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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Tag: estense.com

Genitorialità, Zonari interroga la giunta: “Servizi davvero nuovi o già esistenti?”

Secondo la consigliera de La Comune di Ferrara le misure annunciate dall’assessora Coletti sarebbero attività attive da anni e presentate oggi come inedite

I servizi di sostegno alla genitorialità presentati dall’assessora Coletti sono nuovi o in continuità rispetto alle stesse attività svolte da un decennio dal Comune di Ferrara?

In estrema sintesi è questa la domanda che La Comune di Ferrara presenta, attraverso un’interrogazione, all’amministrazione del Comune di Ferrara.

“Negli ultimi giorni – scrive la consigliera Anna Zonari – l’assessora Coletti ha annunciato, attraverso la stampa locale e alcune pagine social istituzionali, l’attivazione di presunti ‘nuovi’ servizi a sostegno della genitorialità, in particolare le attività di supporto alla genitorialità in carcere e l’istituzione di un elenco comunale di baby-sitter”.

“Per come vengono presentati – prosegue -, tali interventi appaiono come servizi nuovi e inediti, quando in realtà il sostegno alla genitorialità in carcere e i servizi di orientamento per baby-sitter sono attività svolte dal Comune di Ferrara da almeno un decennio, costruite nel tempo attraverso il lavoro di operatrici e operatori comunali, attraverso il Centro per le Famiglie, i Centri Bambini e Famiglie, l’Informa Famiglie, con personale qualificato, convenzioni e una precisa impostazione educativa”.

Ecco dunque che, secondo la consigliera, “presentarli oggi come ‘nuovi’ significa cancellare il lavoro svolto in passato e appropriarsi politicamente di servizi già esistenti, che erano direttamente erogati dal Comune e inseriti stabilmente nelle politiche pubbliche per le famiglie”.

Per questo ha deciso di depositare un’interrogazione consiliare: “Per chiarire se si tratti di una reale continuità dei servizi o di una riorganizzazione che comporta un cambiamento nel modello di gestione, attraverso una esternalizzazione dei servizi stessi e per quale motivo siano stati presentati come servizi inediti del Comune di Ferrara”.

Zonari (La Comune), mozione contro lo spostamento del mercato

La consigliera impegna l’amministrazione a “sospendere il trasferimento del mercato del lunedì fuori dal centro storico”

Dall’intervento ai fatti. Anna Zonari (La Comune di Ferrara) ha presentato una mozione nella quale chiede di mantenere il mercato del lunedì, “il principale mercato settimanale della provincia”, in centro storico e di riaprire il confronto con gli operatori del commercio su area pubblica.

Zonari impegna il sindaco e la giunta a “sospendere il trasferimento del mercato del lunedì fuori dal centro storico, evitando decisioni irreversibili che rischiano di compromettere la sopravvivenza del mercato stesso; mantenere il mercato del lunedì nel centro storico, riconoscendone il valore economico, sociale e identitario per la città di Ferrara; riaprire immediatamente un tavolo di confronto con le rappresentanze degli ambulanti, valutando seriamente la proposta di collocazione nell’area già utilizzata per il mercato del venerdì; coinvolgere la cittadinanza attraverso strumenti di consultazione pubblica sulle scelte che riguardano i mercati e l’uso degli spazi urbani; definire una strategia complessiva di tutela e rilancio del commercio su area pubblica, coerente con gli obiettivi di rigenerazione del centro storico e di equilibrio tra grande distribuzione e commercio di prossimità”.

La consigliera de La Comune ricorda che “il commercio su area pubblica rappresenta un presidio economico, sociale e culturale fondamentale per la vitalità dei centri storici”. Nella mozione riprende dunque molte della argomentazioni già portate nell’intervento pubblicato il giorno precedente alla protocollazione del documento avvenuto il 31 dicembre.

Nota infatti come “secondo i dati Anva – Confesercenti, negli ultimi dieci anni in Italia è scomparsa un’impresa su cinque del commercio su area pubblica, mentre in Emilia-Romagna il calo supera il 30%, a dimostrazione di una crisi strutturale del settore non imputabile agli operatori; studi di Confesercenti e Istat evidenziano come la desertificazione commerciale dei centri urbani sia strettamente correlata alla perdita di mercati e commercio di prossimità, con effetti negativi su sicurezza, vivibilità e attrattività turistica; la Commissione Europea, attraverso le strategie per le ‘città compatte e sostenibili’, riconosce i mercati urbani come strumenti chiave per contrastare lo spopolamento dei centri storici e la dipendenza dalla grande distribuzione”.

