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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Tag: Urbanistica

Tra patrimonio UNESCO, vita quotidiana e il rischio della città-scenografia

Ferrara Citta Unesco tra palco e mercato

Quando si parla dei mercati settimanali di Ferrara, il dibattito pubblico tende spesso a concentrarsi su aspetti organizzativi: spazi, spostamenti, viabilità, regolamenti. Questioni importanti, certo. Ma raramente ci si ferma a riflettere su una domanda più semplice: che cosa rappresenta davvero un mercato per una città?
Il mercato settimanale non è semplicemente un insieme di bancarelle. È un piccolo ecosistema urbano. Tra frutta a chilometro zero, piccoli acquisti quotidiani, curiosità e abbigliamento, racconta il territorio, le abitudini, le stagioni, le relazioni sociali.
È uno dei pochi luoghi dove la città continua a incontrarsi davvero.

Il mercato come spazio urbano

Prima ancora che un luogo di acquisto, il mercato è uno spazio di relazione.
Ci si passa per fare la spesa, ma anche per salutarsi, scambiare due parole, osservare cosa succede in città.
È uno dei pochi contesti urbani dove persone di età, provenienze e condizioni diverse continuano a mescolarsi naturalmente.
Per questo ridurre il mercato a un problema logistico rischia di essere un errore di prospettiva. Rinunciare progressivamente ai mercati – o impoverirli – significa perdere qualcosa che riguarda insieme l’economia diffusa, la socialità e l’identità urbana.

A tutto questo si aggiunge un aspetto spesso sottovalutato: il mercato genera anche attrattività e valore economico diffuso.
Non solo per chi vende, ma per tutto ciò che gli sta intorno. Nei giorni di mercato aumentano i flussi di persone, si attivano i negozi di prossimità, lavorano bar, botteghe, servizi. Il mercato non è un sistema isolato: è un moltiplicatore urbano.

Anche dal punto di vista turistico, i mercati rappresentano Una forma di attrazione autentica. Non costruita, non artificiale. Chi visita una città storica cerca sempre più spesso esperienze legate alla vita reale: i mercati, da questo punto di vista, sono tra i luoghi più immediati e riconoscibili.
In molte città europee questa dimensione è valorizzata consapevolmente. Perché un mercato non è solo commercio: è parte della storia urbana, una continuità tra passato e presente che contribuisce a rendere vivo il centro storico.

Spostare un mercato, allora, non significa solo spostare delle bancarelle.
Significa intervenire su equilibri economici, sociali e urbani molto più ampi.

Una città UNESCO non è un museo

A Ferrara questo tema assume un significato ancora più delicato. Il centro storico è riconosciuto patrimonio mondiale UNESCO, ma questo riconoscimento non riguarda soltanto la bellezza dei monumenti o dell’impianto urbanistico rinascimentale.
Riguarda la capacità della città di mantenere una vita urbana autentica.
Una città patrimonio dell’umanità non è un museo a cielo aperto. È un organismo vivo, fatto di attività quotidiane, relazioni sociali, commercio diffuso. In questo equilibrio i mercati settimanali hanno sempre avuto un ruolo importante: sono uno dei modi più semplici con cui la città continua a vivere dentro i suoi spazi storici.

Memoria dei luoghi e valore UNESCO

C’è poi un aspetto ancora più profondo, spesso invisibile: il rapporto tra i mercati e la memoria dei luoghi.
Le collocazioni dei mercati non sono casuali. A Ferrara, il mercato del lunedì in piazza Travaglio e quello del venerdì nell’area della piazza della Cattedrale sono il risultato di una lunga stratificazione storica. Hanno costruito nel tempo una relazione precisa tra spazio urbano e funzione.

I mercati, in questo senso, non occupano la città: la abitano da sempre.
Questo è esattamente il tipo di continuità che sta alla base del riconoscimento UNESCO: non solo la conservazione degli spazi, ma la capacità di mantenerli vivi attraverso pratiche che li attraversano nel tempo.

