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Anna Zonari
UNA DOMANDA, 158 COMMENTI. E UN’IDEA DI CITTÀ CHE VALE LA PENA ASCOLTARE
Sabato ho fatto una domanda molto semplice:
“Se aveste la possibilità di cambiare una sola cosa concreta di Ferrara (città e frazioni), quale sarebbe?”
Il post ha raccolto 158 commenti.
Mi ha colpito la qualità delle risposte.
Quasi tutte concrete, spesso molto precise. Alcune nate dall’esperienza quotidiana, altre da un problema vissuto personalmente, altre ancora da una visione più ampia della città. Pochissima polemica, qualche battuta o commento politico, ma niente di simile a quel clima aggressivo che troppo spesso incontriamo sui social.
Ne è venuta fuori, quasi spontaneamente, una piccola consultazione sulla città. Che provo a restituirvi.
LAVORO PER POTER SCEGLIERE DI STARE A FERRARA
Più lavoro, più imprese, più opportunità.
Migliaia di ferraresi ogni mattina prendono il treno o l’auto per lavorare a Bologna, Modena, Reggio Emilia o altrove. C’è chi, partendo dalla stessa condizione, chiede almeno collegamenti ferroviari migliori per i pendolari.
Ma anche affitti sostenibili per lavoratori e lavoratrici e soprattutto una città capace di attrarre attività economiche, difendere i negozi di vicinato, contro un modello che costringe sempre più spesso a prendere l’auto anche soltanto per fare la spesa.
Lavoro, quindi, come una delle condizioni fondamentali perché una città rimanga viva.
AUTOBUS, TRENI, BICICLETTE
La mobilità è stata uno dei grandi temi ricorrenti in numerosi commenti.
Autobus più frequenti, più puntuali, più semplici da utilizzare, con orari che non cambino continuamente e percorsi comprensibili. Corse serali e nel fine settimana. Collegamenti con le frazioni. Autobus anche la domenica dove oggi non arrivano. Migliore servizio verso stazione, ospedale e centro.
Qualcuno racconta attese di 15 o 25 minuti. Qualcun altro linee che arrivano quasi contemporaneamente e poi lasciano lunghi vuoti. C’è chi chiede mezzi più adatti anche a una popolazione che invecchia e chi segnala difficoltà con i lettori dei biglietti.
Poi il costo: autobus gratuiti o comunque molto meno cari, incentivi all’uso della bicicletta. Nei commenti sono stati portati esempi di altre città, da Firenze a Göteborg, dove tariffe e abbonamenti vengono utilizzati come vere politiche di mobilità.
E poi parcheggi scambiatori gratuiti, navette frequenti e meno necessità di portare l’auto fin dentro il centro.
Una docente ha raccontato anche il lavoro svolto con gli studenti dell’Ariosto, nell’area dei licei, dove all’entrata e all’uscita il traffico diventa ingestibile: parcheggi decentrati, navette, sensi unici che consentano di recuperare spazio per il verde, utilizzo diverso del parcheggio Diamanti. Un esempio interessante perché nasce proprio dal lavoro fatto da studenti e studentesse su un problema di vita reale.
UNA VERA CITTÀ DELLE BICICLETTE. MA FINO ALLE FRAZIONI.
Sulle ciclabili le richieste sono tantissime e molto puntuali.
Non soltanto “più piste ciclabili”, ma piste vere, continue, protette e sicure, attraversamenti tutelati, semafori dedicati, collegamenti senza interruzioni.
Sono state indicate via Ravenna, via Comacchio, Fossanova San Marco, San Martino, Borgo Scoline-Porotto, Corlo-Tamara, Cona-Villa Fulvia, il collegamento Darsena-San Nicolò e molte altre direttrici.
E torna continuamente una richiesta: collegare le frazioni alla città.
C’è chi propone di trasformare l’asse Porta Po-Porta Mare in senso unico, chi chiede maggiore protezione delle ciclabili oggi utilizzate come parcheggio, chi dossi e limiti a 30 km/h, chi controlli maggiori della velocità, chi segnala zone come l’uscita della superstrada verso San Giorgio dove muoversi senza automobile diventa difficile e, soprattutto la sera, fonte di preoccupazione.
