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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

Tag: emergenza abitativa

Anna Zonari de La Comune di Ferrara interroga il Comune a proposito delle persone senza dimora

Introduzione. Il cuore del problema
Anna Zonari, a nome del gruppo “La Comune di Ferrara”, ha presentato l’interrogazione PG 153051/2026 per chiedere risposte urgenti sulla gestione delle persone in stato di povertà estrema.

Con la fine dell’emergenza invernale, il sistema di accoglienza sembra aver subito una battuta d’arresto, lasciando molti cittadini fragili senza alternative.

Questo documento nasce per garantire che la trasparenza amministrativa si traduca in protezione sociale effettiva per tutti.

L’attuale situazione di crisi è il risultato di una serie di passaggi istituzionali che meritano un’analisi attenta.

Cronistoria degli eventi (Aprile – Agosto 2026)
Di seguito si ricostruisce la successione temporale dei fatti che hanno condotto all’attuale crisi del sistema di accoglienza cittadino.
La vicenda ha origine il 2 aprile 2026, con un’interrogazione volta a segnalare il fallimento della gara d’appalto indetta da ASP Ferrara per i servizi di accoglienza, andata deserta. Tale segnale d’allarme evidenziava già allora la fragilità della rete di protezione sociale.
Il 4 maggio 2026, l’Assessora alle Politiche Socio-Sanitarie rispondeva formalmente rassicurando il Consiglio: nonostante il bando deserto, ASP avrebbe garantito l’accoglienza attraverso percorsi di co-progettazione con il Terzo Settore e affidamenti diretti. In quel periodo, il servizio del “Piano Freddo” veniva prorogato oltre la scadenza invernale.
Tuttavia, con la chiusura definitiva del dormitorio di via XX Settembre avvenuta nelle scorse settimane, le promesse di continuità sono venute meno. La cessazione del servizio ha provocato l’immediato riversamento in strada di numerose persone, senza che venisse offerta loro un’alternativa concreta. Nuove sacche di marginalità estrema sono così emerse in Piazza Travaglio, Porta Reno e Porta Paola, dove si sono concentrati ex ospiti della struttura insieme ad altri soggetti fragili.
La risposta dell’Amministrazione si è manifestata attraverso una serie di blitz della Polizia Locale nelle serate del 28 luglio, 31 luglio e 2 agosto 2026. Durante questi interventi, le persone sono state allontanate dai loro giacigli di fortuna senza il supporto dei servizi sociali e senza indicazioni su dove trovare rifugio, se non attraverso suggerimenti informali di spostarsi verso aree marginali della città.

Le criticità rilevate e le considerazioni politiche
L’analisi dei fatti evidenzia un fallimento sistemico della rete di protezione sociale comunale, sintetizzabile nei seguenti punti:
• Spostamento forzato e “mero spostamento”: L’invito rivolto dalla Polizia Locale a trasferirsi nell’area del sottomura non costituisce una soluzione, ma un “mero spostamento” del problema. Tale zona, isolata e scarsamente illuminata, espone i soggetti fragili a rischi elevatissimi legati al consumo di sostanze, a episodi di conflittualità e a potenziali aggressioni, aggravando la loro insicurezza.
• Gestione punitiva della povertà: La trasformazione di un problema sanitario e sociale in una questione di ordine pubblico rappresenta un approccio ideologico che ignora i diritti fondamentali della persona.
• Assenza di coordinamento istituzionale: Si registra una totale mancanza di sinergia operativa tra le forze dell’ordine e i servizi specialistici (ASP, Unità di strada, SerDP). La Polizia Locale sembra agire come risposta sostitutiva alla carenza di posti letto.
• Responsabilità del Comune: È inaccettabile che persone precedentemente inserite in percorsi pubblici vengano abbandonate in strada. Il passaggio diretto dal dormitorio al marciapiede rappresenta una violazione del dovere di assistenza dell’Amministrazione e di ASP.

Le 13 domande al Sindaco e alla Giunta

Gestione Dormitorio e Posti Letto
• In quale data è cessato il servizio in via XX Settembre? Quali sono le ragioni della chiusura e chi ha preso questa decisione?
• Quante persone erano ospitate al momento della chiusura e quali soluzioni concrete e accessibili sono state offerte a ciascuna di esse?
• È possibile sapere quante delle persone che oggi dormono tra piazza Travaglio e Porta Reno erano precedentemente ospiti del dormitorio chiuso?
• Quali alternative avete previsto per chi ha bisogno di un posto letto in estate, dopo la fine del Piano Freddo?
• Quanti posti letto di accoglienza notturna sono effettivamente disponibili oggi a Ferrara, in quali strutture e quanti di questi sono realmente liberi?

Interventi in Strada e Ruolo della Polizia
• L’Amministrazione conferma gli interventi della Polizia Locale a fine luglio e inizio agosto? Quante persone sono state allontanate in totale?
• È vero che è stato suggerito di spostarsi nel sottomura? Chi ha dato questa indicazione e come è stata valutata la sicurezza di quell’area per il pernottamento?
• Perché durante gli interventi non sono stati coinvolti ASP, i Servizi Sociali, l’Unità di strada o il SerDP per offrire assistenza immediata?
• Esistono direttive scritte che obbligano la Polizia Locale a coordinarsi con i servizi sociali e sanitari quando interviene su persone senza dimora?
• Sono stati emessi provvedimenti ufficiali come sanzioni, multe o ordini di allontanamento? Se sì, verso quante persone?

Strategia e Trasparenza
• In quali tavoli di coordinamento si decidono questi interventi? Qual è il ruolo della Polizia Locale rispetto ad ASP, servizi sanitari e Terzo Settore?
• Come ritenete compatibile l’attuale situazione in strada con le rassicurazioni fornite dall’Assessora il 4 maggio 2026 (PG 68239)?
• Qual è la strategia della Giunta per garantire un sistema di accoglienza dignitoso tutto l’anno, evitando che la fine dei servizi invernali si trasformi in un abbandono forzato in strada?