Fa quindi presente che “Ferrara presenta già oggi un’elevata concentrazione di Grande Distribuzione Organizzata, con uno squilibrio competitivo che penalizza fortemente il piccolo commercio e il commercio ambulante” e che “lo spostamento del mercato del lunedì dall’area centrale a piazza XXIV Maggio (zona Acquedotto) comporterebbe: un allontanamento dai flussi pedonali e commerciali consolidati; una prevedibile riduzione delle presenze e del fatturato degli operatori; un aumento delle criticità legate a traffico e congestione in un’area già fragile; un ulteriore indebolimento del centro storico, in contrasto con le politiche di rigenerazione urbana dichiarate dall’Amministrazione”.

Ricorda infine che gli operatori del commercio hanno presentato una proposta alternativa che ritiene “concreta e sostenibile” ma che questa “non risulta essere stata adeguatamente presa in considerazione”.

Taglio fondo qualità dell’aria. La Comune sarcastica: “Un ringraziamento al Governo”

La civica attacca il governo per la riduzione del 75% dei fondi destinati alla riduzione dell’inquinamento

“Un ringraziamento al Governo da parte di tutti i ferraresi che ogni anno muoiono a causa dell’inquinamento dell’aria per il taglio in finanziaria al 75% dei fondi per la qualità dell’aria”.

Le critiche alla manovra finanziaria, una delle più turbolente degli ultimi anni, arrivano anche da Ferrara con La Comune che ha pubblicato una vignetta corredata da un articolo di LifeGate che ricorda come il fondo verrà tagliato.

Si tratta di una critica mossa al governo di Giorgia Meloni già da diverso tempo, il 10 dicembre scorso ne parlava Mauro Ravarino su Il Manifesto, ma ora, con la legge approvata in Senato, i giochi sono praticamente fatti. Sebbene sia necessario un ulteriore passaggio alla Camera, è orami certo che quello approvato a Palazzo Madama sia il testo definitivo.

Ravarino l’ha definita “una scure che si abbatte sulle speranze di respirare aria più pulita in Pianura Padana” mentre Legambiente nota il paradosso: “Proprio ora, mentre questi segnali indicano una tendenza positiva, che il Governo sceglie di lasciare soli e senza risorse i territori più complicati del Paese. Una scelta miope, che espone l’Italia a nuove procedure d’infrazione europee, a ulteriori sanzioni onerose e riduzioni dei fondi strutturali europei e, soprattutto, a un pericoloso arretramento nella tutela della salute pubblica”.

I segnali citati dall’associazione si riferiscono a tutte le regioni che affacciano sulla principale pianura italiana che è anche una delle aree più inquinate d’Europa.

Basti pensare che giovedì 18 e venerdì 19 dicembre il bollettino sulla qualità dell’aria di Arpae indicava bollino rosso in tutte le città capoluogo di provincia della Regione Emilia Romagna.

Le ordinanze del sindaco arrivano, specialmente in periodo invernale, settimanalmente per ridurre la possibilità di accesso alla città ai mezzi più inquinanti nel tentativo di ridurre la presenza di Pm10 e Pm2,5 nell’aria.

Legambiente, nel criticare i tagli, fa notare che, secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, in Europa sono state 238mila le vittime del Pm2,5 e di queste 43mila in Italia. Definisce quindi “irragionevole” la scelta dello Stato di passare da un finanziamento previsto di circa 300milioni a meno di 100.

“Un vero e proprio ‘furto di risorse’ – scrive Legambinete – ai danni dei territori già più colpiti dall’inquinamento atmosferico e che più avrebbero bisogno di essere sostenuti. Senza finanziamenti adeguati, il rischio è che molte delle azioni previste per i prossimi anni vengano ridimensionate o addirittura cancellate, con conseguenze gravi sia per la salute delle persone sia per il percorso di allineamento dell’Italia agli standard europei”.

Casa del Volontariato: bocciata proroga e trasferimento in viale IV Novembre

Respinta la mozione proposta dalle opposizioni. Anna Zonari (La Comune di Ferrara): “Perché spostare qualcosa che sta funzionando?”

Il volontariato sospeso su un filo teso tra centro e periferia. È stata respinta con 16 voti contrari su 25 la mozione con cui i gruppi consiliari di minoranza avevano richiesto una proroga all’utilizzo della sede del Csv “Terre Estensi” in via Ravenna 52 e il ricollocamento della stessa in viale IV Novembre.

