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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Tag: economia

Bilancio consolidato 2025: il miglioramento viene da più imposte, tariffe più alte e contributi agli investimenti, non da una gestione più efficiente

La maggioranza ha approvato il bilancio consolidato 2025 e lo presenta come un successo: utile
quasi raddoppiato (da 4,6 a 8,7 milioni), gestione operativa da 1,8 a 6,3 milioni, patrimonio
netto in crescita a 595,6 milioni, debiti da finanziamento in calo di 8,2 milioni. Per
l’assessore al Bilancio è «governance attenta».
Partiamo dall’analisi dei numeri, che sono scritti nel bilancio. C’è una domanda che
l’assessore evita: da dove arriva questo miglioramento?
Cosa dicono davvero i numeri
L’assessore ha ragione, almeno in parte, su un punto: non ci sono partite straordinarie. Ma
non c’è nemmeno una gestione più efficiente e, comunque si legga il bilancio, il risultato si
deve, nella sostanza, a tre fattori:
• I tributi, cioè le imposte e le tasse pagate in più da cittadini e imprese rispetto al
2024: +3,6 milioni, l’81% del miglioramento della gestione operativa. Una buona
parte viene dagli aumenti decisi a inizio 2025, che nel 2024 non c’erano.
• I ricavi da prestazioni di servizi, che comprendono le tariffe pagate dai cittadini: +4
milioni (+11,7%).
• I contributi agli investimenti: il saldo migliora di 5 milioni, più dell’intero
miglioramento. Togliendoli, la gestione operativa non cresce: cala (da 6,9 a 6,4
milioni). Togliendo anche i maggiori tributi, scenderebbe a 2,7 milioni, 4 milioni sotto
il 2024.
Se guardiamo agli anni precedenti: dal 2022 al 2025 i tributi crescono di 7,7 milioni, i costi
per servizi di 11,5 milioni e la gestione operativa resta sostanzialmente ferma: 5,9 milioni
nel 2022, 6,3 nel 2025.
La fotografia comincia a delineare un bilancio diverso: più prelievo, più spesa, nessun
recupero di efficienza.
Le altre affermazioni dell’assessore, messe a confronto con i numeri
«L’utile è cresciuto di quasi l’88%.» Vero: da 4,65 a 8,74 milioni. Ma senza i 3,6 milioni
di maggiori tributi sarebbe stato di circa 5,1 milioni, circa mezzo milione sopra il 2024.
«Patrimonio in crescita, debiti in calo.» Il patrimonio netto cresce di 7,5 milioni: è un
dato positivo. Ma da solo non spiega come sono stati fatti i conti. I debiti da finanziamento
scendono di 8,2 milioni (da circa 86 a 78), ma i debiti complessivi restano fermi a 158
milioni e la liquidità del gruppo cala di 7,3. Il debito finanziario è sceso, ma la cassa è
scesa quasi nella stessa misura: l’indebitamento netto migliora di meno di 1 milione.
«Non sono state ripianate perdite delle partecipate.» Formalmente vero. Ma le società
del gruppo reggono in larga parte grazie ai ricavi che arrivano dal Comune: oltre il 60% per
la Fondazione Teatro Comunale (3,7 milioni su 6,1), quasi il 49% per ASP (10,3 milioni su
21). Il costo non sparisce: resta sul bilancio comunale. Quanto di questi soldi paga servizi
ai cittadini e quanto copre i costi di funzionamento delle società?
«230 milioni di investimenti e 90 di PNRR.» Sono cifre cumulate su sette anni: non
spiegano il 2025. I fondi PNRR sono finanziamenti ottenuti, non risparmi, e le opere
costruite avranno costi di gestione che nessuno ha ancora quantificato, nonostante la
richiesta di un riscontro che da mesi attende risposta.
«La cessione di Amsef è un’operazione virtuosa.» È una plusvalenza una tantum
(indicativamente oltre 8 milioni) che entrerà nel 2026: non spiega i conti 2025, non è
ripetibile e non cambia la dinamica della spesa corrente. L’assessore non dice però che
Amsef aveva di recente investito in una nuova casa funeraria circa 3 milioni, né che negli
anni di queste due amministrazioni il trend è negativo: dopo il picco del 2020 (584.000
euro), l’utile è sceso ogni anno (247.000, 134.000, 68.000, 10.000) fino alla perdita di
182.000 euro nel 2025.
Nel frattempo, vale la pena di ricordare che tra il 2021 e il 2024 Amsef ha speso in bilancio
oltre 790.000 euro in sponsorizzazioni e oltre 260.000 in pubblicità, in totale più di 1
milione: più del doppio dei suoi utili di quegli anni. Dal 2020 al 2025 il valore della
produzione è sceso da 4,3 a 2,9 milioni: un terzo in meno. Qualcosa dovrà pur significare?
Altro che “governance attenta”.