Conclusione. Il diritto a una città che non esclude

Chiediamo all’Amministrazione di Ferrara di dimostrare che la sicurezza urbana passa innanzitutto attraverso la protezione dei più deboli, garantendo dignità e percorsi di recupero anziché semplici ordini di allontanamento.

 

Risposta dell’assessora Coletti

Casa, il Comune ha immobili inutilizzati che potrebbero rispondere all’emergenza? La Comune di Ferrara presenta un’interrogazione

Il caso del Grattacielo ha reso evidente quanto il Comune di Ferrara sia esposto, sul piano della risposta pubblica, alle situazioni di emergenza abitativa.

Ma il problema è più ampio: la crisi della casa non riguarda più solo le fasce più fragili della popolazione.

Affitti in crescita, mutui sempre più pesanti, un’offerta di edilizia pubblica che non riesce a stare dietro alla domanda: sono dinamiche strutturali, che interessano famiglie normali, giovani, anziani soli, e che non accennano a invertirsi.

Da questo quadro nasce l’interrogazione che il gruppo consiliare La Comune di Ferrara ha presentato al Sindaco e alla Giunta, con una domanda di fondo: il Comune di Ferrara sa cosa ha in casa propria?

Il patrimonio che non si vede
Il gruppo consiliare ha analizzato l’Elenco Fabbricati al 31 maggio 2024, pubblicato dal Comune nella sezione Amministrazione Trasparente.

Dall’analisi emerge che il patrimonio immobiliare comunale classificato come “disponibile”, cioè non vincolato a funzioni pubbliche in corso, include 22 unità con categoria catastale abitativa. A queste si aggiungono numerosi edifici dismessi: ex scuole elementari e materne, ex strutture socio-sanitarie, ex centri civici, distribuiti in città e nelle frazioni.

La legge prevede esplicitamente che immobili pubblici con destinazione originaria non residenziale possano essere recuperati e riconvertiti per finalità abitative e sociali. Lo stabilisce il Decreto sul Piano Casa del 2014, la legge urbanistica della Regione Emilia-Romagna e una norma del 2008 che obbliga i Comuni a ricognire il proprio patrimonio valutandone le possibilità di valorizzazione anche a fini sociali.

La domanda che manca
Tra gli atti pubblici disponibili non abbiamo trovato alcuno studio, valutazione o documento che dia conto di un esame sistematico di questi immobili, nell’ottica del loro possibile utilizzo abitativo o sociale. Non è possibile escludere che tale valutazione sia stata condotta internamente, ma se così fosse i suoi esiti non sono stati resi pubblici né portati all’attenzione del Consiglio comunale.

Nel frattempo, alcuni di questi immobili sono stati inseriti nel Piano delle Alienazioni 2026-2028, con previsione di vendita per un valore complessivo di diversi milioni di euro. Vendere patrimonio pubblico può essere una scelta legittima; ma dovrebbe essere una scelta consapevole, presa dopo aver verificato che quegli immobili non potevano rispondere a un bisogno sociale.

 

Le richieste

Con l’interrogazione, La Comune di Ferrara chiede al Sindaco e alla Giunta di rendere conto dello stato d’uso effettivo degli immobili disponibili, chiarendo se e in quale forma sia stata condotta una valutazione del loro potenziale utilizzo sociale prima di procedere alle alienazioni previste.

La Comune di Ferrara: Mozione in Consiglio Comunale per l’attivazione di un piano straordinario di recupero di alloggi ERP da destinare prioritariamente a situazioni di emergenza abitativa.

Da mesi centinaia di persone coinvolte dalla vicenda del Grattacielo vivono in una situazione di precarietà abitativa, tra sistemazioni temporanee e strutture ricettive, senza ancora una prospettiva stabile.

Tra queste, una trentina di nuclei fragili sono stati presi in carico da ASP attraverso sistemazioni temporanee presso strutture di accoglienza, B&B, alberghi e altre soluzioni provvisorie.
Inoltre, 46 persone oggi ospitate presso i locali AUSL di San Bartolo grazie alla gestione della Caritas e del volontariato dovranno lasciare la struttura entro il 30 giugno, senza che ad oggi vi siano soluzioni alternative disponibili.

Per questo Anna Zonari ha presentato una mozione che chiede al Comune di utilizzare gli strumenti pubblici di cui può già disporre.
Il Regolamento comunale per l’assegnazione degli alloggi ERP prevede infatti, all’articolo 3, la possibilità di assegnare temporaneamente (per 2 anni) alloggi pubblici in situazioni di emergenza abitativa, anche in deroga alla graduatoria ordinaria e previa valutazione dei servizi sociali.
Non stiamo parlando di scavalcare la graduatoria ERP ordinaria, ma di uno strumento specifico pensato proprio per affrontare emergenze come quella del Grattacielo, dove l’inagibilità degli immobili è stata dichiarata attraverso ordinanze sindacali.

Eppure oggi, dei 100 alloggi ERP che il Comune ha riservato alle situazioni di emergenza abitativa previste dall’articolo 3, soltanto 19 risultano effettivamente assegnati.
Nel frattempo, dalle risposte alle interrogazioni, presentate da Anna Zonari de La Comune di Ferrara, emerge che esistono 28 alloggi ERP immediatamente assegnabili e che con circa 475 mila euro potrebbero essere recuperati ben 88 alloggi ERP oggi inutilizzati, con un costo medio di circa 5.400 euro per alloggio.

La mozione chiede quindi di avviare un piano straordinario di recupero degli alloggi ERP sfitti, anche attivando interlocuzioni con la Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Piano Casa regionale.