La mozione, come ha spiegato il consigliere Davide Nanni (Pd), nasce da un’urgenza: la scadenza, fissata al 31 dicembre, della concessione che consente al Csv e alle associazioni che animano la Casa del Volontariato di utilizzare in comodato gratuito il primo piano dell’immobile comunale di via Ravenna.

Scadenza che, ha dichiarato Nanni, è imminente ma che non tiene in considerazione la mancanza di un’alternativa agibile nel breve termine: “È opportuno ricordare fin da subito che la proposta di sede alternativa per la casa del volontariato, fatta anche pubblicamente dall’Amministrazione comunale, ovvero l’ex sede Coldiretti di via Bologna 637, per cui è stato speso 1 milione di euro all’epoca dell’acquisto e per cui è stato stanziato a bilancio un ulteriore milione e 70mila euro per le spese di rifunzionalizzazione, è ancora in ristrutturazione”.

Da qui la proposta delle opposizioni di destinare le attività della Casa del Volontariato all’immobile di proprietà della Regione e temporaneamente assegnato dal Comune al Centro per l’Impiego collocato tra viale IV Novembre e via Ortigara, proposta suggestionata anche dalle 97 realtà associative firmatarie di un appello che si oppone al trasferimento in via Bologna.

La scelta dell’ex sede Coldiretti, infatti, non è stata ritenuta idonea in primis per la sua lontananza dal centro cittadino: “Molti cittadini che usufruiscono dei servizi delle associazioni abitano e vivono nella cerchia muraria o nella sua prossimità – ha dichiarato il consigliere Enrico Segala (Pd) -. È chiaro che la sede in periferia è più comoda per chi viene da fuori, ma è più comoda per chi viene dalla zona sud: chi viene dalla zona nord impiegherà mezz’ora o quaranta minuti per raggiungerla”.

Non bastano le ragioni addotte dall’Amministrazione e dalla risoluzione proposta dal consigliere Stefano Perelli (Lega) sull’ottimo collegamento ai mezzi di trasporto: “Se basiamo l’accesso in base agli autobus siamo già in difetto – ha spiegato Segala – perché la maggiore parte degli incontri sono spesso serali, e sappiamo che l’11 non arriva più a una certa ora. Come fanno certi utenti a tornare a casa dopo le riunioni?”

A sostegno della mozione, Segala ha proposto esempi di coloro che vivono l’associazionismo e che sarebbero svantaggiati dallo spostamento della Casa del volontariato in via Bologna: “Molti gruppi tutelano e aiutano persone fragili – ha proseguito il dem -: ci sono fragilità diverse ma dobbiamo considerare che ci sono alcune fragilità, penso a chi soffre di disagio psichico, che non si muovono in macchina o che non riescono a prendere un autobus. Se la sede va in via Bologna hanno già detto che non andranno più alle attività”.

Anche la posizione strategica di viale IV Novembre è stata addotta come motivazione per collocarvi la sede del Csv, non solo perché vicina a parcheggio e stazione, ma anche perché si porrebbe come presidio di legalità nella complessa zona Gad: “Sono le associazioni di cittadini e volontariato la prima linea della tutela” ha concluso Segala.

Anche la consigliera Anna Zonari (La Comune di Ferrara), che lavora al Centro dal 1997 – e per questo astenutasi dalla votazione – ha sostenuto la necessità di mantenere la sede in via Ravenna: “In un’epoca in cui è difficile la convivenza, qui hanno trovato modo di convivere dal ’97 senza uno screzio decine di associazioni che condividono 400 metri quadrati. La casa del volontariato ha una situazione logistica adatta alle attività che vi sono svolte”.

“Oggi senza una chiara motivazione ci viene chiesto di spostare questo cuore pulsante in via Bologna 637 – ha proseguito Zonari -. Perché spostare qualcosa che sta funzionando? Chiedo all’assessora Coletti, che purtroppo è uscita e mi dispiace perché vuol dire che non ascolta, che venga qui e spieghi ai cittadini il perché viene trasferito questo posto, qual è il progetto alternativo?”

Una risposta a Zonari ha provato a suggerirla il consigliere Leonardo Fiorentini (Civica Anselmo) in base a un accesso agli atti sull’immobile di via Bologna: “Acquistato l’immobile c’era il problema di riempirlo. Ecco perché da due anni si sta cercando ostinatamente qualcuno che occupi quei locali”.

Infine, una provocazione alle opposizioni: “Ascolto un silenzio che urla dall’altra parte”.

