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Francesco Vigorelli
La ricerca c’è. La visione d’insieme, ancora no
Leggiamo con interesse che Unife partecipa a Great-ER 2.0, il programma di incubazione dedicato a startup e spin-off universitari. Bene: è un’iniziativa interessante — vedremo in seguito i risultati concreti — che va nella direzione giusta, mettendo in relazione il mondo della ricerca, l’Università, con quello delle imprese e del lavoro.
A Ferrara, però, sembra che lo sviluppo debba passare sempre e soprattutto da eventi e sagre — capaci, si dice, di attrarre frotte di turisti e portare ricchezza e benessere per “tutti”.
Poco importa che, nel frattempo, le aziende manifatturiere siano in sofferenza, da ultimo il caso di Coperion Srl, di cui è stata annunciata la chiusura e il licenziamento collettivo dei 77 dipendenti dello stabilimento ferrarese.
Che il petrolchimico sia a serio rischio di smantellamento.
Che le attività commerciali arranchino e le saracinesche abbassate in centro storico siano sempre più diffuse.
Che Ferrara sia la provincia più anziana della regione, con una popolazione in età lavorativa in calo da anni — segno inequivocabile che i giovani se ne vanno.
Che l’università conti quasi 30.000 iscritti che, una volta laureati, scelgono di vivere e lavorare altrove — in città, diciamo così, più attrattive.
Troppo spesso lo sviluppo economico di un territorio viene raccontato attraverso sagre, concerti, l’ultimo evento di turno. Sono iniziative utili, ma è tutt’altra cosa. Rischiamo di scambiare un evento in più, un annuncio in più, per lo sviluppo vero.
Lo sviluppo si costruisce in un altro modo:
nella demografia, che si intreccia con le politiche della casa, del lavoro e del welfare;
nella ricerca, intesa non come operazione spot ma come investimento strutturale e continuo, capace di far nascere aziende innovative — e magari contribuire a trattenere una parte dei tanti laureati Unife che oggi lasciano Ferrara;
nelle infrastrutture — a partire dalla realizzazione di una metropolitana di superficie tra Ferrara, Modena e Bologna, e dal ripristino dei collegamenti ferroviari con Cento, Copparo, Comacchio e i Lidi, spesso più vantaggiosi, sul piano ambientale ed economico, del solito asfalto.
Tutto questo aiuterebbe imprese e famiglie a restare, invece di andarsene.
E poi c’è il lavoro — dimenticato sullo sfondo, per così dire, in questi ultimi anni.
È sufficiente? No, non basta: i sistemi sono integrati, non si può ragionare a compartimenti stagni. Ma è un inizio, a cui dovrà seguire altro — e cambiare paradigma è il primo passo.
Manca una politica industriale, manca una visione strategica d’insieme. Il problema, in fondo, è “tutto qui”.
È perfetto , … purtroppo sembra che ai ferraresi, che restano, piacciano di più i pinzini, i caplaz, ecc.
Sergio, io credo di avere riportato situazioni oggettive, che dovrebbero essere condivise da tutti – insieme a qualche proposta, sia pure espresse sommariamente e in poche righe. Purtroppo, la miopia, la sottovalutazione dei problemi, l’ignoranza, o forse l’insieme, fa prevalere il credo politico su tutto.
Unife partecipa a Great-ER 2.0, il programma di incubazione dedicato a startup e spin-off universitari….. Molto bene !
Non potendo “coprire” tutto, mi chiedo sono presenti / sono stati fissati dei settori di ricerca specifici che possono avere una maggiore valenza ed opportunità di sviluppo, crescita e ricaduta sulla città di FE e provincia partendo da ciò che oggi esiste già ed è peculiare della città ??
Hai ragione Fabrizio, è un approfondimento che varrebbe la pena fare — non per escludere settori o progetti, ma per allineare meglio l’eccellenza scientifica di Unife con le specificità del tessuto produttivo e territoriale ferrarese.
Sono d’accordo che la redditività maggiore, in termini di spin-off, occupazione qualificata e capacità di attrarre capitali, tenda a concentrarsi su alcune direttrici precise. Penso ad esempio alla chimica verde, ai polimeri e alla sostenibilità industriale: Ferrara vanta — o vantava, e comunque rischia di perdere — uno dei poli chimici e dei centri di ricerca più importanti d’Europa, un terreno naturale per startup ad alto valore aggiunto. E penso anche all’agrotech e alla valorizzazione dell’agroalimentare, visto che il ferrarese è un territorio a forte vocazione agricola, dove la tecnologia applicata alla produzione può essere una leva importante.
Immagino e spero che queste valutazioni siano già state oggetto di confronto tra Unife, le associazioni di categoria, Sipro e gli altri attori dello sviluppo locale. Integrare le competenze di Unife con le filiere esistenti aiuterebbe anche a evitare che tanti laureati e nuove imprese, una volta incubati, finiscano per lasciare il territorio per mancanza di un ecosistema industriale abbastanza sviluppato.