Perché continuare a investire risorse pubbliche esclusivamente in sistemazioni temporanee, mentre quelle stesse risorse potrebbero contribuire a recuperare e riqualificare patrimonio ERP pubblico che resterebbe a disposizione della città anche dopo l’emergenza?

Abitare la città che cambia.

Ripensare la sicurezza come diritto costituzionale dell’abitare e responsabilità condivisa tra persone, proprietà e comunità urbana
A volte un edificio diventa uno specchio: non riflette solo chi lo abita, ma il modo in cui una città guarda se stessa.

Lentamente le cose si dissolvono, le parole si scompongono, i problemi svaniscono, le persone scompaiono. Travolti dagli eventi che si susseguono rapidamente – il referendum, la guerra, gli scandali – e dai “frizzi e magna” ormai quotidiani e ubiquitari, cresce la tentazione di chiamarci fuori dalla nostra storia recente, di abbandonarci al lasciar fare o al lasciar perdere, come fossero l’unica risposta nella quale rifugiarci: il nostro mondo, la nostra casa, la nostra “sicurezza”.
Dimenticando però che, diversamente dalla nostra fortunata condizione e dall’idea consolante di non essere “sicuramente erranti”, tutto può cambiare. E per molti, improvvisamente e senza preavviso, tutto è già cambiato.
Il caso del grattacielo di Ferrara non riguarda solo il privato o la sicurezza urbana. Riguarda qualcosa di più profondo: il modo in cui costruiamo la differenza tra l’“io”, il “noi” e il “loro”.

Qualche anno fa la Biennale Arte di Venezia (Biennale Arte 2024) aveva scelto un tema potente: Stranieri ovunque. Non era una provocazione artistica. Era una descrizione del presente.

Stranieri ovunque significa che la condizione dello straniero non riguarda solo chi arriva da lontano. Riguarda tutti noi, dentro un mondo che sta cambiando più velocemente delle nostre categorie politiche e culturali.
Eppure continuiamo a difendere un’idea fragile di “noi”.

Di fronte ai cambiamenti climatici evidenti, alle guerre che ci circondano, alle politiche repressive e alla diffusissima mancanza di riconoscimento dei diritti umani fondamentali, restiamo in silenzio. Li percepiamo come fenomeni lontani, che non ci appartengono davvero. Non entrano nel nostro “io”. Non modificano il nostro “noi”.

Quando invece accanto alle nostre porte abitano le persone che quei cambiamenti li stanno già vivendo sulla propria pelle, allora improvvisamente diventano un problema. Una pressione. Una presenza da contenere.
Non più una trasformazione globale, ma un’invasione locale.
È così che nasce il “loro”.

Il Grattacielo di Ferrara, in questo senso, non è solo un edificio complesso e problematico. È un luogo simbolico. Diventa il punto in cui la città proietta le proprie paure sociali: marginalità, fragilità economica, migrazione, disagio abitativo. Tutto ciò che non riesce a riconoscere come parte di sé pur essendo già parte di sé.
Ma una città che separa troppo rigidamente tra noi e loro finisce per non vedere più neppure se stessa.

Perché le trasformazioni climatiche, le nuove povertà urbane, le migrazioni ambientali e le tensioni sociali non sono fenomeni esterni, sono già dentro lo spazio della città.ma riguarda universalmente l’abitare e convivere in un mondo che cambia.

Quando un edificio entra in difficoltà non si indebolisce solo un luogo, si indebolisce una forma di sicurezza personale.
È per questo che la sicurezza urbana non può essere ridotta a un problema di ordine pubblico.
Esiste una forma di sicurezza più profonda e più duratura: la sicurezza dell’abitare.
Non riguarda soltanto la protezione dai reati. Riguarda la possibilità concreta di vivere la casa, che sia di proprietò o in affitto, il condominio, il quartiere come spazi stabili, riconoscibili, accessibili, dignitosi.

È un diritto che attraversa l’impianto della Costituzione italiana: la dignità della persona, l’uguaglianza sostanziale, il diritto alla salute, il lavoro, compresa la funzione sociale della proprietà.

Quando l’abitare diventa fragile, anche la cittadinanza diventa fragile.
Quando un condominio si impoverisce, si indeboliscono anche le relazioni sociali.
Quando un quartiere perde servizi, perde sicurezza.

È lungo questo asse — persona, casa, condominio, quartiere — che prende forma una sicurezza urbana coerente con i principi costituzionali.

Una sicurezza che non separa.
Una sicurezza che non stigmatizza.
Una sicurezza che non interviene solo quando i problemi diventano emergenze.

Per questo serve una regia pubblica dell’abitare complesso: capace di coordinare servizi sociali, politiche abitative, manutenzione urbana, mediazione condominiale e presenza istituzionale nei contesti più fragili.

Non per sostituirsi ai proprietari o agli affittuari, ma per accompagnarli.
Perché la Costituzione riconosce la proprietà privata, ma le attribuisce una funzione sociale.
Significa che la proprietà non è mai completamente separata dalla città in cui esiste.
Nei grandi condomìni urbani questa funzione diventa evidente: la qualità degli spazi comuni, la stabilità delle relazioni tra residenti, la presenza dei servizi e la cura dello spazio pubblico determinano insieme il valore dell’abitare.

In questi contesti il mercato da solo non basta.

Serve una presenza pubblica capace di costruire stabilità prima che nascano i problemi.
Significa partire dalle persone: comprendere le fragilità individuali, sostenere chi attraversa malattie, difficoltà lavorative, solitudini sociali, passaggi critici della vita.
Significa accompagnare le case, i condomìni e i quartieri con strumenti amministrativi dedicati.
Attivare patti di corresponsabilità tra residenti e Comune.
Intervenire sullo spazio pubblico attorno agli edifici.
Rendere visibile la presenza delle istituzioni dove oggi è percepita solo la distanza.

