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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Inviato il:

8 Gennaio 2026

Andrea Pieragnoli

A Ferrara ci dormo ma non ci vivo: vite pendolari in cerca di autori oltre la linea gialla

A Pag 176 de Gli uomini pesce (Wu Ming 1), che suggerisco ai pendolari per ritrovare viaggiando le proprie origini, è riportata la frase che ho parafrasato nel titolo, sostituendo unicamente Roma con Ferrara.
Mentre la leggevo è passato davanti a me il treno della mia vita. E la mia verità in merito alla questione, subito ceduta all’impellente bisogno di scriverla. E di condividerla .

Ho fatto per quarant’anni il pendolare.
Sui diretti o locali “ per Bologna e ritorno” ho visto nascere amori e amori tradirsi, amori platonici e amori a tempo. Amore per se stessi e amore e basta.
Ho visto gli occhi arrossati all’andare della mattina e il loro chiudersi al tornare della sera.
E tutti i giorni nuovi occhi arrossarsi di pianto di fronte a 85 nomi uniti dal destino nel loro ultimo viaggio, vigliaccamente finiti sul marmo fratturato di una sala d’aspetto. Cose forti. Ma a star zitti non li si aiuta.

Ho visto anche la casa in cui abitavo passarmi sotto il naso varie volte perché, stanco in un sonno pieno delle fatiche del lavoro, non sentii il treno fermarsi a “Ferara Ferara , stazione di Ferara”.

Questa è la vita pendolare: tra monotonia eterna e follia interna, qualche diversivo tra le pagine di un libro mentre la storia ti passa davanti, una partenza in ritardo, un ritardo da riempire, un treno che prima c’era e poi non c’è più, una stazione sbagliata, spesso in compagnie di sventura con la fretta di uscirne, una situazione obbligata, una soluzione trovata.

Pendolare trasparenza dell’essere riflessa da un finestrino più o meno ricco di tracce di varia umanità, lasciate ai posteri come prova di esistenza, cui aggiungere la propria, se si ha il coraggio.

>> Ci si alza, caffè, si va lontano, si lavora, si torna vicino, si mangia, si dorme, ci si sveglia, REWIND <<.

La città ? Il sabato e la domenica e basta. L’abitato non corrisponde agli abitanti: Scatola piena la notte, vuota di giorno. Manca sempre qualcuno, e sono tanti. Quelli nei negozi che credi ferraresi poi scopri che vengono da Poggio, Vigarano, Copparo, Polesella o più lontano.

La vita sociale ? Non c’è. I riconoscimenti per i contributi in termini di tasse versate ? Nessuno: se li gode principalmente chi lavora in città.

Il costo di produzione del reddito è direttamente proporzionale alla distanza dal luogo di lavoro, mentre il tempo disponibile alla vita sociale o per se stessi è inversamente proporzionale, probabilmente nullo per le donne. Su questa differenza ci soffro, incolpevole di una eredità cromosomica, e cerco di fare ammenda.

Le donne pagano due volte il pendolarismo: tra casa e lavoro e tra se stesse e la casa.
È la peggior manifestazione del patriarcato, dal greco “patriarkhes”, “padre di una razza” o “capo di una stirpe”. Peggiore perchè strisciante, consolidata e invisibile. Quel “capo” è ora che si cosparga di cenere.

Secondo ISTAT – censimento 2011 – il pendolarismo per motivi di lavoro in uscita da Ferrara coinvolge circa 12.000 persone. Non si hanno dai più aggiornati, o non sembrano disponibili.
Secondo altre fonti (Gruppo Clas – anno 2017) si arriva a circa 15.000 persone coinvolte in uscita, contro circa 3000 in entrata. Bilancio negativo di circa 12.000 persone.
Per il pendolarismo per motivi di studio l’ Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna per l’anno 2017 indica un flusso in ingresso di circa 2800 studenti e in uscita di circa 1000 (scuola secondaria).
I dati sono comunque molto contraddittori perchè dipendono dai sistemi di rilevazione e calcolo: i valori riportati sono i più bassi che ho trovato. Non trovo dati certi sul trasferimento universitari.
E non trovo dati relativi al sesso.

In ogni caso, al di là di percentuali, dati a disposizione (troppi vecchi, mentre dovrebbero essere quasi in tempo reale per poter prevedere e organizzare una mobilità veramente intelligente e adattativa) e discorsi tecnici, ogni giorno esce da Ferrara e vi rientra una quantità di persone che riempie tutti i posti dello Stadio Meazza pari a due partite al giorno: circa 30.000 persone che si muovono.
C’è da preoccuparsi sia in termini di occupazione, economia e, ovviamente, viabilità, ma soprattutto in termini di qualità di vita. Perchè, alla fine, questo è il vero concerto che anima, o svuota, Ferrara, città periferica.

