale o se non sia pregiudizievole della salvaguardia di un territorio tutelalo in quanto ricco di valori ambientali, anche sotto l’aspetto del rispetto e della difesa della flora e della fauna in esso presenti». Lo scorso marzo, Italia Nostra ha nuovamente scritto alla Provincia in merito alla fattibilità del concerto di Vasco in quel Luogo, ma ora come allora non c’è stato nulla da fare, nulla si è mosso.
Lo scorso novembre si era mosso anche il Comitato “Save the Park” con una lettera indirizzata allo stesso Vasco Rossi: Ferrara «ha visto riconoscere il parco come area di particolare interesse paesaggistico, pertanto mai edificata. (…). È il polmone verde della città, vivo e ricco di biodiversità, dove si possono osservare specie di uccelli quali aironi, germani e anche pappagallini, che hanno trovato qui il loro habitat». Quindi, «non è un luogo adatto per grandi eventi, per concerti da 50.000 a 100.000 persone». Riguardo al concerto di Springsteen del 2023, «il parco è stato chiuso ai cittadini per mesi per consentire il ripristino del terreno fragile e del manto erboso; ancora adesso i danni sono evidenti».
INQUINAMENTO PER TUTTI E PROFITTI PER I SOLITI RICCHI. E GLI SFOLLATI “OFFESI” COL MAGNA&BEVI
Tanto inquinamento previsto e nessun vantaggio per la città, anzi. L’offesa: camion con birra e panini davanti al Grattacielo inaccessibile ai suoi abitanti. E ancora: ecco chi è Live Nation, organizzatrice monopolizzante
INQUINAMENTO A 360°
E a proposito di inquinamento, lo scorso 7 agosto Adnkronos parla della ricerca realizzata da ClimateSeed, startup specializzata nella misurazione e compensazione delle emissioni: «Un festival di tre giorni arriva anche a 500 tonnellate, pari a 5 kg per spettatore al giorno. (…) Non è – prosegue l’analisi – tanto il palco in sé a pesare sull’ambiente, quanto tutto ciò che ci gravita intorno. Quando si calcola la carbon footprint di un concerto o festival, la componente più rilevante sono i trasporti». Secondo ClimateSeed, «il trasporto del pubblico e delle attrezzature rappresenta spesso oltre il 70% delle emissioni complessive. Per un evento medio, si parla di 12,8 kg di Co2 per partecipante, equivalenti a circa 26 kWh di energia. Se migliaia di persone arrivano in auto – e magari da centinaia di chilometri di distanza – il bilancio si complica rapidamente». Sembra la descrizione perfetta di ciò che accadrà per le due serate di Vasco.
«A questi si aggiungono i mezzi pesanti per montare e smontare palchi, torri audio, sistemi di illuminazione, generatori e maxi-schermi. Le infrastrutture temporanee, costruite appositamente per eventi di pochi giorni, richiedono materiali e risorse che spesso non vengono riutilizzati. La scena, seppur effimera, ha un impatto duraturo. Anche la componente energetica incide in modo significativo. Luci, impianti audio, proiezioni, schermi Led e climatizzazione consumano quantità elevate di elettricità, talvolta prodotta con generatori a gasolio nei contesti meno infrastrutturati. Non è raro che i festival operino in aree isolate, non servite dalla rete elettrica nazionale, con conseguente ricorso a soluzioni di alimentazione off-grid altamente inquinanti. Infine, ci sono le emissioni legate all’ospitalità. In festival di più giorni, i pernottamenti in alberghi, campeggi o alloggi temporanei generano una quota rilevante di Co2, tra consumi energetici, servizi igienici e ristorazione. Il pubblico diventa così una fonte collaterale ma tutt’altro che trascurabile di impatto ambientale».
PIÙ SOLDI PER TUTTI?
Lo scorso 25 maggio – come riporta il Carlino di Ferrara – Marco Amelio, presidente provinciale di Confcommercio Ferrara, dichiara gongolante: «Siamo di fronte ad un grande evento che sicuramente avrà un impatto significativo per l’intera sistema della città, abbiamo sempre creduto nella politica dei grandi eventi come “motore di attrazione” per una città come Ferrara che ha un’ambientazione artistica, monumentale e paesaggistica che ha ben pochi eguali nel nostro Paese e che abbiamo il compito di promuovere e valorizzare».
Ma in un’intervista rilasciato al sito “International Corporate Communication Hub”, Michele Trimarchi (docente dell’Università di Catanzaro) spiega: «La valutazione del rapporto costi-benefici dei grandi eventi dipende molto dall’orizzonte temporale che si adotta e che, purtroppo, è spesso limitato dalla durata dei mandati elettorali locali. Questo approccio a breve termine, pur generando un forte impatto finanziario e mediatico, può oscurare le prospettive di impatti duraturi e significativi, relegando gli eventi a mere operazioni di visibilità temporanea. Un’altra considerazione importante riguarda la selettività dei grandi eventi, che tendono a favorire specifiche aree della città o del territorio e determinati settori economici, mentre altre regioni o settori pagano i costi dell’evento senza riceverne benefici tangibili. Questo solleva interrogativi sulla redistribuzione dei ricavi generati e su chi ne tragga reale vantaggio. Esiste, infatti, il rischio che i grandi eventi assorbano risorse che altrimenti potrebbero essere impiegate per sostenere le attività culturali ordinarie, compromettendone così la vitalità nel lungo periodo».