Non è assistenza.
È infrastruttura urbana che agisce e si realizza lungo l’asse persona–casa–condominio–quartiere e che si completa e realizza nella Città.

Solo così possiamo costruire un “noi” credibile, all’altezza dei principi della Costituzione italiana.

Ferrara oggi si trova davanti a questa scelta: continuare a leggere il grattacielo come un luogo separato, oppure riconoscerlo come una parte fragile ma reale del proprio “noi”.

Nel primo caso continueremo a inseguire la sicurezza.

Nel secondo potremo finalmente costruirla.

Perché una città diventa davvero sicura solo quando smette di chiedersi chi deve restare fuori e comincia a decidere chi vuole essere insieme.

Sullo stesso tema
Abitare la città. Eventi piazze e residenti

La Comune di Ferrara. Emergenza abitativa: quali strumenti sta utilizzando il Comune?

Il Comune di Ferrara sta provvedendo da diverse settimane alla sistemazione di nuclei familiari in condizioni di fragilità, evacuati a seguito delle ordinanze di inagibilità del complesso “Grattacielo”.
Secondo quanto riferito dall’Assessora competente, si tratterebbe di 32 nuclei attualmente ospitati attraverso soluzioni temporanee, tra cui strutture ricettive, alloggi provvisori e altre forme di accoglienza.
Tuttavia, tali informazioni emergono in modo non puntuale, in quanto a specifici quesiti posti con una precedente interrogazione non è stata fornita una risposta chiara e completa (qui l’articolo relativo).
In particolare, non è stato chiarito se l’intervento stia avvenendo anche attraverso l’utilizzo dell’articolo 3 del regolamento ERP, lo strumento previsto proprio per consentire, in situazioni di emergenza abitativa, assegnazioni temporanee di alloggi pubblici anche in deroga alla graduatoria ordinaria, già utilizzato dalla stessa Amministrazione nel 2019 per fornire una sistemazione abitativa temporanea a parte delle persone sgomberate dal campo sinti di via delle Bonifiche a seguito di un’ordinanza sindacale contingibile e urgente.
Il regolamento comunale per l’assegnazione degli alloggi ERP prevede, infatti, all’articolo 3 uno strumento specifico per queste situazioni: la possibilità di assegnare temporaneamente alloggi pubblici, sulla base di una valutazione dei servizi sociali.
Lo ribadiamo per evitare fraintendimenti: l’articolo 3 non riguarda la graduatoria ordinaria e non la modifica.
È uno strumento distinto, già previsto dal regolamento e dalla legge, pensato proprio per affrontare situazioni straordinarie come quelle determinate da ordinanze di inagibilità.
Per questo, con la nuova interrogazione chiediamo di fare chiarezza su:
  • quanti alloggi ERP sono oggi disponibili, inutilizzati o non assegnati;
  • quanti potrebbero essere rimessi rapidamente in disponibilità;
  • quanti sono effettivamente utilizzati per situazioni di emergenza abitativa ai sensi dell’articolo 3;
  • quale sia, complessivamente, il patrimonio abitativo attivabile dal Comune in situazioni di emergenza.
Su questo punto serve una risposta chiara.
Perché gli strumenti esistono: il tema è capire se vengono applicati

La Comune di Ferrara. Senza dimora: gara da oltre 1 milione andata deserta. Il sistema regge?

A Ferrara, a settembre 2025, ASP ha bandito una gara da circa 1,28 milioni di euro in tre anni per gestire in modo strutturato i servizi di accoglienza per persone in stato di fragilità estrema e/o senza dimora: accoglienza notturna e accoglienza sulle 24 ore, separate per uomini e donne e suddivise in quattro lotti.

Non è arrivata nemmeno un’offerta, per nessuno dei 4 lotti.

Questo non è un dettaglio tecnico. È un segnale forte.

Parliamo di servizi che riguardano persone in condizioni di grave marginalità, e che sono strettamente collegati al lavoro dell’unità di strada e del PRIS il Pronto Intervento Sociale. Se uno di questi pezzi manca, il sistema si indebolisce.

A gennaio 2025 Anna Zonari de La Comune di Ferrara aveva già sollevato alcune criticità del sistema con una interpellanza e ad aprile dello stesso anno, aveva condiviso con assessorato e uffici un documento con alcune proposte.

Oggi abbiamo un fatto in più: un bando strutturato che non ha trovato risposta.

La domanda è semplice: perché?

E soprattutto: oggi, come viene garantita la presa in carico delle persone senza dimora?

Il rischio è che, in assenza di un assetto stabile, il carico ricada sempre di più sulle assistenti sociali di ASP e, a cascata, sul terzo settore e sul volontariato.

Per questo La Comune di Ferrara ha presentato un’interpellanza: non solo per capire cosa è successo, ma per chiedere una scelta chiara su come si vuole ricostruire questo sistema.

Serve aprire un percorso serio di co-programmazione con chi sul territorio lavora ogni giorno su queste situazioni.
Non è più il tempo delle soluzioni frammentate.

 

4 maggio 2026. La risposta dell’assessora Cristina Coletti

La Comune di Ferrara e Lista Civica Anselmo: riscontro alla risposta dell’assessora Coletti in merito al regolamento per l’assegnazione degli alloggi popolari

In merito alla risposta fornita dall’assessora Coletti alla interpellanza del 25/02/2026 presentata da Anna Zonari (La Comune di Ferrara) e Leonardo Fiorentini (Lista civica Anselmo) che richiedeva un aggiornamento immediato del regolamento comunale per l’assegnazione degli alloggi popolari dopo la sentenza della Corte Costituzionale  n. 1/2026 che ha ritenuto illegittimi i critieri della “residenzialità storica”, (vedi l’articolo qui) Zonari (La Comune di Ferrara) e Fiorentini (Lista civica Anselmo) hanno replicato con un’analisi critica della gestione dell’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) a Ferrara

L’attuale posizione dell’Amministrazione comunale riguardo al regolamento per l’assegnazione delle case popolari viene giudicata insoddisfacente.