Quando questa continuità si interrompe, non si perde soltanto un’abitudine commerciale. Si indebolisce un legame tra spazio e vita quotidiana che contribuisce a dare significato ai luoghi.
Perché una piazza non è definita solo dalla sua architettura, ma anche da ciò che accade al suo interno, nel tempo.

Un tema che riguarda molte città storiche

Quella che Ferrara sta vivendo non è una questione isolata. Molte città storiche europee stanno attraversando una trasformazione simile.
Per aumentare l’attrattività turistica e culturale, i centri storici vengono sempre più spesso utilizzati come luoghi per grandi eventi, festival e concerti. Iniziative che possono avere valore, ma che sollevano una domanda sempre più centrale: come mantenere l’equilibrio tra città vissuta e città spettacolo?
Una città storica vive di un equilibrio delicato tra straordinarietà e quotidianità. Gli eventi possono arricchirla, ma la sua identità nasce soprattutto da ciò che accade ogni giorno.

Tra città-evento e città quotidiana

Negli ultimi anni Ferrara sta cercando di posizionarsi nel circuito delle grandi iniziative culturali e musicali. I grandi concerti sono diventati uno degli strumenti per aumentare l’attrattività turistica.
È una scelta che può avere una sua logica. Ma proprio per questo diventa necessario interrogarsi sull’equilibrio tra città-evento e città quotidiana.
Una città può ospitare grandi eventi. Ma non può essere pensata soltanto come una location.
In gioco c’è qualcosa di più profondo: il diritto alla città quotidiana.
Il diritto dei cittadini a vivere il centro storico non solo come spettatori di eventi straordinari, ma come protagonisti della vita che lo attraversa ogni giorno.

C’è poi un elemento spesso trascurato: la qualità e la durata dell’indotto economico.

I grandi eventi generano picchi significativi, ma concentrati e temporanei. Costriscono un’immagine labile vincolata alla ripetizione degli eventi: se non ci sono la città sparisce.
I mercati settimanali, invece, costruiscono continuità: attivano flussi regolari, sostengono i negozi di prossimità, alimentano un’economia diffusa. Costruiscono una immagine solida, che si ricerca e si rinnova nel tempo.
Per questo la questione non è scegliere tra eventi e mercati, ma tra due modelli di città: uno basato su momenti straordinari e intermittenti, l’altro su una presenza costante che tiene viva la città.

La differenza tra una città-palco e una città-piazza

Molte città storiche rischiano oggi di trasformarsi in palcoscenici per eventi.
Il palco è il luogo dello spettacolo: si monta, si illumina, si riempie e poi si smonta.
La piazza, invece, è il luogo della vita quotidiana.
I mercati appartengono a questa dimensione. Non sono eventi straordinari. Sono vita urbana ordinaria.

Il rischio è che le città smettano lentamente di essere luoghi da vivere e diventino scenografie da utilizzare.
Ma una città patrimonio UNESCO non è un fondale.
Il suo valore sta nella vita che continua a scorrere tra le sue strade.

I concerti possono riempire una piazza per una sera. I mercati, invece, riempiono la città di vita da secoli.
E forse è proprio questo equilibrio tra evento e quotidianità che una città storica dovrebbe imparare a custodire.

Ferrara: Il canto del cigno di una città UNESCO ?

La città che insegnava a progettare il futuro

C’era una volta una città che insegnava all’Europa come progettare il futuro.
Una città che aveva inventato la modernità urbana quando gran parte del continente viveva ancora dentro mura medievali.
Una città che oggi il mondo riconosce come patrimonio dell’umanità: Ferrara, City of the Renaissance and its Po Delta, iscritta nella lista della UNESCO.
Quella città è Ferrara.
Una città che per secoli è stata pensata, progettata, immaginata.
Ed è forse proprio per questo che la scena che oggi si ripete nelle sue piazze merita di essere osservata con attenzione.

