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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Tag: Sicurezza

La Comune di Ferrara: facciamo ripartire il progetto “Controllo di Vicinato” a Ferrara

Qual è la situazione?

Nel 2015 il Comune di Ferrara aveva avviato il “Controllo di Vicinato” per permettere a cittadini, istituzioni e forze dell’ordine di collaborare contro il degrado e i piccoli reati

Purtroppo, come emerso dalla risposta dell’Assessora competente all’interrogazione consiliare presentata da La Comune di Ferrara PG 176277/2025, il protocollo risulta scaduto e il progetto è fermo dal 2019 e anche il sito internet dedicato è stato chiuso

Perché è importante?

Oggi molti cittadini, sia in centro che nelle frazioni, si sentono poco sicuri
Il “Controllo di Vicinato” non serve per fare le “spie” o sostituirsi alla polizia, ma per creare legami tra i vicini e ricostruire un senso di comunità
In molte altre città italiane, questo sistema ha funzionato bene perché ha permesso di segnalare i problemi più velocemente e di non lasciare sole le persone più fragili

Come deve funzionare?

Per avere successo, il progetto deve seguire regole chiare e rispettare la privacy di tutti
Non deve essere un semplice modulo da compilare, ma un percorso fatto di incontri e formazione, guidato da esperti che aiutino i cittadini a collaborare senza creare inutili allarmismi

Cosa chiediamo al Sindaco e alla Giunta?

Vogliamo che l’amministrazione si impegni a:

  • Parlare subito con la Prefettura per far ripartire il progetto a Ferrara
  • Scrivere nuove regole che spieghino bene cosa fare, come segnalare i problemi e come proteggere i dati personali
  • Far capire che il Controllo di Vicinato è un modo per aiutarsi tra vicini e non solo una forma di sorveglianza
  • Organizzare incontri pubblici nei quartieri e nelle frazioni per coinvolgere i residenti
  • Mettere a disposizione degli esperti (mediatori e facilitatori) per aiutare i gruppi di vicinato a lavorare bene insieme

Aumentare la spesa militare a discapito del benessere sociale

Nel silenzio delle aule parlamentari e nei bilanci statali che scivolano nelle pagine di economia, una trasformazione preoccupante sta prendendo forma: la progressiva ridistribuzione delle risorse pubbliche dagli investimenti sociali – sanità, istruzione, welfare – verso l’acquisto di armamenti. Questa tendenza, apparentemente tecnocratica, replica scelte storiche esiziali  che dovrebbero farci riflettere profondamente. La storia ci insegna che le corse agli armamenti raramente sono state semplici esercizi di deterrenza. Il primo Novecento, con la sua tragica sequenza di conflitti mondiali, ci mostra come l’accumulo di armi tra nazioni rivali è foriero di tensioni, sospetti e, infine, percorsi apparentemente obbligati verso lo scontro.  É come se gli armamenti, una volta prodotti e acquistati, tendano a cercare una giustificazione per il loro utilizzo. L’ascesa di Donald Trump alla presidenza USA nel 2017 ha introdotto una retorica che ha radicalmente trasformato il dibattito sulle  spese militari nell’alleanza atlantica. Il cosiddetto “diktat di Trump” – l’insistenza che i paesi NATO raggiungessero immediatamente la soglia del 2% del PIL per le spese militari, minacciando altrimenti il ritiro del supporto americano – non è stato solo una questione contabile, ma un punto di svolta geopolitico.  La sua retorica (“gli Stati Uniti non possono essere lo stupido che paga per tutti”) ha creato un clima di urgenza che ha spinto molti paesi ad aumentare sensibilmente la spesa militare, quasi sempre a scapito di altre voci di spesa pubblica se non supportata da un qualche aumento delle tasse.   Veramente inquietante la retorica Europea che giustificherebbe l’aumento delle spese militari normalizzando l’ipotesi di una ns. prossima entrata in guerra.