Via libera al nuovo impianto fotovoltaico a Gaibanella

Zonari: “Da parte del Comune è stato richiesto come compensazione l’1% sui ricavi , ma è una quota minima”

Sempre più vicina la realizzazione dell’impianto fotovoltaico a Gaibanella. All’esame del consiglio comunale ferrarese è arrivata la variante urbanistica di esproprio per costruire, su un terreno privato, una cabina di sezionamento, che consentirebbe la connessione del futuro impianto alla rete elettrica. Via libera da parte dei consiglieri di maggioranza e voto di astensione dell’opposizione.

Il passaggio in aula della delibera è stato accompagnato dalla notizia che “Arpae, a cui spettava l’iter autorizzativo dell’impianto, ha concluso la conferenza dei servizi dando responso positivo”, ha dichiarato l’assessore Stefano Vita Finzi Zalman durante la seduta.

“Da parte del Comune è stato richiesto come compensazione l’1% sui ricavi derivanti dall’impianto – ha evidenziato Zonari, della civica La Comune – ma è una quota minima, di circa 7 mila euro all’anno, che bisognerebbe negoziare, a fronte delle dimensioni dell’impianto, 11,5 ettari, e del fatto che per almeno 20 anni non ci sarà produzione agricola su quel suolo”.

“Sommando tutte le richieste – ha commentato Buriani, del Partito democratico – di costruzione di impianti si configura una riduzione della produzione agricola, dovuta alle centinaia di ettari di terreno che vanno perdute. Ambientalmente sono interventi lodevoli, ma a lungo andare possono creare danni all’economia locale”.

Ad addossare al centro-sinistra le responsabilità di una crescente diffusione nel territorio di impianti di questo tipo è stato il vicesindaco Alessandro Balboni: “Tutta questa opposizione fa parte del governo regionale. Una Regione che ha una programmazione molto ambiziosa rispetto ai target di giga prodotti da fotovoltaico. Delle due l’una: o la transizione energetica è un obiettivo importante e tutti gli enti cooperano, oppure non si può avere atteggiamento incoerente e ondivago di fronte ai procedimenti che passano da quest’aula”.

Poi Balboni è andato ulteriormente all’attacco: “Spesso questi interventi non godono di popolarità da parte della popolazione, posso capire che l’opposizione possa esserne stimolata, ma stop al gioco delle tre carte. Ex dirigenti apicali di una forza oggi all’opposizione occupano ruoli importanti per una realtà che a livello provinciale è molto attiva nel settore. Penso che al loro interno sarebbe necessario un confronto”.

I consiglieri di minoranza hanno criticato lo sfruttamento del territorio provinciale per la costruzione di impianti a energia rinnovabile a fronte di compensazioni e benefici insufficienti per le comunità locali.

“Non nascondiamoci dietro all’atto dovuto”, ha puntualizzato Marchi, del Movimento 5 stelle. “Il Comune dovrebbe prendersi il tempo per valutare l’opportunità di questo impianto a Gaibanella. Altrimenti come a Villanova con la rotatoria, autorizzare questa variante vorrà dire prendersi la responsabilità di tutto ciò che ne seguirà”.

“Chi oggi si astiene non ha nulla contro la costruzione di impianti fotovoltaici – ha sottolineato Fiorentini, della civica Anselmo – ma ha qualche perplessità sul fatto che invece di riempire i tetti del già costruito, si continui in questa ricerca affannosa del terreno agricolo”.

Vasco a Ferrara: “Scarsa trasparenza nella variazione di bilancio”