Quando la città diventa scenografia

È sera a Ferrara.
Le luci illuminano il Castello Estense e le facciate di Piazza Trento e Trieste, dove è stato stato montato un palco. La musica si diffonde, qualcuno canta, qualcuno applaude, qualcuno riprende la scena con il telefono.
Per un attimo tutto sembra perfetto: la città storica, una piazza, il castello come sfondo, il pubblico, lo spettacolo.

Ed è forse proprio qui che passa una linea sottile.
Perché, poco alla volta, accade qualcosa di quasi impercettibile: la città smette di essere il soggetto e diventa lo sfondo.
La sua storia, la sua architettura, la sua identità diventano la scenografia perfetta.
Il vero protagonista non è più la città.
Sono l’evento, il palco, la festa che si celebrano al suo interno.

La città resta lì, bellissima.
Ma viene consumata come cornice.
Non succede all’improvviso. Succede un evento alla volta. Un palco alla volta.
Una piazza trasformata in location alla volta.
Le strade restano le stesse. I palazzi restano gli stessi. Le piazze restano bellissime.
Ma la città smette lentamente di essere un luogo da abitare e diventa un luogo da consumare.

Così, mentre il marchio UNESCO continua a brillare sulle brochure turistiche, la città reale sembra scivolare lentamente verso un’altra dimensione: quella del parco tematico rinascimentale permanente.
Non è un destino che riguarda solo Ferrara. Molte città storiche europee stanno vivendo questa trasformazione.
Venezia, dove il numero dei visitatori ha progressivamente superato quello dei residenti.
Firenze, dove il centro storico rischia sempre più di diventare una scenografia turistica.
Barcellona, che da anni discute apertamente dei limiti del turismo di massa.
Luoghi straordinari che hanno dovuto interrogarsi su una domanda difficile: come evitare che una città viva diventi soltanto una destinazione.
È una linea sottile. Ed è una linea che riguarda sempre più città storiche europee.

La città che deve tornare a pensarsi

Ferrara non è una città qualsiasi.
È uno dei rari esempi in Europa di città progettata con una visione moderna dello spazio urbano.
Con l’Addizione Erculea, progettata da Biagio Rossetti per il duca Ercole I d’Este, Ferrara diventò uno dei primi esempi di urbanistica moderna.
Non fu solo un ampliamento urbano. Fu un atto di immaginazione politica.
La città non veniva semplicemente costruita. Veniva pensata.
Per questo oggi Ferrara è riconosciuta come patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Ma il patrimonio non è soltanto qualcosa da conservare. È qualcosa da continuare.

Negli ultimi anni la vita pubblica della città sembra sempre più organizzata attorno a un calendario: festival, serate a tema, spettacoli, tributi musicali, iniziative temporanee.
Nulla di male, in sé.
Le città hanno sempre avuto feste e momenti collettivi.
Il problema nasce quando la festa sostituisce il progetto.
Quando la festa diventa la politica urbana.
Quando lo spazio pubblico smette di essere prima di tutto luogo di vita quotidiana e diventa soprattutto palcoscenico. Quando la città storica diventa sfondo.

È così che nasce la città-scenografia. Una città bellissima da fotografare, visitare, raccontare.
Ma sempre più distante dalla vita reale dei suoi abitanti.
Le città storiche non muoiono quando sono troppo tranquille.
Muoiono quando smettono di pensarsi.
Ferrara non è un parco tematico rinascimentale. Non è una scenografia. Non è una location.
È una città che ha insegnato qualcosa al mondo. E forse proprio da qui bisogna ripartire.
Non dall’idea di custodire il passato come si custodisce un museo, ma dalla capacità di fare ciò che Ferrara ha fatto nel momento più alto della sua storia: immaginare il futuro.

Cinque secoli fa Ferrara ebbe il coraggio di reinventare se stessa con l’Addizione Erculea.
La domanda, oggi, è semplice: abbiamo ancora lo stesso coraggio?

Le città non vivono di applausi.
Vivono di visione.