  • Ursula von der Leyen (Presidente Commissione UE): “Se l’Europa vuole evitare la guerra, deve prepararsi alla guerra”. 
  • Fabien Mandon (Capo di Stato Maggiore francese): Ha invitato i francesi ad accettare la possibilità di perdere i propri figli e di vivere in un mondo a rischio, sottolineando la necessità di preparazione per difendere i valori. 
  • Boris Pistorius ( Ministro della Difesa tedesco ): “dobbiamo essere pronti [a combattere] entro il 2029” e questa “è stata l’ultima estate di pace”
  • Generale Carmine Masiello (Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano): “Dobbiamo essere pronti alla guerra”

I numeri di una scelta

Analizzando i bilanci dei principali paesi occidentali, soprattutto dell’Italia, emerge un quadro inequivocabile: mentre i sistemi sanitari si indeboliscono, mentre le scuole lamentano carenze strutturali e il welfare fatica a sostenere le fasce più vulnerabili, i fondi destinati agli apparati militari continuano a crescere. La retorica patriottica della “sicurezza nazionale” viene spesso brandita per giustificare queste scelte, ma raramente si approfondisce cosa significhi realmente sicurezza per i cittadini: avere accesso a cure tempestive, poter contare su un’istruzione di qualità, vivere in una società che protegge i più deboli. Come osservò il presidente Eisenhower, ex generale: “Ogni cannone che viene fabbricato, ogni nave da guerra varata, ogni razzo lanciato significa, in ultima analisi, un furto a coloro che hanno fame e non sono stati sfamati, a coloro che hanno freddo e non sono stati vestiti”.

La sicurezza olistica

C’è un paradosso nella logica che sacrifica il benessere sociale sull’altare della sicurezza militare: le società con forti disuguaglianze, sistemi sanitari carenti e istruzione in declino sono intrinsecamente più fragili, più divisive, meno coese. La vera sicurezza di una nazione risiede nella salute dei suoi cittadini, nella loro formazione, nella giustizia sociale che previene conflitti interni. Una società malata e ignorante è vulnerabile tanto quanto un paese militarmente indebolito.

Verso un nuovo paradigma

Il dilemma non è tra sicurezza e welfare, ma tra due concezioni diverse di sicurezza. La sfida per i governi contemporanei è riuscire a bilanciare le legittime esigenze di difesa con investimenti massicci in ciò che davvero protegge la società nel lungo periodo: ricerca scientifica, prevenzione sanitaria, educazione, reti di protezione sociale.

La pace non si costruisce con la deterrenza militare, ma con l’equità, la giustizia e il benessere condiviso. I trattati di cooperazione, gli investimenti nella diplomazia, la costruzione di interdipendenze positive tra nazioni sono altrettanto cruciali – se non di più – dei nuovi cacciabombardieri o dei sistemi missilistici.

Forse il più grande atto di coraggio politico oggi sarebbe riconoscere che la vera forza di una nazione si misura dalla salute dei suoi bambini, dalla qualità delle sue scuole, dalla dignità garantita ai suoi anziani. Invertire la tendenza alla militarizzazione dei bilanci statali non è solo una questione economica: è una scelta etica che determinerà se il nostro futuro sarà segnato dalla cooperazione o dal conflitto.

La sicurezza civile nasce dalla giustizia sociale, non dalla repressione del crimine

Nel dibattito pubblico, la parola “sicurezza” è quasi sempre associata a controllo, sorveglianza, ordine pubblico e repressione del crimine. Ma questa visione è parziale e rischia di oscurare le radici profonde dell’insicurezza: la povertà, l’emarginazione, la disuguaglianza. La sicurezza civile — quella che riguarda la vita quotidiana delle persone — non si costruisce con più pattuglie e inferriate, ma con più giustizia.

Giustizia sociale come fondamento

Una società è sicura quando garantisce diritti fondamentali: casa, lavoro, salute, istruzione.
La giustizia sociale riduce le tensioni, previene il disagio, crea fiducia reciproca.
Dove c’è equità, c’è meno paura. Dove c’è inclusione, c’è meno conflitto.

città sicura porte aperte

Inclusione e coesione sociale

L’inclusione non è solo una parola: è accesso reale alle opportunità, riconoscimento delle differenze, partecipazione attiva.
Le comunità inclusive sono più resilienti, più capaci di affrontare le crisi, più unite nel prevenire il crimine e la violenza.
L’insicurezza nasce spesso dal sentirsi esclusi, invisibili, abbandonati.

Il contrasto alle disuguaglianze

Le disuguaglianze economiche, territoriali e culturali sono fattori strutturali di insicurezza.
Investire in politiche redistributive, servizi pubblici e welfare significa prevenire il crimine alla radice.
La repressione interviene dopo. La giustizia sociale agisce prima.

Critica alla retorica della repressione

La repressione del crimine è necessaria, ma non può essere l’unico strumento e richiede la certezza della pena; cosa che a giudicare dal numero di lestofanti che fanno carriera politica in Italia non è sempre garantita.
Se usata come risposta sistematica, genera sfiducia, stigmatizzazione, escalation, innescando un ciclo infinito crimine-repressione.
Una società che si blinda e punta tutto sulla punizione dimentica la prevenzione, la cura, la responsabilità collettiva.
 