Viene sostenuto che le norme vigenti siano pienamente efficaci poiché conformi alla normativa regionale, ma tale interpretazione appare problematica alla luce della giurisprudenza recente.

 

Il contrasto con la Corte Costituzionale

La legge regionale di riferimento non prevede l’obbligo di attribuire punteggi per la cosiddetta “residenzialità storica”. Tali punteggi derivano da un atto amministrativo (la delibera 154/2018) che non ha forza di legge. Al contrario, la sentenza n. 1/2026 della Corte Costituzionale ha chiarito che l’accesso all’ERP deve basarsi sullo stato di bisogno. Secondo la Corte, non esiste una correlazione ragionevole tra il bisogno di un alloggio e la durata della residenza sul territorio; pertanto, far prevalere il radicamento territoriale sul bisogno effettivo è considerato incostituzionale.

 

Rischi legali e responsabilità

Le sentenze della Corte Costituzionale rappresentano un vincolo che ogni pubblica amministrazione deve rispettare. Ignorare questo orientamento espone il Comune al rischio di contenziosi legali prevedibili. Se l’ufficio legale del Comune non fosse stato smantellato certamente avrebbe consigliato un doverso comportamentp.

La scelta di proseguire con l’attuale regolamento viene vista come una decisione che ricade sotto la diretta responsabilità del Sindaco e della Giunta, con possibili conseguenze politiche, giuridiche e finanziarie.

 

L’emergenza abitativa e il caso “Grattacielo”

Rimane irrisolta la questione legata all’Articolo 3 del Regolamento ERP, che disciplina gli interventi in caso di emergenza. Affermare che tale strumento “non sia automatico” non chiarisce se i servizi competenti abbiano effettivamente valutato la situazione degli ex abitanti del complesso “Grattacielo”. Poiché il regolamento prevede interventi specifici quando un alloggio viene dichiarato inagibile o inutilizzabile, la mancanza di dettagli su queste verifiche rende la posizione dell’Amministrazione elusiva.

 

Conclusioni

Si osserva con preoccupazione la mancanza di volontà nell’adeguare il regolamento comunale alla Costituzione della Repubblica.

Inoltre, non sono stati forniti elementi sufficienti per comprendere come l’Amministrazione intenda utilizzare gli strumenti già esistenti per affrontare le situazioni di emergenza abitativa nel territorio.

 

La Comune di Ferrara al Sindaco: richiesta di chiarimenti sull’aiuto per la casa nelle situazioni di emergenza (Art. 3 del Regolamento ERP).

I fatti da cui partiamo:

Il precedente del 2019.

In agosto, il Sindaco ordinò lo sgombero del campo nomadi di via delle Bonifiche per motivi d’urgenza. In quell’occasione, 17 persone trovarono una sistemazione temporanea in case popolari (ERP) grazie all’articolo 3 del regolamento comunale. Questa norma permette di assegnare una casa fuori dalla solita graduatoria quando i servizi sociali confermano che si tratta di un’emergenza.

Cosa dice la regola

L’articolo 3, intitolato “Situazioni di estrema emergenza abitativa”, serve proprio ad aiutare chi perde la casa all’improvviso, ad esempio perché l’edificio viene dichiarato inagibile o per altri eventi gravi che impediscono di continuare a viverci.

Il caso del “Grattacielo

A gennaio 2026, il Sindaco ha dichiarato inagibili gli alloggi del Grattacielo perché erano diventati pericolosi per chi ci viveva. Anche in questo caso, le persone sono state costrette a lasciare le proprie case immediatamente, per motivi di sicurezza.

Il punto della questione.
Notiamo che l’Amministrazione si è mossa in due modi diversi per situazioni simili

Per lo sgombero di via delle Bonifiche (2019), ha usato gli strumenti di emergenza previsti dal regolamento delle case popolari.
Per il Grattacielo, invece, ha parlato di una “questione tra privati”.

Tuttavia, l’articolo 3 del regolamento non fa differenza tra case pubbliche o private: si concentra solo sul fatto che una persona non ha più un posto sicuro dove stare a causa di un’inagibilità dichiarata dal Comune.

Le nostre domande al Sindaco e alla Giunta

  • In base a quali criteri nel 2019 è stato deciso che lo sgombero di via delle Bonifiche fosse un’emergenza tale da usare le case popolari?
  • Per le persone che vivevano nel Grattacielo e che hanno dovuto lasciarlo, i servizi sociali hanno verificato se esiste una simile emergenza abitativa?
  • Dopo aver ordinato lo sgombero del Grattacielo, i servizi sociali hanno valutato se si potesse applicare l’aiuto previsto dall’articolo 3 del regolamento? Se sì, cosa è stato deciso?

La risposta dell’assessora Coletti in data 07/04/2023

La segnalazione al sig. Prefetto da parte di Anna Zonari in seguito alla risposta insoddisfacente dell’assessora Coletti

La Comune di Ferrara e Lista Civica Anselmo. Case popolari e crisi degli alloggi a Ferrara: serve cambiare le regole dopo la sentenza della Corte Costituzionale

Anna Zonari (La Comune di Ferrara) e Leonardo Fiorentini (Lista civica Anselmo) hanno presentato una interpellanza consiliare per richiedere un aggiornamento immediato del regolamento per l’assegnazione degli alloggi popolari.

 

Il problema delle attuali regole

Oggi a Ferrara, chi chiede una casa popolare (ERP) riceve punti in più se vive in città da molti anni (la cosiddetta “residenzialità storica“). Inoltre, il Comune dà dei premi a chi accetta case nelle frazioni, che però spesso sono isolate e senza trasporti o servizi.