“La città è il punto di massima concentrazione del potere e della cultura di una comunità.”
— Lewis Mumford, The City in History

Greenwashing democratico: ex Caserma Pozzuolo del Friuli

Partecipazione, trasparenza e sicurezza tra retorica e realtà: il caso dell’ex Caserma Pozzuolo del Friuli:

Negli ultimi anni la competizione politica non si gioca solo sulle scelte, ma sul significato delle parole. Termini come sicurezza, inclusione, partecipazione, trasparenza vengono sempre più spesso riutilizzati in modo strategico, svuotati del loro contenuto originario e ricomposti in una forma rassicurante, ma profondamente ambigua.

È un meccanismo simile al greenwashing: così come il linguaggio ambientale può essere usato per legittimare pratiche insostenibili, oggi assistiamo a un washing democratico, in cui il lessico della democrazia serve a coprire processi decisionali opachi e verticali.

Sicurezza, inclusione, partecipazione: una torsione semantica

Nel lessico progressista, la sicurezza è una condizione sociale: lavoro, casa, diritti, salute. Nella sua versione distorta diventa invece controllo, ordine, individuazione di un rischio da contenere.

L’inclusione smette di essere trasformazione dei sistemi e diventa integrazione condizionata: si può entrare, ma senza cambiare nulla.

La partecipazione, infine, viene ridotta a consultazione non vincolante, raccolta di opinioni, ascolto senza restituzione. Un processo che non incide sulle decisioni non è partecipazione, ma simulazione

Un esempio concreto: l’ex Caserma Pozzuolo del Friuli

Questa distorsione non è astratta. A Ferrara, il percorso avviato dal Comune sull’ex Caserma Pozzuolo del Friuli è stato presentato come partecipato, ma – come ha sottolineato Anna Zonari in commissione consiliare – si è tradotto in una indagine preliminare priva di effetti, senza regole chiare, senza trasparenza sui risultati e senza alcun seguito decisionale.

Il mandato politico approvato dal Consiglio comunale nel 2023 per avviare un vero processo partecipato sulla progettazione dell’area è rimasto formalmente in piedi, ma sostanzialmente disatteso. La partecipazione è stata evocata, non praticata: «La partecipazione non può avere tempi biblici né ridursi a una semplice raccolta di opinioni».… ma allora perchè approvarla?

Trasparenza e neutralità: parole che escludono

Anche la trasparenza è rimasta sulla carta: nessuna restituzione pubblica, documenti accessibili solo su richiesta, assenza di un confronto aperto con la cittadinanza.

La stessa parola neutralità è stata usata per giustificare l’esclusione del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, nonostante anni di studi e ricerche sull’area (e forse una rinuncia a proseguire ?). Un uso del linguaggio che maschera una scelta politica precisa: ridurre il ruolo del sapere pubblico nel governo della città.

Riappropriarsi delle parole è una questione democratica.

Quando le parole perdono il loro significato, diventa più difficile riconoscere i conflitti reali e immaginare alternative. Per questo la battaglia sul linguaggio non è secondaria: è parte integrante della battaglia democratica.

Partecipazione, trasparenza e inclusione non possono essere slogan. Devono essere processi reali, verificabili, condivisi, capaci di incidere sulle decisioni.

Riappropriarsi delle parole, oggi, significa riappropriarsi del diritto di decidere.

Il PUMS: a che punto è il Piano per una Mobilità Sicura e Sostenibile a Ferrara?

La Sicurezza Stradale a Ferrara

La sicurezza stradale è cruciale per la qualità della vita dei cittadini di Ferrara, soprattutto per le categorie più vulnerabili. Purtroppo, i dati mostrano un alto livello di incidentalità, in particolare per ciclisti e pedoni.

Anche i dati ISTAT dell’ACI rivelano che la nostra Provincia è quinta in Regione per tasso di mortalità nonostante che siano di fatto diminuiti gli incidenti mortali dal 2021 al 2023. Negli stessi anni però gli incidenti risultano in netto aumento con conseguente aumento dei feriti coinvolti.