«Anche Bologna, Mantova, Lucca e Verona hanno aumentato le tasse.» Che altri
alzino le tasse non dice nulla sulla qualità della nostra spesa. Un confronto serio si fa su
quanto pesa l’aumento sul reddito di un cittadino e su chi viene esentato, e su questo
l’assessore non ha portato dati. Intanto i tributi a Ferrara crescono del 6% in un anno, più
della crescita dei redditi (+3,4% il reddito medio, riferito a un anno diverso, dato citato in
consiglio).
«Imu ferma, esenzione Irpef, Fondo povertà.» Un’Imu ferma non compensa i rincari di
Irpef, imposta di soggiorno e parcheggi. Il Fondo povertà vale meno del 3% dei maggiori
tributi incassati.
«Senza maggiori entrate avremmo dovuto tagliare i servizi.» Falso dilemma. Le
risorse si possono recuperare anche riducendo le spese non essenziali, e bastano due
esempi per dimostrarlo.
• Spese legali. Senza più avvocati interni dal 1° gennaio 2025, il Comune nello
stesso anno ha affidato all’esterno 29 incarichi di patrocinio e una consulenza, per
circa 242.000 euro, e per le spese legali la Giunta ha dovuto prelevare altri 50.000
euro dal fondo di riserva. Quanto costava l’avvocatura interna? Questo confronto
non è stato mostrato. A questi costi certificati se ne aggiungono altri che nessun
documento misura: quelli della consulenza preventiva, perché un’avvocatura
interna affianca gli uffici anche prima che gli atti vengano adottati e aiuta a evitare i
contenziosi. Senza, o si paga un parere esterno ogni volta, o si decide senza
parere e si rischiano errori, e di pagare dopo.
• Eventi e promozione. Basta guardare alle risorse trasferite alla Fondazione Teatro
Comunale: a novembre 2025, con una variazione di bilancio, il Comune le ha
destinato 1,2 milioni perché organizzasse i grandi eventi, e per il 2026 aggiunge un
contributo straordinario di 1,5 milioni per gli «eventi di sistema», tra cui Summer
Festival e Battiti Live Spring. Sono circa 2,7 milioni in due anni per eventi e concerti.
Le spese per eventi e pubblicità pesano anche sulle altre partecipate: Amsef, ad
esempio, come abbiamo visto, ha speso negli anni oltre 1 milione tra
sponsorizzazioni e pubblicità, mentre il suo utile scendeva.
Non diciamo che basti questo a quadrare i conti. Diciamo che prima di aumentare ancora
le imposte si dimostri di aver guardato dove e come si spende.
Le partecipate e i conti che non tornano
Per la maggioranza le società sono un «portafoglio di titoli» dal rendimento positivo. Ma la
maggioranza non è entrata nei conti delle singole società. I revisori segnalano che il
consolidato 2025 si è chiuso con crediti e debiti reciproci tra Comune e società non
allineati, per circa 1,8 milioni lordi (la parte maggiore, circa 0,9 milioni, riguarda ACER), e
che i provvedimenti di riallineamento sono previsti entro il 2026.
Le regole contabili spiegano perché gli scarti possano nascere, non perché restino. E
dunque, perché le partite non sono ancora allineate? E come saranno chiuse?
Il futuro è più stretto
La liquidità del gruppo è scesa da 60 a 53 milioni. I tassi sono in aumento, le famiglie in
difficoltà, i costi di gestione delle opere PNRR potrebbero richiedere nuove manovre in
aumento sulle entrate (imposte) o tagli alla spesa corrente. E lo stesso assessore parla di
un triennio complesso.
Eppure ci hanno descritto una città in crescita e in cui il benessere è aumentato. I dati
dicono altro: Ferrara sta perdendo residenti (siamo ormai sotto i 130.000), i giovani se ne
vanno e l’età media è di 49,8 anni, contro i 47,1 dell’Emilia-Romagna. Ad ascoltare i nostri
amministratori, il calo demografico, le aziende che chiudono, l’aumento del lavoro precario
sembrano problemi di un’altra città. Evidentemente a loro fa più comodo così.
Servirebbe meno racconto e più visione di sviluppo: un’idea integrata di politica economica
e industriale, di ricerca e innovazione, di welfare e lavoro, di demografia.
I numeri sono pubblici. Con un po’ di fantasia si possono anche interpretare, ma restano
numeri, e i numeri non mentono. Il confronto parta da qui

Tra legge di Bilancio e aumenti vari: benvenuti nel 2026

Cronaca di quarantotto ore tra rincari quotidiani, lavoro che si allunga e certezze che si accorciano, e molto altro ancora

Ieri sono uscito di buon’ora. Sono bastate quarantotto ore per immaginare come sarà il 2026.

