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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Inviato il:

4 Agosto 2026

Francesco Vigorelli

La ricerca c’è. La visione d’insieme, ancora no

Leggiamo con interesse che Unife partecipa a Great-ER 2.0, il programma di incubazione dedicato a startup e spin-off universitari. Bene: è un’iniziativa interessante — vedremo in seguito i risultati concreti — che va nella direzione giusta, mettendo in relazione il mondo della ricerca, l’Università, con quello delle imprese e del lavoro.

A Ferrara, però, sembra che lo sviluppo debba passare sempre e soprattutto da eventi e sagre — capaci, si dice, di attrarre frotte di turisti e portare ricchezza e benessere per “tutti”.

Poco importa che, nel frattempo, le aziende manifatturiere siano in sofferenza, da ultimo il caso di Coperion Srl, di cui è stata annunciata la chiusura e il licenziamento collettivo dei 77 dipendenti dello stabilimento ferrarese.

Che il petrolchimico sia a serio rischio di smantellamento.

Che le attività commerciali arranchino e le saracinesche abbassate in centro storico siano sempre più diffuse.

Che Ferrara sia la provincia più anziana della regione, con una popolazione in età lavorativa in calo da anni — segno inequivocabile che i giovani se ne vanno.

Che l’università conti quasi 30.000 iscritti che, una volta laureati, scelgono di vivere e lavorare altrove — in città, diciamo così, più attrattive.

Troppo spesso lo sviluppo economico di un territorio viene raccontato attraverso sagre, concerti, l’ultimo evento di turno. Sono iniziative utili, ma è tutt’altra cosa. Rischiamo di scambiare un evento in più, un annuncio in più, per lo sviluppo vero.

Lo sviluppo si costruisce in un altro modo:

nella demografia, che si intreccia con le politiche della casa, del lavoro e del welfare;

nella ricerca, intesa non come operazione spot ma come investimento strutturale e continuo, capace di far nascere aziende innovative — e magari contribuire a trattenere una parte dei tanti laureati Unife che oggi lasciano Ferrara;

nelle infrastrutture — a partire dalla realizzazione di una metropolitana di superficie tra Ferrara, Modena e Bologna, e dal ripristino dei collegamenti ferroviari con Cento, Copparo, Comacchio e i Lidi, spesso più vantaggiosi, sul piano ambientale ed economico, del solito asfalto.

Tutto questo aiuterebbe imprese e famiglie a restare, invece di andarsene.

E poi c’è il lavoro — dimenticato sullo sfondo, per così dire, in questi ultimi anni.

È sufficiente? No, non basta: i sistemi sono integrati, non si può ragionare a compartimenti stagni. Ma è un inizio, a cui dovrà seguire altro — e cambiare paradigma è il primo passo.

Manca una politica industriale, manca una visione strategica d’insieme. Il problema, in fondo, è “tutto qui”.


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