Considerando invece il solo territorio comunale nel corso del 2024 si sono verificati 561 incidenti con 8 morti e 717 feriti. (Fonte: Ferrara Today)

Il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), è stato approvato dal Consiglio Comunale di Ferrara nel dicembre 2019. Si tratta di uno uno strumento fondamentale per migliorare la mobilità urbana, la qualità dell’aria e la sicurezza stradale. Questo piano si propone di raggiungere obiettivi ambiziosi entro un orizzonte di 10-15 anni, con controlli regolari ogni due anni.

Il testo del PUMS a questo link del sito del Comune di Ferrara

https://www.comune.ferrara.it/

Obiettivi del PUMS

– Riduzione dell’incidentalità stradale: entro il 2030, il PUMS mira a ridurre del 50% gli incidenti stradali, con particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili come bambini, anziani, pedoni e ciclisti. L’obiettivo finale è quello di adottare una “Visione Zero Morti”.
– Miglioramento della sicurezza: il piano prevede interventi specifici per ridurre i conflitti e migliorare la sicurezza stradale, garantendo un sistema di viabilità efficiente e sicuro.

Azioni Concrete

Per raggiungere questi obiettivi, il PUMS prevede diverse azioni:
– Riqualificazione dei percorsi pedonali e messa in sicurezza degli attraversamenti.
– Educazione alla mobilità per promuovere comportamenti più sicuri.
– Implementazione di zone 30 e isole ambientali per ridurre la velocità e migliorare la qualità dell’aria.

A cinque anni dall’approvazione del PUMS la consigliera Anna Zonari de La Comune di Ferrara, in una interrogazione inviata alla Giunta e al Sindaco del Comune di Ferrara lunedì 27 gennaio 2025 pone le seguenti  importanti domande:

1. Stato di attuazione del PUMS: qual è lo stato attuale degli interventi previsti per la sicurezza stradale?
2. Monitoraggio degli obiettivi: sono stati effettuati i controlli periodici previsti? Quali strumenti sono stati utilizzati e quali sono i risultati principali?
3. Azioni per ridurre l’incidentalità: quali azioni concrete sono state intraprese per raggiungere l’obiettivo di riduzione del 50% degli incidenti entro il 2030?
4. Punti critici della rete stradale: quali sono i punti neri identificati e quali interventi sono stati programmati per migliorarne la sicurezza?
5. Partecipazione dei cittadini: come vengono coinvolti i cittadini e le associazioni nel processo di monitoraggio e attuazione degli interventi?
6. Disability Manager: è stato istituito il Disability Manager come previsto? Quali azioni ha intrapreso per garantire il diritto alla mobilità delle persone con disabilità?
7. Pianificazione futura: come si intende procedere per raggiungere gli obiettivi del PUMS nel breve, medio e lungo termine?
8. Utilizzo dei fondi: quanti fondi sono stati effettivamente spesi per le azioni del PUMS e come sono stati utilizzati?

La risposta a queste domande darà alla popolazione ferrarese utili informazioni sullo stato della sicurezza delle strade della città e del forese e sul processo di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini nelle fasi attuative e di monitoraggio.

 

 

COMUNICATO STAMPA: Autorizzazione per l’impianto di biometano: serve maggiore trasparenza e tutela del territorio

L’Agenzia Regionale per la Prevenzione, l’Ambiente e l’Energia (ARPAE) dell’Emilia-Romagna ha rilasciato l’autorizzazione unica per la realizzazione e l’esercizio di un impianto di biometano a Gaibanella. La decisione è giunta dopo un procedimento di difficile comprensione per i non addetti ai lavori, nonostante incida in maniera importante sul territorio e chi lo abita, in primis i cittadini.