Consiglio comunale del 24/11/2025
La Variazione di Bilancio n. 159/2025 conferma una linea politica che non condividiamo: scarsa trasparenza, scelte sbilanciate e priorità che non rispondono ai bisogni della città.
La questione più rilevante emersa in Consiglio comunale riguarda l’anticipazione di 1,2 milioni di euro al Teatro Comunale per i due concerti di Vasco Rossi: quasi metà dell’intero avanzo libero dell’Ente. Una scelta che sottrae risorse a settori cruciali come welfare, servizi educativi – che registrano un taglio di oltre 300.000 euro – e politiche abitative.
Non contestiamo la legittimità statutaria dell’operazione, ma il metodo con cui è stata condotta e la sua sostenibilità organizzativa ed economica.
La Fondazione Teatro Comunale, con un budget di 4,8 milioni, si troverebbe infatti a sostenere una spesa straordinaria pari da sola a un quarto del proprio bilancio. È un problema diffuso tra gli enti locali, dove la forma giuridica delle fondazioni culturali è stata spesso utilizzata per la sua maggiore “flessibilità” – meno vincoli su personale, appalti e gestione. Proprio per questo riteniamo indispensabile garantire la massima trasparenza nella rendicontazione dei grandi eventi.
È inoltre necessario chiedersi se la Fondazione disponga delle strutture, delle competenze e degli strumenti necessari per gestire operazioni di tale portata, senza rischiare confusione nei bilanci e senza compromettere la chiara distinzione tra attività ordinarie (lirica, prosa, danza, musica) ed eventi straordinari (come i concerti di Vasco Rossi).
Abbiamo chiesto quale dovrebbe essere la spesa complessiva per i due concerti e se esistessero previsioni o stime finanziarie: non è stato fornito alcun elemento. E questo è il punto. In Consiglio comunale non è arrivato nessun documento sugli accordi con gli organizzatori, nessuna stima dei costi e dei ricavi, nessuna chiara ripartizione tra Fondazione e promoter. Solo la richiesta di approvare un anticipo di 1,2 milioni in assenza di un vero business plan. È un metodo amministrativo che riteniamo inaccettabile.
A titolo di confronto, in occasione del concerto di Vasco Rossi “Modena Park 2017” il Comune di Modena ottenne garanzie fideiussorie – ad esempio per eventuali danni e per il ripristino del parco – e rimborsi spese forfettari sui biglietti venduti. La convenzione non prevedeva contributi economici da parte dell’Amministrazione.Un modello contrattuale che tutela l’interesse pubblico e che l’Amministrazione di Ferrara dovrebbe replicare. Perché ciò che è stato possibile altrove non può esserlo anche qui? Su questo non è arrivata alcuna risposta.
Ugualmente poco convincenti sono state le riflessioni sull’impatto economico per Ferrara. In Commissione l’assessore, citando lo studio relativo al concerto di Springsteen, ha parlato di 11 milioni di indotto per la città. Lo studio in realtà indica 10,3 milioni, dei quali 4,4 milioni sono costi di trasporto – treni, autobus, ecc. – che non producono alcun beneficio diretto per Ferrara. L’impatto reale non supera dunque i 5,8 milioni. Abbiamo chiesto che il Consiglio venga coinvolto nella definizione dei criteri e dei metodi di valutazione: anche qui, nessuna risposta.
Infine, pur sostenendo la realizzazione dei concerti, ribadiamo la nostra contrarietà all’utilizzo del Parco Bassani. Lo abbiamo detto chiaramente: eventi di questa scala sono incompatibili con un’area a elevata valenza ambientale, classificata come nodo ecologico fondamentale. La tutela della biodiversità non è un vezzo, ma un tema di salute pubblica – soprattutto per le fasce più fragili. Ferrara merita politiche culturali ambiziose e trasparenti non scelte opache e improvvisate.

Polo Chimico. “Il Comune deve diventare un vero facilitatore”

Anna Zonari, consigliera de La Comune di Ferrara, presenta una mozione con “proposte operative concrete per trasformare l’emergenza in un progetto di rilancio credibile e strutturale”

Dal Polo Chimico e dal suo “rinnovamento” passa “il futuro industriale di Ferrara”. Così, sostiene La Comune di Ferrara, “di fronte a segnali preoccupanti, sospensioni produttive, delocalizzazioni e un generale indebolimento del sito, è necessario agire subito per evitare un lento e definitivo smantellamento di un ecosistema che da decenni sostiene economia, occupazione e identità del territorio”.

Anna Zonari ha quindi deciso di presentare una mozione con “proposte operative concrete per trasformare l’emergenza in un progetto di rilancio credibile e strutturale”.

Il gruppo politico ritiene che il Comune debba “diventare il catalizzatore di un nuovo modus operandi, collaborando attivamente con l’Università di Ferrara e con il Centro Ricerche ‘Giulio Natta’, eccellenza mondiale nel settore dei polimeri, per orientare un nuovo piano industriale verso la chimica del futuro: materiali avanzati e sostenibili, bioplastiche, tecnologie ad alto valore aggiunto e un più efficace trasferimento tecnologico alle aziende insediate o ai nuovi investitori”.

“Tra le centinaia di milioni di euro finanziati con il Pnrr – si domandano -, quanti sono stati destinati al rilancio della chimica? La politica locale e nazionale deve pronunciarsi chiaramente e, soprattutto, agire se davvero vuole ‘salvare’ il polo chimico di Ferrara”.

Chiedono dunque all’amministrazione di assumere “un ruolo proattivo” con lo scopo di “attrarre investimenti” e di “non limitarsi a rendere il sito genericamente appetibile”. “È fondamentale – aggiungono – che la politica locale e nazionale si impegni a destinare una quota chiara e consistente di finanziamenti al rilancio della chimica ferrarese, con scadenze operative definite”.