Cosa ha deciso la Corte Costituzionale

Con la sentenza n. 1/2026, la Corte ha stabilito che questi criteri sono illegittimi. La casa è un diritto che deve basarsi sul bisogno effettivo delle persone, non su quanto tempo una famiglia ha vissuto in un posto. La Corte ha chiarito che il legame con il territorio è già considerato dal tempo che una persona passa in lista d’attesa.

L’emergenza a Ferrara e il caso del “Grattacielo”

Quanto successo al Grattacielo — dove circa 500 persone, tra cui lavoratori, studenti e anziani, hanno perso l’alloggio perché dichiarato inagibile — dimostra che manca un vero piano pubblico. Oggi l’emergenza viene gestita quasi solo dai volontari e dalle associazioni, perché il Comune non ha soluzioni pronte. Se non cambiamo le regole, rischiamo di creare ancora più povertà e di sprecare soldi pubblici in cause legali che il Comune perderebbe sicuramente.

Anche la Regione Emilia-Romagna ha già avvisato i Comuni: i regolamenti vanno aggiornati subito.

 

Cosa chiediamo al Sindaco e alla Giunta:

1. Quando verranno cambiate le regole? Entro quanto tempo l’Amministrazione toglierà il criterio degli anni di residenza per rispettare la sentenza della Corte?

2. Cosa succede alle attuali graduatorie? Avete intenzione di sospenderle e ricalcolarle per evitare che i cittadini facciano ricorso contro il Comune?

3. Il caso del Grattacielo. Il Comune ha valutato di usare le regole attuali (Art. 3 del regolamento) per dare una casa alle 500 persone rimaste fuori dopo la dichiarazione di inagibilità? Chiediamo di vedere i documenti su questo punto.

4. Soluzioni per il futuro. Quali passi concreti volete fare per garantire a tutti il diritto alla casa, eliminando le ingiustizie create finora?

La risposta dell’assessora Coletti fornita il 27/03/2026

Testo integrale del riscontro di Zonari e Fiorentini

Articolo sul riscontro Zonari e Fiorentini

Quando l’emergenza diventa una scelta politica

Amministrare senza prevenzione non è un errore, ma una decisione politica consapevole che rivela mancanza di visione, spesso incapacità e forse anche malafede, e finisce per far prevalere l’interesse privato su quello pubblico.

Dal Grattacielo di Ferrara alle sanatorie fiscali e allo “scudo” sul lavoro sottopagato:fatti diversi, un’unica logica emergenziale.

Ci sono eventi e notizie che ti restano dentro e non si riescono a mandare via, perché fanno stare male e non si lasciano metabolizzare. Non sempre accade per caso, capita spesso quando l’emergenza prende il posto della prevenzione e diventa un modo di governare.
È il caso dell’incendio del Grattacielo di Ferrara, della sanatoria fiscale e dello “scudo” per gli imprenditori condannati da un giudice per il pagamento di retribuzioni inadeguate.
Fatti diversi – un accostamento che qualcuno potrebbe definire “improprio” – apparentemente scollegati, ma uniti da un filo comune: il senso di ingiustizia e un modo di governare che interviene solo a disastro avvenuto, svuotando la gestione ordinaria e affidandosi a risposte emergenziali.

Incendio del Grattacielo di Ferrara: l’emergenza abitativa senza prevenzione
Quando il disastro rivela anni di controlli mancati e una risposta pubblica insufficiente

L’evento è entrato nella cronaca quotidiana per la sua portata: l’impatto sulle famiglie evacuate, costrette a lasciare le proprie abitazioni e trovare in pochi giorni un tetto sotto cui stare, e sulla città, colpita nella sua umanità e nella sua capacità di solidarietà.

L’incendio del Grattacielo ha reso inagibili circa 170 appartamenti e coinvolto circa 500 persone, in parte già sfollate e in parte destinate a esserlo a breve, tra cui molti bambini. È stato inoltre confermato che solo 34 unità, pari a circa il 20%, non erano a norma, mentre la maggioranza risultava regolare.

Nonostante questo, mentre centinaia di persone restano senza una prospettiva abitativa chiara, il Sindaco ha ritenuto conclusa l’urgenza dopo pochi giorni, senza richiedere lo stato di emergenza né costruire una risposta pubblica adeguata. L’accoglienza è stata finora garantita quasi esclusivamente dal volontariato, al quale peraltro il Comune ha negato qualsiasi forma di contributo.

Quanto sta accadendo al Grattacielo di Ferrara non è solo il risultato di un incendio, ma l’esito di anni di mancata prevenzione, illegalità tollerata e controlli assenti o inefficaci. Un contesto in cui l’Amministrazione comunale – in continuità con quelle precedenti – è intervenuta solo a disastro già avvenuto. Eppure il Comune continua a sostenere che si tratti di una questione privata.

L’immobile è sì privato, ma l’ordinanza di sgombero comporta per il Sindaco anche la responsabilità di gestirne gli effetti e di attivarsi per evitare che le persone restino senza alloggio. Dichiarare conclusa l’emergenza dopo pochi giorni non cambia la realtà di chi ha perso la casa: anche questa è una scelta politica.

Sanatorie fiscali: l’eccezione che diventa regola
Condoni, rottamazioni e il messaggio distorto a chi rispetta le regole

Lo stesso schema si ripresenta nella sanatoria fiscale. Per anni lo Stato non riesce, o non vuole, riscuotere le imposte nei modi e nei tempi dovuti; quando il problema esplode, interviene con condoni e rottamazioni, cancellando sanzioni e interessi e concedendo lunghi piani di rientro.

È una soluzione che produce un gettito immediato, ma che nel tempo mina la fiducia nel sistema e riduce le entrate fiscali, come confermano Banca d’Italia e Corte dei Conti.
Chi ha sempre pagato si sente penalizzato, mentre chi non ha rispettato le regole viene premiato.