Solo un mese fa, 17 dicembre 2024, ARPAE aveva concluso l’ultima Conferenza dei Servizi, annunciando un preavviso di diniego alla costruzione dell’impianto, sostenendo che la posizione finale contraria espressa dal Comune di Ferrara doveva essere ritenuta prevalente rispetto a tutti i pareri espressi. Infatti, il Consiglio Comunale, con il voto unanime del 2 dicembre, aveva deciso di non concedere il permesso a costruire in deroga alle distanze minime di sicurezza che un simile impianto dovrebbe rispettare rispetto a luoghi sensibili come abitazioni, edifici storici e strutture ospedaliere.
Tuttavia, il 13 gennaio 2025, nel testo dell’autorizzazione rilasciata da ARPAE, si legge come “le motivazioni che accompagnano l’espressione contraria del Consiglio Comunale non siano pertinenti rispetto all’oggetto della discussione affidata allo stesso organo consiliare”. Questa dichiarazione solleva interrogativi importanti su cosa significhi concretamente questa affermazione e su quali dovrebbero essere le reali competenze del Consiglio Comunale in simili procedimenti.
La sensazione che emerge oggi è che la voce della politica e dei cittadini venga messa in secondo piano rispetto alla predominanza dei pareri tecnici e della legislazione nazionale. I cittadini si chiedono: quale potere ha la politica locale di fronte a decisioni di questa portata?
A nostro avviso, si sarebbe potuto fare di più per tutelare il territorio e il benessere di chi lo vive, a partire da un reale processo di partecipazione con la comunità.
Un passo in più lo avrebbe potuto portare anche l’approvazione (e non la bocciatura) dell’emendamento che avevo proposto durante la discussione del Piano Urbanistico Generale (PUG), che prevedeva l’introduzione di distanze minime specifiche per la localizzazione di impianti come quello del biometano dai luoghi sensibili. L’approvazione di questa proposta avrebbe permesso di rafforzare il diniego del Comune in sede di Conferenza di Servizi.
Inoltre, a dicembre, non è stato possibile discutere la mozione che avevo presentato per impegnare il Consiglio Comunale a sostenere i cittadini di Gaibanella nelle eventuali azioni legali contro il rilascio dell’autorizzazione, mettendo a disposizione risorse e supporto per ricorrere contro la decisione. In tale mozione, si chiede anche di avviare un confronto politico a tutti i livelli – provinciale, regionale e statale – per affrontare il problema del cumulo degli impatti ambientali derivanti dalla proliferazione di impianti di biogas e biometano nella provincia di Ferrara, ormai giunti a 50 unità. Questo fenomeno, se non monitorato adeguatamente e non accompagnato da una oculata pianificazione urbanistica, rischia di avere gravi conseguenze sulla qualità della vita dei cittadini, sia in termini di salute che di vivibilità del territorio.
È urgente che le autorità locali e regionali, i sindaci, le forze politiche, in collaborazione con i cittadini e i comitati, facciano un passo in avanti per affrontare i temi legati all’energia e all’ambiente in modo equilibrato, responsabile e realmente sostenibile. Chiediamoci infatti: in assenza dei lauti incentivi a costruire questi impianti, quante domande verrebbero presentate? 

Anna Zonari
Consigliera Comunale La Comune di Ferrara

Romeo Farinella, Professore di Urbanistica Università di Ferrara

Pensando a una visione del futuro di Ferrara, città di respiro internazionale grazie alla sua storia, occorre avere chiare alcune finalità, che a loro volta individuano le relative strategie.

  1. Far diventare Ferrara una città “decarbonizzata” cioè ridurre l’emissione di anidride carbonica attribuibile ai trasporti e all’uso di fonti energetiche inquinanti.
  2. pensare Ferrara come una città-campus, ricca di spazi verdi e giardini vissuti come aule a cielo aperto, contrastare le isole di calore con una fitta trama verde in tutta la città. Vedere le università come parti di un grande progetto di rigenerazione urbana – cioè un progetto rivolto al recupero e riqualificazione di tutta la città.
  3. Rafforzare la mobilità sostenibile interna ed esterna – ad esempio verso Bologna e altri vicini di casa – con una mobilità più pulita, sana e solidale. Il problema non è solo energetico, riguarda anche come sono organizzate le nostre città, al proprio interno e tra di loro, occorre fare riflessioni sul trasporto pubblico integrato con quello ciclabile.
  4. Mettere in primo piano la città pubblica: è chiaro che l’Amministrazione non può essere spettatrice di interessi privati di gruppi di cittadini o aziende, ma deve gestire in prima persona la rigenerazione urbana, mettendo l’interesse pubblico al primo posto. Anche il problema dell’abitazione è prioritario sia per famiglie vecchie che nuove, per studenti, per alcune fasce sociali: la casa è un bisogno ma anche un diritto, occorrono meccanismi rigorosi che lo garantiscano.