Interrogazione sullo stato di attuazione del progetto “Controllo di Vicinato” nel Comune di Ferrara

Premesso che:

– Il progetto di “Controllo di Vicinato” è un’iniziativa finalizzata a costruire un “vicinato solidale” e a
promuovere la sicurezza urbana attraverso la collaborazione attiva dei cittadini.
Nelle intenzioni, si configura come un sistema di prevenzione basato su tre principi fondamentali: la
ricostruzione delle relazioni di fiducia e di coesione sociale; la formazione dei cittadini per ridurre
vulnerabilità ambientali e comportamentali; la capacità di segnalare in modo qualificato ed efficace alle
autorità competenti.
– A distanza di anni, tuttavia, non risulta chiaro quale sia lo stato effettivo di attuazione del progetto e se i
gruppi di vicinato previsti siano realmente operativi.

Premesso inoltre che:

Il buon esito di progetti come il “Controllo di Vicinato” dipende non solo dalla disponibilità dei cittadini e
dal coordinamento con le Forze dell’Ordine, ma anche dalla presenza di adeguati processi di facilitazione.
La facilitazione, infatti, svolge un ruolo cruciale nel creare spazi di dialogo e fiducia tra i residenti, nel
supportare la nascita e la coesione dei gruppi, nel mediare eventuali conflitti e nel garantire chiarezza
procedurale. Essa consente di mantenere viva la partecipazione, di favorire la formazione dei cittadini e di
sostenere un rapporto costruttivo e trasparente con le istituzioni. Senza un accompagnamento di questo
tipo, il rischio è che il progetto rimanga una “cornice formale” senza reale attuazione, o che degeneri in
pratiche di sorveglianza impropria, con conseguenze negative per la comunità.

Considerato che:

– Il Controllo di Vicinato, se correttamente attuato, favorisce la nascita di reti sociali locali e rafforza la
fiducia reciproca tra cittadini.
– La partecipazione diretta dei residenti, opportunamente formata e coordinata, può contribuire a
migliorare la percezione di sicurezza e prevenire situazioni di rischio senza generare allarmismi.

– Non è chiaro allo stato attuale quale sia il grado di realizzazione concreta del progetto in termini di
quartieri/circoscrizioni coinvolte, quanti gruppi di vicinato siano stati attivati, dove e con che modalità.

Si interroga il Sindaco e l’Assessore competente per sapere:

– Lo stato attuale del progetto.
– In quali quartieri, frazioni o aree del territorio comunale siano operativi gruppi di Controllo di
Vicinato.
– Se le procedure attuate coincidono con quelle previste nella sezione “COME ADERIRE” del sito
https://controllodivicinatoferrara.it (o in altri documenti ufficiali).
– Quali budget annuali o stanziamenti sono previsti o già impegnati per facilitare questi progetti di
partecipazione.
– Se esiste un sistema di monitoraggio interno che consente di valutare l’efficacia del progetto (es.
numero di segnalazioni ricevute, riduzione di reati nelle zone in cui è attivo, grado di gradimento da
parte dei cittadini).

La risposta dell’assessora Cristina Coletti

Il PUMS: a che punto è il Piano per una Mobilità Sicura e Sostenibile a Ferrara?

La Sicurezza Stradale a Ferrara

La sicurezza stradale è cruciale per la qualità della vita dei cittadini di Ferrara, soprattutto per le categorie più vulnerabili. Purtroppo, i dati mostrano un alto livello di incidentalità, in particolare per ciclisti e pedoni.

Anche i dati ISTAT dell’ACI rivelano che la nostra Provincia è quinta in Regione per tasso di mortalità nonostante che siano di fatto diminuiti gli incidenti mortali dal 2021 al 2023. Negli stessi anni però gli incidenti risultano in netto aumento con conseguente aumento dei feriti coinvolti.

Considerando invece il solo territorio comunale nel corso del 2024 si sono verificati 561 incidenti con 8 morti e 717 feriti. (Fonte: Ferrara Today)

Il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), è stato approvato dal Consiglio Comunale di Ferrara nel dicembre 2019. Si tratta di uno uno strumento fondamentale per migliorare la mobilità urbana, la qualità dell’aria e la sicurezza stradale. Questo piano si propone di raggiungere obiettivi ambiziosi entro un orizzonte di 10-15 anni, con controlli regolari ogni due anni.

