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Rodolfo Baraldini
PETROLCHIMICO DI FERRARA: RILANCIO O VEGLIA FUNEBRE?
L’incontro sul futuro del polo petrolchimico di Ferrara tenutosi ieri sera, lunedì 17 novembre 2025, era un evento organizzato dal Partito Democratico di Ferrara con il titolo: “Futuro e rilancio del Polo chimico, solo con la responsabilità di tutti” ha visto una buona partecipazione.
L’obiettivo principale del dibattito era la richiesta di una strategia condivisa per il rilancio del comparto industriale in un contesto di transizione ecologica e tecnologica.
Tuttavia, il dibattito si scontra con una domanda cruciale: gli sforzi locali rappresentano un vero rilancio o sono solo una veglia funebre per il polo?
L’incontro faceva seguito ad una mozione di solidarietà attiva ai lavoratori del Petrolchimico di Ferrara, per la tutela occupazionale e il rilancio produttivo di un sito industriale strategico per il nostro territorio, approvata in Consiglio Comunale con qualche modifica anche dalla maggioranza.
Ma la solidarietà non basta, se si vuole impedire il suicidio politico/industriale del polo chimico di Ferrara .
La crisi del Petrolchimico di Ferrara, come di tutta la chimica di base in Italia, non può certamente essere risolta con dibattiti e delibere locali. L’ assenza di investimenti strutturali adeguati da parte delle società proprietarie e la mancanza di una politica industriale nazionale all’altezza delle sfide, che preferisce spesso il disinvestimento alla riconversione industriale sostenibile, non sono problemi risolvibili con mozioni o dibattiti.
Servono precisi piani industriali.
La non competitività degli attuali impianti ferraresi è un problema strategico che deve essere affrontato e risolto nei centri decisionali, in Norvegia o a Houston o a Roma, delle società proprietarie .
Che probabilità ci sono che l’unico scenario futuro non sia altro che una progressiva dismissione e delocalizzazione ?
Più che le recenti fermate produttive, preoccupano la chiusura in Italia di tutti i cracker, che rende più difficile e oneroso l’approvvigionamento delle materie prime, e le cessioni agli arabi di licenze di processi come il Catalloy, che finora era stato gelosamente riservato a solo 4 impianti oltre a Ferrara in tutto il mondo. Sono fatti che prospettano una morte annunciata del petrolchimico ferrarese, ma anche degli altri impianti come quelli di Mantova che si alimentavano, attraverso pipeline, dal cracker di Marghera.
E questo nonostante che nei laboratori di ricerca sui polimeri di tutto il mondo si levino ancora il cappello quando sentono parlare di Ferrara.
Già! perché il centro ricerche di Ferrara è una eccellenza riconosciuta nel settore.
Quindi abbiamo una grande ( circa 250 ettari ) area industriale con anche ampie aree bonificate per futuri insediamenti, un centro di ricerca di eccellenza con un enorme patrimonio di conoscenze, distretti produttivi d’eccellenza a meno di 100 km ( Motor Valley, Packaging Valley, Il medicale di Mirandola ecc.. ) e gli unici progetti che vengono portati avanti parlano di recupero dell’acqua ( revamping ) e di Zona Logistica Semplificata ? Sicuri che serva recuperare l’acqua di impianti produttivi che una volta chiusi non avranno più acqua da recuperare ? Sicuri che ci saranno merci da trasportare una volta chiusi gli impianti ?
Poi, finché la plastica riciclata costerà circa il 30% in più di quella “vergine”, peraltro più pura e di miglior qualità, inutile illudersi che a Ferrara si precipitino investitori per realizzare una grande centrale di riciclaggio della plastica.
Il mercato della plastica riciclata o viene “dopato” da sussidi, incentivi, tassazioni decise a livello politico o è destinato a non decollare mai ( almeno finché la plastica “vergine” costa talmente meno di quella riciclata che adesso è possibile anche la frode di chi “macina” lastre vergini appena prodotte per poter vendere plastica riciclata ad un prezzo più alto).
Non è più tempo per discutere di interventi e soluzioni ancorate allo status quo, alle cose che si sono sempre fatte a Ferrara. Il rilancio del Polo Chimico richiede un piano industriale dove si punta su materiali e processi nuovi e dove l’eccellenza del centro Ricerche può fare la differenza.
