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Andrea Pieragnoli
Gli insiemi invisibili: numeri, politica, potenza immanente. ( 1 )

I numeri esistono da sempre.
Noi li usiamo, li combiniamo, li calcoliamo; e crediamo di trovare risultati. Ma in realtà i risultati sono già lì: nascosti nella struttura dei numeri stessi,invisibili ma pronti ad apparire nel momento in cui qualcuno li mette in relazione. Calcolare non è creare, è rivelare.
Ogni numero contiene in sé un campo di possibilità. Il due, per esempio, è già relazione (1+1), ma anche proporzione (4:2) o distanza (3–1). Esistono dunque risultati potenziali che attendono solo di essere resi visibili attraverso un’operazione.
In questo senso, la matematica non è solo una disciplina astratta, ma un esercizio di attualizzazione dell’immanente: una pratica che porta alla luce ciò che era già implicito.
Questa logica coincide sorprendentemente con la visione di Rodrigo Nunes, autore del libro Né orizzontale né verticale che ho potuto incontrare di recente – grazie ad una serata appositamente organizzata da La Comune di Ferrara – e con il quale ho avuto modo, in maniera quasi invisibile, di confrontarmi sul tema.
Da quelle considerazioni, quasi clandestine, e dal bisogno di avere una visione schematica della Sua teoria, nasce questo mio personale intervento.
Nunes sostiene che la politica non nasce dal nulla, né dall’azione isolata di un leader o di un gruppo: è un processo di attivazione di potenze diffuse. La trasformazione è già presente nella società, nei corpi, nei desideri, nelle reti di solidarietà.
Come i risultati nei numeri, anche le rivoluzioni dormono dentro la realtà che pretendono di cambiare.
Insiemi e intersezioni
Nella teoria degli insiemi, ogni elemento non vive in isolamento, ma in un campo di relazioni potenziali. Un insieme può contenere altri insiemi, sovrapporsi, fondersi o generare nuove configurazioni.
La potenza di un insieme non sta solo in ciò che contiene, ma in ciò che può combinare.
Allo stesso modo, una comunità, un movimento, un’idea politica non sono entità chiuse ma insiemi aperti.
Quando due insiemi si intersecano — quando persone, gruppi, idee si incontrano — non producono una semplice somma, ma un campo nuovo, una zona d’intensità dove può nascere qualcosa di inedito. L’intersezione è l’atto politico per eccellenza: è lì che il possibile diventa reale.
L’ecologia della potenza
Per Nunes, il compito della politica non è dominare né unificare, ma comporre: creare connessioni, modulare differenze, rendere operanti le forze che già esistono.
È una visione ecologica del potere, dove la potenza è distribuita, relazionale, immanente.
La politica, come la matematica, non inventa: collega. Non impone: rivela.
Ogni atto di organizzazione, di collaborazione, di solidarietà è come un’operazione algebrica che rende visibile un risultato già iscritto nella trama del possibile.
La potenza non si conquista, si attualizza.
Verità implicite
I numeri e gli esseri umani condividono un segreto: esistono solo nella relazione.
Ciò che chiamiamo scoperta, nella scienza come nella politica, è in realtà un momento di rivelazione di una verità già implicita.
Quando una società comincia a calcolare se stessa – cioè a pensarsi come un insieme di insiemi, di forze che si intersecano – allora la trasformazione non è più un sogno, ma un teorema.
I numeri non mentono, ma attendono. Gli insiemi non si chiudono, si aprono.
E la politica, come la matematica, è l’arte di far apparire ciò che da sempre esiste.
La deviazione come sintomo e segnale
Se i numeri e gli insiemi rappresentano un ordine potenziale — cioè un universo di possibilità latenti, già contenute ma non ancora attivate — la deviazione nasce quando questo ordine viene distorto o bloccato nella sua capacità di relazione.
Il recente caso dei maranza, passato alla cronaca nella nostra Città, nel suo manifestarsi come comportamento, linguaggio e stile, può essere interpretato non come una frattura dell’insieme sociale, ma come una sua zona di attrito: un sottoinsieme che rivela le tensioni interne alla rete delle potenze collettive.
La deviazione è allora un effetto collaterale dell’immanenza non riconosciuta: una parte del sistema che, non trovando spazio di connessione e riconoscimento, genera una forma propria, spesso distorta, ma significativa.
Rodrigo Nunes direbbe che queste manifestazioni indicano un difetto di composizione ecologica: una parte dell’insieme politico-sociale che non riesce a inserirsi nelle intersezioni costruttive, e produce così un gesto di isolamento o ribellione.
Come in matematica, quando un valore tende all’infinito o rompe la simmetria, la deviazione diventa segnale di una potenza che non trova linguaggio.
Riconoscere la deviazione significa allora cambiare la prospettiva: non più correggere, ma comprendere; non più escludere, ma ampliare.
Perché ogni società, come ogni insieme numerico, si misura non dal centro, ma dal modo in cui accoglie i suoi margini.
La politica dell’intersezione non amministra il presente: lo rigenera, rendendo visibili le potenze invisibili che già lo abitano.
Per una città più permeabile, empatica e creativa.
Per una comunità che non teme la complessità, ma la trasforma in risorsa.
Per una nuova idea di cittadinanza condivisa, fondata sull’ascolto, la partecipazione e la dignità di ogni differenza.
Non esistono periferie quando l’intersezione diventa metodo.
Segue in : gli insiemi invisibii e le comunità esperienziali
Bibliografia utile:
Rodrigo Nunes – Né verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica -Ed. Alegre
Ringrazio Marcella Ravaglia che nel suo gentile commento suggerisce questa lettura
Grazie Andrea, il tuo contributo mi fa venire in mente la teoria dell’intersezionalità, qui un cenno https://wisesociety.it/piaceri-e-societa/intersezionalita-significato-esempi/
Grazie Marcella per il gentile commento e per il suggerimento all’approfondimento sulla teoria dell’ intersezionalità ! Qui il lettore troverà interessanti esempi per approfondire le tematiche trattate sia nell’articolo che da Rodrigo Nunes