L’intervento arriva così come risposta a un’incapacità strutturale fatta di norme farraginose, pressione fiscale squilibrata e scarsa capacità di contrasto all’evasione.

Lo “scudo” sul lavoro sottopagato: diritti costituzionali negoziabili
Dal vuoto normativo alla tentazione dell’intervento straordinario

Questo schema non riguarda solo l’emergenza abitativa o la fiscalità. Lo ritroviamo anche nel campo dei diritti del lavoro.

Nella bozza di decreto PNRR, esaminata nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri, era inizialmente prevista una norma – proposta dai partiti di maggioranza – che avrebbe negato ai lavoratori sottopagati il diritto a recuperare gli arretrati in contrasto con quanto già riconosciuto da diverse sentenze di condanna dei tribunali.

Una norma che si sarebbe posta in aperta violazione dell’articolo 36 della Costituzione, che garantisce il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente: di fatto, uno scudo per chi ha pagato salari inadeguati. Il provvedimento sarebbe stato ritirato dal Governo all’ultimo minuto, dopo un’interlocuzione con gli uffici del Quirinale, che avrebbero evidenziato “problemi tecnici”.

È importante parlarne per almeno due ragioni. Innanzitutto perché è la terza volta che questo provvedimento viene esaminato in Consiglio dei Ministri, e il ritiro dell’ultima ora non cancella l’orientamento politico che lo ha prodotto. In secondo luogo perché, di fronte a un fallimento strutturale dei controlli e alla scelta di non intervenire su nodi centrali come il salario minimo e la rappresentanza sindacale, si tenta la scorciatoia dell’intervento straordinario.

Anche qui il messaggio è chiaro: la responsabilità pubblica e il diritto costituzionale diventano negoziabili e l’ingiustizia viene normalizzata in nome della “stabilità” o della “semplificazione”. È la stessa logica che trasforma la prevenzione in emergenza e l’equità in concessione.

La politica dell’emergenza come modello di governo
Dalla gestione ordinaria svuotata alla normalizzazione dell’eccezione

Il fallimento non è improvviso né imprevedibile: è il risultato di anni di controlli assenti o inefficaci. È questo il filo che unisce l’incendio del Grattacielo, la sanatoria fiscale e lo “scudo” per gli imprenditori condannati: una gestione pubblica che rinuncia alla prevenzione e interviene solo quando il danno è ormai compiuto, presentando l’emergenza come inevitabile.

Il passaggio dall’amministrazione ordinaria alla gestione emergenziale non è neutro. Segna l’abbandono del dovere di prevenire e regolare, e legittima interventi che arrivano sempre “dopo”, quando le conseguenze ricadono sui cittadini più esposti.

Il Grattacielo non è diventato un’emergenza in una notte: per anni si è tollerato che degrado, illegalità e assenza di controlli trasformassero un simbolo di modernità in un ghetto verticale. Lo sgombero, privo di un piano sociale adeguato, è l’ammissione di questo fallimento.

Allo stesso modo, la sanatoria fiscale non è una risposta contingente, ma il risultato di un’incapacità protratta nel tempo di riscuotere le imposte in modo equo ed efficace, in un sistema segnato da evasione strutturale e da un carico fiscale squilibrato che penalizza lavoro e pensioni.

Nel caso dello “scudo” per gli imprenditori condannati per il lavoro sottopagato, questo vuoto normativo è stato riempito da contratti collettivi sottoscritti da soggetti privi di reale rappresentatività, che prevedono retribuzioni inadeguate. L’intervento tenta così di neutralizzare non un’ingiustizia casuale, ma le conseguenze di una responsabilità politica mai assunta.

In tutti e tre i casi, l’emergenza non è l’eccezione: è il modo ordinario di governare il fallimento.

Il declino dell’interesse pubblico e della solidarietà
Quando prevenzione, equità e giustizia diventano variabili sacrificabili

A questo punto la questione non è più tecnica, ma politica. Questo modo di amministrare è davvero il frutto di disattenzione o incapacità, oppure riflette una scelta consapevole?

La rinuncia alla prevenzione, alla gestione strutturata e al controllo non appare episodica, ma coerente con una visione in cui l’interesse privato prevale su quello pubblico e solidarietà, equità e giustizia diventano variabili sacrificabili. In questo quadro lo Stato smette progressivamente di essere garante e regolatore sociale.

Gli sfollati diventano un problema “privato”. I cittadini e i lavoratori che rispettano le regole restano senza tutele. Nel frattempo la giustizia sociale viene derubricata a “buonismo” e i diritti si trasformano in concessioni, sacrificate in nome del consenso immediato.

In conclusione, non siamo di fronte a una serie di errori, ma a una scelta di campo: una scelta politica.

ANNA ZONARI: UNA RIFLESSIONE SULLA NOTA STAMPA DELL’ASSESSORA COLETTI

La nota stampa dell’assessora Coletti, diffusa tramite Cronaca Comune dopo l’incontro di ieri in Prefettura, è una buona occasione per fermarsi un attimo e chiedersi: che cosa sta davvero dicendo? A chi sta parlando? E quale idea di città sta raccontando?

Al tavolo convocato dalla Prefettura si sono seduti 27 soggetti, tra cui Regione, Comune, servizi sociali, Caritas, Curia, associazioni di categoria, sindacati, banche, gestori dei servizi, volontariato.
Si sono riuniti per una ragione precisa: gestire, insieme, le conseguenze dello sgombero delle Torri A, B e C del Grattacielo, che coinvolge circa 500 persone costrette a lasciare casa per motivi di sicurezza.
Era un tentativo, doveroso, di fare sistema per evitare che questa vicenda si trasformi in una crisi sociale di grandi proporzioni.