“Il Comune – concludono – deve diventare un vero facilitatore, snellendo la burocrazia e creando le condizioni ottimali affinché competenze, ricerca e capitali si incontrino sul territorio”.

Caso ‘bivaccatori’. Zonari: “La vulnerabilità non diventi pretesto per fare propaganda”

Intervento de La Comune di Ferrara dopo il post del sindaco Fabbri contro gli otto senzatetto sanzionati: “Il sindaco sembra più impegnato in campagna elettorale che nel governo della città”

Leggo con sconcerto l’ennesimo post del sindaco Fabbri che, da settimane ormai, sembra impegnato più in campagna elettorale che nel governo della città. Ancora una volta, invece di affrontare il tema della marginalità con strumenti adeguati, si scelgono toni securitari e slogan contro “nomadi” e “bivaccatori”, come se i problemi complessi potessero essere cancellati a colpi di Daspo.

Come La Comune abbiamo posto da mesi all’Amministrazione domande concrete su accoglienza, presa in carico, servizi per le persone senza fissa dimora, e abbiamo trovato un muro. Lo ribadiamo oggi: il contrasto alla povertà non si fa con i blitz, ma con politiche sociali degne di questo nome. Nessuno chiede di “trasformare Ferrara in un centro di accoglienza”, come sostiene il sindaco: chiediamo semplicemente che la città rispetti la legge, la dignità delle persone e il buonsenso amministrativo.

Ricordiamo infatti che i Comuni hanno l’obbligo di attivare i servizi sociali quando vengono individuati nuclei vulnerabili o persone in condizioni di fragilità, anche se non ci sono minori. Scegliere deliberatamente di non farlo significa scaricare i problemi sulla strada invece che affrontarli.

Il Sindaco rivendica che “Ferrara non è un paese per nomadi”. Noi continuiamo a pensare che Ferrara debba essere una città giusta, accogliente, capace di distinguere tra sicurezza e propaganda, tra decoro e diritti fondamentali. La povertà non si elimina con un hashtag.

Si affronta con politiche serie: prevenzione, alloggi temporanei, mediazione sociale, lavoro di strada, potenziamento dei servizi e collaborazione con il terzo settore. Invito chi vuole approfondire a leggere l’analisi che abbiamo pubblicato alcuni mesi fa, ancora drammaticamente attuale: “Senza fissa dimora a Ferrara: una questione aperta“.

Ferrara non merita che la vulnerabilità diventi un pretesto per fare propaganda. Merita un’amministrazione che si occupi davvero della città e delle persone che la abitano.

Immigrazione. La Comune: “Che fine hanno fatto i tavoli istituiti nel 24?”

Il gruppo consiliare presenta un’interrogazione con cui chiede chiarimenti all’amministrazione comunale di Ferrara

Il gruppo consiliare La Comune di Ferrara ha presentato un’interrogazione, una richiesta formale di chiarimenti al sindaco e alla giunta sul funzionamento dei tavoli di lavoro istituiti a giugno 2024 dalla Prefettura di Ferrara nell’ambito del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione.

La Comune individua 5 tavoli tematici: sulle problematiche relative alla situazione alloggiativa; sul percorso di istruzione; sui protocolli sanitari e sulle situazioni di persone portatrici di vulnerabilità; contro lo sfruttamento lavorativo; sui rapporti con la pubblica amministrazione e sulla formazione-lavoro.

“Nonostante l’importanza dei temi trattati – dicono da La Comune -, dalla situazione alloggiativa ai percorsi scolastici, dai protocolli sanitari alle tutele contro lo sfruttamento lavorativo, non ci risulta che i tavoli siano mai stati convocati”.

“L’interrogazione – spiegano – intende fare luce sul ruolo del Comune all’interno di questi organismi, sulle eventuali comunicazioni intercorse con la Prefettura e sulle iniziative già avviate dall’Amministrazione sui temi oggetto dei tavoli”.

Chiedono inoltre “se il Comune ritenga opportuno sollecitare la Prefettura affinché tali sedi di confronto vengano attivate quanto prima, nell’interesse di un coordinamento efficace tra enti locali e organi statali”.

