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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Inviato il:

26 Febbraio 2026

Andrea Pieragnoli

Referendum: NO alla riforma costituzionale sulla Magistratura

Il 22 e 23 marzo saremo chiamati a votare con un referendum su una riforma costituzionale che modifica l’assetto della magistratura: separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, due Consigli Superiori distinti, una nuova Corte disciplinare, introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti degli organi di autogoverno.
Non è un passaggio tecnico. È una scelta che riguarda l’idea di Stato e di giustizia che vogliamo.
La Comune voterà NO.
Non per conservare l’esistente. Non per appartenenza ideologica.
Ma perché questa riforma non rafforza la giustizia – riguarda solo la Magistratura – e non affronta le vere priorità del Paese.

La giustizia non è un terreno di propaganda
La separazione delle carriere viene presentata come una modernizzazione. In realtà interviene su un equilibrio costituzionale costruito per garantire autonomia e indipendenza della magistratura.
L’unità della magistratura non è un dettaglio corporativo: è una scelta sistemica che tiene insieme funzione requirente e giudicante dentro un unico ordine autonomo dagli altri poteri dello Stato.
Modificare questa architettura significa spostare il baricentro dell’equilibrio tra poteri costituzionali.
Una riforma di questa portata dovrebbe nascere da un’esigenza concreta e dimostrabile di miglioramento del sistema.
Ma il problema della giustizia italiana non è la sua struttura costituzionale.
È la lentezza. È la carenza di personale. È l’organizzazione. È l’accesso diseguale alla tutela dei diritti.
Questa riforma non accorcia i processi. Non riduce l’arretrato. Non aumenta le risorse.
Interviene sull’assetto, non sull’efficienza.

Il sorteggio non è responsabilità
Il ricorso al sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno viene presentato come risposta alle degenerazioni correntizie.
Ma la democrazia non si rafforza eliminando il voto.
La trasparenza non si costruisce affidandosi al caso.
Se esistono distorsioni interne, si correggono con regole più rigorose, con criteri di valutazione più stringenti, con responsabilità disciplinare chiara.
Le istituzioni costituzionali non possono essere affidate a un meccanismo casuale.
La responsabilità è un principio, non una lotteria.
Un esempio semplice: scegliereste il vostro Amministratore di Condominio sulla base di un semplice sorteggio?
Senza giustizia sociale non c’è giustizia vera

C’è però un punto che nel dibattito è rimasto in secondo piano. La giustizia non è solo equilibrio tra poteri. È soprattutto tutela dei diritti.
In un Paese dove:
chi ha meno risorse fatica a sostenere un contenzioso lungo,
i lavoratori precari attendono anni per una decisione,
le famiglie coinvolte in controversie civili vivono tempi incompatibili con la vita reale,
le vittime aspettano risposte che arrivano troppo tardi,
la priorità non è dividere le carriere.
La priorità è garantire tempi certi, accesso effettivo, tutela concreta.
La giustizia sociale significa che il diritto non deve essere un privilegio di chi può permetterselo.
Significa che lo Stato deve assicurare parità sostanziale nell’accesso alla tutela giudiziaria.
Questa riforma costituzionale non incide su queste diseguaglianze.
Non rende la giustizia più vicina ai cittadini.
Non la rende più rapida.
Non la rende più accessibile.
Sposta l’attenzione sull’architettura, mentre il problema è l’effettività.

Noi crediamo in uno Stato forte e responsabile
La Comune nasce da un’idea precisa: le istituzioni devono essere credibili, solide, orientate al bene comune.
In un tempo segnato da tensioni sociali, emergenze abitative, conflitti nei territori e crescente domanda di sicurezza, la stabilità istituzionale è un valore.
Uno Stato forte non è uno Stato che si frammenta. È uno Stato che funziona.
Riformare è necessario.
Ma riformare significa migliorare l’efficienza, investire in personale, digitalizzare i processi, ridurre i tempi, rafforzare la responsabilità.
Non significa intervenire sull’equilibrio costituzionale senza effetti concreti sulla vita dei cittadini.

Il nostro NO è una scelta di responsabilità
Votare NO non significa difendere ogni aspetto dell’attuale sistema. Significa affermare che:
la Costituzione non si modifica per semplificazioni;
l’equilibrio tra poteri è un bene da preservare;
la giustizia si rafforza migliorandone il funzionamento, non ridefinendone i confini interni.
La giustizia sociale, l’efficienza, la tutela dei diritti sono le priorità.
Per questo La Comune voterà NO.
Perché vogliamo una giustizia più giusta.
Non semplicemente diversa.


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