MAGNA&BEVI DAVANTI AL GRATTACIELO
A proposito di «costi», rimarrà ancora per molto una ferita aperta quella provocata dall’ingiusto sgombero di circa 800 persone dalle torri del Grattacielo di Ferrara. Ma la mancanza di umanità dimostrata in questi mesi da chi amministra la città, continua. In vista dei concerti di Vasco Rossi, infatti, sono state assegnate le postazioni “food & beverage” (i cosiddetti “food truck”, tradotto: i camioncini con cibo da strada, bibite e alcolici): saranno situate in via Porta Catena, piazzale dei Giochi (vicino al Palapalestre), al «Parco Coletta vicino alla stazione» (scrive l’ufficio stampa del sindaco, sic!), nell’area tra via Maragno e via Padova e al parcheggio dell’Aeroporto.
In particolare, i food truck presenti al «Parco Coletta vicino alla stazione» saranno quattro: due provenienti da San Giovanni in Persiceto, uno da Bologna e uno da Sassuolo. Al Parco Coletta – che più che davanti alla stazione è davanti al Grattacielo vuoto – , sarà inoltre presente il “Birrabus 30”, il «più grande beer truck d’Europa» (scrive ancora con orgoglio l’ufficio stampa del sindaco), «dotato di 300 spine simultanee e di una capacità di 1.800 litri, con una selezione di birre provenienti da birrifici artigianali italiani certificati». Un affronto inqualificabile a centinaia di persone e famiglie, costrette da determinate scelte politiche da 5 mesi a vivere un dramma che ha sconvolto le loro vite.
LO STRAPOTERE DI LIVE NATION
Ingiustizie enormi, dunque. E a fronte di profitti in vista per chi di certo non ne ha bisogno. È il caso di Live Nation Entertainment, una delle più grandi società al mondo nell’ambito dell’organizzazione e promozione di grandi eventi, compresi i concerti di Vasco Rossi.
A metà aprile scorso, il sito del Wall Street Journal spiegava come un tribunale federale di New York «ha stabilito che Live Nation ha monopolizzato illegalmente il mercato dei biglietti per i principali concerti negli Stati Uniti, una vittoria per un gruppo di stati che l’accusavano di applicare prezzi eccessivi agli appassionati di musica e di fare pressioni sui locali affinché utilizzassero il suo servizio dominante, Ticketmaster». Il Dipartimento di Giustizia USA – prosegue l’articolo del WSJ – «ha deciso il mese scorso di patteggiare la causa contro Live Nation, lasciando così a più di 30 stati la possibilità di presentare le proprie richieste di risarcimento senza l’intervento del governo federale». E come riporta Il Post lo scorso 15 aprile, «secondo la giuria tra le altre cose Ticketmaster ha applicato una maggiorazione di 1,72 dollari su ogni biglietto venduto, e dovrà quindi rimborsare tutti i clienti». Live Nation Entertainment nasce nel 2010 con la fusione tra Live Nation e Ticketmaster. «Da allora – spiega ancora Il Post – ha messo in piedi un sistema essenzialmente dominante nel settore dell’intrattenimento dal vivo, sia per quanto riguarda la promozione dei concerti, che la gestione dei locali e la vendita dei biglietti. Per dare l’idea, secondo gli stati, Live Nation controlla oltre il 70% di 257 tra i principali palazzetti e arene per grossi eventi nel paese, e Ticketmaster gestisce l’86% della vendita dei biglietti in questi posti». Nella sola Milano, Live Nation ha acquistato tre sedi per grandi eventi: il Forum di Assago, il Teatro Repower e il Carroponte (oltre alla Inalpi Arena a Torino).
Se si considera anche lo strapotere di CTS Eventim, gruppo tedesco che controlla la piattaforma per la vendita di biglietti TicketOne e proprietaria della milanese Arena Santa Giulia (Unipol Dome), un numero sempre più ristretto di grandi società sta arrivando a controllare sempre più pezzi della “filiera” della musica dal vivo, dalla gestione degli artisti alla produzione dei tour, dall’organizzazione logistica dei concerti alla vendita dei biglietti e alla pubblicità. Live Nation, ad esempio, gestisce le carriere e i tour di centinaia di artisti, fra cui Vasco Rossi e Madonna.
E grazie ad Altroconsumo, scopriamo che su 117 reclami inviati da clienti a Live Nation Italia proprio tramite il sito di Altroconsumo, nessuno ha avuto risposta, assegnando quindi un giudizio «pessimo» a Live Nation Italia. Idem su Trustpilot: un «pessimo», equivalente a 1,7 su 5 stelle.
COSÌ NON SI VA DA NESSUNA PARTE
Quest’ennesimo grande evento nella nostra città non fa che confermare alcune regressioni nella concezione del bene comune. A partire dal fatto che il soggetto pubblico – in questo caso il Comune – non è più erogatore di servizi che dirige e amministra secondo determinate regole e limiti; ma è ormai facilitatore, committente di servizi erogati da privati, e soggetto con lo scopo di attirare capitali di potenti attori privati. Insomma, i Comuni, come gli Stati, diventano imprenditori, oltre che “esperti” di marketing urbano, avendo ridotto la città a brand, a merce di consumo, a prodotto da vendere. Qui si inserisce, dunque, il discorso dei grandi eventi: in Italia la loro organizzazione è spesso diventata il pretesto per agire in deroga alle procedure ordinarie, ai piani regolatori, ai piani paesistici. E coi grandi eventi, le città vengono trasformate in palcoscenici e fondali. Ciò a cui da anni assistiamo a Ferrara.
Insomma, tutto – servizi, infrastrutture, immobili, tempi ecc. – è pensato per i turisti, non per i residenti. L’economia fondata solo o soprattutto sul turismo non può quindi che essere un’economia estrattiva, che estrae valore dalla risorsa città, considerando storia, ambiente, identità e cultura al servizio del turismo, utile solo per la “valorizzazione” economica.
Per fortuna, però, c’è chi dice no.
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