Un “Parco Universitario” per una città Patrimonio UNESCO

Linda, coordinatrice del tavolo di lavoro tra Comune e UniFE, ci racconta che riqualificazione, sostenibilità, tecnologia e socialità diffusa sono state le parole chiave del progetto per la realizzazione del Parco Universitario che si identifica con la città, dentro e fuori le mura trasformando la città in una “città-campus”..

“L’idea di una “città-campus” era già presente, in nuce, nel pionieristico “Progetto Mura” che, a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, ha fortemente migliorato la qualità di vita urbana grazie alla realizzazione del grande parco pubblico/monumentale delle mura, in sinergia con un attento recupero e riuso di numerosi spazi ed edifici storici divenuti prestigiose sedi universitarie. Negli ultimi anni l’emergere (e l’emergenza) della carenza di interventi strutturali necessari per far fronte alle esigenze di una sempre crescente platea studentesca (ad esempio, alloggi anche a prezzi calmierati, servizi alla residenza, aule studio, spazi universitari flessibili, infrastrutture e servizi di mobilità sostenibile) riflette la necessità che l’Università si ponga come vero e proprio attore di rigenerazione urbana, in sinergia con l’Amministrazione pubblica e gli altri principali attori socio-economici locali. Si comprende tutta la complessità e l’ambizione che sottende il Parco Universitario, serviranno tempo e risorse, ma la strada è tracciata.”

“In particolare sono già cantiere le opere che riguardano sicurezza e agibilità delle sedi didattiche e amministrative; la dotazione delle strutture con tecnologie avanzate e sostenibili. Ci riguarda in particolare, come Comune, il collegamento con il futuro giardino monumentale e pubblico, cuore di UniFE, in Via Savonarola.”

“In UniFE” ci spiega Carolina, controparte universitaria nel coordinamento del tavolo di lavoro  “siamo più direttamente coinvolti nel rinnovamento estetico e strutturale, dei laboratori per la ricerca, nella pianificazione di nuove aule, sale e spazi per lo studio per gli studenti, anche dentro la città e nei parchi. In dialogo con le rappresentanze dei dipendenti si stanno immaginando anche strutture di welfare a loro dedicate. Osserviamo che il coinvolgimento del corpo universitario nel suo complesso richiede tempo e lavoro, ma i risultati sono evidenti, perciò è confermata la volontà dell’Ateneo di continuare questa collaborazione attiva e proficua con l’Amministrazione comunale.”

 

Carlo, responsabile dell’ufficio comunicazione del Comune, sottolinea infine come la finalità più sentita di questa amministrazione e del suo sindaco sia quella lavorare insieme con i cittadini per costruire una visione di futuro positiva. Il futuro oggi è inquietante per tanti motivi che un Comune da solo non può affrontare, ma deve fare la sua parte. Per tale motivo, per quanto ci compete, è nostra  intenzione governare, e non subire, con il contributo di tutti, questa fase così delicata. Ferrara porta con sé una storia ricca e complessa, che è molto più di un “principio di identità”, ma è fatta di ibridazioni, contaminazioni, cambiamenti. Questa è la vera ricchezza di una città internazionale da secoli, non certo grazie ad eventi musicali. Ferrara è cultura, è paesaggio, è conoscenza, è democrazia condivisa e dialogante, questi sono i valori fondanti la nostra azione di governo.

