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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Inviato il:

14 Giugno 2026

Gian Gaetano Pinnavaia

Future energie

Brevi note sulla questione dell’energia da nucleare alla luce del ddl Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile approvato alla camera il 4 giugno 2026

Si è concluso in questi giorni (il 20 maggio scorso) l’esame da parte delle commissioni della Camera, Ambiente e Attività produttive, avviato in gennaio, del disegno di legge di iniziativa governativa che reca la delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile. La Camera lo ha approvato in prima lettura il 4 giugno; a favore tutta la maggioranza più Azione e Marattin del Pld, astenuta Italia Viva, e contrari Pd, M5s e Avs. La norma passerà all’esame del Senato ed entro la fine dell’anno si prevede verranno approvati i decreti attuativi su tecnologie, autorizzazioni, ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie.

Il ddl indica alcuni pilastri per organizzare la produzione e la gestione dell’energia nucleare in Italia fornendo l’impalcatura giuridica per riportare il nucleare in Italia, abbandonato con il referendum del 1987. In pratica si tratta di sfatare un tabù: il nuovo nucleare è infatti diverso da quello del passato, definito sostenibile, che si baserà su piccoli impianti, small reactor diffusi sul territorio. Non si parla più delle grandi centrali ma di piccoli reattori” (https://www.lastampa.it/economia/2026/06/04/news/ritorno_al_nucleare_primo_si_alla_nuova_legge-15646762/?utm_source=firefox-newtab-it-it).

Da inizio d’anno sempre più frequentemente l’argomento è trattato nelle più diverse occasioni. Trasmissioni e talk show televisivi e radiofonici, articoli su quotidiani e periodici, conferenze e convegni, e, ovviamente, social, sono gli ambiti in cui tanti interventi hanno svolto in una qualche maniera il ruolo di “sponsor” della tecnologia nucleare di nuova generazione nella produzione di energia elettrica.

Il DDL si colloca “nel quadro delle politiche europee per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2050 ed è volta a perseguire, al tempo stesso, la sicurezza e l’indipendenza energetica del Paese, il contenimento dei costi dell’energia per i clienti finali domestici e non domestici, nonché la competitività del sistema produttivo nazionale” (https://temi.camera.it/leg19/provvedimento/delega-al-governo-in-materia-di-energia-nucleare-sostenibile.html).

Sull’argomento ho scritto due articoli Pubblicati su Periscopio. Il primo nel marzo dello scorso anno (https://www.periscopionline.it/ce-un-futuro-per-il-nucleare-in-italia-302082.html) in occasione dell’annuncio del Ministro Gilberto Pichetto Fratin di presentare e portare in Consiglio dei ministri entro il mese di febbraio un disegno di legge quadro sulla materia. Il secondo, a luglio, quando al Ridotto del Teatro Comunale di Ferrara, organizzato dall’associazione “Guido Carli” e presenti vari esperti moderati dal capo redattore del Resto del Carlino Cristiano Bendin, si è tenuto l’incontro Il nucleare: tra sostenibilità economica e ambientale. (https://www.periscopionline.it/ferrara-al-ridotto-del-teatro-comunale-uno-spot-per-il-nucleare-305113.html)

Mi colpì, già in occasione della stesura del primo articolo, quanto affermato come esperto di questioni energetiche da Nicola Armaroli, dirigente di Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze, a proposito del nucleare e del ddl del governo, in una intervista rilasciata al Fatto Quotidiano all’inizio di febbraio del 2025.

Secondo Armaroli il ddl che il ministro Gilberto Pichetto Fratin intendeva portare in Consiglio dei ministri certificava “che il nucleare in Italia non si farà” in quanto “si mette nero su bianco che dovranno pagarlo i privati”. Non esiste infatti un solo paese al mondo, dice Armaroli “in cui il nucleare non sia sussidiato dallo Stato. Difficile pensare che qualcuno possa investire a queste condizioni, continuava Armaroli, “essendo l’Italia uno dei luoghi più difficili al mondo per fragilità idrogeologica, rischio sismico e vincoli paesaggistici, e dove la localizzazione degli impianti diventa un rebus”, un problema rilevante.