Concordo con l’analisi di Rodolfo Baraldini, … fino a un certo punto.
1. La Plastica riciclata chimicamente ha lo stesso livello qualitativo di quella “vergine”.
2. L’obiettivo del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 richiede l’abbandono delle fonti fossili (carbone, petrolio, gas naturale) e pertanto se si vogliono sostituire le materie prime per produrre gli attuali 500 milioni di ton di plastica, indispensabili per la vita dell’umanità, occorre passare inevitabilmente dal riciclo chimico.
Ne consegue che, come sempre è stato per le altre innovazioni, il riciclo chimico deve essere “aiutato” (dall’Europa e dall’Italia) perché va verso gli interessi dell’umanità.
3. Ferrara e’ la capitale della plastica, ha il Centro Ricerche che studia con successo i catalizzatori per la plastica e per altro, quindi ha le competenze per perseguire tale obiettivo.
4. Certamente il cammino è arduo, però In Europa sono presenti 65 progetti per il riciclo chimico della plastica e in Italia diverse aziende hanno progetti e sperimentazioni già in atto.
L’esempio di RES in Molise è illuminante, perché non può essere preso in considerazione ?
Emerge una volta di più e con chiarezza che la solidarietà è importante ma da sola non basta. C’è bisogno di passare urgentemente dai convegni e dalle discussioni locali alle proposte concrete e a piani industriali fattibili basati sull’innovazione e sull’eccellenza del Centro Ricerche Natta.
Il tavolo di discussione dove si decide non è Ferrara, né in Regione a Bologna, ma si gioca a Roma e in Europa, oltre che nei centri decisionali delle multinazionali.
Ed è altrettanto chiaro che è necessario fare squadra tra Comune, Regione e Governo centrale. Solo una politica industriale nazionale seria che definisca chiaramente il modello di sviluppo, e un fronte istituzionale unito può avere la credibilità e la forza negoziale necessaria per ottenere fondi europei, e convincere le multinazionali a investire a Ferrara nella riconversione anziché nella dismissione.
Il Centro Ricerche “Giulio Natta”, è un’eccellenza a livello mondiale. Questo patrimonio di conoscenze e competenze è l’elemento differenziante che non si può rischiare di perdere.
Ma il tempo non è “infinito”.
Concordo con Sergio Foschi: la plastica riciclata chimicamente ha lo stesso livello di purezza/qualità di quella “Vergine” , peccato che il riciclo chimico , pur in crescita, rappresenti solo ( dicono ) il 5% della plastica riciclata mentre gli intermedi prodotti dal riciclo meccanico , a causa delle impurezze, vengono utilizzati solo al 30% nella produzione di nuova plastica. E’ evidente che il riciclo chimico è la tecnologia/processo del futuro. Ma il problema che stiamo affrontando è il rilancio del polo chimico di Ferrara, che richiede un immediato piano industriale. Ora in ogni piano industriale, come in qualsiasi business plan, la prima domanda da porsi è CHI PAGA? Oggi, scordiamoci che un grande impianto di riciclaggio chimico della plastica a Ferrara sia pagato dal mercato. Quindi , o come ha detto Colla, pensiamo ad una grande operazione keynesiana, dove stato e UE ci mettono valanghe di fondi o qualche grande gruppo industriale deve investire nel riciclo chimico, sapendo che non ci sarà un ritorno di investimento neppure nel medio periodo. Poi lo smantellamento dei cracker italiani introduce un ulteriore problema in prospettiva. Va a finire come per la tecnologia MoReTec dove l’impianto di produzione l’hanno fatto a Wesseling , in germania, dove Lyondell Basel ha comunque il suo cracker. Penso che per rendere redditizio e attrattivo un impianto all’interno del polo chimico di Ferrara si debba pensare a processi e materiali nuovi tra quelli già in studio nel centro ricerche. Visto che hanno smantellato i cracker italiani perchè non pensare anche ai processi di produzione dei monomeri alchenici da CO2 o da metano/biogas? L’utilizzo del biometano purificato come materia prima garantirebbe un’origine completamente rinnovabile per le olefine, integrando il settore della plastica con la filiera del ciclo dei rifiuti e dell’agricoltura dove a Ferrara si è già investito molto.