Quali compensazioni possibili?
In termini economici o di facilitazioni? Per esempio orari uffici pubblici, asili o scuole? Abbonamento treno/bus/bici a nolo con prenotazione (indispensabile)?
Mobilità Intelligente Avanzata, ovvero rete di trasporto cittadino “fluida” con:
percorsi differenti secondo gli orari – minibus a chiamata prenotata – possibilità di salire sull’autobus o scenderne in qualsiasi punto della linea (ci sono esempi importanti)?
L’acronimo MIA (Mobilità Intelligente Avanzata) non sarebbe niente male per riconoscerci intimamente nel progetto come Persona piuttosto che come numero dentro a flussi di migrazione quotidiana).
Locker a temperatura controllata per ritiro spesa nei pressi delle stazioni o degli Hub?

E in termini di ”sicurezza” (personale, di contare su un mezzo pubblico anche ad orari inoltrati, di accedere a servizi di welfare senza dover prendere giorni di ferie, per esempio) come la mettiamo?

Invento possibili soluzioni, molte già viste e sperimentate. Di sicuro da qualche parte già tracciate ma mai portate a compimento in un ambito che non siano … 500 metri?, mentre dovrebbe essere un impegno e una pianificazione comunale-provinciale-regionale.

Per pura curiosità ho indagato sul web e ho scoperto che:
esisterebbe un servizio servizio che fa parte del sistema regionale di bike‑sharing “Mi Muovo in Bici”, attivo in varie città dell’Emilia‑Romagna (tra cui Ferrara, Ravenna, Parma, Forlì). È concepito per essere utilizzabile tramite la tessera “Mi Muovo”, integrata con abbonamenti TPL per treni, bus, car‑sharing e ricariche auto elettriche, quindi sostanzialmente per chi arriva in Città dalla Stazione ferroviaria o degli autobus, non da altre zone periferiche.
Non è concepito per chi esce dalla Città: una sorta di egocentrismo che non corrisponde alla realtà?
La sua introduzione risale al 2013, sotto la gestione di FerraraTUA, con una rete iniziale di cinque postazioni e circa 70 (ha-ha-ha !!!) biciclette disponibili.

Tuttavia, secondo fonti dirette, il servizio locale oggi è sospeso in attesa di aggiornamenti o nuove forme di gestione.
Qualsiasi piano futuro di rilancio o riattivazione dipenderà dalle decisioni dell’amministrazione locale di turno, del gestore o di nuovi operatori, nonostante sia un piano regionale di trasporto. Trovo abbastanza assurdo che queste operatività non rispondano e non rispettino un piano a lungo termine, quando dovrebbero essere alla base di una strategia di mobilità ormai più che necessaria e concepita in filiera.
In ogni caso non si parla mai di mobilità per utenti con disabilità o mobilità ridotta.

Più sotto avete lo spazio per scrivere le vostre esperienze, comprese le difficoltà non citate, e molte di più per le donne che per gli uomini, cui mi piacerebbe dare speranza, oltre che risposta.

Ma i flussi del pendolarismo sono anche in entrata, in senso inverso:
quali servizi, dove, come e quando? quanto in centro quanto in periferia ?
Indagheremo.

A voi “che venite da fuori”:
abbiamo bisogno anche di voi e delle vostre storie per progettare la nuova mobilità alternativa!
Cosa occorre per facilitarvi la vita? Per esempio una App come si deve e capace di risolvervi un bel po’ di problemi (valida anche per i turisti e residenti ) per sapere dove effettivamente si trovano i bus in circolazione, quando passano e dove vanno, ma non solo, seguire i migliori tragitti per raggiungere i parcheggi liberi di Hub intelligenti? Con servizi igienici, fermata autobus o nolo/prenotazione/deposito biciclette video-sorvegliati, a prescindere da quello già presente in Stazione Ferroviaria? Ne ho visti tanti ultimamente, molti all’estero, i più vicini e noti a Padova: Guizza e Pontevigodarzere, al costo giornaliero di meno di un caffè (ma in quella città ce ne sono altri 4 …).

Parallelamente: Quali sono i flussi di denaro in termini di tasse versate al Comune di Ferrara e quelli che invece, per redditi prodotti in città, escono?

Chi ci guadagna? Chi ci perde?
Di certo chi ci perde in qualità della vita è chi è nella condizione di “ pendolare “ per lavoro credo, che per motivi di studio, ed enormemente di più il sesso femminile di quello maschile, ma ci si abitua a essere invisibili, dimenticati, riflessi dal vetro amico del finestrino, compagno da una vita, che ci riconosce di esistere: gli siamo riconoscenti.

Coraggio ! Chi non scrive resta resta a casa !
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Un parcheggio scambiatore dotato di toilettes autopulenti e di pensilina per l’attesa (Auxerre – Fr)


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