Venendo all’oggi, alla trasmissione radiofonica Radio 3 Scienza (Il nucleare, in piccolo del 29.05.2026) è intervenuto Marco Ricotti, docente di impianti nucleari al Politecnico di Milano, sostiene come l’energia nucleare, in combinazione con le rinnovabili, sia una soluzione efficiente per la decarbonizzazione, sottolineandone i vantaggi in termini di impatto ambientale, geopolitico ed economico (https://www.raiplaysound.it/audio/2026/05/Radio3-Scienza-del-29052026-dec7e2ac-175c-4aa9-aebd-6c4493aceaa8.html). Gli small modular reactors (SMR), di questi oggi si parla, non sono altro che reattori di taglia più piccola di quelli tradizionali, più facilmente trasportabili, e che, un po’ come i pezzi del Lego, piccoli e capaci di combinarsi tra loro, possono essere costruiti in apposite “officine” e poi assemblati direttamente sul sito dell’impianto. Nel mondo, dice Ricotti, sono allo studio in decine di versioni diverse, e la loro realizzazione richiederebbe, tra progettazione, ricerca dei siti idonei e autorizzazioni varie circa 4/5 anni, poi altrettanti per l’”assemblaggio”.

Sempre Nicola Armaroli, invece, in un confronto con Marco Ricotti organizzato in occasione di un evento TEDx (http://ted.com/tedx) afferma che “le rinnovabili, in particolare solare ed eolico, sono già la soluzione dominante e più economica, sostenendo che il nucleare è obsoleto, costoso e presenta problemi irrisolti di sicurezza e gestione delle scorie”.

E questo delle scorie è, assieme a quello di cui quasi mai si parla, la reperibilità del “combustibile”, l’uranio arricchito, uno dei tanti problemi che andrebbero affrontati se si volesse adottare questa tecnologia per la produzione di energia elettrica.

Molte sarebbero le questioni da trattare per approfondire correttamente gli aspetti di questa tecnologia. Mi limito a riferire quanto detto da Ricotti nell’intervento radiofonico citato rispetto alla versatilità di queste piccole centrali, e cioè della possibilità di fornire servizi energetici in loco, dove ce ne sia bisogno, ad esempio presso impianti industriali. Questo significherebbe la conseguente vicinanza con centri abitati, strutture produttive, ecc, ma su questo Ricotti sostiene l’assoluta sicurezza di questo tipo di impianti.