La condizione per essere cittadini di una città e di una nazione non è la religione, la razza, il colore della pelle ma sono i valori condivisi che per noi si identificano con la Democrazia, la nostra Costituzione e  l’adesione del nostro paese alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la lotta alle disuguaglianze. La difesa della democrazia (politica e climatica) e della libertà, che si realizza anche attraverso le pratiche quotidiane del governo locale, sono pertanto il valore unificante di questa nostra Amministrazione locale.

Una trama verde e culturale per Ferrara e il territorio

“Dall’addizione verde siamo passati alla trama verde” ci dice Serena, assessore alla transizione ecologica.  “Siamo partiti dai due punti di forza: il parco/addizione verde e il corridoio verde delle mura. Si tratta di due punti di partenza che abbiamo impiegato per costruire una varietà di luoghi naturali e paesaggistici in gradi di connettere aree urbane e territorio agricolo con una sequenza di spazi che vanno dal bosco urbano, ai corridoi verdi, ai viali alberati, alle piazze della città murate rinverdite, ai sagrati liberati dai parcheggi. Il processo è lungo, ma la trama si infittisce ogni giorno, complici gli alleati non umani: le piante!”

“Il primo passo è stato quello di potenziare il Parco Urbano-Agricolo G. Bassani e consolidare il corridoio verde e patrimoniale delle mura. In seguito abbiamo portato a termine il parco urbano sud attorno e dentro via Bologna. Oggi il nostro lavoro è coordinato con Unife per l’ambizioso progetto di costruzione di una rete dei giardini universitari (il Giardino della conoscenza) tra via Savonarola e Corso Giovecca, dove i nostri studenti e chiunque lo desideri possa sedersi a leggere, a studiare o a lavorare in gruppo. Insomma delle aule-giardino open air utilizzabili nella bella stagione.”

Ma gli spazi della conoscenza non riguardano solo il centro storico, vogliamo che l’intera città venga presidiata da biblioteche, pensate non solamente come luoghi chiusi ma in interazione con lo spazio pubblico. Tanti “giardini della conoscenza” associati alle biblioteche pubbliche dove i nostri ragazzi possano studiare e lavorare insieme, e quindi vogliamo ripensare il ruolo urbano della biblioteca Bassani del Barco e analogamente attrezzare anche la zona di via Bologna del Gad, di Pontelagoscuro. In sostanza noi intendiamo la biblioteca pubblica come spazio e luogo, un sorta di “paesaggio culturale” che diviene una opportunità per innalzare la qualità della vita in ogni parte del nostro territorio.

“Questi grandi interventi sono punteggiati di microazioni che, come si diceva, infittiscono la trama: dalla valorizzazione dell’area agricola dentro le mura con nuove procedure di gestione, alla trasformazione verde di piazze urbane del centro storico (la prima è stata piazza Cortevecchia e seguirà Piazza Sacrati) e dei sagrati delle chiese, eliminando i parcheggi ove possibile. Particolare importanza trovano infine il potenziamento dei viali alberati nelle aree urbanizzate, che vanno aumentati ridisegnando le strade trasformandole, dove possibile in boulevards alberati anche per contrastare le isole di calore, e la creazione di connessioni verdi urbane recuperando aree dismesse o sottoutilizzate da immettere nella trama verde urbana. In staff abbiamo da qualche mese un agronomo e un botanico, che sono figure fondamentali per pianificare le nuove piantumazioni e la manutenzione del patrimonio verde esistente.”

Vi è infine una dimensione territoriale dove in Comune di Ferrara deve impegnarsi per costruire delle reti paesaggistiche che lo mettano in relazioni con i comuni della provincia. Un primo atto simbolico potrebbe essere quello di estende il Parco del Delta del Po anche al Comune di Ferrara. Potrebbe essere l’occasione anche per aggiornare l’articolazione di questo parco concepito parecchi anni fa e oggi inadeguato al ruolo che deve svolgere.