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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Inviato il:

18 Novembre 2025

Rodolfo Baraldini

PETROLCHIMICO DI FERRARA: RILANCIO O VEGLIA FUNEBRE?

L’incontro sul futuro del polo petrolchimico di Ferrara tenutosi ieri sera, lunedì 17 novembre 2025, era un evento organizzato dal Partito Democratico di Ferrara con il titolo: “Futuro e rilancio del Polo chimico, solo con la responsabilità di tutti” ha visto una buona partecipazione.

L’obiettivo principale del dibattito era la richiesta di una strategia condivisa per il rilancio del comparto industriale in un contesto di transizione ecologica e tecnologica.

Tuttavia, il dibattito si scontra con una domanda cruciale: gli sforzi locali rappresentano un vero rilancio o sono solo una veglia funebre per il polo?

L’incontro faceva seguito ad una mozione di solidarietà attiva ai lavoratori del Petrolchimico di Ferrara, per la tutela occupazionale e il rilancio produttivo di un sito industriale strategico per il nostro territorio, approvata in Consiglio Comunale con qualche modifica anche dalla maggioranza.

Ma la solidarietà non basta, se si vuole impedire il suicidio politico/industriale del polo chimico di Ferrara .

La crisi del Petrolchimico di Ferrara, come di tutta la chimica di base in Italia, non può certamente essere risolta con dibattiti e delibere locali. L’ assenza di investimenti strutturali adeguati da parte delle società proprietarie e la mancanza di una politica industriale nazionale all’altezza delle sfide, che preferisce spesso il disinvestimento alla riconversione industriale sostenibile, non sono problemi risolvibili con mozioni o dibattiti.

Servono precisi piani industriali.

La non competitività degli attuali impianti ferraresi è un problema strategico che deve essere affrontato e risolto nei centri decisionali, in Norvegia o a Houston o a Roma, delle società proprietarie .

Che probabilità ci sono che l’unico scenario futuro non sia altro che una progressiva dismissione e delocalizzazione ?

Più che le recenti fermate produttive, preoccupano la chiusura in Italia di tutti i cracker, che rende più difficile e oneroso l’approvvigionamento delle materie prime, e le cessioni agli arabi di licenze di processi come il Catalloy, che finora era stato gelosamente riservato a solo 4 impianti oltre a Ferrara in tutto il mondo. Sono fatti che prospettano una morte annunciata del petrolchimico ferrarese, ma anche degli altri impianti come quelli di Mantova che si alimentavano, attraverso pipeline, dal cracker di Marghera.

E questo nonostante che nei laboratori di ricerca sui polimeri di tutto il mondo si levino ancora il cappello quando sentono parlare di Ferrara.

Già! perché il centro ricerche di Ferrara è una eccellenza riconosciuta nel settore.

Quindi abbiamo una grande ( circa 250 ettari ) area industriale con anche ampie aree bonificate per futuri insediamenti, un centro di ricerca di eccellenza con un enorme patrimonio di conoscenze, distretti produttivi d’eccellenza a meno di 100 km ( Motor Valley, Packaging Valley, Il medicale di Mirandola ecc.. ) e gli unici progetti che vengono portati avanti parlano di recupero dell’acqua ( revamping ) e di Zona Logistica Semplificata ? Sicuri che serva recuperare l’acqua di impianti produttivi che una volta chiusi non avranno più acqua da recuperare ? Sicuri che ci saranno merci da trasportare una volta chiusi gli impianti ?

Poi, finché la plastica riciclata costerà circa il 30% in più di quella “vergine”, peraltro più pura e di miglior qualità, inutile illudersi che a Ferrara si precipitino investitori per realizzare una grande centrale di riciclaggio della plastica.

Il mercato della plastica riciclata o viene “dopato” da sussidi, incentivi, tassazioni decise a livello politico o è destinato a non decollare mai ( almeno finché la plastica “vergine” costa talmente meno di quella riciclata che adesso è possibile anche la frode di chi “macina” lastre vergini appena prodotte per poter vendere plastica riciclata ad un prezzo più alto).

Non è più tempo per discutere di interventi e soluzioni ancorate allo status quo, alle cose che si sono sempre fatte a Ferrara. Il rilancio del Polo Chimico richiede un piano industriale dove si punta su materiali e processi nuovi e dove l’eccellenza del centro Ricerche può fare la differenza.


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