Rodrigo Nunes a Ferrara: “Essenziale rifondare concetto di leadership”

Con un salto temporale, Wu Ming 1 ha raccontato di essere arrivato a Porto Alegre, in Brasile, nel 2002 per presentare il libro, Q., che aveva scritto insieme al suo collettivo, e di aver trovato ad accoglierlo Rodrigo Nunes, ai tempi un giovane organizzatore del Forum Sociale Mondiale.
Lo scorso 29 ottobre, a Ferrara, i due autori si sono scambiati i ruoli, nella cornice della Sala della Musica, con Nunes che – oggi professore di teoria politica a Essex e Rio de Janeiro – ha parlato davanti a una platea numerosa del suo ultimo libro Né verticale né orizzontale (Edizioni Alegre, 2025) dialogando insieme allo stesso Wu Ming 1, Michele Nani, ricercatore in storia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e Marcella Ravaglia, attivista de La Comune di Ferrara.
“È essenziale rifondare il concetto stesso di leadership”, ha affermato Nunes. “Un’ecologia sana permette a essa di muoversi liberamente, di essere condivisa in maniera diffusa e non confinata in nicchie ristrette”. Tra le proposte, quella di considerare la leadership come una funzione – e non come una posizione da ricoprire – che dev’essere interpretata in maniera innovativa e opportunista, intendendo quest’ultima come la capacità di identificare ciò che di socialmente rilevante viene trascurato dalle forze politiche consolidate. In che modo? “Abbracciando l’avanguardia come un esercizio di sperimentazione”, ovvero dandosi i mezzi per scoprire empiricamente quali metodi e intuizioni funzionino meglio.

“Offrire una terapia per superare i traumi dell’organizzazione”, questa secondo Wu Ming 1 è una delle chiavi di lettura del saggio. Nunes vorrebbe così lenire sia quelli novecenteschi, causati dal verticalismo del socialismo reale, sia “le macerie psichiche” prodotte dall’orizzontalismo dei movimenti del XXI secolo che, fra alti e bassi ciclici e violenti, non sono riusciti a sedimentare nonostante le aspettative.
Parlando del secolo scorso, sul falso mito del movimento operaio monolitico è intervenuto Nani: “Non era composto, come oggi si tende a pensare, dai soli operai della fabbrica”, ha detto. “La lega bracciantile della Bassa ferrarese era più complicata di così, al suo interno le anime erano molteplici. La sua anima assomigliava maggiormente all’ecologia di cui parla Nunes”, ovvero di una modalità organizzativa capacità di integrare la pluralità.
L’organizzazione dell’evento è stata promossa da La Comune di Ferrara, la lista civica rappresentata in consiglio comunale da Anna Zonari. Ravaglia ha colto nelle idee evocate dal saggio dei punti di contatto con l’esperienza locale del movimento. “I nostri valori di riferimento sono quelli della responsabilità diffusa, dell’empirismo e dell’energia che le persone mettono in campo come strumento in grado di cambiare i processi”.
L’attivista ha quindi ripercorso il cammino fatto. “Ci siamo formati nel 2023. Mancava un anno alle amministrative e ritenevamo che l’emergenza climatica non fosse sufficientemente presa in considerazione dalle altre forze politiche cittadine. Oggi, dopo un anno e mezzo dalle elezioni, il nostro lavoro continua a essere indirizzato all’azione collettiva e alla costruzione di relazioni in un’ottica di ecologia organizzativa”.

Rodrigo Nunes a Ferrara

A Ferrara Rodrigo Nunes con ‘Né verticale né orizzontale’

La Comune sposa la via dell’ecologia organizzativa teorizzata dall’autore

Il tour italiano in 16 tappe è partito il 20 ottobre da Palermo, terminerà il 7 novembre in Val susa, e passa per Ferrara il prossimo mercoledì 29 ottobre: appuntamento alle ore 18 presso la Sala della Musica, via Boccaleone 19 a Ferrara, dove lo scrittore Wu Ming 1 e il ricercatore in storia del Cnr Michele Nani, dialogheranno con l’autore.
Il volume contiene una profonda analisi sull’azione politica dei movimenti sociali dai primi anni 2000, la globalità e l’evanescenza di uno straordinario ciclo di mobilitazioni contro la globalizzazione e l’austerity, che non è riuscita a radicarsi e a durare nel tempo per portare la trasformazione desiderata. Da qui l’autore muove una proposta teorico-pratica volta a ripensare radicalmente il modo in cui ci organizziamo per cambiare le cose.
In un tempo caratterizzato dai dualismi – tra natura e politica, organizzazione orizzontale e verticale, unità e molteplicità, insurrezione e democrazia, autonomia ed egemonia, micropolitica e macropolitica – Nunes propone una via diversa: quella dell’ecologia organizzativa, che accoglie la pluralità dell’attuale fase politica per creare un’area di lavoro e un linguaggio comune, dove l’ascolto e la relazione diventano il primo atto politico. L’efficacia politica, dunque, non nasce dall’uniformità o dall’unione a tutti i costi, ma dalla capacità di far dialogare le differenze, di tenere insieme autonomia e cooperazione, spontaneità e struttura.
“Per La Comune di Ferrara – spiegano gli organizzatori -, questa prospettiva rappresenta più di un riferimento concreto: nata come soggetto politico nel 2023, ha riunito persone provenienti da esperienze diverse, nel solco del pluralismo, fatto di attivismo politico, sociale e civico, semplici cittadine e cittadini. La coalizione “femminile, plurale e partecipata” che ha sostenuto Anna Zonari, oggi consigliera Comunale, è cresciuta e cambiata nel tempo, e sin dall’inizio si è posta il tema del metodo, inteso come costruzione di motivazioni collettive, modalità comunicativa e decisionale, modo di stare insieme”.

