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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Inviato il:

22 Aprile 2026

Alfredo Valente

Ferrara, redditi e fisco municipale — Analisi integrata

Due misure, una provincia

Il reddito disponibile delle famiglie si misura su due assi distinti: il livello (quanto si ha) e la dinamica (quanto cresce). Per Ferrara nel 2024 questi due assi puntano in direzioni opposte, e questa divergenza è la chiave di lettura dell’intera analisi.
Sul livello, Ferrara si colloca al 39° posto nazionale con 23.834 euro pro-capite — appena sopra la media italiana di 23.155 euro, quindi tecnicamente nella metà alta della classifica. Sul flusso, è al 100° posto su 107 province con una crescita di appena +1,15%, contro una media nazionale di circa +3% e una media regionale del +2,34%. Le due misure non si contraddicono: si completano.

Una ricchezza che non si rinnova

Che una provincia sia sopra la media nazionale per stock ma quasi all’ultimo posto per dinamica significa una cosa precisa: il territorio vive su una ricchezza accumulata nel passato che non si rinnova. Il reddito pro-capite ferrarese leggermente superiore alla media non è un segnale di vitalità — è la fotografia di un sistema che consuma ciò che ha senza produrne di nuovo.
Questa lettura ha una logica demografica precisa. Una provincia con popolazione anziana e componente elevata di redditi da pensione — che crescono per indicizzazione, non per produttività — può mantenere un pro-capite dignitoso nel breve periodo pur avendo un apparato economico stagnante. Il dato di flusso (+1,15%) è quello che misura la salute reale: lì Ferrara è in penultima fascia nazionale.
Va inoltre considerata la perdita di quattro posizioni nella classifica pro-capite in un solo anno: non è ancora caduta libera, ma la traiettoria è quella dell’erosione progressiva.

Il confronto regionale: Ferrara separata dall’Emilia

Il Tagliacarne certifica che l’Emilia-Romagna cresce mediamente del +2,34% — valore già non brillante nel quadro nazionale. Ma all’interno della regione la distanza di Ferrara è netta e strutturale:
• Modena: +2,57%
• Bologna: +2,23%
• Ravenna: +1,98%
• Ferrara: +1,15%
Ferrara non è leggermente indietro rispetto alle province sorelle: è su un piano diverso. Il gap con Ravenna — provincia contigua, con simile vocazione agricola e costiera — è di quasi un punto percentuale intero. Rispetto a Modena la crescita ferrarese è meno della metà. Non è un ritardo congiunturale: è una divaricazione strutturale in atto, che il confronto pluriennale con Bologna, Parma e Reggio Emilia — stabili nella top 6 nazionale dal 2021 — rende ancora più evidente.

La trappola della provincia-cerniera

Il Tagliacarne certifica che le città metropolitane hanno un reddito pro-capite superiore del 14% rispetto alle altre province, sostenuto da retribuzioni di quasi un terzo più alte. Ferrara non è né una città metropolitana né una provincia manifatturiera ad alta densità di valore aggiunto. Sta in mezzo: troppo periferica rispetto ai poli metropolitani (Bologna, Venezia) per beneficiare del loro effetto propulsivo; troppo spopolata e deindustrializzata per generare crescita endogena. Questa posizione spiega meglio di qualsiasi congiuntura la debolezza strutturale del flusso reddituale.
Una crescita del reddito sotto l’1,2% in un anno in cui il Mezzogiorno segna oltre il 3% significa che Ferrara non beneficia né dell’effetto-recupero del Sud né della tenuta produttiva del Nord-Est. È rimasta fuori da entrambe le narrazioni positive del 2024.

L’addizionale IRPEF: la variabile politica

Su questo quadro si innesta una decisione amministrativa di rilievo. Con delibera del Consiglio Comunale n. 15 del 24 febbraio 2025, il Comune di Ferrara ha approvato — con 19 voti favorevoli e 11 contrari — la modifica del regolamento sull’addizionale comunale IRPEF, introducendo un’aliquota unica dello 0,80% su tutti i redditi senza alcuna esenzione, vigente per il 2025 e per tutte le annualità successive.
La struttura precedente, in vigore fino al 2024, era progressiva per scaglioni:
• fino a €15.000: 0,60%
• €15.001–28.000: 0,70%
• €28.001–50.000: 0,75%
• oltre €50.000: 0,80%
Il passaggio alla flat rate produce effetti radicalmente diversi a seconda del reddito. Per i contribuenti con reddito fino a 15.000 euro l’aliquota aumenta di un terzo (+33%). Per la fascia 15.001–28.000 euro aumenta del 14%. Per la fascia 28.001–50.000 del 6,7%. Per i redditi oltre i 50.000 euro — che già pagavano lo 0,80% — non cambia nulla.
La motivazione ufficiale nella delibera è l’«incremento delle spese stimato in fase di redazione del bilancio di previsione 2025-2027» e la necessità di «perseguire gli equilibri di bilancio». Non viene quantificato il maggior gettito atteso né identificata la specifica voce di spesa coperta.

La risoluzione PD respinta: un elemento da approfondire

Il documento registra che il consigliere Nanni (PD) ha presentato una risoluzione (P.G. n. 32851/2025), allegata alla delibera come parte integrante, che è stata respinta con voto speculare: 19 contrari (la maggioranza), 11 favorevoli (l’opposizione). Il testo non è contenuto nel documento principale acquisito. La presentazione e la bocciatura di quella risoluzione indicano che l’opposizione ha tentato di condizionare la misura — presumibilmente per mantenere la progressività per scaglioni o introdurre soglie di esenzione per i redditi più bassi. Il contenuto della risoluzione n. 32851/2025 è un elemento documentale da acquisire.

La sintesi: un paradosso a due livelli

Ferrara è una provincia il cui reddito disponibile cresce quasi meno di chiunque altro in Italia (+1,15%, 100° posto su 107), in cui il potere d’acquisto reale delle famiglie si erode, e in cui la struttura economica non produce dinamismo sufficiente ad invertire la rotta.
In questo contesto, l’amministrazione comunale ha scelto di aumentare la pressione fiscale sulle fasce di reddito più basse e medie — le stesse su cui il Tagliacarne certifica la maggiore stagnazione — lasciando invariato il carico sui redditi più alti. Una scelta che, indipendentemente dalla sua necessità contabile, agisce in direzione opposta alla fragilità economica del territorio che governa.​​​​​​​​​​​​​​​​

Fonti:

Unioncamere–Centro Studi Tagliacarne (marzo 2026); Delibera CC n. 15 del 24/02/2025

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