In conclusione vorrei citare alcune delle più recenti pubblicazioni sul tema del nucleare civile che, in vari modi, affrontano le problematiche comunque presenti per questa tecnologia. Inizio da Il miraggio nucleare. Perché l’energia nucleare non è la soluzione ma parte del problema, autori Marcel Coderch e Núria Almiron, Bruno Mondadori, 2011, dove in apertura del cap. 5 dal titolo I nuovi miraggi nucleari, si legge: ”L’attuale tentativo di «resuscitare» l’energia nucleare fa leva su nuove promesse, che, almeno in apparenza, configurano uno scenario in apparenza diverso da quello considerato finora. A quanto ci dicono la situazione è radicalmente mutata grazie ai nuovi reattori, la sicurezza delle centrali sarebbe un problema risolto, la scarsa competitività dell’energia nucleare un brutto ricordo del passato e la questione delle scorie a un passo dalla soluzione […]. Cosa ancor più importante, grazie alle nuove tecnologie […] l’energia nucleare si presenterebbe come un’opzione nuova, assolutamente sicura ed ecologica”. Poi in La menzogna nucleare. Perché tornare all’energia atomica sarebbe gravemente rischioso e completamente inutile, da un’inchiesta di Giulietto Chiesa (giornalista, scomparso 5 anni fa), Guido Cosenza e Luigi Sertorio (fisici), Ponte alle Grazie, 2010, nel capitolo introduttivo è scritto che “Una cosa è certa: il «nucleare» è rivestito, addobbato, circondato, assediato da miti. E non è un dato casuale, perché l’intera materia, del nucleare militare e di quello civile, è una delle questioni cruciali che hanno plasmato la nostra epoca. […] “dal 1954 (anno in cui fu costruito il primo impianto sovietico sperimentale, quello di Obninsk) al 1989, cioè in 35 anni, coincidenti con la fase più rovente della guerra fredda, furono costruite nel mondo 423 centrali nucleari per la produzione di energia elettrica. Ma dal 1989 al 2007, cioè nei 18 anni successivi, le centrali nucleari sono passate solo a 439, appena 16 in più. Come spiegare questo brusco rallentamento, anzi questa vera e propria frenata?”. Anche il recente L’ecologia politica di Dario Paccino. Tra l’imbroglio ecologico e le lotte contro il nucleare, a cura di Gennaro Avallone e Sirio Paccino, ombre corte, 2024, contiene diversi interventi sul tema della necessità di “abandonare la civiltà del nucleare”. Nel capitolo “La questione del nucleare ieri, oggi e domani”, curato da Giorgio Ferrari (perito diplomato al Fermi di Roma, ha lavorato al CNR e poi in ENEL nel settore nucleare, successivamente collabora con Dario Paccino con cui, nel 1977, fonda «Radio Ondarossa») dopo una introduzione sul significato dell’opera L’imbroglio ecologico di Paccino e ricordato, sempre dello stesso autore, La trappola della scienza. Tutti vivi ad Harrisburg, uscito all’indomani dell’incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island, il 28 marzo 1979, dove Paccino sviluppa il tema dell’atomo come scienza di dominio, scrive l’autore: “In questo quadro di fortissime criticità [la crisi petrolifera di inizio anni ’70 del secolo scorso] l’opzione nucleare apparve, per una parte del capitale internazionale, come una possibile via d’uscita, tanto che la costruzione di reattori ebbe un’impennata senza precedenti, anche perché all’epoca i costi di produzione del kwh nucleare si prospettavano molto competitivi. Quindi […] ci fu chi, tra i capitalisti, accarezzò l’idea di sganciarsi dalla «tirannia» del petrolio per mezzo dell’energia nucleare, ma, dato che con l’uranio si produce solo energia elettrica, la scelta strategica del nucleare non poteva essere giustificata nell’economia generale (considerati i costi enormi) come semplicemente sostitutiva del petrolio, a meno che il forte incremento di generazione elettrica che ne sarebbe derivato trovasse sbocco nella mobilità elettrica e nell’automazione generalizzata dei processi produttivi, superando così anche l’ostacolo rappresentato dalla rigidità della forza lavoro. Le cose non andarono così e i motivi non furono certo di ordine tecnologico […]”.

Chiudo con una serie di titoli presenti sulla stampa nei giorni seguenti alla approvazione del ddl governativo alla camera. Ritorno al nucleare primo sì, titola La Repubblica in prima pagina il 5 giugno. Sempre lo stesso giorno il Corriere della Sera a pag 16, in un articolo in cui si parla anche di taglio delle accise scrive Primo sì della camera al nucleare, mentre in prima pagina de Il Sole 24 Ore il titolo che richiama un articolo interno è Ritorno al nucleare, primo via libera alla legge delega. Pichetto: “Decreti attuativi pronti entro Natale”. Su il Resto del carlino sempre di venerdì 5 giugno scrive in prima pagina L’Italia ritorna al nucleare. Pichetto: più sicurezza. Sul Carlino Ferrara del 6 giugno il titolo I no a nucleare e rinnovabili. Così l’Italia è senza energia è il richiamo ad articoli nelle pagine successive che polemizzano con le proteste e le posizioni dei degli ambientalisti ferraresi.

 


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