Prima il tagliando dell’auto: 350 euro. A seguire, sosta al distributore per il pieno (68 euro); l’addetto, quasi scusandosi, mi spiega che ora pesa l’allineamento delle accise deciso a inizio anno. Rientrato a casa, decido di sbrigare alcuni pagamenti al computer: il bollo auto, quest’anno, è aumentato da 221 a 241 euro. Venti euro in più per la stessa identica macchina. L’assicurazione non è da meno: costa altri 30 euro in più, per garanzie accessorie.
Mentre ero in casa, è arrivato il corriere e ho scoperto che hanno aggiunto 2 euro di contributo fisso sulle spedizioni. Così, per arrotondare…
Questa mattina ho accompagnato un amico a Padova: nel frattempo hanno aumentato anche i pedaggi autostradali. Di poco, certo. Anche qui, per arrotondare…

Il momento critico arriva quando, con il mio amico, parliamo di lavoro e pensioni. Dipendente pubblico, è piuttosto arrabbiato: si è visto spostare più avanti l’accesso alla pensione anticipata.
Dovrà lavorare più a lungo e, come ringraziamento, ricevere la liquidazione ancora più tardi di chi è uscito l’anno scorso. Ha anche capito che il tasso di rivalutazione sarà più penalizzante, con l’effetto di ridurre ulteriormente l’importo reale della sua pensione futura.
Qualcuno gli ha detto che questi cambiamenti servono per tenere i conti dell’INPS in ordine. Chissà se hanno penalizzato solo le nostre o anche le loro pensioni?

Alla radio il giornalista citava i dati previsti per il 2025 sulla pressione fiscale, tra il 42,4 e il 42,8%, risalita ai massimi degli anni Duemila, e quelli della produzione industriale, che continua a mostrare un trend negativo, arrivando a circa 34 mesi di flessione.
Parlava anche della produttività del lavoro italiana, rimasta sostanzialmente ferma, con una crescita media annua intorno allo 0,2–0,3% negli ultimi trent’anni, contro l’1,2–1,5% della media UE. Un dato che ci rende sempre meno competitivi.
Citava infine il PIL che, nelle previsioni, dopo lo stentato +0,5% del 2025, anche per quest’anno non dovrebbe superare lo 0,8%, nonostante l’apporto dei fondi del PNRR.

Sull’evasione fiscale — circa 100 miliardi l’anno — lo stesso giornalista commentava l’intervista di un ministro che diceva che chi evade lo fa perché le tasse sono troppo alte e che quindi bisogna aiutarli con un condono o una sanatoria.
E per aiutarli a pagare? Si parla di nuove rateizzazioni molto lunghe, nove o dieci anni, a condizioni favorevoli: certo più leggere di quelle che molti cittadini affrontano con mutui e prestiti, comprese quelle che il mio amico paga sul suo mutuo.
Ma come? Non esistono già strumenti e incentivi per sostenere chi è davvero in difficoltà? È evidente a tutti che continuare con condoni e sanatorie significa premiare i furbi e incoraggiare l’evasione.
Davanti a questa logica, il mio amico, diviso tra amarezza e rabbia, spegne la radio e rimane in silenzio.

Anche la moglie è infuriata: contava su Opzione Donna, pur accettando un forte taglio dell’assegno, per stare vicino alla madre novantenne. Con la sostanziale abolizione della misura, è rimasta incastrata al lavoro anche lei.
Come se non bastasse, il figlio — ricercatore all’Istituto Italiano di Tecnologia — non sa nemmeno se gli rinnoveranno il contratto, visti i tagli ai fondi per la ricerca. Sta valutando l’offerta di un istituto di ricerca tedesco che gli garantirebbe un compenso superiore di oltre il 50%.

Famiglia serena. Stato soddisfatto.

Però ci hanno detto che le cose vanno bene, che le tasse sono diminuite, che l’occupazione è aumentata e che l’Italia non ha mai goduto di una considerazione così alta all’estero.

Va tutto bene e non me ne sono accorto…

Lo sa anche lui che non è solo colpa della Meloni. Ma perché raccontare tutte quelle favole? Questo davvero non lo capisce.
Ci stanno dicendo che bisogna mantenere un atteggiamento positivo: dovremo lavorare un po’ di più, pagare un po’ di più e ricevere un po’ di meno. L’importante è non fare troppe domande.
Conta la salute… ah già, hanno tagliato anche quella.