ALBERI, OMBRA E ADATTAMENTO ALLA MUTAZIONE CLIMATICA
Forse nessun’altra parola compare con la stessa insistenza di alberi.
Piantarne di nuovi e, cosa altrettanto importante, prendersene cura dopo averli piantati. Proteggere quelli esistenti, soprattutto gli alberi maturi. Aumentare il verde nei parcheggi, nelle piazze, nelle rotonde, nelle frazioni. Creare percorsi ombreggiati che permettano davvero di camminare e pedalare anche durante le nostre lunghe e sempre più torride estati.
Una persona ha scritto una cosa molto vera: se per sfuggire al caldo dobbiamo passare continuamente da un edificio climatizzato all’auto e dall’auto a un altro edificio climatizzato, abbiamo perso la possibilità di vivere lo spazio pubblico per almeno tre mesi l’anno.
Tante le proposte: corridoi verdi, rifugi climatici, oasi verdi, depavimentazione, giardini capaci di assorbire l’acqua, una Ferrara “città spugna”.
E uno stop deciso al consumo di nuovo suolo, recuperando prima gli edifici già vuoti o inutilizzati.
È stato chiesto più rispetto per il Parco Bassani, una gestione migliore dei parchi e delle Mura, verde nelle rotonde e nei grandi parcheggi; è stato citato quello di piazzale Kennedy, e più alberi anche nei paesi, dove una passeggiata estiva può significare chilometri praticamente senza ombra.
Prima di costruire qualcosa di nuovo, prendiamoci cura di quello che esiste, insomma.
MARCIAPIEDI, CADITOIE, TOMBINI, ILLUMINAZIONE
Un commento sui marciapiedi ha aperto una discussione molto concreta: buche, tombini sopraelevati, percorsi che costringono anziani, persone con disabilità o chi spinge un passeggino a scendere sulla carreggiata.
Caditoie e pozzetti: pulirli con continuità, adeguare la rete alle piogge sempre più intense, creare dove necessario sistemi di raccolta e laminazione delle acque per evitare che un nubifragio trasformi strade, fabbricati e garage in zone allagate.
Sono state indicate anche richieste piccolissime e proprio per questo interessanti: più cestini lungo via Modena, per esempio. Sono quelle cose che difficilmente entrano nei grandi programmi politici, ma incidono sulla vita quotidiana di chi quelle strade le percorre ogni giorno.
UNA CITTÀ ACCESSIBILE È UNA CITTÀ PER TUTTE E TUTTI
Una signora ha chiesto: avete mai provato a girare Ferrara in carrozzina? A raggiungere un cestino? A capire quando attraversare se non vedete?
Ha ricordato semafori senza segnalazione acustica, assenza di percorsi tattili, pochi scivoli, marciapiedi accidentati, servizi igienici non sempre accessibili.
E ha richiamato il PEBA, il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, ricordando che l’obbligo di programmare l’eliminazione delle barriere non nasce certo oggi.
Su questo voglio approfondire anche personalmente la situazione di Ferrara e del suo PEBA, che esiste sulla carta, ma la sua attuazione pare ancora lontana.
ANZIANI E CAREGIVER
È stata chiesta una cosa molto precisa: aumentare significativamente i posti convenzionati nelle case di riposo e nelle RSA.
E dietro quella richiesta c’è un mondo.
Famiglie che non riescono a sostenere il costo di una struttura privata, ricordiamo che arriva a libero mercato anche a 3000 euro al mese; ma che non rientrano neppure nei pochi posti convenzionati disponibili, dove la retta si dimezza.
E allora che si fa? Donne soprattutto, si diventa caregiver, finendo per non avere più una vita propria.
Un problema diffusissimo, che riguarda molte di noi e destinato a crescere, con una popolazione che invecchia sempre di più.
Una caregiver ha raccontato di avere assistito il padre per sei anni, insieme alla madre. Una scelta fatta con amore, certamente, ma che ha significato “un sacrificio totale di tutto il resto”. Essendo lavoratrice autonoma, non aveva neppure le tutele previste per altri lavoratori. E questo è un problema enorme.
Altre persone hanno risposto: mi ritrovo nella stessa situazione.
