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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Tag: Scuola

La scuola luogo di cittadinanza

La scuola non è un luogo di identità, ma di cittadinanza
Prima di cambiare le regole, occorre cambiare le parole.

Dentro la scuola non esistono diversità etniche o genetiche.
Non perché non esistano le persone, le storie, le provenienze, ma perché la scuola svolge un’altra funzione: sospende l’origine per costruire cittadinanza.
La scuola non è il luogo dove si certifica chi siamo, ma dove impariamo come stare insieme.
Non riconosce identità, non le gerarchizza, non le difende.
Costruisce un patto comune: lingua, regole, conoscenza, responsabilità.

Studiare non è un atto neutro.
È il processo attraverso cui si diventa cittadini.
Questa non è una posizione ideologica, né tantomeno una negazione delle differenze.
È una scelta costituzionale: l’uguaglianza non è cancellazione delle storie personali, ma il terreno condiviso su cui le differenze smettono di essere un problema politico.

Negli ultimi anni, però, questo terreno comune è stato progressivamente eroso da un altro fenomeno: la militarizzazione del linguaggio pubblico.
La politica parla sempre più spesso come se fosse in guerra.
Emergenze continue, nemici da individuare, confini da difendere, tolleranza zero, ordine da ristabilire. Un lessico che non descrive la realtà, ma la deforma.
Questo linguaggio trova nel web il suo ambiente ideale.
Uno spazio dove l’aggressività appare priva di conseguenze e dove la violenza verbale viene spesso vissuta come legittima, perché percepita come semplice imitazione di ciò che la politica già pratica.
Non un eccesso, ma una riproduzione.

Quando il linguaggio si militarizza, accadono due cose.
La prima è che il conflitto viene semplificato: non ci sono più problemi da risolvere, ma avversari da sconfiggere.
La seconda è che questa semplificazione scende dall’alto e diventa pratica quotidiana.

La politica lo alimenta.
Il dibattito pubblico lo normalizza.
Il corpo sociale lo riproduce.

La violenza, così, non nasce improvvisamente nei quartieri o nelle scuole.
Nasce prima, molto prima, nelle parole che scegliamo di usare.
In questo contesto, la scuola resta uno degli ultimi argini possibili.
Non perché sia un luogo ideale o immune dai conflitti, ma perché è lo spazio in cui il conflitto può essere regolato, discusso, attraversato senza trasformarsi in scontro permanente.

La scuola insegna – o dovrebbe insegnare – che il dissenso non richiede nemici, che la convivenza non è una concessione, che la cittadinanza non è un fatto naturale ma un apprendimento continuo.
Per questo è pericoloso caricare la scuola di funzioni identitarie, culturali o simboliche che non le appartengono.
Ogni volta che la scuola viene chiamata a “difendere” qualcosa o qualcuno, smette di educare e comincia ad addestrare.
Non integrazione, non assimilazione, non contrapposizione.
Ma apprendimento del patto repubblicano
.
Se vogliamo davvero parlare di sicurezza, dobbiamo partire da qui.
Dalla capacità di disarmare il linguaggio, prima ancora di pensare a nuove regole o nuovi controlli.
Perché una società che parla come se fosse in guerra, prima o poi, una guerra la pratica davvero.

Mauro Presini, Maestro di scuola elementare

Per fare il futuro ci vuole la scuola. Una scuola di sana e robusta costituzione. Per fare il futuro ci vuole una città educante.

I giovani hanno bisogno di essere pensati, considerati e valorizzati in quanto cittadini da educare e istruire nel rispetto dei principi fondamentali della nostra costituzione.

Questa cattiva politica ha generato due problemi importantissimi che sono la mancanza di partecipazione e di conseguenza la scarsità di democrazia.

Occorre fornire molte più occasioni di democrazia partecipativa, anche e soprattutto  a partire dalle scuole.

Abbiamo bisogno di scuole che promuovono una visione interculturale. Abbiamo bisogno di scuole aperte al territorio e che si pongano al centro della vita sociale e culturale di quel territorio, di quella comunità.

Stop alle esternalizzazioni, sì alla razionalizzazione degli istituti comprensivi.

Ferrara va a scuola di democrazia

Oggi si insedia il Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi, ne parliamo con Claudia, assessore alla scuola e alla partecipazione.

“Abbiamo l’ambizione di promuovere percorsi di partecipazione dei ragazzi e delle ragazze alla vita della comunità, il Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi è una tappa di un percorso iniziato tempo fa. Abbiamo assegnato al Consiglio un piccolo budget di 10 mila euro, per realizzare un progetto che promuova una visione interculturale e aperta al mondo della città.”

“Partendo dalla Scala della partecipazione dei bambini e delle ragazze di Roger Hart, stiamo salendo qualche piolo oltre la eterodirezione dei ragazzi da parte degli adulti, ma per fare questo serve esercitarsi praticamente e fin da piccoli nei processi decisionali di gruppo. Per questo motivo le ragazze e i ragazzi eletti nel Consiglio Comunale si sono allenati negli anni precedenti, grazie a laboratori e progetti organizzati in collaborazione con gli insegnanti e le famiglie. La strada non è breve, nemmeno per gli adulti e gli amministratori, che ad un certo punto devono consapevolmente delegare ai nuovi cittadini una parte seppur ridotta del loro potere.”

