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Andrea Pieragnoli
Abitare la città che cambia.

Ripensare la sicurezza come diritto costituzionale dell’abitare e responsabilità condivisa tra persone, proprietà e comunità urbana
A volte un edificio diventa uno specchio: non riflette solo chi lo abita, ma il modo in cui una città guarda se stessa.
Lentamente le cose si dissolvono, le parole si scompongono, i problemi svaniscono, le persone scompaiono. Travolti dagli eventi che si susseguono rapidamente – il referendum, la guerra, gli scandali – e dai “frizzi e magna” ormai quotidiani e ubiquitari, cresce la tentazione di chiamarci fuori dalla nostra storia recente, di abbandonarci al lasciar fare o al lasciar perdere, come fossero l’unica risposta nella quale rifugiarci: il nostro mondo, la nostra casa, la nostra “sicurezza”.
Dimenticando però che, diversamente dalla nostra fortunata condizione e dall’idea consolante di non essere “sicuramente erranti”, tutto può cambiare. E per molti, improvvisamente e senza preavviso, tutto è già cambiato.
Il caso del grattacielo di Ferrara non riguarda solo il privato o la sicurezza urbana. Riguarda qualcosa di più profondo: il modo in cui costruiamo la differenza tra l’“io”, il “noi” e il “loro”.
Qualche anno fa la Biennale Arte di Venezia (Biennale Arte 2024) aveva scelto un tema potente: Stranieri ovunque. Non era una provocazione artistica. Era una descrizione del presente.
Stranieri ovunque significa che la condizione dello straniero non riguarda solo chi arriva da lontano. Riguarda tutti noi, dentro un mondo che sta cambiando più velocemente delle nostre categorie politiche e culturali.
Eppure continuiamo a difendere un’idea fragile di “noi”.
Di fronte ai cambiamenti climatici evidenti, alle guerre che ci circondano, alle politiche repressive e alla diffusissima mancanza di riconoscimento dei diritti umani fondamentali, restiamo in silenzio. Li percepiamo come fenomeni lontani, che non ci appartengono davvero. Non entrano nel nostro “io”. Non modificano il nostro “noi”.
Quando invece accanto alle nostre porte abitano le persone che quei cambiamenti li stanno già vivendo sulla propria pelle, allora improvvisamente diventano un problema. Una pressione. Una presenza da contenere.
Non più una trasformazione globale, ma un’invasione locale.
È così che nasce il “loro”.
Il Grattacielo di Ferrara, in questo senso, non è solo un edificio complesso e problematico. È un luogo simbolico. Diventa il punto in cui la città proietta le proprie paure sociali: marginalità, fragilità economica, migrazione, disagio abitativo. Tutto ciò che non riesce a riconoscere come parte di sé pur essendo già parte di sé.
Ma una città che separa troppo rigidamente tra noi e loro finisce per non vedere più neppure se stessa.
Perché le trasformazioni climatiche, le nuove povertà urbane, le migrazioni ambientali e le tensioni sociali non sono fenomeni esterni, sono già dentro lo spazio della città.ma riguarda universalmente l’abitare e convivere in un mondo che cambia.
Quando un edificio entra in difficoltà non si indebolisce solo un luogo, si indebolisce una forma di sicurezza personale.
È per questo che la sicurezza urbana non può essere ridotta a un problema di ordine pubblico.
Esiste una forma di sicurezza più profonda e più duratura: la sicurezza dell’abitare.
Non riguarda soltanto la protezione dai reati. Riguarda la possibilità concreta di vivere la casa, che sia di proprietò o in affitto, il condominio, il quartiere come spazi stabili, riconoscibili, accessibili, dignitosi.
È un diritto che attraversa l’impianto della Costituzione italiana: la dignità della persona, l’uguaglianza sostanziale, il diritto alla salute, il lavoro, compresa la funzione sociale della proprietà.
Quando l’abitare diventa fragile, anche la cittadinanza diventa fragile.
Quando un condominio si impoverisce, si indeboliscono anche le relazioni sociali.
Quando un quartiere perde servizi, perde sicurezza.
È lungo questo asse — persona, casa, condominio, quartiere — che prende forma una sicurezza urbana coerente con i principi costituzionali.
Una sicurezza che non separa.
Una sicurezza che non stigmatizza.
Una sicurezza che non interviene solo quando i problemi diventano emergenze.
Per questo serve una regia pubblica dell’abitare complesso: capace di coordinare servizi sociali, politiche abitative, manutenzione urbana, mediazione condominiale e presenza istituzionale nei contesti più fragili.
Non per sostituirsi ai proprietari o agli affittuari, ma per accompagnarli.
Perché la Costituzione riconosce la proprietà privata, ma le attribuisce una funzione sociale.
Significa che la proprietà non è mai completamente separata dalla città in cui esiste.
Nei grandi condomìni urbani questa funzione diventa evidente: la qualità degli spazi comuni, la stabilità delle relazioni tra residenti, la presenza dei servizi e la cura dello spazio pubblico determinano insieme il valore dell’abitare.
In questi contesti il mercato da solo non basta.
Serve una presenza pubblica capace di costruire stabilità prima che nascano i problemi.
Significa partire dalle persone: comprendere le fragilità individuali, sostenere chi attraversa malattie, difficoltà lavorative, solitudini sociali, passaggi critici della vita.
Significa accompagnare le case, i condomìni e i quartieri con strumenti amministrativi dedicati.
Attivare patti di corresponsabilità tra residenti e Comune.
Intervenire sullo spazio pubblico attorno agli edifici.
Rendere visibile la presenza delle istituzioni dove oggi è percepita solo la distanza.
Non è assistenza.
È infrastruttura urbana che agisce e si realizza lungo l’asse persona–casa–condominio–quartiere e che si completa e realizza nella Città.
Solo così possiamo costruire un “noi” credibile, all’altezza dei principi della Costituzione italiana.
Ferrara oggi si trova davanti a questa scelta: continuare a leggere il grattacielo come un luogo separato, oppure riconoscerlo come una parte fragile ma reale del proprio “noi”.
Nel primo caso continueremo a inseguire la sicurezza.
Nel secondo potremo finalmente costruirla.
Perché una città diventa davvero sicura solo quando smette di chiedersi chi deve restare fuori e comincia a decidere chi vuole essere insieme.
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