Sono stati chiesti servizi di assistenza domiciliare per le persone fragili, sostegno reale alle famiglie e ai caregiver e politiche che tengano conto di una città e di un territorio che stanno invecchiando.
SANITÀ
Sono arrivate anche richieste che, come le precedenti, non dipendono direttamente dal Comune.
Liste d’attesa del Servizio sanitario, difficoltà nel prenotare una visita in tempi ragionevoli, persone anziane costrette a spostarsi in altre province per un esame; la richiesta di un punto di primo soccorso a San Rocco più strutturato rispetto all’attuale CAU; chi vorrebbe nuovamente un vero presidio ospedaliero in città.
Non le considero risposte “fuori tema”.
Una persona vive in un Comune, non vive un pezzo della propria giornata sotto la competenza comunale, un altro sotto quella regionale, un altro ancora sotto quella statale.
La politica serve anche a questo: dialogare con AUSL, Regione, Governo, aziende e soggetti gestori, rappresentando bisogni che naturalmente attraversano competenze diverse.
CASA: AFFITTI ACCESSIBILI, ERP E DIRITTO AD ABITARE
Affitti accessibili per lavoratori e famiglie. Recupero degli alloggi popolari, in particolare gli appartamenti ACER che sono vuoti da anni e necessitano di interventi di ristrutturazione o anche solo manutenzione.
C’è anche chi propone di intervenire sugli immobili lasciati inutilizzati per riportarli sul mercato.
E naturalmente ritorna il Grattacielo, con la richiesta di non dimenticare le persone che hanno perso la propria casa e di consentire, il prima possibile, il rientro degli abitanti.
Qualcuno propone nuove abitazioni a condizioni economicamente accessibili, qualcun altro chiede esattamente il contrario sul piano urbanistico: niente nuovo consumo di suolo e recupero dell’esistente.
Due approcci diversi che pongono però la stessa domanda: come rendiamo possibile abitare a Ferrara senza trasformare la casa in un problema permanente?
BAMBINI, FAMIGLIE E SCUOLA
Più nidi e scuole dell’infanzia pubbliche. Nidi gratuiti o meno costosi. Stabilizzazione e aumento del personale educativo. Un nido aziendale ospedaliero.
E anche servizi molto specifici, come doposcuola con competenze sulla dislessia e la discalculia.
Dietro molte proposte compare la richiesta di una città più a misura delle famiglie, non come slogan, ma attraverso servizi che rendano concretamente conciliabili lavoro, cura e vita quotidiana.
SPAZI NEI QUALI STARE SENZA ESSERE OBBLIGATI A COMPRARE QUALCOSA
Una persona lo ha espresso in modo chiarissimo: spazi di aggregazione gratuiti per tutte le età, dove incontrarsi, stare insieme e stare comodi senza dover necessariamente pagare una consumazione.
La risposta ha ricevuto moltissime reazioni positive.
Così come si chiedono piazze, panchine, tavoli, fontane, servizi igienici nei parchi, luoghi per adolescenti, anziani e famiglie.
Qualcuno immagina una struttura simile a Piazza Lucio Dalla a Bologna, uno spazio coperto che possa ospitare attività pubbliche anche quando piove. Qualcuno chiede un cinema estivo gratuito in piazza e nei quartieri. Altri biblioteche aperte fino a sera e sette giorni su sette, non soltanto come luoghi dove prendere libri, ma come luoghi della comunità.
Qualcun altro propone una nuova versione dei vecchi Centri di orientamento sociale, o punti di ascolto di quartiere con persone che conoscano davvero la zona, intercettino le situazioni di difficoltà e sappiano attivare risposte.
E c’è chi chiede un vero lavoro di rete con le associazioni, in campo sociale, culturale e ambientale, invece di un rapporto frammentato con la città.
CINEMA, BIBLIOTECHE, ATTIVITÀ ARTISTICHE, SPAZI DI QUARTIERE
Ma emerge anche una precisa idea della cultura: iniziative che non trasformino chi vive la città soltanto in un cliente, attenzione alle esperienze piccole e diffuse, luoghi nei quali possano incontrarsi generazioni e culture diverse.
“Cultura e luoghi dove farla”, scrive qualcuno.