Eppure l’assessora scrive di “non comprendere quale sia l’oggetto del tavolo”.
Questo significa una cosa sola: non riconoscere che quello che sta succedendo appartiene alla città,. Significa ribadire che non entra nel suo orizzonte, non la riguarda davvero.
Poi dice di “non capire il ruolo dei 27 soggetti invitati”.
Ma se attorno a un tavolo siedono così tante realtà diverse, non è per confusione. È perché il problema è grande, complesso, e nessuno può affrontarlo da solo.

Definisce “inappropriato” parlare di “sfollati”.
Ma quando una persona riceve un’ordinanza, deve lasciare casa, non può rientrare e deve arrangiarsi a cercare un altro posto dove vivere, che parola bisognerebbe usare?
Ricorda che “erano ben consapevoli da anni delle criticità”.
È una frase pesante e permette di guardare al nocciolo della sua visione.
Perché sposta il discorso dalla responsabilità collettiva alla colpa individuale.
Come a dire: in fondo lo sapevate, ve la site cercata e quindi ve la dovete cavare da soli. Tutti. Senza distinzioni.
Indipendentemente dal fatto che solo 35 appartamenti su 189 sono stati inadempienti.

Afferma che il fatto di abitare al grattacielo non rende tutti fragili.
È vero.
Ma oggi molte persone stanno diventando fragili proprio perché stanno perdendo casa, stabilità, sicurezza, serenità.
Non essendosene occupata veramente non può evidentemente saperlo. Basterebbe chiederlo alle associazioni che se ne stanno occupando.

E conclude: “Il Comune continuerà ad assicurare il proprio impegno a favore delle persone realmente fragili”.
Come se essere costretti a lasciare casa da un momento all’altro non fosse già, di per sé, una fragilità.

Messa insieme, questa sequenza di frasi racconta una visione precisa.

Una visione che sembra più da militante leghista che da amministratrice.

Ma la vita vera è diversa.
La vita vera è fatta di persone che oggi non dormono bene la notte.
Di bambine e bambini (il 10% dei residenti ha meno di 10 anni) che non sanno se riusciranno a restare vicino alla propria scuola e ai propri amici.
Di anziani che non hanno più energie per ricominciare da capo con spirito ed energia.
Di lavoratori e lavoratrici che nel frattempo devono fanno conti ogni giorno con il lavoro, spesso pendolari, spesso con i turni di notte.

Noi crediamo che amministrare una città significhi partire da qui.
Dal prendersi cura dei problemi prima che diventino tragedie.
Dallo stare lì, dove questi drammi si stanno compiendo, con tutta la fatica di farlo senza la principale Istituzione della città a coordinare e orientare.

Non abbiamo soluzioni magiche.

Ma sappiamo da che parte stare.

Dalla parte di chi oggi chiede solo una cosa semplice:
non essere lasciato solo.

La Comune di Ferrara. Grattacielo: questione privata?

Question time con risposta scritta di Anna Zonari per chiedere all’Amministrazione comunale di chiarire formalmente se la situazione determinata dalle ordinanze di inagibilità del Condominio Grattacielo e le conseguenze che ne sono derivate configurino una responsabilità pubblica in capo al Comune oppure una questione di natura privatistica.

La richiesta nasce da una evidente contraddizione istituzionale che non può più essere ignorata.

Da un lato, infatti, l’Amministrazione comunale ha più volte dichiarato, anche in sede consiliare, che la vicenda sarebbe riconducibile a rapporti tra privati e che, proprio per questo, non sarebbe necessario attivare misure straordinarie di competenza comunale.
Dall’altro lato, il Prefetto ha ritenuto necessario convocare per il giorno 4 febbraio un “Tavolo Tecnico di Coordinamento – Interventi di supporto socio-economico a favore dei nuclei familiari sfollati dall’edificio Grattacielo”, con l’invito alla partecipazione di una pluralità di soggetti istituzionali e sociali, tra cui: Regione Emilia-Romagna (Politiche abitative), Comune di Ferrara, Questura di Ferrara, Diocesi di Ferrara-Comacchio, Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna, Ufficio Scolastico Territoriale di Ferrara, Azienda USL di Ferrara, Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile, Agenzia Regionale per il Lavoro – Centro per l’Impiego di Ferrara, ACER Ferrara, Associazione Bancaria Italiana – Commissione regionale Emilia-Romagna, associazioni di categoria (Confartigianato, CNA, Confcommercio-Ascom, Confesercenti), associazioni del settore immobiliare (FIAIP, FIMAA, ANAMA), organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL), enti del terzo settore e del volontariato (Caritas, Croce Rossa, CSV Ferrara, Associazione Viale K), nonché gestori di servizi pubblici essenziali (Hera, Enel Distribuzione).

Molto positiva l’iniziativa del Prefetto, e gliene siamo grati, perchè ha assunto un ruolo di coordinamento indispensabile di fronte a una situazione complessa e che richiede risposte integrate, come sosteniamo dal primo giorno.

La convocazione di un Tavolo interistituzionale di questa ampiezza non è un atto neutro: è il riconoscimento che la situazione ha assunto una dimensione pubblica e necessita di un intervento coordinato tra più livelli istituzionali e sociali.

Le ordinanze di sgombero, adottate ai sensi dell’articolo 54 del Testo Unico degli Enti Locali, hanno comportato o stanno per comportare l’allontanamento forzato di circa 500 cittadini dalle proprie abitazioni per ragioni di sicurezza.

Si tratta di provvedimenti autoritativi del Comune, che producono conseguenze dirette e profonde sulla vita delle persone coinvolte.

Con questo Question time non chiediamo dichiarazioni di principio né annunci generici, ma una risposta chiara e scritta su un punto fondamentale: il Comune intende assumere come propria responsabilità pubblica le conseguenze delle ordinanze che ha adottato, oppure continua a considerarle una questione privata?

Da questa qualificazione discendono scelte, atti e responsabilità che non possono restare nell’ambiguità.