Il testo del PUMS a questo link del sito del Comune di Ferrara

https://www.comune.ferrara.it/

Obiettivi del PUMS

– Riduzione dell’incidentalità stradale: entro il 2030, il PUMS mira a ridurre del 50% gli incidenti stradali, con particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili come bambini, anziani, pedoni e ciclisti. L’obiettivo finale è quello di adottare una “Visione Zero Morti”.
– Miglioramento della sicurezza: il piano prevede interventi specifici per ridurre i conflitti e migliorare la sicurezza stradale, garantendo un sistema di viabilità efficiente e sicuro.

Azioni Concrete

Per raggiungere questi obiettivi, il PUMS prevede diverse azioni:
– Riqualificazione dei percorsi pedonali e messa in sicurezza degli attraversamenti.
– Educazione alla mobilità per promuovere comportamenti più sicuri.
– Implementazione di zone 30 e isole ambientali per ridurre la velocità e migliorare la qualità dell’aria.

A cinque anni dall’approvazione del PUMS la consigliera Anna Zonari de La Comune di Ferrara, in una interrogazione inviata alla Giunta e al Sindaco del Comune di Ferrara lunedì 27 gennaio 2025 pone le seguenti  importanti domande:

1. Stato di attuazione del PUMS: qual è lo stato attuale degli interventi previsti per la sicurezza stradale?
2. Monitoraggio degli obiettivi: sono stati effettuati i controlli periodici previsti? Quali strumenti sono stati utilizzati e quali sono i risultati principali?
3. Azioni per ridurre l’incidentalità: quali azioni concrete sono state intraprese per raggiungere l’obiettivo di riduzione del 50% degli incidenti entro il 2030?
4. Punti critici della rete stradale: quali sono i punti neri identificati e quali interventi sono stati programmati per migliorarne la sicurezza?
5. Partecipazione dei cittadini: come vengono coinvolti i cittadini e le associazioni nel processo di monitoraggio e attuazione degli interventi?
6. Disability Manager: è stato istituito il Disability Manager come previsto? Quali azioni ha intrapreso per garantire il diritto alla mobilità delle persone con disabilità?
7. Pianificazione futura: come si intende procedere per raggiungere gli obiettivi del PUMS nel breve, medio e lungo termine?
8. Utilizzo dei fondi: quanti fondi sono stati effettivamente spesi per le azioni del PUMS e come sono stati utilizzati?

La risposta a queste domande darà alla popolazione ferrarese utili informazioni sullo stato della sicurezza delle strade della città e del forese e sul processo di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini nelle fasi attuative e di monitoraggio.

 

 

Andrea Firrincieli, Colonnello dei Carabinieri in congedo

La sicurezza non è un gioco elettorale. Le forze dell’ordine devono esserci ed agire con decisione ma anche ascoltare le fasce più deboli.

Panchine rimosse, parchi recintati, cani antidroga, esercito a pattugliare le strade … danno l’idea di una Ferrara violenta. Chiediamoci veramente se queste misure siano efficaci e i costi che deve sostenere la comunità, apriamo un dibattito con tutte le forze sociali, evitando allarmismi.
Il vigile di quartiere può essere un ottimo strumento per dare un senso di sicurezza e recepire le richieste dei cittadini; anche nuovi tavoli operativi interistituzionali, aperti alle associazioni di volontariato interessate, potrebbero svolgere un’ importante opera di coordinamento e contrasto alla sofferenza ed insofferenza che serpeggiano a Ferrara.

Sicurezza

“La sicurezza non è stata un gioco elettorale. Ora le Forze dell’Ordine sono pronte sì ad agire con decisione ma anche ad ascoltare le voci di tutti, nessuno escluso, e l’Amministrazione Comunale ha creato le condizioni che ne hanno  permesso la realizzazione nel modo più efficace possibile.
Non è stato necessario fare ricorso all’Esercito per pattugliare le nostre vie, e la nostra città continua ad essere pacifica e governabile. Non eravamo a Beirut, né nella Belfast degli anni Ottanta e non lo siamo neppure ora.
Il ripensamento attuato in tutti i settori legati alla sicurezza, con nuove assunzioni, aggiornamento del personale ed una serie di innovazioni organizzative, ha aumentato l’efficacia operativa e soddisfatto il bisogno del cittadino di poter comunicare e di essere ascoltato.
La sicurezza non è stata un gioco elettorale. Il bene di tutti ha prevalso e la sicurezza dei cittadini viene ora garantita con prontezza ed efficacia.”

Queste le parole di Ettore Ravasio, assessore alla sicurezza nel 2030