E contemporaneamente c’è chi chiede semplicemente che le biblioteche restino aperte più a lungo: una proposta concreta che mette insieme cultura, socialità e perfino risposta alle estati sempre più calde.
Più panchine, soprattutto in centro.
Può sembrare una richiesta minima. Non lo è.
Una mamma con un bambino piccolo, una persona anziana, chi ha problemi di mobilità hanno bisogno di potersi fermare durante uno spostamento.
E poi fontane, tavoli, bagni nei parchi, percorsi continui lungo le Mura.
Sono dettagli che determinano se lo spazio pubblico è soltanto qualcosa da attraversare, oppure un posto nel quale è possibile stare.
FRAZIONI: NON CITTADINI DI SERIE B
Le frazioni sono entrate con forza nella discussione.
Autobus, illuminazione, ciclabili, sicurezza stradale.
Via Arginone senza autobus la domenica. La richiesta di una ciclabile tra Corlo e Tamara. Fossanova San Marco. San Martino. Porotto. La zona di San Bartolomeo in Bosco. Boara, con la proposta relativa al canale e all’attraversamento del paese.
Sicurezza significa anche poter tornare a casa a piedi.
La zona della stazione e i sottopassi sono stati indicati come luoghi nei quali alcune persone non si sentono sicure, soprattutto la sera.
Ma la parola sicurezza compare anche parlando di illuminazione insufficiente, velocità delle automobili, attraversamenti, ciclabili, strade delle frazioni.
Una persona ha invitato a fare una cosa molto concreta: provare, in autunno o inverno dopo le 19, il tragitto a piedi dalla stazione al Duomo.
È un buon metodo anche per chi amministra: fare materialmente i percorsi di cui discutiamo.
Zanzare, rumore e possibilità di utilizzare davvero gli spazi pubblici
Più persone hanno posto il problema delle zanzare: parchi e giardini che d’estate diventerebbero difficili da frequentare, soprattutto per bambini e anziani.
È stata chiesta una strategia più efficace di prevenzione e contrasto.
Un’altra persona ha chiesto invece di ridurre il rumore prodotto dalle attività ludiche e dagli eventi.
Anche qui il tema di fondo è simile: uno spazio pubblico esiste davvero se è possibile viverlo.
CENTRO STORICO, AUTOMOBILI E COMMERCIO
Centro maggiormente pedonalizzato, ZTL realmente rispettata, meno parcheggi dentro le Mura e più parcheggi all’esterno collegati bene.
Altri chiedono di conciliare questa trasformazione con la sopravvivenza dei negozi di vicinato, evitando che ogni necessità quotidiana porti verso un centro commerciale.
C’è anche chi propone addirittura di chiudere i centri commerciali, e chi vorrebbe eliminare il noleggio dei monopattini.
Proposte molto diverse tra loro, ma tutte parlano del modo in cui immaginiamo lo spazio della città.
E poi tante idee che non entrano facilmente in una categoria, come un Po nuovamente balneabile.
E persino la richiesta simbolica di non lavorare il sabato e la domenica, per recuperare tempo per vivere.
Non tutto può diventare una politica comunale così com’è stato scritto. Non tutto è realizzabile nello stesso modo. Alcune proposte sono tra loro persino incompatibili.
Ma non era questo il senso della domanda.
Questa esperienza mi conferma soprattutto una convinzione.
Quando parliamo di partecipazione utilizziamo spesso espressioni come stakeholder e portatori di interesse.
Ma i primi portatori di interesse di una città sono le persone che la abitano, ci lavorano, studiano, accompagnano un figlio a scuola, aspettano l’autobus, assistono un genitore anziano, attraversano una strada in carrozzina, pedalano da una frazione, cercano un po’ d’ombra in agosto o semplicemente vorrebbero sedersi su una panchina.
Nessuno conosce una città meglio di chi la vive ogni giorno.
Naturalmente ascoltare non significa poter fare tutto ciò che viene chiesto.
Significa però una cosa molto precisa: prima di decidere, sapere quali problemi incontrano davvero le persone.
E questi 158 commenti, per me, sono un patrimonio.
Grazie davvero a tutte e tutti coloro che hanno partecipato.
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