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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Inviato il:

12 Maggio 2026

Rodolfo Baraldini

COSTI E BENEFICI DELLA POLITICA DEI GRANDI EVENTI A FERRARA

Recentemente, dopo un grande concerto di musica TECHNO a Genova, si è riaccesa la discussione sulla politica dei grandi eventi a Ferrara.

La politica dei grandi eventi, e in particolare dei concerti, è oggi uno dei pilastri del marketing territoriale all’interno di una strategia che opera più sul brand che sul tessuto urbano. Non dovrebbe trattarsi solo di cultura, intrattenimento o strumenti di distrazione di massa, ma di una leva strategica per riposizionare una città nel mercato globale, attrarre capitali e, a volte, rifondare l’identità di quartieri degradati o post-industriali.

Con questa premessa, la domanda è: sta funzionando? Siamo sicuri che la strategia adottata a Ferrara dal 2019, sotto la guida di Alan Fabbri, stia portando i benefici attesi?

Un po’ di storia

Tralasciando il panem et circenses di Giovenale, in Italia questa strategia trova le sue origini nell’ESTATE ROMANA, organizzata a metà degli anni ‘70 dall’assessore Renato Nicolini a Roma.

Quello che oggi consideriamo marketing territoriale ha mosso i primi passi tra il 1976 e il 1985 tra le rovine del centro storico e le borgate romane. L’obiettivo originario era civile e politico: riportare la gente in strada, avvicinare il pubblico alla cultura e promuovere un mix culturale unendo cinema d’autore, rock, musica classica e teatro d’avanguardia. L’idea era usare la cultura per dare dignità urbana a zone che erano dormitori senza anima.

Oggi, invece, la politica dei grandi eventi è spesso legata a obiettivi economici (turismo, vendita biglietti, indotto), rischiando di oscurare gli scopi civili a favore del business privato. Eventi che dovrebbero far sentire il cittadino parte di una comunità rischiano di trasformarlo in un semplice “consumatore” di uno spettacolo blindato in una città “palcoscenico“.

Benefici

Il primo beneficio teorico dell’organizzare grandi eventi in una città è la creazione di un “destination brand”. La copertura mediatica di una superstar internazionale ha ricadute sul turismo e sul tessuto economico. Se ben pianificata, questa politica può destagionalizzare i flussi e fungere da acceleratore per progetti urbanistici, recuperando aree dismesse e lasciando nuove infrastrutture alla città (come nel caso del Campovolo a Reggio Emilia).

Oltre all’indotto turistico per hotel e ristorazione, ci si aspetta una crescita della coesione sociale e del senso di sicurezza urbana.

Costi

Uno dei risvolti negativi è la gentrificazione: le città che puntano tutto sul turismo vedono i centri svuotarsi e i costi abitativi salire alle stelle. Inoltre, bisogna valutare quante attività artigianali o commerciali perdono introiti quando una città o un quartiere viene “blindato” per un evento.

In termini di marketing/promozione del brand, i costi sostenuti da un’amministrazione non sono sempre commisurati ai risultati.

Spesso campagne social mirate producono visibilità simile, se non superiore,  con costi molto inferiori. C’è poi il rischio delle “cattedrali nel deserto”: infrastrutture create per un singolo evento che restano inutilizzate e in degrado una volta spenti i riflettori.

Infine pesano i costi sociali: l’impatto ambientale, i rischi legati all’affollamento e i disagi per i residenti (mobilità limitata, rumore, vibrazioni, inquinamento luminoso).

Il caso Ferrara

L’ultima polemica ruota attorno al confronto tra i grandi eventi a Ferrara e a Genova. Implicitamente un confronto tra la governance del sindaco Fabbri e della sindaca Salis. Il sindaco Fabbri ha pubblicato un’intervista su Facebook sostenendo che la stessa iniziativa a Genova sia stata considerata geniale, mentre a Ferrara sia stata criticata. La premessa è però errata: le situazioni non sono affatto identiche.

Analisi delle Location

  • Piazza Trento Trieste (Ferrara):

  • Piazza Matteotti (Genova):
    • Costi comunali: 140.000 euro
    • Superficie: 0,4 ettari
    • Capienza stimata(linee guida Piantedosi – 2 pers/m²): 8.000 persone
    • Impatto: 2 giorni di cantiere, evento in tardo pomeriggio/prima serata.

Le differenze sono evidenti: orari, fruibilità della piazza e spesa pubblica sono molto più impattanti a Ferrara. In una città rinascimentale, privare cittadini e turisti di aree di pregio per settimane rappresenta un costo sociale altissimo.

Poi il disturbo del riposo e i possibili danni alla salute dei residenti sono molto diversi tra un evento sporadico che finisce in prima serata e  più spettacoli, consecutivi che finiscono a notte fonda, spesso oltre la mezzanotte ( ammesso che le norme regionali dell’ Emilia Romagna sulle attività rumorose temporanee li consentano).

A Ferrara, precludere per lunghi periodi l’accesso a luoghi come Piazza Ariostea o il Parco Bassani (area verde fondamentale per la città) compromette la sostenibilità sociale.

Anche sul fronte della rigenerazione urbana, Ferrara sembra aver perso un’occasione: anziché riqualificare aree dismesse, si è scelto di occupare per settimane o mesi aree pubbliche di pregio  (come nel caso del Parco Bassani chiuso per mesi con il concerto di Bruce Springsteen nel 2023), sottraendole alla comunità.

In sintesi, la politica dei grandi eventi funziona se l’evento è il mezzo e non il fine: lo scopo ultimo deve restare la qualità della vita dei cittadini e la resilienza economica del territorio nel lungo periodo. L’attuale amministrazione ferrarese sembra non avere l’obiettivo di perseguire la sostenibilità di molti dei grandi eventi che organizza/autorizza. Un evento dovrebbe essere progettato, pianificato e realizzato in modo da minimizzare l’impatto sociale, ambientale ed economico negativo e massimizzare l’impatto positivo sulla società, sull’economia e sull’ambiente.

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Riferimenti

Cristina Nadotti, “Il turismo che non paga” 

Alex Giuzio,”Turismo insostenibile” 

La sostenibilità degli eventi:  La certificazione ISO 20121

Linea guida per l’individuazione delle misure di contenimento del rischio in manifestazioni pubbliche con peculiari condizioni di criticità


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