Ferrara città educante

“Città educante è quella che apprende e in cui si apprende, promuovendo la formazione in tutte le età della vita, anche al di fuori delle sedi tradizionali, in una prospettiva inclusiva, sostenibile e di genere.“ A margine dell’inaugurazione di Scuole aperte, chiediamo a Claudia, assessore alla scuola, una anticipazione del percorso previsto dall’Amministrazione.

“Scuole aperte, il programma si chiama così perché vogliamo che le scuole diventino il centro della vita sociale e culturale della città, per sviluppare e consolidare appartenenza, interazione e cittadinanza attiva, per coinvolgere tutti i soggetti attivi sul territorio, per contrastare il disagio, promuovere interazione tra generi, culture e generazioni differenti, valorizzare e diffondere il patrimonio di buone pratiche scolastiche ed extrascolastiche passate ed esistenti, sperimentare e innovare attraverso la ricerca e la formazione continua. Un anno fa abbiamo istituito un tavolo di lavoro con i soggetti interessati -dirigenti e docenti, Istituzioni Scolastiche, Università e agenzie formative, l’elenco è lungo, la porta sempre aperta- e iniziato la progettazione, che si arricchisce continuamente di nuove suggestioni, per promuovere ricerca educativa e buone prassi, da trasferire in contesti locali, nazionali e internazionali.”

“In un’ottica di potenziamento dei servizi per il diritto allo studio e valorizzazione delle realtà associative e reti di volontariato, abbiamo deciso di partire con due Officine permanenti e diffuse di Agropaesaggistica e Falegnameria. Sono corsi formativi per tutte le età (gratuita per i ragazzi nella fascia di età 11-18 anni), che rispondono a un bisogno concreto delle scuole di gestione e ripensamento degli spazi verdi e dell’arredo scolastico. Un primo passo, molto concreto, che si affianca al progetto Mense interne (questo rivolto solo agli studenti) per mettere all’attenzione il tema dell’autoproduzione e della mano come organo dell’intelligenza. Un granellino di sabbia nell’ingranaggio della società dei consumi.” Le iscrizioni alle Officine permanenti apriranno a settembre, fatevi sotto aspiranti giardinieri e ortolani, falegnami e decoratori!

Ferrara, un territorio che fa scuola

Ferrara, un territorio che fa scuola.

Nella giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, a 4 anni dall’insediamento facciamo il punto su scuola e sistema istruzione a Ferrara con l’aiuto di Claudia, assessore alla scuola.

“La scuola è un bene comune su cui investiamo per progettare un futuro migliore per tutte e tutti. La prima azione che abbiamo praticato è stata quella di rendere le scuole spazi sicuri, curati e funzionali all’innovazione didattica, dedicando inoltre grande attenzione agli aspetti relazionali e a quelli dell’alimentazione. Sono particolarmente orgogliosa del progetto Mense interne, che ci ha permesso di coinvolgere le famiglie nella gestione complessiva dell’educazione alimentare dei figli, dall’orto alla forchetta, come direbbe la UE! Le aree verdi delle scuole e di alcuni quartieri sono servite per fare lezioni di scienza all’aperto, e successivamente i prodotti degli orti scolastici sono stati impiegati nella produzione dei pasti. Tutto questo grazie al rinnovamento delle dotazioni e del modo di pensare al cibo, che non è solo nutrimento, ma anche cultura dello stare insieme di grandi e piccoli. Finalmente abbiamo internalizzato la figura del nutrizionista e abbiamo il controllo diretto degli approvvigionamenti, per coinvolgere anche le filiere locali di produzione. Un progetto entusiasmante. Il prossimo anno scolastico vorremmo introdurre la dieta climatica, ne stiamo parlando con le famiglie. L’impatto dei nostri stili alimentari sulla crisi climatica è grande e va ridotto, in un’ottica di conservazione e/o ripristino della salute e degli ecosistemi.”

“Abbiamo un nuovo orizzonte sui servizi per l’infanzia: non possiamo considerarli solo un costo ma un investimento sul futuro; perciò stiamo portando avanti un piano pluriennale per invertire la tendenza all’esternalizzazione e alla privatizzazione praticate nel passato, per garantire il diritto di accesso agli asili comunali e statali a chi ne fa richiesta. Contemporaneamente il Comune mantiene il ruolo di indirizzo, coordinamento e

accompagnamento per le gestioni in appalto attraverso convenzioni eque e verifiche

periodiche della qualità del servizio.”

“Una delle prime azioni che abbiamo intrapreso è stata la revisione della politica tariffaria differenziando le quote contributive per le famiglie. Inoltre abbiamo adottato una razionalizzazione degli istituti comprensivi per avere un’offerta formativa più

rispondente alle esigenze delle famiglie.”