Odg boicottaggio Israele. Fabbri a Zonari: “Comunista di me**a”

L’opposizione vota compatta i due ordini del giorno per interrompere i rapporti istituzionali ed economici con Israele mentre la maggioranza si schiera contro

“Comunista di me**a”. È la frase che il sindaco di Ferrara Alan Fabbri avrebbe rivolto ad Anna Zonari durante il Consiglio comunale del 13 ottobre. A denunciarlo è la stessa consigliera de La Comune di Ferrara durante il dibattito nel quale stava presentando uno dei due odg sul boicottaggio di Israele.

Per la maggioranza due odg “anacronistici”, come li ha definiti il sindaco prima di uscire dall’aula stizzito, per l’opposizione necessari. “Votare questi odg non è un atto simbolico ma un atto di coscienza e decenza, un modo per dire non nel mio nome”, ha detto durante il dibattito Arianna Poli (Civica Anselmo).

A presentare i due ordini del giorno sono Anna Chiappini (Pd) e Anna Zonari (La Comune di Ferrara). In entrambi, ognuno con le proprie peculiarità e votati in modo compatto dall’opposizione, ma chiaramente non dalla maggioranza, proponeva il boicottaggio dei prodotti israeliani, la fine dei rapporti con il governo di Israele e la fine della partecipazione a quella che viene definita economia di guerra, da parte del Comune di Ferrara.

La maggioranza sostiene invece di non essere convinta da “equilibrio e opportunità”, spiega Andrea Ferrari (FdI) che trova in “Hamas la principale causa” delle sofferenze del popolo palestinese. Lo stesso consiglieri ritiene anche necessario un approccio “più rispettoso ed equilibrato”, anche per questo ritiene “inopportuna” la presentazione dei due odg nel giorno in cui sono stati liberati gli ostaggi israeliani.

Un principio di tregua che per la maggioranza è merito del presidente degli Stati Uniti Trump oltre che di governi, tra cui, nella loro visione, quello italiano, che avrebbero saputo lavorare per facilitare questa solizione.

Le posizioni sono agli antipodi con Zonari che invece sottolinea: “Non è stata la politica ma le piazze del Mondo che hanno manifestato, mentre la politica con la sua ipocrisia che ha guardato le sentenze e il diritto internazionale come carta straccia”.

Nessuno nega l’importanza della presa di posizione di Trump ma il contesto nel quale ha agito, notano dall’opposizione, è stato influenzato anche dalle piazze e dai paesi arabi che, in particolar modo dopo l’attacco di Israele a Doha, hanno aumentato la pressione sul presidente statunitense.

Una pressione che, dice Massimo Buriani, “oltre alla piazze fanno anche i consigli comunali” ma anche i sindaci, Anna Chiappini durante la presentazione ha citato Alessandro Barattoni di Ravenna e i portuali che hanno impedito la partenza di esplosivi per Israele.

“Io credo – ha sottolineato invece Marzia Marchi (M5S) – che se vogliamo essere conseguenti al festeggiamento legittimo di pace allora dobbiamo mettere in atto azioni perché questo diritto venga garantito”.

“Non sono né cieca né sorda – ha invece detto Arianna Poli – e dopo più di 70 anni di occupazione e 2 anni di carneficina con decine di migliaia di morti, perdonatemi se oggi mi trema la voce, c’è un limite a tutto e quel limite si chiama umanità”.

“L’Onu – conclude – parla apertamente di genocidio, e noi continuiamo a fare affari come se nulla fosse? Io lo trovo indecente”.